.....…la polemica sul “patrimonio pubblico”.
Se facciamo un passo indietro riusciremo a capire cosa c’è in gioco. Ricordate la campagna di stampa di qualche anno fa definita “affittopoli”? Ciò che fece scandalo furono le tante case date in affitto a prezzi “irrisori” a personaggi noti, e a loro parenti meno noti ma sempre “parenti”.
Tutti sanno che l’Italia da decenni ha un immenso tesoro sepolto e improduttivo, che lentamente ma inesorabilmente si sta “consumando” mentre “nessuno?” se ne accorge.
La “Commissione d’indagine sul patrimonio pubblico voluta dal governo Craxi nel 1985 e presieduta dal professor Sabino Cassese e che terminò nel 1987 scoprì le dimensioni del tesoro: il patrimonio immobiliare dello Stato e degli enti decentrati ammontava a più di 5 milioni di ettari di terreni (Sicilia e Sardegna assieme) e più di 1 miliardo di mq di edifici. Il valore venne calcolato in circa 805 miliardi di € (il nostro colossale debito pubblico ammonta a 1378 miliardi di €).
Un tesoro sconosciuto (apparentemente), in certi casi abbandonato al degrado, in altri usato in maniera clientelare, ma che invece di produrre reddito produce oneri.
Anche “Il Sole 24 Ore” pubblicò nel ’95 due volumi su La ricchezza delle metropoli dove si racconta come la modernizzazione delle grandi metropoli europee venne realizzata proprio attraverso il ruolo strategico del patrimonio immobiliare pubblico. Pubblicazioni sull’argomento apparvero sotto la firma di Cassese, di Paolo Savona che racconta di Taiwan, e dall’Inghilterra la storia del reperimento delle risorse finanziarie all’uopo usata dal governo Thatcher con la “Right to buy policy” che ha portato negli anni Ottanta alla alienazione di oltre il 25% del patrimonio residenziale pubblico, circa 2 milioni di alloggi.
Introdurre criteri simili in Italia significa fare una rivoluzione economica, politica, civile, ma anche dar molto fastidio a tanti interessi consolidati, beneficiari della vecchia situazione e anche burocrazie o miopi istituzioni locali.
“Il problema è che ci sono i topi nel formaggio”, dice il prof. Vaciago, del centrosinistra, che concorda con il progetto Tremonti. (intendiamoci, il fatto che Vaciago sia d’accordo con il governo da solo non basta a dimostrare che il governo abbia ragione).
Giulietti, il solito diessino Giuseppe Giulietti, invece seguita a ripetere come un megafono rotto:”L’appello di Ciampi è chiaro: i beni pubblici sono di tutti e non possono essere venduti”. (intendiamoci, il fatto che Giulietti non sia d’accordo con il governo non significa che il governo abbia ragione).
Intanto invito chi legge a memorizzare il concetto giuliettiano: “i beni pubblici sono di tutti”.
saluti




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