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  1. #1
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    Predefinito Domanda sui ceti meno abbienti

    Non mi va di usare l'aggettivo "poveri" perchè non siamo in Africa , comunque ci sono ancora fasce di popolazione che vivono mensilmente sul limite.
    Quello che mi-vi chiedo è questo. Il partito per cui votate si propone di ricevere voti proprio da queste fasce , confidando sul fatto che recepiscano il messaggio del tipo : difesa del lavoro e dei salari. Quello che non capisco è se in effetti chi vota per Rif. sono proprio , anzi sono nella maggioranza , queste persone. Secondo me no.
    Io noto che dall'altra parte , nella destra vera ( quella che sta crescendo in tutta europa , diciamo ) ci sono idee che stanno prendendo molto più piede all'interno di categorie quali operai , metalmeccanici , disoccupati , il target di Rif. Perchè questo ? Perchè , mi sbaglierò , ma credo che la famiglia operaia che vive con un reddito basso , sia poco propensa ad ascoltare Berlusconi ma anche Bertinotti , che con la sua ideologia propone elementi che all'operaio di periferia possono veramente non piacere.
    Lui sicuramente vuole l'art. 18 e un salario allineato con i tempi , ma può tranquillamente ( secondo me , probabilmente ) essere contro l'eccessiva immigrazione , essere contro la droga , essere molto religioso . Nel quartiere in cui abita magari vede spacciatori extracomunitari ( situazione non poco frequente ) e sicuramente continuerà a volere l'art. 18 ma non è per niente d'accordo con immigrazione , droga , laicismo , per esempio.
    Intendo che non dobbiamo pensare ad una ideologia come a un vestito da mettere a chiunque ; c'è qualcuno che ci entra un pò e poi basta. E poi mi dicono che nelle periferie in tutta europa c'è questa tendenza , di ceti meno abbienti che in teoria vedrebbero rif. come partito ideale , di votare per la destra radicale ; questo perchè forse sono lavoratori ma sono anche persone che amano i valori dettati dalla destra . Quindi il nesso che vuole operaio , o poco abbiente = sinistra radicale penso sia messo in seria discussione.
    Per me l'operaio ha paura del marocchino e della droga quanto il vip che va sulla barca a vela. Si dividono per altre cose magari.

  2. #2
    Roderigo
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    Predefinito

    E' dal 1994, che non leggo una ricerca sulla composizione elettorale dei vari partiti. Posso dire che allora, le principali forze politiche avevano tutte una composizione interclassista, e che l'elettorato del Prc risultava essere il più colto, cioè il partito con la maggiore incidenza di diplomati e laureati.
    Io la penso come Giorgio Candeloro, il più grande storico contemporaneo italiano, ora scomparso, il quale riteneva che la natura di classe di un partito dipendesse, non dalla composizione sociologica dei suoi elettori, militanti, e dirigenti, ma dal suo programma politico.
    E il programma politico di un partito di classe non è tale perchè riflette passivamente gli umori, i sentimenti, le paure, i pregiudizi popolari. E' tale se individua gli interessi comuni di tutte le fasce sociali deboli, di tutto il lavoro subordinato e para-subordinato, e ne assume la rappresentanza.
    Quindi, la funzione di un partito comunista, non può essere quella di schierarsi in una guerra tra poveri, bensì quella di superare un tale conflitto, unificando i ceti meno abbienti ed orientarli contro il loro reale avversario, contro i veri privilegiati: capitalisti e finanzieri, i detentori di grandi ricchezze e grandi patrimoni, che sfruttano il lavoro dell'operaio italiano e di quello extracomunitario, mettendoli poi, uno contro l'altro.
    Non è la prima volta che succede. Accadde così anche negli anni '50 e '60, quando gli operai torinesi temevano l'arrivo dei nuovi lavoratori meridionali. Il conflitto fu allora persino più aspro. Ma gli interessi di entrambi avanzarono solo nell'unità, una unità che produsse la straordinaria stagione dell'Autunno caldo (1969), e tutte le conquiste sociali che ne derivarono.

    R.

  3. #3
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    Predefinito

    Ma due cose :

    1. se li temono , li temono e nessuno ci può fare nulla , le pen in Francia ha sfondato con i voti degli operai

    2. al giorno d'oggi non esiste più una staticità del campione "classe sociale " ; un figlio di un operaio al giorno d'oggi non avrà certo voglia di fare l'operaio o lavori umili ( lasciati , come è noto , agli immigrati ) ma studierà , si laureerà ( tanto per un paio di milioni l'anno sono buoni tutti di sacrificarli per il bene dei propri figli ) e si inserirà nel ceto medio o medio- alto facendo l'ingegnere , il consulente finanziario , il medico , l'avvocato. Quindi non ci può e non ci deve essere contrapposizione tra classi che significa contrapposizione all'interno delle famiglie ormai. I papà sono operai - muratori - manovali vecchi , ma i figli crescono con il mito del successo personale , dei soldi e del benessere : nessuno più vuole fare lavori umili ( e mi ci metto anche io ovviamente che mi sto laureando ).

  4. #4
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    1. I timori irrazionali non vanno assecondati. La politica deve dire la verità, non cavalcare gli umori o speculare sulla paura.
    Non è vero che non si può far nulla. Ti ho già citato il passato conflitto tra lavoratori del nord e lavoratori del sud, negli anni della grande migrazione interna. E' possibile identificare gli interessi comuni e perseguirli insieme.

    2. Le classi sociali non sono mai state statiche. I conflitti sociali, non dipendono semplicemente dalla diversa collocazione sociale, ma dai rapporti di sfruttamento e di potere. Questo vale anche all'interno delle famiglie. Se i padri ed i figli hanno status diversi, questo di per sè non crea conflitto. Lo creerebbe se gli uni sfruttassero gli altri.

    3. Non è tanto vero che tutti i figli degli operai diventano laureati, medici, avvocati. Molti diventano impiegati, videoterminalisti, lavoratori subordinati, altri restano operai e non è detto che si tratti sempre di lavoro umili. Il tornitore, il fresatore non fa un mestiere umile, è un operaio specializzato. E' vero invece che la capacità/possibilità di spendere bene la propria laurea dipende ancora molto dalle proprie relazioni sociali e, quindi, dalla famiglia di provenienza.

    R.

 

 

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