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  1. #121
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    Lettera al presidente dell'Amministrazione provinciale di Genova/Mauro Mazzotti ha messo in rilievo il cattivo stato del monumento dedicato a Mazzini

    Un padre della nazione privato di ogni decoro

    Lettera che Mauro Mazzotti, Gruppo Pri Provincia di Ravenna, ha indirizzato al Presidente dell'Amministrazione Provinciale di Genova e, per conoscenza, al Sindaco di Genova (21 settembre 2005).

    Il giorno 20 settembre scorso, in occasione di una manifestazione del Comitato per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini, mi sono recato con una delegazione di amministratori e dirigenti repubblicani ravennati, unitamente a rappresentanti nazionali e locali del mio Partito, guidata dal vice ministro Francesco Nucara, segretario nazionale del Pri, a rendere omaggio al monumento di Mazzini prospiciente la bella piazza Corvetto.

    Confesso l'impressione non piacevole riportata nel vedere il monumento e la scalinata d'accesso costellate di erbacce infestanti; maggiormente esaltata per altro dal confronto con lo stato di accurata manutenzione in cui è tenuta l'aiuola fiorita del poggio su cui sorge il monumento stesso.

    Sicuramente un non intenzionale disguido di competenze che desidero segnalarle per quanto riterrà doveroso disporre al fine di rendere il monumento, che mostra anche qualche segno di fatiscenza nelle strutture, al decoro a cui tutti teniamo. Cordiali saluti,

    Mauro Mazzotti, consigliere provinciale, Gruppo Pri Ravenna

  2. #122
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    Predefinito riceviamo da Angelo Morini, Pres. AMI Ravenna

    COOP. CULTURALE “PENSIERO e AZIONE”
    Via A. Diaz, 23 – RAVENNA (Tel. 0544-212006)

    GIORNALISMO E LIBERTÀ DI STAMPA

    Tavola Rotonda

    RAVENNA, Sabato 15 Ottobre 2005 ore 16,30
    Sala “A.Corelli” - Ridotto del Teatro Alighieri

    Saluto introduttivo:
    ANGELO MORINI
    (Presidente Associazione Mazziniana Italiana, Ravenna)


    Intervengono:
    STEFANO FOLLI;
    (Editorialista de “IL SOLE-24 ORE”)
    GERARDO BOMBONATO;
    (Presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna)
    VANNI BALLESTRAZZI
    (Giornalista)

    Coordina:

    PIETRO CARUSO
    (Giornalista del Corriere di Romagna )

    LA CITTADINANZA È INVITATA A PARTECIPARE !!!

  3. #123
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    Una ricorrenza per parlare di valori e relativismo culturale

    Intervento presentato a Ospedaletto, 16 settembre 2005, nell'ambito delle giornate repubblicane.

    di Gianni Ravaglia

    Al di là delle varie interpretazioni filosofico - culturali, che lascio a chi meglio di me ha approfondito i caratteri del mazzinianesimo, ritengo importante rilevare che in Mazzini, a differenza di altri pensatori liberali, l'idea di libertà è innervata dal concetto del dovere che comporta l'esigenza di rafforzare le virtù civiche dei cittadini, la loro integrazione civica, per realizzare, a cominciare dalla famiglia, un superiore interesse nazionale e, quindi, universale.

    Non so se l'indubbio successo delle manifestazioni per il bicentenario della nascita di Mazzini abbiano lasciato il segno nella riproposizione del pensiero che sottende tutta l'opera del maestro e cioè che uno stato democratico, una repubblica, non può vivere se non ha valori condivisi che ne sostengano le fondamenta.

    Credo comunque che la misura del successo delle celebrazioni di questo bicentenario sarà dato dalla sensibilizzazione che avremo fornito all'opinione pubblica circa l'esigenza di recuperare quei concetti di repubblicanesimo e di religione civile, che sono propri del pensiero mazziniano, quali presupposti di valore del nostro stato laico democratico e che vorremmo diventassero valori universali.

    Trovo decisivo riscoprire tali concetti per vari motivi.

    Innanzitutto, dalla nascita dello stato italiano ad oggi il tema dell'identità italiana, dello scoprire la ragion d'essere del nostro stare insieme come Stato o per meglio dire come Patria comune, ha coinvolto un dibattito tra cattolici e laici, tra liberalismo e totalitarismo, tra il valore della giustizia e quello della libertà, sul significato della resistenza, sulla validità dei principi inseriti nella nostra Carta Costituzionale. Di fatto però l'unico riconoscimento univoco che si è riusciti ad ottenere è il valore dello Stato democratico laico, inteso come non etico.

    Per il resto un comune sentire circa l'identità della nazione è ancora condizionato da conflitti atavici.

    Il problema che io mi pongo allora è questo: se ancora non abbiamo un comune sentire nazionale, pure in una normale dialettica che almeno riconosce il vincolo della democrazia, come faremo ad affrontare la nuova sfida, che si pone a tutto l'occidente, del fondamentalismo islamico, che invece non riconosce questo vincolo, che ancora concepisce solo lo stato etico, che neppure sa declinare la parola libertà, che non esiste nel lessico arabo?

    In secondo luogo si avverte in Italia la carenza di valori civili di base, condivisi, elemento questo cui fa da contrappeso l'affermarsi di un relativismo culturale di derivazione marxista, del quale l'espressione più problematica è un generico multiculturalismo, con effetti deleteri sul piano interno e internazionale, ma anche il potenziamento dell'unica supplenza valoriale oggi avvertita che è quella della Chiesa.

    Per intenderci, io penso che tra gli articoli più disattesi della nostra Costituzione vi sia l'articolo 4 che recita: "il cittadino deve concorrere al progresso spirituale e materiale della società". Cioè l'articolo dei doveri.

    Nel comune sentire dei cittadini la nostra pare essere solo una democrazia di diritti, ciò che manca è una cultura dei vincoli di cittadinanza. L'esempio, per non dire altro, del livello della nostra evasione fiscale, che attraversa tutti i ceti, è il sintomo più evidente dell'assenza di tali vincoli. Le grandi energie di solidarietà che pure esistono sono investite fuori dal quadro politico, dentro una realtà sociale che non sa o non vuole trasferire alla politica tali motivazioni. Cosicché la politica si dimostra incapace di fissare obiettivi che vadano oltre il menu di diritti individuali se non in alcuni casi delle licenze individuali e dei gruppi corporativi.

    Ciò che manca all'Italia è una diffusa cultura repubblicana.

    Cittadinanza, civismo, integrazione civica, patriottismo costituzionale, religione civile, interesse nazionale, sono tutti concetti propri di un lessico repubblicano.

    Se anche i laici vivono di rendita

    Non è il momento qui, dato il tempo a disposizione, di affrontare la complessità dei problemi che si pongono, mi basta denunciare un punto: anche la cultura laica in questi anni ha creduto di poter vivere di rendita sulle tesi dei suoi grandi maestri senza produrre riflessioni innovative.

    Il problema della secessione imposto dalla Lega, i nodi dello sgretolamento della famiglia, del ruolo delle scuola, i problemi dell'immigrazione, quelli del progressivo depauperamento delle condizioni di sviluppo della Nazione, i problemi immensi che pone lo sviluppo della bioetica, sono tutti temi che invece andrebbero approfonditi alla luce dei valori repubblicani.

    Così come credo vada approfondito il tema della religione civile.

    Come religione civile potremmo intendere -con G. E. Rusconi- un insieme di credenze che fanno riferimento ad una unità trascendente che fungono da legittimazione a una comunità politica e alla qualità della sua integrazione.

    Al di là della religione di chiesa, quella cristiana, nella tradizione italiana possiamo riconoscere due varianti di religione civile: quella crociana "di religione della patria come religione di libertà" e quella mazziniana che ci dice: "l'ordinamento politico di una nazione è un solenne atto religioso e nella parola ordinatrice la religione e la politica affratellano in bella e santa armonia. Il nome di Dio splenderà sull'alto edificio che la nazione innalzerà: il popolo ne sarà la base. E' Repubblica questa? E' Repubblica".

    Il potere temporale della Chiesa e la sua contrarietà all'unità della nazione ha poi fatto prevalere, negli interpreti del mazzinianesimo, concetti fortemente anticlericali tali da accantonare la forza e la modernità complessiva del messaggio mazziniano nella sua versione di una ricerca di una religione civile.

    Il ruolo della religione civile

    Ebbene io credo che, se il mazzinianesimo vuole svolgere un ruolo di interesse nazionale, riproponendo i valori propri di una identità nazionale per l'Italia, deve rivalutare anche il concetto di religione civile di Mazzini.

    Repubblicanesimo e religione civile provengono dallo stesso ceppo e sono due modi di completare le teorie della libertà promuovendo anche l'integrazione civica e il civismo, senza i quali la stessa libertà rischia di perire nell'arbitrio o nell'anarchia. In altri termini, senza negare ad alcuno, a cominciare da me stesso, il diritto al proprio umanesimo ateo, se riteniamo che per uno stato democratico sia essenziale avere cittadini liberamente consapevoli di avere vincoli di reciprocità e di cittadinanza, e se crediamo sia decisivo per l'Italia che i cittadini scoprano il legame repubblicano della reciprocità tra diritti e doveri, ritenendo tale legame fondamentale per una comunità politica che voglia configurarsi come nazione; dunque, come laici dobbiamo concedere, abbandonando quelle forme di anticlericalismo di cui ancora si ammanta certa cultura laicista, che i cittadini cattolici mantengano la propria autonomia dogmatica e istituzionale e avanzino con gli strumenti dello stato liberale le proprie richieste per il rafforzamento dell'identità religiosa, così come i cattolici debbono porsi l'obiettivo essi stessi di costruire una religione civile, riconoscere la forma liberale dello stato che ha compiti suoi propri separati da quelli della chiesa, nel reciproco riconoscimento di una comune identità nazionale. Un cattolicesimo liberale dunque in grado di riconoscere che, pur esistendo una storia di divisioni, esiste anche una comune identità nazionale.

    Dibattito a più voci

    A tal proposito credo sia importante approfondire il dibattito a più voci tra Pera, Habermas e il nuovo Papa Ratzinger, soprattutto laddove quest'ultimo ammette che "vi sono patologie della religione che sono assai pericolose e che rendono necessario considerare la luce divina della ragione come un organo di controllo, ma anche alla ragione-se si parla di bomba atomica e dell'uomo visto come prodotto- devono essere rammentati i suoi limiti ed essa deve imparare la capacità di ascolto nei confronti delle grandi tradizioni religiose dell'umanità".

    A mio parere i principi del repubblicanesimo e della religione civile rappresentano anche una risposta al relativismo culturale. Su questo piano ritengo si giochi il nodo dei rapporti culturali con la sinistra postcomunista e socialista. Crollato il muro di Berlino e il mito del totalitarismo di stampo marxista-collettivista, la sinistra, in debito di valori guida, nel rifiuto della cultura liberale e di quella repubblicana, non volendo smentire le proprie origini marxiste, ha abbracciato la filosofia relativista.

    Il relativismo nega che i valori possano essere oggettivamente fondati. Secondo questa concezione non esistono valori universali da condividere e da difendere, in base ai quali giudicare altre culture, altri regimi, altri valori, ciò in quanto gli uomini, i loro pensieri, sono solo frutto dell'ambiente e della cultura in cui vivono. Tale concezione in sostanza non riconoscere il valore liberale dell'autonomia dell'uomo come individuo pensante. Tale concezione invece è figlia del pensiero di Marx, che scrive: "non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere,ma è,al contrario, il loro essere che determina la loro coscienza".

    Dal relativismo è nato il concetto di multiculturalismo in forza del quale ogni cultura ha una sua valenza che è inutile giudicare. E così i valori che da Socrate in poi in occidente si sono ritenuti universali, della libertà , della democrazia, per tale scuola di pensiero, sono solo illusioni, credenze accettate in quanto appunto prevalenti nelle società occidentali.

    Dunque per impedire un giudizio storico di forte critica sul totalitarismo collettivista, il politicamente corretto della sinistra italiana ed europea, oggi vuole imporre un pensiero prevalente che non permette a noi, sulla base dei nostri valori occidentali liberali e repubblicani, di giudicare i regimi teocratici o quelli totalitari, né potremmo decidere di voler insegnare ad altre culture i valori della dignità dell'uomo e del suo essere capace di capovolgere la premessa marxista: di decidere il proprio essere e la propria storia con la propria coscienza.

    Esportare la democrazia

    Il dibattito attorno alla validità o meno della tesi di esportare la democrazia nei regimi che non solo ne impediscono lo sviluppo, ma che minacciano in vario modo lo sviluppo delle nostre società, ha al fondo una valutazione su tali aspetti.

    Anche il comportamento che dovremo tenere nei confronti dell'immigrazione discende dall'aver sciolto tale nodo ideale e politico. Sergio Romano sul "Corriere della Sera" scrive che lui non si preoccupa se in futuro potremo avere un Italia islamica. Non so perché Romano la pensi così, so però che questo è il vero obiettivo della sinistra marxista, che preferisce l'islamismo al liberalismo.

    Io invece mi preoccupo , non tanto per me che non la vedrò, ma per i miei figli e nipoti.

    La polemica sugli scritti della Fallaci o sulle esternazioni di Marcello Pera è il frutto di diverse valutazioni attorno a tale problematica. Ma anche qui a ben vedere la cultura repubblicana e della religione civile ci offre gli elementi per una risposta.

    Se è possibile ed anzi auspicabile ricercare i caratteri di una religione civile in chi, come la chiesa cattolica, riconosce il valore della ragione per mitigare i fondamentalismi della fede, e il valore dello stato laico democratico, come ha scritto il nuovo Papa, ben più difficile ci appare il dialogo con le religioni che ancora negano tali principi.

    Ci si dovrebbe domandare prima di contestare la Fallaci o Pera, quale potrebbe essere il punto di incontro e se c'è un punto di incontro.

    Si parla di stati arabi moderati, ma la moderazione di tali stati è conseguenza dei rapporti di forza geopolitica oppure è, come noi vorremmo, il risultato di un processo educativo che ha scoperto e che insegna la dignità dell'individuo, uomo o donna che sia, la sua autonomia di pensiero, la sua libertà di partecipare e di decidere la forma democratica del proprio stato.

    Come mai, mi chiedo, il responsabile della Lega araba ha contestato duramente la prima Costituzione in odore di democrazia, approvata da uno stato arabo, quello iracheno. E ancora, i cittadini che giungono in Italia dai paesi arabi hanno interesse ad integrarsi, ad accettare i nostri valori, a discutere assieme a noi della validità dei loro. Hanno la volontà di diventare parte attiva, con valori condivisi, dei diritti e dei doveri della cittadinanza - o no. Se noi accettiamo, secondo la logica del relativismo e del multiculturalismo, che l'Arabia Saudita continui a finanziare le madrasse e i doposcuola per insegnare anche in Italia la logica del terrore ai bambini musulmani, come ci potrà essere integrazione? E ancora, se è vero che la logica demografica, stante i processi immigratori in atto, potrebbe condannare l'Europa a soccombere di fronte all'avanzata dell'Islam- di questo passo, infatti, i nostri nipoti sarebbero costretti a vivere in una Europa a maggioranza islamica- quale comportamento dobbiamo assumere? Accettiamo il multiculturalismo e snaturiamo i nostri valori fondamentali, o chiediamo che siano gli altri a cambiare se vogliono ospitalità in Italia e in Europa, riproponendo per intero l'insegnamento dei valori del liberalismo, del repubblicanesimo e della religione civile?

    La mia risposta avrete capito qual è. Dico di più: io disprezzo il cinismo di Sergio Romano. Ma se Romano continua a dettare il suo verbo politicamente corretto nel maggiore quotidiano della borghesia nazionale, qual è la gravità del pericolo?

    Cari amici, la posta è molto grossa.

    Io credo che vada denunciato con forza che sul valore della libertà, sui diritti umani, individuali della persona, sui diritti alla partecipazione democratica, sul principio dell'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, quale che sia il sesso, la razza o la religione professata, tutti principi sconosciuti e anzi combattuti dall'islamismo, non esiste meticciato possibile.

    La mia valutazione è che vada difeso Pera contro coloro che lo denigrano senza aver capito il senso del suo ragionamento, e lo difendo contro l'intellettualismo politicamente corretto che, per citare un detto della sinistra francese, ha sempre preferito aver torto con Sartre piuttosto che avere ragione con Aron, ma che appunto ha sempre avuto torto. Il dramma è che continua imperterrita a sentenziare, e trova sempre nuovi utili idioti che le credono.

    Ma siccome la democrazia è anche questo, dico solo che il dialogo, lo scambio, l'integrazione, nuove sintesi culturali e politiche sono sempre possibili e auspicabili, ma esse trovano fondamento proprio nell'affermazione e condivisione di alcuni valori universali che vanno difesi e possibilmente affermati in tutto il mondo.

  4. #124
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 15 ottobre 2005

    Una targa marmorea per Giuseppe Mazzini

    RIMINI -Oggi alle 11 si in Piazza Mazzini cerimonia celebrativa dello scoprimento di una targa marmorea dedicata a Giuseppe Mazzini, nel Bicentenario della nascita.Alla presenza delle autorità si darà così inizio alle celebrazioni Mazziniane a Rimini che continueranno ad articolarsi nel corso di tutto l'anno, con momenti di approfondimento sia del momento storico, che della figura del Mazzini, con attenzione al mondo giovanile.Il Gruppo Corale Europa e Libertà di San Pietro in Vincoli si esibirà in un concerto di canti risorgimentali e patriottici. Per l'occasione è stato pubblicato un opuscolo: “Una Notte di Rimini nel 1831, la Battaglia delle Celle”, Luisè editore.

  5. #125
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 16 ottobre 2005

    Mazzini: ecco la targa

    RIMINI - “Era la notte del 26 marzo, una notte bella, serena; la luna illuminava col suo dolce chiarore la campagna di Rimini”. Questi i versi del primo scritto politico di Giuseppe Mazzini che ricorda la battaglia di Rimini del 1831. Questo l’inizio dell’epigrafe scolpita nella lapide marmorea a lui dedicata e scoperta ieri mattina proprio nella piazza che porta il suo nome. Alla cerimonia, che cade nel bicentenario della nascita del padre del Risorgimento, erano presenti cittadini, associazioni militari e reducistiche e numerose autorità, tra le quali, il sindaco Alberto Ravaioli, l’assessore al Turismo della Provincia, Andrea Gnassi (da segnalare che la lapide è stata apposta proprio sotto la finestra della sua abitazione) e il prefetto di Rimini Eugenio La Rosa. Il sindaco Ravaioli ha sottolineato l’adesione e la vicinanza della città alla figura e al pensiero di Mazzini. Gnassi ha messo in evidenza l’importanza della memoria storica che permette di guardare al futuro con più certezze. Il discorso conclusivo è stato tenuto da Pietro Caruso, giornalista e direttore della rivista “Il pensiero mazziniano” che ha ricordato l’attualità dei valori di Mazzini, definendolo “uno scrittore, un agitatore, un politico e un teologo dell’idea”. Al termine della commemorazione, la lapide avvolta dalla bandiera tricolore è stata consegnata alla città, sulle note dell’inno di Mameli suonato dalla Banda della Città di Rimini.

    Sergio Cingolani

    tratto da CORRIERE ROMAGNA 16 ottobre 2005

  6. #126
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    Predefinito tratto da LA GAZZETTA DI PARMA 21 ottobre 2005

    MAZZINI aiutaci tu

    I l padre della patria e l'appassionato di musica, l'agitatore politico e il pensatore, l'esule. Un personaggio complesso e difficile, per molti versi scomodo, Giuseppe Mazzini, il cui bicentenario della nascita sarà celebrato a Parma e nel Parmense con una ricca serie di manifestazioni: docenti universitari, studiosi, intellettuali, scuole ( il Liceo classico Romagnosi di Parma, l'Istituto Zappa Fermi di Borgotaro e altri) cercheranno di restituire un Mazzini il pi ù possibile « vero » , lontano dalle mistificazioni. Il ciclo di appuntamenti, che prenderà il via domani alle 10 nella Sala consiliare del Municipio, è promosso da Associazione mazziniana Italiana, Comune e Provincia di Parma, con il comitato locale dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, l'Archivio storico comunale, l'Istituzione Casa della Musica, l'Associazione garibaldina, la Deputazione di storia patria per le Province parmensi, il Centro servizi amministrativi e la Biblioteca Palatina, e con la collaborazione dei Comuni di Borgotaro, Felino, Fidenza, Fornovo e Langhirano. « Uno degli intenti dell'iniziativa spiega Francesco Quintavalla, presidente della sezione di Parma dell'Associazione mazziniana italiana è quello di provare e a togliere un po' della polvere che si è depositata su Mazzini: il problema, infatti, è proprio l'iconografia mazziniana, che l'ha fissato in un'immagine cupa e triste. In realtà Mazzini era un personaggio molto vivace e poliedrico: amava suonare la chitarra, amava le donneÖ L'idea è proprio quella di svecchiarne l'immagine, e di farlo conoscere come protagonista della storia della democrazia in Europa e anche come figura importante per lo sviluppo della storia politica e sociale del nostro territorio » .

  7. #127
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    Predefinito riceviamo da Sez. AMI "Sauro Camprini" di Ravenna


  8. #128
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    Mazzini, Oggi

    Ravenna 29 ottobre 2005

    ore 9 Municipio di Ravenna, Sala del Consiglio Comunale
    Omaggio al busto di Mazzini
    Intervengono: Mauro Mazzotti, capogruppo Pri Provincia
    rievocazione storica
    Silvia Lameri, capogruppo Pri Comune

    Pubblica cerimonia
    Saranno presenti: Sindaco, Presidente della Provincia, consiglieri e amministratori

    ore 9,45 Museo del Risorgimento, Via Baccarini
    Inni, banda cittadina di Ravenna

    ore 10 Museo del Risorgimento, Via Baccarini
    Convegno nazionale "Mazzini, Oggi"
    Presiede: Paolo Gambi, segretario comunale Pri
    Saluti: Angelo Morini, presidente Ami Ravenna
    Fabio Bocchini, segretario provinciale Pri
    Giannantonio Mingozzi
    Relazioni: Arturo Colombo, Università di Pavia
    Luigi Lotti, Università di Firenze
    Angelo Varni, Università di Bologna

    ore 12 Conclusioni: On. Francesco Nucara, Segretario Nazionale Pri e Viceministro dell'Ambiente

    ore 18 Museo del Risorgimento, Via Baccarini
    Concerto del chitarrista Marco Battaglia con chitarra appartenuta a Giuseppe Mazzini
    (compositori citati nelle lettere e nella "Filosofia della musica" scritta da Mazzini)

  9. #129
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 28 ottobre 2005


    Per ricordare Mazzini arriva Nucara

    Ravenna - La Ravenna laica, repubblicana e risorgimentale celebra domani Giuseppe Mazzini nel bicentenario della morte. E l’occasione, oltre ad avere il pregio e l’obiettivo di calare gli ideali mazziniani nel pieno delle controversie politiche ed istituzionali di oggi, potrà avere anche interessanti risvolti locali legati al tema delle prossime amministrative.Ma tant’è: a concludere il convegno nazionale sul tema “Mazzini, oggi” che si svolgerà a partire dalle 10 al museo del Risorgimento, sarà il segretario nazionale del Pri nonché viceministro all’Ambiente, Francesco Nucara.“Una presenza importante - si lascia sfuggire il vicesindaco Giannantonio Mingozzi - anche da un punto di vista politico e quindi per verificare l’andamento dei buoni rapporti fra Ravenna e Roma”.Il riferimento è, ovviamente, alla questione del simbolo dell’Edera legato all’ormai ravvicinata scadenza elettorale locale. Il ritorno di Nucara a Ravenna dopo un primo faccia a faccia sul tema, potrebbe preludere ad un annuncio ufficiale.Simbolo a parte, l’appuntamento - presentato ieri mattina nella sede del Consorzio di via Pier Traversari - sarà anche l’occasione per ricordare alcuni repubblicani “doc” purtroppo scomparsi come Cesare Mambelli, a dieci anni dalla morte uno dei personaggi chiave per il rilancio del Consorzio Ciro Menotti che sostiene l’iniziativa e come Celso Minardi, al quale i repubblicani hanno reso l’ultimo saluto proprio qualche giorno fa. Un coinvolgimento quello del Consorzio nazionale Ciro Menotti, non solo legato al ricordo di Cesare Mambelli, “una persona che sapeva dare buoni consigli in momenti non facili - sottolinea il direttore Francesco Mariani al quale, come si diceva, si deve la rinascita del consorzio. Ma anche sottolinea il presidente Erio Zoli, “perché le radici del pensiero mazziniano sono legate a quelle delle cooperazione. Mi auguro - aggiunge - che nel convegno emerga anche questo”.Nel corso della conferenza stampa di presentazione, non manca l’accenno di una larvata polemica a distanza con un’altra iniziativa dedicata a questo padre del pensiero laico, dalla Libera Università per Adulti e la Terza Età che a “Mazzini, 200 anni dopo”, dedicherà appunto giovedì 3 novembre, alle 16, alla sala D’Attorre, l’apertura dell’anno accademico. La prolusione sarà del professor Gianfranco Morra. “Spero - dice Mingozzi - che non venga riproposta la tesi del cardinal Biffi di un Mazzini eversivo, antesignano delle Brigate rosse”.Il programma dell’iniziativa prevede alle 9, in Municipio, l’omaggio al busto di Mazzini collocato nella sala del consiglio comunale. Per l’occasione sono previsti gli interventi del capogruppo del Pri in consiglio provinciale, Mauro Mazzotti, che curerà una breve rievocazione storica legata appunto al monumento e del capogruppo in consiglio comunale Silvia Lameri. Il convegno in programma al Museo del Risorgimento, sarà preceduto alle 9,45 dagli inni eseguiti dalla banda cittadina. Dopo i saluti del presidente dell’Associazione mazziniana di Ravenna, Angelo Morini e del segretario provinciale del Pri, Fabio Bocchini, seguiranno le relazioni di Arturo Colombo, Luigi Lotti e Angelo Varni, docenti rispettivamente alle università di Pavia, Firenze e Bologna. Prima degli interventi degli studiosi, introduzione del vicesindaco Giannantonio Mingozzi. Presiede il segretario comunale Paolo Gambi e conclude, come si diceva, l’onorevole Francesco Nucara.La giornata dedicata a Mazzini si chiuderà alle 18, sempre al Museo del Risorgimento, con un concerto di chitarra di Marco Battaglia con lo strumento appartenuto a Giuseppe Mazzini.

    ro. em.

  10. #130
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 29 ottobre 2005

    Un concerto per Mazzini

    Ravenna - In occasione del bicentenario della nascita, Ravenna ricorda Giuseppe Mazzini con una giornata interamente dedicata alla sua figura.Dopo la cerimonia pubblica delle 9 in municipio con l’omaggio l’inaugurazione del busto, la banda cittadina di Ravenna eseguirà alcuni inni alle 9,45 al museo del Risorgimento.Dalle 10, sempre al museo, prenderà il via il convegno nazionale “Mazzini oggi”, presieduto dal segretario comunale del Pri Paolo Gambi, mentre concluderà la giornata, alle 18, il concerto di chitarra di Marco Battaglia con lo strumento appartenuto originariamente allo stesso Mazzini.

 

 
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