…più fidato collaboratore
Al direttore - Ricorderà l’incipit de “Il libro del riso e dell’oblio” di Milan Kundera:
“Nel febbraio 1948 il dirigente comunista Klement Gottwald si affacciò al balcone di un palazzo barocco di Praga per parlare alle centinaia di migliaia di cittadini che gremivano la piazza della Città Vecchia. Fu un momento storico per la Boemia. Un momento fatidico, come ce ne sono uno o due in un millennio. Gottwald era circondato dai suoi compagni e proprio accanto a lui c’era Clementis. Cadeva la neve, faceva freddo e Gottwald era a capo scoperto. Clementis, premuroso, si tolse il berretto di pelliccia e lo mise sulla testa di Gottwald. La sezione propaganda diffuse in centinaia di migliaia di esemplari la fotografia del balcone da cui Gottwald, con il berretto di pelo in testa e i compagni al suo fianco, parlava al popolo. Su quel balcone cominciò la storia della Cecoslovacchia comunista. Dai manifesti, dai libri di scuola e dai musei, ogni bambino conobbe quella foto. Quattro anni dopo Clementis fu accusato di tradimento e impiccato. La sezione propaganda lo cancellò immediatamente dalla storia e, naturalmente, anche da tutte le fotografie. Da allora Gottwald, su quel balcone, ci sta da solo. Là dove c’era Clementis c’è solo la nuda parete del palazzo. Di Clementis è rimasto solo il berretto sulla testa di Gottwald”.
Ora in Italia succede questo, che Paolo Borsellino aveva un collaboratore capace, solerte e fedele, e di cui si fidava più che di ogni altro, il tenente dei carabinieri Carmelo Canale.
Canale accompagnava Borsellino dovunque, comunque e a tutte le ore, gli copriva le spalle e gli faceva scudo con il suo corpo, gli prestava, se necessario, il suo impermeabile e il suo cappello. Dopo la strage di via D’Amelio, dove trovarono la morte Borsellino e gli agenti della scorta, Canale si era appartato e non si occupava più delle indagini sulla mafia. Finché suo cognato, il maresciallo dei carabinieri Antonino Lombardo, che doveva andare a prelevare negli Stati Uniti il boss Gaetano Badalamenti per farlo deporre al processo Andreotti, dove avrebbe smentito le accuse di Buscetta, non fu calunniato e infamato e “suicidato”. Canale denunciò i calunniatori e si mise al lavoro per smascherarli e rivelare il complotto in atto contro Andreotti.
Allora spuntarono sette “pentiti” e Canale fu incriminato e processato per concorso in associazione mafiosa.
Quando il tenente Canale fu incriminato, la vedova del giudice esclamò: “E’ come se ammazzassero Paolo per la seconda volta…” .
Mentre il processo contro Canale è ancora in corso, Mediaset ha mandato in onda un filmato in due puntate su Paolo Borsellino. Nel filmato c’è tutto, dalla vita privata del giudice alle inchieste alla strage, meno quello che era stato il suo fedele e onnipresente collaboratore. Al posto del tenente Canale c’è un attore che interpreta la parte di un agente sconosciuto e mai esistito nella realtà. Di Canale nel filmato non è rimasto nemmeno il cappello che, se necessario, il tenente prestava a Borsellino.
Lino Jannuzzi
Risponde il direttore
Grazie a Lino per la splendida ricostruzione di un abominio culturale da pensiero unico e blindato. Speriamo che Mediaset capisca il malfatto, e lo spieghi a se stessa.
Su Il Foglio del 13 novembre
saluti




Rispondi Citando
Mi pareva che fosse così: ho riminescenze di un'intervista scherzosa nella quale Falcone diceva che quando entrava nel suo studio Borsellino lo salutasse romanamente per prenderlo in giro... O forse era il racconto di uno dei loro collaboratori.