Rita Borsellino, sorella del giudice assassinato dalla mafia nel ’92,
nonché vicepresidente di Libera, è intervenuta nel dibattito sulla questione giustizia e sulla circolare riguardante le scorte e non ha risparmiato accuse alla politica del nostro governo. Suo fratello Paolo, ha ricordato, dopo la morte di Giovanni Falcone un giorno le disse che non spettava a lui occuparsi della propria sicurezza, «questo è compito di altri». Eppure, di lì a poco è stato ucciso. Per Rita «lo Stato non ha il diritto di togliere le scorte ai magistrati. Anzi, non solo ha il dovere di proteggerli, ma ne ha anche il diritto. E lo sottolineo, il diritto. Ecco perché non posso sentirmi rappresentata da questo governo». Secondo la sorella del giudice, peraltro, l’attuale governo «sta lanciando continuamente segnali per far intendere, erroneamente, che ormai il problema mafia in Italia non esiste più. E questa è una vergognosa falsità». Per quanto riguarda, poi, la questione giustizia, il problema non è nato con questo governo visto che, comunque, «sono anni che in molte aree della politica italiana si lavora per screditare l’operato dei giudici» e «mi fa molto riflettere – ha concluso Rita Borsellino – il fatto che vengano sistematicamente colpiti quei giudici che indagano su questioni più o meno private di uomini di spicco della politica italiana».




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