L'unica vera novità dell'esame di Stato è la composizione della commissione esaminatrice, fatta soltanto dai professori della singola scuola con l'eccezione del Presidente che è esterno all'istituto. Questa composizione era stata proposta da Belinguer al Parlamento nel già lontano 1996 come soluzione "novista e riformatrice". Bertinotti e i suoi rifondaioli posero il veto perché ritennero la soluzione un regalo alla scuola privata. Così imposero ed ottennero una Commissione paritaria (metà commissari interni, metà esterni più il Presidente).
Oggi l'idea, ripresa dalla Moratti e dall'attuale maggioranza tradotta in legge, è diventata reazionaria ed economicista perché diretta a far risparmiare all'Erario qualche centinaio di miliardi necessari per pagare indennità di missione ai membri delle Commissioni.
Il resto fa parte di un copione già scritto e riscritto con ingiustificate ansie da parte dei candidati che affrontano l'esame, con patemi d'animo delle loro famiglie che ricordano una "maturità" che non c'è più, con i giornali che pubblicano in intere pagine i testi delle prove e delle loro soluzioni e che poi a luglio, nelle cronache locali, riportano i nomi di tutti i candidati promossi (il 98 o 99% degli esaminati). Si tratta dell'epilogo della vicenda scolastica di mezzo milione di giovani che la scuola secondaria consegna per lo più all'Università per proseguire gli studi. Ogni anno 3 diplomati su 4 si inscrivono negli atenei prolificati in tutta la Penisola, ma poi su 100 iscritti solo un terzo si laurea.
Qualche settimana prima di raccogliere al Ministero di Trastevere la disastrata eredità di Berlinguer, De Mauro così si esprimeva sul Corriere della Sera dell'11/3/2000: "La scuola secondaria è arrivata a punte di svaccamento totale con aspetti di destrutturazione psicosomatica. I miei studenti all'Università non sanno dove sono la Bulgaria ed il Portogallo. Non sanno mettere in ordine cronologico Giulio Cesare, Carlo Magno e Napoleone".
Insomma l'Italia può essere orgogliosa di aver portato sui banchi di scuola la quasi intera totalità dei giovani, i quali però hanno il diritto di avere una preparazione di qualità che non può essere che dura e severa anche se strutturata in percorsi personalizzati. L'unica garanzia per i giovani non può essere quella certificata con la sanatoria annuale dell'esame di Stato al termine di un curricolo che si connota con le lunghe e rituali occupazioni autunnali, con gli scioperi ed ora con i girotondi, con le blandizie che tutte le parti politiche ostentano per ottenere i consensi delle nuove generazioni.
La stagione delle riforme scolastiche non può essere infinita né attuata da una sola parte politica, ma deve coinvolgere l'intera comunità desiderosa di aprire ricche prospettive ai propri giovani
di Enzo Martinelli
http://ilrestodelcarlino.quotidiano....7:/2002/05/19:


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