Dall' Unione Sarda"
27 gennaio 2003 CAGLIARI Pagina 8
Molti omosessuali risultano ormai indistinguibili dagli eterosessuali. Il sesso viene esercitato come un gioco senza impegno né mistero di un altro diverso da sé. Nessun futuro sentimentale in una posizione di alternanza, niente di diverso da quanto già avveniva nell’antica Grecia dove il sesso si consumava in palestra ed era prevalentemente un gioco di corpi armonici ben allenati e solo maschili, mai femminili. Anche oggi assistiamo nella società odierna al culto del corpo, la nostra è una società esageratamente edonista, a tutto ciò si aggiunga pure il fatto che i nostri sono tempi in cui la comunicazione avviene via internet quindi proprio attraverso questo canale sono facilitati gli incontri. Incontri programmati velocemente, appuntamenti furtivi e sesso consumato senza troppi rischi ma che in realtà immette dentro circuiti simili, per dipendenza e assuefazione, alla tossicomania.
È sempre meno evidente la demarcazione tra uomo erotico passivo e uomo erotico attivo, in quanto le due tipologie sembrano basate sullo scambio tra oggetto d’amore e oggetto identificatorio attuato sulle due figure genitoriali. La letteratura psicoanalitica individua tra i fattori predisponenti all’instaurazione della disposizione omosessuale il narcisismo dell’individuo. Ognuno cioè prende se stesso come oggetto d’amore e pertanto i partner vengono scelti il più possibile uguali a se stessi. Dobbiamo comunque riconoscere che i pesanti pregiudizi culturali e ambientali contribuiscono ad aggravare certi disagi. L’omosessualità si evidenzia nel periodo della pubertà e della adolescenza. La scoperta di tale fenomeno non sarebbe tollerabile senza una sufficiente autonomia psichica tale da consentire di sopportare la solitudine. Nel profondo di se stesso l’omosessuale è un individuo intensamente insoddisfatto, non si sente autentico, ricerca situazioni pericolose, estreme, in un atteggiamento di sfida con la vita. Ha continuamente bisogno di nuovi rifornimenti e continui rimaneggiamenti e vuole essere un protagonista.
Come spiegare un gesto di tale portata? È possibile che attraverso un gesto così estremo venga ribadito il proprio diritto a provare piacere nella modalità preferita, direi cui anzi si è obbligati: l’autocastrazione. Per questo motivo rappresenterebbe l’unico modo a disposizione per confermare se stessi e la propria scelta. L’omosessualità è l’unico contenitore possibile. Accade qualcosa di spaventoso ma di definitivo per venire allo scoperto come se tutte le paure tutte le proibizioni fossero annullate. Quel passaggio interdetto che tiene rigorosamente distinte la zona delle pubbliche virtù da quello dei vizi privati è stato scardinato. La castrazione per quanto amara è un segno di rivincita.
Bice Riggio
psicologa




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