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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 20 febbraio 2004

    Meldola La Uil presenta il libro di Finelli

    MELDOLA - Nonostante l’assenza di Giuliano Musi, segretario generale aggiunto della Uil, trattenuto a Roma all’incontro sulle pensioni, la presentazione del libro di Michele Finelli “IX Febbraio - La memoria, la storia, l’attualità”, introdotto dal professor Roberto Balzani, è stata l’occasione ieri pomeriggio nel teatro comunale “Dragoni” per fare i conti con una tradizione laica e repubblicana che in Romagna, in modo particolare, ha profonde radici al di là della forza d’insediamento politico e sindacale. Il libro di Finelli, andato a ruba, era stato voluto dall’associazione “Giovane Europa” e dalla Uil provinciale forlivese.

  2. #72
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    Predefinito tratto da LA GAZZETTA DI PARMA 1 marzo 2004

    A duecento anni dalla nascita della patriota Giuditta Sidoli, amica di Giuseppe Mazzini

    Trovò a Parma un asilo sicuro

    Ma alla morte di Maria Luigia, Carlo III di Borbone la fece arrestare

    Nasceva duecento anni fa Giuditta Sidoli, una delle principali protagoniste del Risorgimento, amica, amante e stretta collaboratrice di Giuseppe Mazzini. Sebbene non parmigiana, merita un ricordo in questa sede, poiché soggiornò a lungo nella nostra città, dove si fermò dal 1837 al 1852, dimorando in una villa situata nella zona in cui ora si trova, appunto, Via Sidoli, così intitolata in onore della illustre ospite. Ripercorriamo dunque nelle linee generali la vita di questa coraggiosa e intelligente donna, una vita movimentata e drammatica, venata di romanticismo, che sembra quasi uscita da un romanzo storico ottocentesco, ma che è invece strettamente intrecciata alle reali vicende della gloriosa epoca risorgimentale.
    Nata nel 1804 a Milano dal barone Andrea Bellerio, a soli sedici anni sposò Giovanni Sidoli di Montecchio (Reggio Emilia), iscritto alla carboneria, col quale condivideva gli ideali patriottici. Ben presto Giovanni Sidoli entrò nel mirino della polizia, per cui nel 1821 si rifugiò in Svizzera, seguito dalla moglie, che aveva da poco avuto una bambina. Dall'unione nacquero ben quattro figli: Maria, Elvira, Corinna e Achille, ma il marito, ammalato di polmoni, morì nel 1828, lasciando vedova Giuditta ancora giovanissima. Il suocero, ricco sanfedista, non permise che i piccoli fossero educati dalla madre, «ribelle di Francesco IV»: principale animatrice dei moti di Modena del 1831, l'ardente patriota venne poi, al loro sanguinoso epilogo, costretta ancora una volta all'esilio. Dopo un periodo trascorso in Svizzera, si stabilì nel 1832 a Marsiglia, dove si trovavano molti fuorusciti italiani: qui, al n. 57 di Rue de Féréol ospitò molti perseguitati politici, fra i quali anche Giuseppe Mazzini. Giuditta era appassionata, intelligente e bella, di una bellezza spirituale e con un portamento che per la strada faceva fermare ad ammirarla anche il popolino; tra i due scoppiò quello che si suole definire un «colpo di fulmine». La comunione di intenti si trasformò in profondo amore e collaborazione; fondata la Giovane Italia, Mazzini, che lei chiamava affettuosamente Pippo, ebbe in Giuditta la più stretta collaboratrice e consigliera. Alla sua donna egli affidava la «cassa» dell'associazione, e a lei faceva indirizzare la corrispondenza più compromettente; certo Mazzini provò per la Sidoli sempre un amore ardente, che traspare dalle lettere appassionate che le scrisse quando si separarono: infatti Giuditta, nel 1833, decise di tornare in Italia, perché sentiva un pungente desiderio di riabbracciare i suoi figli. Pippo ne fu straziato, ma la lasciò partire: «Povera Giuditta… - scrisse in una lettera del 1835 - io ho un presentimento, che non la rivedrò mai più. Per lei era meglio ch'io non l'avessi veduta mai; e l'ho travolta nel mio destino, e ne ho rimorso vero… Ora il sacrificio è completo. Possa ella almeno vivere tranquilla fino all'abbraccio dei suoi bambini. Io non posso farla felice, ma l'amo».

    Giuditta, dopo aver tentato una prima volta di raggiungere Livorno (ma la nave dovette tornare in Francia a causa di una tempesta), riuscì nel suo intento e di lì si trasferì a Firenze, dove venne ben presto identificata dalla polizia e tenuta in larvata prigionia; del suo salotto fece un cenacolo letterario col nome di «Antologia», frequentato dai migliori spiriti libertari; entrò in contatto con Gino Capponi, il quale la aiutò a fuggire. Eccola ancora a Livorno, poi a Napoli (su precisa indicazione di Mazzini), infine a Roma, dove entrò a far parte di una setta mazziniana, ma venne seguita da una spia. Allora, costretta a lasciare Roma, si recò prima a Bologna, poi a Modena, con la speranza di riavvicinarsi ai figli. Nel 1836, altre peregrinazioni, perché ovunque era guardata con sospetto e cacciata dalla polizia: da Modena a Lucca, a Livorno, a Genova, dove incontrò Maria Drago, madre di Mazzini. Finalmente nel 1837 trovò un asilo più sicuro a Parma, città assai vicina al luogo dove dimoravano i figli, e che era posta sotto il governo della mite Maria Luigia. Qui cominciò a chiedere a Francesco IV il permesso di entrare nel ducato di Modena per rivedere i suoi figli, ma il permesso le venne concesso per due sole volte l'anno. Comunque si interessava a loro anche per via epistolare, inviando lettere contenenti consigli sulla loro formazione e sui loro studi: le premeva che non la dimenticassero e che la amassero anche da lontano.

    La relazione con Mazzini era ormai soltanto epistolare; i due si rividero solo una volta a Firenze nel 1849; Pippo scrisse alla madre: «Ho riveduto Giuditta con una gioia che non posso dirti». Poi un altro lungo periodo di separazione, riempito da lunghe lettere, molto appassionate soprattutto da parte di Pippo, il cui animo romantico si esaltava in questo amore difficile e idealizzato: «S'io amo la Sidoli? Io "anima perduta" quando amo è per sempre..» Le rivolgeva frasi dolcissime: «Tu es mon ange, tu es sublime pour moi…» oppure «Sorridimi per sempre, è il solo sorriso che mi venga dalla vita».

    Nel frattempo a Parma era morta Maria Luigia, e al suo posto regnava Carlo III di Borbone Parma, che instaurò un regime poliziesco; egli chiese a Radetzky di aiutarlo a scovare i rivoluzionari, ed ebbe la risposta: occorreva «sottoporre Giuditta Sidoli a una rigorosa ed energica inquisizione, nella speranza di rinvenire, per mezzo di lei, tracce più chiare delle mene mazziniane». La casa della Sidoli a Parma fu così perquisita per più giorni, con tanta furia che andarono quasi distrutti i mobili della camera da letto e del salotto. Non si trovò nulla di compromettente, ma Carlo III nel 1852 la fece ugualmente rinchiudere nel carcere di San Francesco, dove la tenne per tutto il mese di gennaio, per poi inviarla a Milano. Tuttavia il comandante della prigione, vedendo che si trattava di una donna, si rifiutò di trattenerla. Giuditta passò in Svizzera, e di qui si stabilì a Torino, dove restò fino alla fine dei suoi giorni; era ancora una donna affascinante, ed il suo salotto era meta di tanti illustri personaggi, tra cui il Mazzini stesso. Ecco come viene descritta all'età di 52 anni: «Bella, nel corso plateale della parola, non era: ma aveva una di quelle fronti che madre natura appronta soltanto per le intelligenze di prim'ordine; e due grandi occhi d'una soavità senza pari, uno sguardo di velluto, le linee del volto così nobili... Con le sembianze armonizzavano la voce, l'accento e il linguaggio. Parlava e pronunziava purissimo l'italiano, non sì per altro che non trapelasse il lungo uso di una lingua straniera. Ad onta di ciò, il suo dire aveva alcun che di esotico, quasi direi di profumato, che sull'interlocutore esercitava un'attrazione irresistibile…».

    Nel 1868 si ammalò di tifo e non si riprese più completamente; morì nel 1871 e venne sepolta a Torino; sulla lapide, la seguente scritta: «Giuditta Bellerio Sidoli, in cui erano pari potenza d'intelletto, bontà di cuore, fermezza di propositi, visse non per sé ma per i figli e per la patria». Giuditta portò nella tomba anche un mistero: le voci parlavano di un figlio segreto di Mazzini, vissuto poco (tra il 1832 e il 1835), che i due nelle loro lettere indicavano sempre con l'allusivo «l'amato A».

    Anna Ceruti Burgio

  3. #73
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 14 marzo 2004

    La mostra “Donne ieri” Femminismo a Villa Saffi

    FORLI' - Anche oggi a Villa Saffi sarà possibile visitare la mostra “Donne ieri”, organizzata dalla sezione “Giordano Bruno” di Forlì dell’Associazione Mazziniana Italiana. Un’esposizione documentaria che riporta alle origini del movimento e dell’associazionismo femminile in Italia. La mostra, allestita da Ornella Piraccini, vice presidente del comitato regionale dell’Ami, si propone di mettere in luce alcuni aspetti essenziali delle origini e della storia dell’associazionismo femminile italiano, attraverso il tormentato cammino compiuto dalle donne verso l’emancipazione, dalla Rivoluzione napoletana del 1799 al primo grande congresso nazionale delle associazioni femminili tenuto a Roma nel 1908. Orario: 10/12 e 15.30/18.30.

  4. #74
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    Predefinito ... riceviamo da Clara Ermeti ...

    Associazione Mazziniana Italiana
    RICCIONE-VALCONCA
    Provincia di Rimini

    COMUNICATO STAMPA

    Aperte da una settimane le iscrizioni alla
    4° EDIZIONE DEL PREMIO Giancarlo Ghidoni
    di “Cultura Politica”

    Riservato agli studenti iscritti alle SCUOLE MEDIE SUPERIORI e alle Facoltà UNIVERSITARIE della Provincia di Rimini Regione Emilia- Romagna ------- Per un elaborato di
    Educazione Civica - Storia Contemporanea
    Il materiale informativo è stato distribuito presso gli Istituti.
    La prova si svolgerà Sabato 17 Aprile 2004 ore 15.30
    Sala ex Consiglio Provinciale Piazzale Bornaccini 1 Rimini

    Gli elaborati migliori saranno premiati con Borse di Studio Apparecchi Elettronici e tanti libri per tutti offerti dalle Case Editrici e da Sponsor. Il Premio G.Ghidoni è Patrocinato dalla Provincia di Rimini – dal Comune di Rimini—dal Comune di Riccione – dal C.S.A e Fondazione Spadolini

    “ Dove il governo fa tutto, il paese si abitua a credere che i fatti di moralità collettiva non entrano nel cerchio dei suoi doveri”
    Giuseppe Mazzini

    Per iscriversi GRATUITAMENTE
    Presso la Segreteria A.M.I di Riccione Via Catalani 14 Tel. 338-9070123 clarae@libero.it

    Entro il 15 Aprile 2004

  5. #75
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    Primo Uccellini, Memorie di un vecchio carbonaro ravegnano, con annotazioni storiche a cura di Tommaso casini e presentazione di Donatino Domini, Ravenna, Longo, 2003, pp, 283, euro 18,00

    Si tratta di uno straordinario documento storico, di alto valore etico e di gradevole lettura, ove si raccontano le vicende di un mazziniano esemplare. Un testo meritoriamente riproposto all’attenzione degli studiosi da parte della Cooperativa Culturale e Ricreativa “Pensiero e Azione” di Ravenna. Memorabile la frase con cui termina il diario retrospettivo di Primo Uccellini: “nacqui repubblicano, e tale voglio morire”.

    tratto da IL PENSIERO MAZZINIANO
    http://www.domusmazziniana.it/ami/

  6. #76
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    Valentino Stoppa, Memorie garibaldine, 1866-1867, introduzione e note a cura di Viviana Bravi, in “I Quaderni del ‘Cardello’”, n. 11, Ravenna, Longo, 2002, euro 15,50

    Valentino Stoppa, personaggio nato e calato nella realtà di Lugo di Romagna, partecipò tra il 1866 e il 1867 alla terza Guerra di indipendenza. L’esperienza, ovviamente, lo segnò profondamente, come testimoniano le pagine delle sue “memorie garibaldine” meritoriamente riproposte da Viviana Bravi, che ha avuto cura di inquadrarle nel complesso contesto storico italiano. Il documento è interessante sia dal punto di vista storico-sociale, sia da una prospettiva linguistica e descrive ottimamente una tipologia “garibaldina”, evidenziandone tratto, carattere e coscienza. Emblematica la nota di chiusura dello stesso Stoppa: “Noi Garibaldini, dopo aver offerto i nostri petti ai Chassepot per dar Roma all’Italia fummo dileggiati dai giornali della Monarchia chiamandoci con nomi i più infami. I nostri concittadini ci guardavano di mal’occhio scansandoci. Questo risultato mi fece decidere di tornare al mio lavoro a Bologna.”

    tratto da IL PENSIERO MAZZINIANO
    http://www.domusmazziniana.it/ami/

  7. #77
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    Predefinito tratto da IL PENSIERO MAZZINIANO n.1 anno 2004

    Elda Guerra, Molte voci una storia. La cooperazione ravennate negli anni ’50 – ’70, Ravenna, Longo, 2004, pp. 133, euro 10

    A partire dal 1995 il Circolo Cooperatori Ravennati, grazie alla tenacia del suo presidente, Mario Tampieri, ha portato avanti una titanica opera di raccolta di fonti orali tra i protagonisti della storia della cooperazione ravennate nel secondo dopoguerra. Si è così realizzato, in oltre cinque anni, l’ambizioso progetto di descrivere “La Cooperazione Ravennate attraverso la memoria e il vissuto dei suoi protagonisti”. Un risultato ottenuto con un lavoro metodico, condotto da eccellenti professionisti, coordinati da docenti universitari che hanno operato in stretta collaborazione con la Fondazione “A. Oriani”. Sul tema si sono svolti convegni di studi, incontri, seminari. Sono stati pubblicati libri e opuscoli. Questo testo di Elda Guerra rappresenta la tappa fondamentale di un percorso esemplare e affascinante. L’autrice ha infatti proposto una rigorosa analisi delle fonti (ora raccolte in migliaia di pagine), senza trascurare gli studi finora svolti e individuando nella storia della cooperazione una ricerca continua di “coniugazione tra modernizzazione e solidarietà sociale”. Un progresso, dunque, che transita necessariamente dall’emancipazione sociale ed anche politica dei ceti più svantaggiati, “magicamente trasformati da “problema” in “risorsa”. E anche oggi, soprattutto oggi, in epoca “globale”, una tale esperienza può essere proposta come efficace e fruttifero modello: poco importa se, in questo singolare crogiuolo, le varie fasi si siano collocate “nella visione di classe propria dei comunisti, nella continuità del riformismo socialista, nelle forme della democrazia sociale mazziniana o in quelle del solidarismo comunitario cattolico”. Vie certo differenti, ma tutte idonee a suggerire che, una volta stemperate le polemiche e gli effetti delle incrostazioni ideologiche, si può tendere, insieme, verso altissimi obiettivi civili.

  8. #78
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    Predefinito tratto da IL PENSIERO MAZZINIANO n.1 anno 2004

    Tito Menzani, La Cooperazione edile nel Lughese e nel Faentino dalla Liberazione alla RES Coop, Ravenna, Longo, 2003, pp. 247, s.i.p

    Tito Menzani, Da muratori a imprenditori. La nascita della CRC di Mezzano (1945-1975), Ravenna, Longo, 2003, pp. 299, s.i.p.
    Questi libri hanno in comune l’autore, l’editore, l’anno di uscita e l’argomento. Basta e avanza per proporli insieme perché costituiscono un contributo concreto alla storiografia locale nel filone dello studio (documentatissimo in questo caso) della cooperazione nei luoghi in cui la cooperazione è nata. Un chiaro invito a rileggere la storia basandosi sulle carte.

  9. #79
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 17 agosto 2004

    FORLI’ - Una corona d’alloro, per non dimenticare. Oggi, alle 18, in piazza Saffi, ai piedi del lampione al quale furono appesi il 18 agosto di sessanta anni fa, i corpi di Adriano Casadei, Silvio Corbari, Arturo Spazzoli e Iris Versari, uccisi dai soldati tedeschi e da militi Gnr della Repubblica Socale Italiana, si terrà una breve cerimonia di commemorazione. L’iniziativa è stata indetta dalla sezione “Giordano Bruno” dell’Associazione Mazziniana Italiana, presieduta da Mario Proli e dalla sezione provinciale, da poco costituitasi, “Giustizia e Libertà”, aderente alla Fiap, Federazione italiana delle associazioni partigiane, presieduta da Viscardo Milandri.“A distanza di sessanta anni - scrivono in una nota congiunta Mario Proli e Viscardo Milandri - il sacrificio di quelle giovane vite, immolatesi per resistere all’occupazione e per riaffermare gli ideali di libertà e di giustizia calpestate dai nazifascisti, continua a testimoniare che è solo attraverso un impegno partecipato che si puù superare la schiavitù imposta con la forza delle armi. La memoria collettiva, l’insegnamento della storia, il rispetto della tradizione sono strumenti che devono essere conservati e diffusi per educare le giovani generazioni al rispetto della dignità degli altri uomini”. Questa sera, alle 21.15, in piazzetta della Misura, l’assessore comunale Elvio Galassi, terrà una commemorazione in memoria di tutti i martiri per la libertà, a cui farà segutio il concerto della banda “Città di Forlì” diretto dal maestro Roberta Fabbri, dedicato ai martiri della Resistenza. Domani alle 11 toccherà, in piazza Saffi, al sindaco Nadia Masini.

    Pi.Car.

  10. #80
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    Predefinito tratto da www.pri.it

    Ospedaletto (FO): le "Giornate repubblicane"

    Si terranno dal 9 al 17 settembre prossimi in località Ospedaletto di Forlì le tradizionali manifestazioni culturali e di divulgazione politica abbinate a esibizioni musicali e di intrattenimento, denominate "Giornate repubblicane". L'organizzazione è a cura della Sezione e Cooperativa Goffredo Mameli in collaborazione con la sezione A.M.I. Aldo Spallicci di Via Ravegnana 319 Forlì.

    Un programma particolarmente ricco di iniziative è proposto ai visitatori che interverranno nell'arco delle nove giornate, tutte concluse alle ore 21,00 da esibizioni di apprezzati gruppi musicali; con l'eccezione della serata inaugurale che si chiuderà con la commedia dialettale "Cumpagnì della zércia". Nel corso della manifestazione funzionerà tutte le sere lo stand gastronomico, ricco di proposte tradizionali e piatti di pesce, accompagnate dai vini locali offerti in omaggio agli intervenuti.

 

 
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