Smettere si fumare? Niente di più facile: basta predisporsi all’isteria permanente e all’overdose di liquirizia, riempirsi di cerotti e avere una forza di volontà mostruosa. Che fatica! Qui ci vuole una sigaretta!
DOMENICA: ho deciso: questa sera sarò l’ultima sigaretta. Fra tutte le materie da studiare al liceo, il fumo era l’unica che non avevo dimenticato., ma adesso basta. Ho due bimbe piccole, e autorevoli studi medici dimostrano che le figlie delle forti fumatrici rischiano con l’età di diventare insopportabili cagacazzo proibizioniste. E poi non è giusto razionare i cioccolatini a loro mentre io mi concedo sigarette a gogò.
LUNEDI’: comunico la notizia agli amici, suscitando una gamma di reazioni che va dal “chissenefrega” al “non sapevo che fumassi”. E’ triste, quando smetti nessuno scanna il vitello grasso. I fumatori ne approfittano per ciuffarti gli accendini (“tanto a te non servono più”) e intento continuano a soffocarti di fumo passivo senza scrupoli, tanto sei già marcio dentro. Per i nemici giurati del tabacco sei solo un rinnegato pusillanime pronto a rituffarti nel tunnel. Sotto sotto, stimano di più un arcitabagista impenitente che un neo-convertito, esattamente come la destra trova più simpatico Bertinotti di Veltroni.
MARTEDI’: esclusi la degradante graffetta sull’orecchio (piuttosto mi metto l’anello al naso) e il cerotto disabituante (funziona, basta appiccicarselo sulla bocca), voglio disintossicarmi solo con la forza di volontà. Il problema è che mia forza di volontà si attiva solo dopo la decima sigaretta. E poi, come abolire le irrinunciabili paglie post caffè? Semplice: basta fumarle prima. Oppure, rinunciare al caffè. Con rigore talebano, scelgo la seconda soluzione. Risultato, l’astinenza da caffeina contrasta quella da nicotina: sono così schizzata che potrei strozzare qualcuno, ma troppo insonnolita per riuscirci.
MERCOLEDI’: esco dalla farmacia con un arsenale di palliativi per tenere occupate dita e mascelle: radice di liquirizia, chewing-gum alla nicotina (al sapore di liquirizia), pasticche disabituanti (“sono ottime, se le piace la liquirizia), finte sigarette alle erbe il cui odore ricorda un incendio in un deposito clandestino di liquirizia. A quanto pare, la liquirizia è il metadone dei tabagisti. Peccato che a forti dosi ti mandi la pressione nell’iperspazio. In effetti le miglior prevenzione contro un cancro a cinquant’anni è un infarto a trentasei. Domani sperimenterò i sonagli da dentizione di mia figlia e l’osso per i cani in pelle di bufalo. Rimpiango di non aver imparato a mangiarmi le unghie, antistress autarchico, ecologico e a costo zero.
GIOVEDI’: la prova più dura: scrivere un articolo senza fumare. Mai successo: la sigaretta mi ha sempre aiutato a superare l’angoscia della pagina vuota e soprattutto la vergogna per come la riempio. Mi siedo al pc, sovrastato da foto delle figliolette con la dedica “non fumare pensa a noi” (in camera loro ho appeso una mia foto con scritto: “poco casino, o mi rimetto a fumare!”). Ma il cervello non ingrana. Continuo a ripetermi che la creatività non ha bisogno del tabacco: Dante e Shakespeare non fumavano, e il sigaro di Groucho Marx era finto. Ma la dura realtà è che sono alla tastiera da un’ora e il mio primo parto letterario da non fumatrice è: “hsagoekpo!”.
VENERDI’: la natura dovrebbe premiare l’ex schiavo del vizio con benefici psicofisici immediati, tipo “premio nuovo cliente”. Invece io in quattro giorni sono ingrassata di due chili, ho gli occhi fuori dalla testa e scatarro come la Traviata. Sottopongo la medico curante i miei sospetti: sono una scherzo della natura al quale il tabacco fa benissimo, e ostinandomi a fumare danneggio irreparabilmente la mia salute. Lui mi toglie ogni speranza, e mi incoraggia nell’astinenza, assicurandomi che fra trent’anni riavrò polmoni da neonato e fiato da corridore. Cose utilissime, quando mi scipperanno la borsetta con la pensione. Ma va bene, continuiamo così, facciamoci del male.
Lia Celi, da “Urban, la città come non l’avete mai vista".




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