Scritte inquietanti sulle serrande degli sponsor della festa di "Liberazione"

Il racket dei fascisti

Castalda Musacchio

Roma, grave provocazione contro decine di negozianti democratici

Oggi sarà festa. Al parco Virgiliano, che costeggia la nemorense, a ridosso dei quartieri "bene" della capitale, si apriranno le bottiglie, si leggerà, si scherzerà tra gli stand. Si discuterà, perché no, forse anche di quel goal di Del Piero che «ha salvato l'Italia». Ma ieri - dicono i ragazzi del "circolo Nomentano" di Rifondazione - «quel che è accaduto ieri non si dimentica». Un'aggressione in grande stile, un'azione mirata, un vero atto di intimidazione ha "colpito" la festa di Liberazione. Se non fosse fatto da ignoti - ma i soliti ignoti hanno lasciato segni indelebili - potrebbe essere scambiata per un'azione di "marketing politico". Tutti i commercianti e gli artigiani che hanno sponsorizzato la festa che apre i battenti proprio oggi per chiuderli il prossimo 23 giugno - più di quaranta - nella notte di ieri l'altro si sono ritrovate imbrattate le serrande con un'orrida scritta, oscena quanto allarmante: «Sponsor di comunisti assassini». Con tanto di firma: quella croce celtica tracciata nero su bianco, inconfondibile sulle vetrine delle autofficine, dei bar, delle taverne, delle carrozzerie e anche della pescheria di via Nemorense tinta di blu, e che non lascia molti alibi al dubbio dell'appartenenza.

«Siamo al centro del mirino in un quartiere che sembra appaltato alla destra. Questo è il rifugio di Azione giovani, del Nucleo territoriale Trieste. Non diciamo che siano stati loro, per carità. Ma non è certo la prima aggressione che subiamo», racconta Maria, giovanissima studentessa del "Nomentano" (abita lontano ma preferisce continuare a frequentare questo circolo: «Ci sono affezionata», dice, e le brillano gli occhi). «Due giorni fa io e Lorenzo (altro ragazzo del circolo, ndr) - continua - stavamo preparando uno striscione proprio per la festa. Lo abbiamo realizzato con tanta cura, colorato. Era proprio bello. Poi lo abbiamo lasciato steso per terra. Dopo venti minuti, appena il tempo di tornare a vedere se era asciugato, e lo abbiamo ritrovato a pezzi. Distrutto. Da mani che hanno agito con rabbia, con disprezzo». Basta girare per le strade che circondano il parco, per accorgersi che il quartiere è tutto imbrattato in maniera inquietante. Ovunque: sulle finestre, sui pali, perfino sugli alberi che circondano il mercato di piazza Carpi, manifesti bianchi con una grande mela in mezzo: «L'uomo è ciò che mangia» si legge. La sigla: di nuovo Azione giovani e di nuovo una fiamma tricolore che sventola minacciosa. «Non riusciamo a capire perché, poi, questa aggressione», smorza i toni Domenico Sicuranza, il titolare della "Sicuranza Gomme" lungo la via Nemorense. «Siamo commercianti. Non siamo certo militanti. Si tratta solo di inciviltà, e basta. E' abbastanza insolito, comunque, che tutti noi siamo stati "aggrediti" insieme. Non si tratta di un fatto casuale». Di questo ne è certo anche Sante Moretti, uno dei militanti storici del Pc, esponente di spicco di Rifondazione a Roma, tanto che, tra una parola e l'altra, si comincia a delineare una tesi che potrebbe non essere poi così "incredibile". «Domani (oggi per chi legge, ndr) - dice Sante - un po' tutti i gruppi di destra ricordano la scomparsa di Francesco Cecchin, morto negli anni '70. Quelli erano anni davvero "di piombo". Io stesso venni accusato per quella morte. Questo ragazzo, Francesco, morì, semplicemente, cadendo da un muretto. Ma si disse, allora, che era inseguito da un gruppo di attivisti comunisti e che io addirittura fossi il mandante. Ovviamente - ricorda Sante - tutte queste accuse caddero. Ma non è detto che questi atti di intimidazione non siano legati anche a questi tristi ricordi».

La festa di Liberazione che apre al parco, quest'anno, per la prima volta vede il contributo del forum delle donne. E il tema al centro dei dibattiti, in questo spazio di incontri, scambi, discussione e giochi sarà la "cittadinanza globale". «Senza le donne - dice Elettra Deiana, parlamentare di Rifondazione e rappresentante del forum del Prc - senza i loro saperi, le loro riflessioni, la loro esperienza, oggi non è più possibile pensare e costruire una cittadinanza in grado di rispondere ai problemi ed alle contraddizioni di questa nostra epoca. Soprattutto oggi che i diritti di cittadinanza sono messi sotto tiro da tutte le parti». Di fronte a questi temi, la violenza, l'aggressione immotivata scolora un po' ma, certo, non perde di sostanza l'intimidazione lanciata. «Credo - commenta il fatto Elettra Deiana - che si possa leggere questa aggressione anche come un duro attacco al femminismo e al contributo che le donne danno alla crescita della società. Ma questa intimidazione non rovinerà "la nostra piazza", la nostra festa. Anzi, sarà un'occasione di più per ribadire il nostro diritto a essere responsabili di noi, del nostro corpo, delle nostre scelte di vita, senza soggiacere agli imperativi etici di uno Stato che dimentica ogni ispirazione laica e dei branchi di maschi reazionari che ne approfittano per imporre il loro controllo sul territorio». La festa, dunque, ci sarà. E che festa.