Qual'e`la sua origine? Come e quando nasce?
E` veramente un fenomeno siciliano? O piuttosto "italiano"?


Qual'e`la sua origine? Come e quando nasce?
E` veramente un fenomeno siciliano? O piuttosto "italiano"?


Nessuno ha un'idea?


La Mafia è un fenomeno socio-criminale che, in Sicilia, nei secoli, ha assunto un connotato "anche" politico.
Nel tempo, allargandosi all'Italia, e, in seguito, nel mondo; ha mantenuto i "caratteri" isolani.
Dai Corleonesi in poi, però, si è globalizzata; è entrata in "finanza".
Oggi è, più o meno, così:
La Mafia va a votare
Antonello Mangano maggio 2001
Come si sta evolvendo il rapporto mafia e politica?
Il ruolo di Berlusconi è forse quello più classico del rapporto mafia – politica: gli inizi misteriosi, la protezione di Cosa Nostra per le attività al sud, le commistioni col denaro proveniente dalle attività criminali sono elementi già noti che presumibilmente si riproporranno riportandoci a dinamiche politiche di tipo andreottiano.
E’ però il caso di localizzare anche altrove l’attenzione, per esempio a Catania, sulla radiografia degli appalti fatta dalla procura. Il 1997 è un anno chiave, teoricamente avrebbe dovuto essere l’anno del trionfo dell’Italia ulivista all’insegna di sviluppo e legalità, del capitalismo ben temperato dei professori bolognesi. La Sicilia è retta da governi di centrodestra ma le maggiori città sono regni incontrastati dei sindaci progressisti.
Il 1997 è l’anno delle Universiadi, l’occasione per appalti puliti, rinnovo di strutture, politiche di avanzamento economico e sociale sotto gli occhi del mondo. Ora le ostacolatissime inchieste del magistrato Marino fanno ipotizzare che a Catania un palazzetto dello Sport, strutture abitative per studenti, impianti per il nuoto furono una coproduzione tra imprese milanesi, cooperative romagnole ed emissari di Santapaola e che lo scontro non fu tra mafia e antimafia o tra fazioni politiche (anzi il ruolo di mediatore primario fu significativamente assunto da personaggi UDR, una delle formazioni post-DC che penzolano periodicamente da uno schieramento all’altro).
Lo scontro fu tra le due fazioni di Cosa Nostra, corleonesi contro area Provenzano, ala dura contro moderati. E la politica, così come nei rapporti con le centrali economiche del potere, appare ridimensionata e ridotta ad un ruolo burocratico – amministrativo. Sta a guardare, accetta i rapporti di forza vigenti e non avendo molto altro da fare si occupa di marketing e comunicazione.
La strategia dei corleonesi, una sorta di delirio di onnipotenza che pretendeva di condizionare la politica, è stata palesemente accantonata da una politica di invisibilità che riporta Cosa Nostra ad un suo ruolo più tradizionale: rimanere nell’ombra e nella tranquillità confortevole dell’ombra continuare a gestire traffici ed attività. Ma con quali referenti ?
La mafia continua a votare?
Un esempio per tutti. Amedeo Matacena, Reggio Calabria. In due righe: a metà marzo il deputato di Forza Italia viene condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Affari e tangenti in cambio di voti e favori. Un mese più tardi, a seguito dalla sua esclusione dalle liste elettorali, Matacena con eleganza dichiara alla stampa: “Io ritengo di essermi comportato da amico con il presidente Berlusconi. Sono andato a Palermo a testimoniare al processo di Dell' Utri contro Rapisarda. Mi sono trascinato dietro altri testimoni che avevano perplessità a raccontare i fatti per come si sono svolti”.
Hanno invece avuto il loro posto in lista Gaspare Giudice, sotto processo dopo il rinvio a giudizio per associazione mafiosa, e Marcello Dell’Utri.
Il caso Matacena è importante per i seguenti motivi:
1) Ripropone in aree periferiche per il sistema Paese ma centrali per la questione sicurezza-criminalità (basti pensare a tutta la cagnara fatta dagli uomini di Prodi per il controllo satellitare sulla Salerno - Reggio Calabria) lo scambio mafia-economia-politica e l’interazione tra questi elementi.
2) Rileva il livello culturale e lo spessore umano di uno strato della classe dirigente meridionale, per cui il ricatto e l’insinuazione sono ordinari strumenti di lotta politica (a questo proposito, va ricordato che il ricatto incrociato è uno delle cause dell’immobilismo delle realtà del Sud).
3) Rafforza la teoria della borghesia mafiosa, cioè l’idea per cui esiste uno strato della classe dirigente legata per attività e mentalità alla criminalità: va ricordato che Matacena è figlio dell’armatore che detiene metà del monopolio dell’attraversamento privato sullo Stretto di Messina e di conseguenza è uno dei principali imprenditori calabresi.
Cosa Nostra, come potenza economica, come può condizionare la politica?
Reggio Calabria e Messina, tanto per fare esempi fuori dalle geografie consuete come Palermo e Catania, appaiono oggi incancrenite dall’economia mafiosa. Parliamo soprattutto delle piccole e medie imprese – per le grandi ci sono spesso accordi tra pari e reciproci scambi – che col passare del tempo vengono fagocitate da gruppi delinquenziali.
In questo senso un ente pubblico – per dirla in termini immediati – dovunque si gira rischia il contatto ed il condizionamento. Nel momento in cui si esternalizzano sempre più attività pubbliche o di interesse pubblico si rischia di arrivare – almeno in parte - ad una gestione mafiosa della società. C’è da aggiungere che certamente si è sottovalutato il ruolo delle estorsioni e dell’usura – la microeconomia mafiosa, insomma - rispetto per esempio agli aspetti militari e logistico-strutturali delle cosche.
Infine, nelle realtà meridionali, la politica appare del tutto permeabile al perdurare di dinamiche clientelari a partecipazione mafiosa per il semplice motivo che il centro sinistra ha solamente venduto fumo e truffe, non ha proposto nessun modello di sviluppo, non ha gestito alcuna politica occupazionale degna di questo nome.
In quest’ottica, la Dc da queste parti non è mai stata così forte e Berlusconi si presenta come democristiano vestito a nuovo.
Ci sono tutte le condizioni perché si venga a riformare un blocco sociale fatto di economia criminale, gestione clientelare del denaro pubblico e delle risorse destinate all’occupazione, intermediazione criminale del consenso. Un nuovo gruppo di brokers criminali punto d’incontro tra migliaia di senza lavoro e politici affamati di carriera sta crescendo nei quartieri dormitorio del Sud.
Quale il ruolo dei mass media ?
Al Sud si è creata una situazione intollerabile: quasi tutti i quotidiani controllati direttamente o indirettamente da Mario Ciancio, presidente degli editori italiani e direttore della Sicilia di Catania, che controlla anche le principali tv della Sicilia orientale e le produzioni video riversate sui canali nazionali.
La Publikompass – gruppo Fiat / La Stampa – è concessionaria pubblicitaria di tutti i quotidiani del Sud.
Nei monopoli cresce la disinformazione, e le colpe da attribuire ai mass media sulla questione mafia sono infinite. Ne evidenzio una in particolare: aver imposto l’idea che lo scippatore quattordicenne o il ladro slavo sono più temibili di Riina e Santapaola, e che contro di loro devono essere concentrate le energie repressive del Paese. La microcriminalità più pericolosa del crimine organizzato ?
Si tratta di una idea abominevole, un autentico rovesciamento della realtà che per ovvie ragioni è stato imposto dei numerosi media del gruppo Berlusconi, ma che è stato seguito a ruota da tutti gli altri, a partire dalla Rai.


Caro Bojangles,
Di nuovo sono piu` o meno d'accordo con il tuo post. Pero`, non sono cosi` convinto che la Mafia (quella che esiste oggi) e` nata
secoli e secoli fa. Per mio avviso, la Mafia di oggi nasce intorno agli eventi del 1860: lo sbarco di Garibaldi a Marsala, la sua alleanza coi cosidetti picciotti (precursori della Mafia attuale ma
veramente un altra specie di "animale"), i rilevanti "giri di valzer" gattopardeschi fra nobilita`e nouveau riche/borghesia siciliana e l'annessione della Sicilia dai Savoia.


Prova ad andare su BOL ( www.bol.com ) e digitare "mafia".Originally posted by antoninus
Caro Bojangles,
Di nuovo sono piu` o meno d'accordo con il tuo post. Pero`, non sono cosi` convinto che la Mafia (quella che esiste oggi) e` nata
secoli e secoli fa. Per mio avviso, la Mafia di oggi nasce intorno agli eventi del 1860: lo sbarco di Garibaldi a Marsala, la sua alleanza coi cosidetti picciotti (precursori della Mafia attuale ma
veramente un altra specie di "animale"), i rilevanti "giri di valzer" gattopardeschi fra nobilita`e nouveau riche/borghesia siciliana e l'annessione della Sicilia dai Savoia.
Ci sono tante letture interessanti.
La Mafia, come fenomeno sociale antistato, esisteva già all'epoca dello sbarco dei Mille.
Garibaldi aveva sperato in un loro coinvolgimento progettando la missione.


Grazie per l'indirizzo. Ci daro` una guardata.Originally posted by MrBojangles
Prova ad andare su BOL ( www.bol.com ) e digitare "mafia".
Ci sono tante letture interessanti.
La Mafia, come fenomeno sociale antistato, esisteva già all'epoca dello sbarco dei Mille.
Garibaldi aveva sperato in un loro coinvolgimento progettando la missione.