Perchè la vicenda, il processo e la sentenza Sprio coinvolgono direttamente il VOSTRO presidente della regione Sicilia recentemente candidato (bufala) in europa.In origine postato da mustang
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Fà un piccolo sforzo, intelligentone, e diccelo tu.


Perchè la vicenda, il processo e la sentenza Sprio coinvolgono direttamente il VOSTRO presidente della regione Sicilia recentemente candidato (bufala) in europa.In origine postato da mustang
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Fà un piccolo sforzo, intelligentone, e diccelo tu.


da www.avanti.it
" Falcone, Pera e Ilda
27/05/2004
Ilda Boccassini ritorna sull'appello lanciato a Palermo domenica scorsa dal presidente del Senato con una lunga intervista a Repubblica, accusando Marcello Pera di stravolgere le idee di Falcone e di aver approfittato della commemorazione per attaccare i magistrati. Eppure fu proprio il pm di Milano che il 26 maggio del ‘92, a poche ore dalla strage di Capaci, sempre dalle pagine del quotidiano di piazza Indipendenza ad attaccare con violenza i colleghi: “ Io sono forse l'unica amica che Giovanni Falcone ha avuto qui ”, disse. “ E domenica mattina sono tornata presto all'obitorio, perché volevo essere sola come era stato solo Giovanni. Non volevo vedere lo scempio che si sta verificando oggi a Palermo, con i funerali di Stato. Voi avete fatto morire Giovanni Falcone, voi con la vostra indifferenza, le vostre critiche. Non potrò mai dimenticare quel giorno a Palermo, due mesi fa, quando a un'assemblea dell'Associazione magistrati le parole più gentili per Giovanni, soprattutto da sinistra e da Magistratura Democratica, erano di essersi venduto al potere. Mario Almerighi lo disse: ‘Falcone è un nemico politico’. E un conto è criticare la superprocura, un conto è dire - come il Csm, i colleghi, gli intellettuali del fronte antimafia - che Falcone era venduto, una persona non più libera dal potere politico ”. La Boccassini non risparmiò nessuno: " A quanti colleghi che sono qui ho cercato di fare aprire gli occhi, ma sono stata spazzata via anch'io perché ero amica di Falcone. I colleghi che stamattina sono a Palermo - è il 25 maggio del ‘92, ndr - fino all'altro ieri dicevano di diffidare di Giovanni. Gherardo Colombo, tu diffidavi di Falcone, perché sei andato ai funerali? E l'ultima ingiustizia Giovanni l'ha subita proprio dai giudici di Milano, la rogatoria per lo scandalo delle tangenti gliel'ho mandata senza gli allegati. Mi telefonò e mi disse: ‘Che amarezza, non si fidano del direttore degli affari penali’. Dalla Chiesa - il figlio del generale, ndr - non può andare ai funerali, Orlando non può andare”. "
Poi rientrò nei ranghi.
Saluti liberali


Un regolamento di conti interno alla Magistratura, insomma; come per l'omicidio D'Antona...
Patetico.


Ilda la Rossa così disse. Sarà pure stata patetica. A me pare più patetica quando dice i cd rom "si frantumano" cadendo sui pavimenti di marmo. Ma tu, lo sanno tutti, sei più ....inFORMATO.
Saluti liberali


Non mi riferivo alla D.ssa Boccassini, col "patetico"; avrei usato il femminile, non credi?In origine postato da Pieffebi
Ilda la Rossa così disse. Sarà pure stata patetica. A me pare più patetica quando dice i cd rom "si frantumano" cadendo sui pavimenti di marmo. Ma tu, lo sanno tutti, sei più ....inFORMATO.
Saluti liberali
Sul CDrom non disse proprio un bel nulla; e non si "frantumò" cadendo sul pavimento.
La bassa strumentalizzazione è il vostro marchio di fabbrica.
Che senso avrebbe avuto "frantumare" un CDrom del quale esistono 20 copie? Alcune delle quali in possesso delle difese?
Questo, al solito, lo sapete solo voi.
E poi, maggiordomo; GIA' dimenticata la SENTENZA di Perugia sulle "manipolazioni" della cassetta del Bar Mandala?
Al solito...
Lasiate stare Falcone; e vedete di farlo in via definitiva.
Son "cose" che non vi competono.


C.V.D. ...... il solito inFORMATO.In origine postato da MrBojangles
Non mi riferivo alla D.ssa Boccassini, col "patetico"; avrei usato il femminile, non credi?
Sul CDrom non disse proprio un bel nulla; e non si "frantumò" cadendo sul pavimento.
La bassa strumentalizzazione è il vostro marchio di fabbrica.
Che senso avrebbe avuto "frantumare" un CDrom del quale esistono 20 copie? Alcune delle quali in possesso delle difese?
Questo, al solito, lo sapete solo voi.
E poi, maggiordomo; GIA' dimenticata la SENTENZA di Perugia sulle "manipolazioni" della cassetta del Bar Mandala?
Al solito...
Lasiate stare Falcone; e vedete di farlo in via definitiva.
Son "cose" che non vi competono.
(salutami la verità se un giorno la incontrerai)


Sempre prodigo di documentazione, tu, eh?In origine postato da Pieffebi
C.V.D. ...... il solito inFORMATO.
(salutami la verità se un giorno la incontrerai)
![]()
Ai reticenti....
P.S.: c'è SICURAMENTE qualcuno più informato di me (più di te, anche la massaia di Voghera); quello che disse:
"E dove sono gli avvocati delle regioni meridionali, che hanno difeso molti degli imputati di mafia e ora siedono negli scranni parlamentari, e sono nei posti apicali di molte commissioni preposte a fare queste leggi. Loro erano i primi, quando svolgevano la professione forense, a deprecare più degli altri l'applicazione del 41 bis. Allora svolgevano la professione solo per far cassa... Ora non si preoccupano...".
Si chiama Leoluca Bagarella.


In origine postato da Pieffebi
da www.avanti.it
" Falcone, Pera e Ilda
27/05/2004
Ilda Boccassini ritorna sull'appello lanciato a Palermo domenica scorsa dal presidente del Senato con una lunga intervista a Repubblica, accusando Marcello Pera di stravolgere le idee di Falcone e di aver approfittato della commemorazione per attaccare i magistrati. Eppure fu proprio il pm di Milano che il 26 maggio del ‘92, a poche ore dalla strage di Capaci, sempre dalle pagine del quotidiano di piazza Indipendenza ad attaccare con violenza i colleghi: “ Io sono forse l'unica amica che Giovanni Falcone ha avuto qui ”, disse. “ E domenica mattina sono tornata presto all'obitorio, perché volevo essere sola come era stato solo Giovanni. Non volevo vedere lo scempio che si sta verificando oggi a Palermo, con i funerali di Stato. Voi avete fatto morire Giovanni Falcone, voi con la vostra indifferenza, le vostre critiche. Non potrò mai dimenticare quel giorno a Palermo, due mesi fa, quando a un'assemblea dell'Associazione magistrati le parole più gentili per Giovanni, soprattutto da sinistra e da Magistratura Democratica, erano di essersi venduto al potere. Mario Almerighi lo disse: ‘Falcone è un nemico politico’. E un conto è criticare la superprocura, un conto è dire - come il Csm, i colleghi, gli intellettuali del fronte antimafia - che Falcone era venduto, una persona non più libera dal potere politico ”. La Boccassini non risparmiò nessuno: " A quanti colleghi che sono qui ho cercato di fare aprire gli occhi, ma sono stata spazzata via anch'io perché ero amica di Falcone. I colleghi che stamattina sono a Palermo - è il 25 maggio del ‘92, ndr - fino all'altro ieri dicevano di diffidare di Giovanni. Gherardo Colombo, tu diffidavi di Falcone, perché sei andato ai funerali? E l'ultima ingiustizia Giovanni l'ha subita proprio dai giudici di Milano, la rogatoria per lo scandalo delle tangenti gliel'ho mandata senza gli allegati. Mi telefonò e mi disse: ‘Che amarezza, non si fidano del direttore degli affari penali’. Dalla Chiesa - il figlio del generale, ndr - non può andare ai funerali, Orlando non può andare”. "
Poi rientrò nei ranghi.
Saluti liberali


In origine postato da MrBojangles
Il governo dei cani
Saverio Lodato
C’è una citazione che apre questo volume. È una frase scostante di Elias Canetti. Dice:
«Andrà meglio. Quando? Quando governeranno i cani».
Era stata aggiunta in una precedente edizione, a voler segnalare quanto grandi fossero state le speranze durante i lunghi anni dei governi di centro sinistra e quanto cocenti - invece - le delusioni. Lo spunto mi era stato dato da una puntata del Costanzo show (1998) alla quale ero stato invitato per presentare C’era una volta la lotta alla mafia (Garzanti), scritto insieme a Attilio Bolzoni proprio per rappresentare i paurosi ritardi di quei governi di centro sinistra in tema di lotta alla mafia.
Trascorremmo una serata molto «forte», in cui non vennero risparmiate critiche al centro sinistra. La concluse Andrea Camilleri (il pubblico del Parioli gli tributò applausi scroscianti) con una frase che suonava pressappoco così:
«Se le cose vanno in questo modo adesso che governano quelli che consideriamo essere i migliori, c’è da preoccuparsi a immaginare come andranno le cose quando governeranno gli altri».
Tempo dopo mi imbattei in quella frase di Canetti, che sembrava venire incontro (ma sarebbe più esatto dire: anticipava) alle più pessimistiche previsioni dello scrittore di Porto Empedocle. Oggi, a distanza di anni, mi ritrovo a fare i conti con quella doppia profezia Canetti- Camilleri. Che dire se non che si sono drammaticamente avverate entrambe?
Dal punto di vista del bilancio, sotto il profilo dei risultati conseguiti, per quanto riguarda il clima generale che si respira in Italia - e non solo il clima politico - possiamo tranquillamente dire che stanno governando i cani.
I cani ce l’hanno fatta ad occupare le stanze dei bottoni. I cani sono vertiginosamente saliti ai vertici della piramide sociale. Cani votati - sia ben chiaro - a maggioranza dagli italiani, quindi legittimati, abilitati a governare, con il pedegree del consenso perfettamente in regola, ma, vivaddio, pur sempre cani.
Non stiamo scadendo in una rappresentazione offensiva. Semmai ci soccorre una metafora zoologica che rende bene l’idea. Constatiamo. Camilleri aveva visto più lontano di noi. Ma adesso, da parte nostra, sarebbe diabolico perseverare nella miopia e non vedere che appena due anni di governo Berlusconi hanno prodotto guasti incommensurabili cento volte superiori a quelli prodotti dai governi precedenti. Giunta al governo del Paese, la sinistra ha taciuto sull’argomento mafia. Ha troncato e sopito, in vista di un’entrata in Europa che doveva avvenire indossando l’abito migliore. Sconveniente parlare di mafia e criminalità organizzate. Palermo e la Sicilia avevano perduto ogni centralità agli occhi degli esponenti dei governi di centro sinistra. La questione morale, per adoperare l’espressione che usava nel secolo scorso, era stata depositata in cantina, non veniva considerata più remunerativa dal punto di vista politico e elettorale. Si era convinti che fosse sufficiente governare, non avendo consapevolezza che la questione morale non può mai essere considerata un optional. E sarebbe stato intelligente vedere che la politica ha quotidiano bisogno di iniezioni di moralità. In altre parole, la legislazione antimafia, che doveva (e poteva) essere rafforzata, restò congelata. Ma le responsabilità di chi ha governato l’Italia in precedenza si fermano qui. Poco male.
Perché poi entra in campo il governo dei cani.
Una legislazione - questa sì - aggressiva e ossessiva. Una legislazione che ha imboccato la direzione opposta a quella che un sia pur modesto bisogno di questione morale avrebbe dovuto suggerire. Una legislazione che ha strizzato l’occhio alla parte peggiore del Paese. A quella più retriva, più compromessa con la giustizia, a quella con le «carte» perennemente «macchiate». Una legislazione modellata su misura per gli egoismi più ottusi, per quei cittadini alieni rispetto a qualsiasi concezione del bene comune.
Il popolo degli abusivi e dell’abusivismo. Il popolo degli evasori fiscali. Il popolo dei trafficanti di valuta. Il popolo degli imputati; grandissimo popolo in Italia dal punto di vista numerico. Il popolo di chi detesta i giudici. Il popolo di chi detesta la legge, ancor prima che i giudici. Il popolo che detesta l’equilibrio dei poteri e quel tanto o poco di garanzia di equilibrio che essi introducono nella vita collettiva. Il popolo di chi vuole a qualsiasi costo «tutto e subito». Il popolo di chi nasconde scheletri negli armadi e si aspettava solo un governo che portasse al lavaggio la macchina Italia con spugne capaci di cancellare antiche responsabilità penali e morali. Il che - ovviamente - non significa che non ci sia anche una grande Italia per bene che, per ragioni che esulano dal contenuto di queste pagine, ha voluto concedersi il lusso di vedere i cani al potere (stanno avendo di che ricredersi?)
Perché un simile lifting sulle piaghe più nascoste della nazione avesse successo, ci voleva - appunto - il governo dei cani. E non è un caso che, con esemplare tempismo da blitz, i provvedimenti legislativi peggiori siano stati messi a segno al pari di autentiche randellate sulla testa della parte sana del Paese, proprio nei primi mesi del governo Berlusconi. Poco importa che quelle leggi non rientrassero nei programmi elettorali del centro destra. Poco importa che molte di quelle leggi fossero destinate a risolvere questo o quel problema personale del presidente del consiglio o di qualche suo amico molto fidato.
Doveva essere lanciato un segnale antitetico a quello della moralità. Il Paese avrebbe capito da solo. Meglio: avrebbero capito insieme le due parti del Paese. Il popolo dell’egoismo e dell’illegalità diffusa, con il suo via libera. Il popolo che crede ancora, nonostante tutto, a un «paniere» di valori sui quali si è costruita in qualche modo quest’Italia nella quale tutti viviamo, avrebbe avuto invece da meditare a lungo.
Ma in quale Paese al mondo si approverebbe una legge sui pentiti - febbraio 2001 - che, limitandone le dichiarazioni entro i centottanta giorni, mette per iscritto il fastidio del legislatore rispetto a rivelazioni che spesso hanno bisogno di un lasso di tempo assai più lungo? Ora è molto più facile essere estromessi dal programma di protezione. E i pentiti non potranno più tornare in libertà se non dopo avere scontato un quarto della pena, 10 anni in caso di ergastolo. Sarà un caso, ma da quando è entrata in vigore la nuova normativa, i pentiti hanno preferito non pentirsi più.
Era difficile prevederlo?
Ma in quale Paese al mondo un ministro si permetterebbe di dire (Pietro Lunardi, 22 agosto 2001) che «bisogna convivere con la mafia»? Neanche in Colombia, dove nessun uomo di governo si sognerebbe di dire che «bisogna convivere con i narcos».
Ma in quale Paese al mondo si cancella con un tratto di penna il «falso in bilancio»( legge sulla «riforma del diritto societario»; 28 settembre 2001), salvo poi doversi trovare in brache di tela di fronte a scandali della portata di quelli della Parmalat o di Cirio?
Ma in quale Paese al mondo si fa un provvedimento (3 ottobre 2001) che entra nel merito delle fotocopie delle pagine degli atti che stanno alla base delle rogatorie internazionali con l’evidente risultato di inceppare tutto?
Ma in quale Paese al mondo pagando una tassa insignificante si possono fare rientrare dall’estero i capitali che si sono fatti espatriare illegalmente (decreto del 26 ottobre 2001)?
Ma in quale Paese al mondo sarebbe stata approvata fulmineamente la legge sul legittimo sospetto (a firma di Melchiorre Cirami, ex magistrato siciliano eletto in Forza Italia; 5 novembre 2002) che, sulla scia di quella sulle rogatorie, sembra modellata su «imputati eccellenti» ai quali il processo risulta stretto?
No. Abbiate pazienza. Non è tutto.
Ma in quale Paese al mondo, il presidente del consiglio annuncia alle agenzie (lo ha fatto Silvio Berlusconi) che in occasione dell’undicesimo anniversario della strage di Capaci (23maggio 2003) si recherà sul luogo dell’agguato a inaugurare la stele decisa dalla presidenza del consiglio?
Direte: che male c’è?
Niente di male.
Solo che pochi giorni prima dell’anniversario si scopre che quella stele non c’è mai stata. E, di conseguenza, Berlusconi è costretto ad annullare di gran carriera la sua visita annunciata in ricordo del sacrificio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montanari, Rocco Di Cillo, Vito Schifani.
Roba da governo dei cani, ce lo volete consentire?
Neanche adesso è tutto.
Ma in quale Paese al mondo, il presidente della commissione antimafia (il senatore di Forza Italia, Roberto Centaro), in occasione della presentazione della relazione di maggioranza (fine luglio 2003), si permette di dire che poiché sino a oggi i processi non sono stati in grado di individuare i «mandanti» delle grandi stragi che hanno insanguinato l’Italia, se ne deve dedurre che i mandanti non ci sono, e che affermarne l’esistenza («rumore informativo»), è il frutto avvelenato della strumentalizzazione di sinistra?
Ma in quale Paese al mondo un premier dichiarerebbe (lo ha fatto Berlusconi) che «i giudici sono matti»? Rileggiamola allora quella dichiarazione al settimanale inglese The Spectator (settembre 2003): «Questi giudici sono doppiamente matti. Per prima cosa perché lo sono politicamente, e secondo me sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antopologicamente diversi dal resto della razza umana».
Chiara l’antifona?
Ma in quale Paese al mondo un uomo politico offenderebbe (lo ha fatto Renato Schifani, capogruppo di Forza Italia al Senato) le due sorelle dei magistrati-simbolo entrambi assassinati dalla mafia? Ricordiamo le parole di Schifani: «Le signore Maria Falcone e Rita Borsellino, con le loro dichiarazioni, hanno offeso la memoria dei loro eroici fratelli» (si erano permesse di criticare aspramente Berlusconi proprio per le sue frasi sui «giudici matti» nda). Ancora: «le due signore, entrambe militanti a sinistra, non solo hanno finto di non avere capito che il presidente Berlusconi si è chiaramente riferito a una ristrettissima cerchia di magistrati (sic!) ma, con una disinvoltura che preferisco non commentare, hanno strumentalizzato due eroi civili che, per fortuna di tutti, sono patrimonio della collettività». (...)
E lasciateci dire anche questo: in quale Paese al mondo si approva una legge (il lodo Schifani) per mettere al riparo il presidente del consiglio da indagini e processi passati presenti e futuri? Che in Italia ci sia un colossale conflitto di interessi nel resto del mondo lo sanno tutti, e anche quegli italiani che per il governo dei cani hanno votato senza tentennamenti. Come tutti sanno che il mondo dell’informazione televisiva è ormai attraversato da scorribande stucchevoli, con il Tg1 ridotto a qualcosa che assomiglia troppo da vicino ai vecchi Film Luce.
La domanda è questa.
Di fronte al panorama che abbiamo descritto, quale volete che sia la determinazione del governo Berlusconi nel combattere la mafia?
A ottobre 2001, la Dia aveva rilanciato l’allarme su possibili nuovi attentati dinamitardi, disegnando lo scenario di uno scontro tra carcerati e uomini d’onore in libertà. Sulla spinta di questo allarme, l’opposizione insorse, e il 19 dicembre 2002 diventò definitivo il 41 bis. Una foglia di fico? Giudicate voi. In compenso, il buon ministro degli interni, Beppe Pisanu, cerca di darsi da fare. Arresta latitanti di ’ndrangheta, camorra, Sacra Corona Unita e terrorismo vecchio e nuovo. Ma la Sicilia resta tranquilla.
La Sicilia, a suo tempo, ricambiò con maggioranze bulgare Forza Italia. Resta - come dicevamo - quell’inquietante striscione esposto allo Stadio di Palermo. Segno forse che i mafiosi (famelici) si aspettavano di più dal governo dei cani. Le prossime scadenze elettorali diranno una parola definitiva su ciò che ribolle nel magma sotterraneo della Sicilia, regione, non dimentichiamolo, che da sola conta ormai quasi sei milioni di abitanti.


da www.avanti.it
" Falcone, Pera e Ilda
27/05/2004
Ilda Boccassini ritorna sull'appello lanciato a Palermo domenica scorsa dal presidente del Senato con una lunga intervista a Repubblica, accusando Marcello Pera di stravolgere le idee di Falcone e di aver approfittato della commemorazione per attaccare i magistrati. Eppure fu proprio il pm di Milano che il 26 maggio del ‘92, a poche ore dalla strage di Capaci, sempre dalle pagine del quotidiano di piazza Indipendenza ad attaccare con violenza i colleghi: “ Io sono forse l'unica amica che Giovanni Falcone ha avuto qui ”, disse. “ E domenica mattina sono tornata presto all'obitorio, perché volevo essere sola come era stato solo Giovanni. Non volevo vedere lo scempio che si sta verificando oggi a Palermo, con i funerali di Stato. Voi avete fatto morire Giovanni Falcone, voi con la vostra indifferenza, le vostre critiche. Non potrò mai dimenticare quel giorno a Palermo, due mesi fa, quando a un'assemblea dell'Associazione magistrati le parole più gentili per Giovanni, soprattutto da sinistra e da Magistratura Democratica, erano di essersi venduto al potere. Mario Almerighi lo disse: ‘Falcone è un nemico politico’. E un conto è criticare la superprocura, un conto è dire - come il Csm, i colleghi, gli intellettuali del fronte antimafia - che Falcone era venduto, una persona non più libera dal potere politico ”. La Boccassini non risparmiò nessuno: " A quanti colleghi che sono qui ho cercato di fare aprire gli occhi, ma sono stata spazzata via anch'io perché ero amica di Falcone. I colleghi che stamattina sono a Palermo - è il 25 maggio del ‘92, ndr - fino all'altro ieri dicevano di diffidare di Giovanni. Gherardo Colombo, tu diffidavi di Falcone, perché sei andato ai funerali? E l'ultima ingiustizia Giovanni l'ha subita proprio dai giudici di Milano, la rogatoria per lo scandalo delle tangenti gliel'ho mandata senza gli allegati. Mi telefonò e mi disse: ‘Che amarezza, non si fidano del direttore degli affari penali’. Dalla Chiesa - il figlio del generale, ndr - non può andare ai funerali, Orlando non può andare”. "
Poi rientrò nei ranghi.
Saluti liberali