da www.ilnuovo.it
"Ho un contratto, non dipende da me. Continuo ad essere entusiasta e penso già ai prossimi Europei". E ha concluso, a proposito dell'arbitraggio: "In noi c'è molta amarezza".
SEUL - L'eliminazione con la Corea è l'anno zero per il calcio italiano. Parla Giovanni Trapattoni, il ct azzurro: "Ci assolviamo perché le occasioni da gol le avevamo create e l'eliminazione è arrivata per situazioni esterne: però visti anche i risultati dei club è giusto parlare per il nostro calcio di anno zero".
- Trapattoni, cosa le rimane di questo Mondiale?
"Un'enorme amarezza: l'approccio era stato buono. Poi sono scattate una concomitanza di situazioni negative. Siamo andati subito in salita".
- Alla squadra invece che voto dà?
"Una sufficienza piena, ci assolviamo. In ogni partita abbiamo creato 3-4 occasioni da gol. Io accetto le critiche, ma certe situazioni possono essere viste con maggior serenità. Passata la Corea le prospettive potevano essere interessanti, con una Spagna non brillantissima. Ma siamo stati defraudati".
- Si aspettava un atteggiamento diverso?
"Oggi il calcio è business, sponsor, indotto. E con tutto ciò occorre convivere. Conosco questo mondo da quando nel '50 campavo con un panino, l'ho visto cambiare. Il calcio globale ha tutta una serie di interessi, non è che mi aspetto nulla: certo, un pò di professionalità. Arrivi qui con tanti sacrifici, poi diciamo così per incapacità veniamo eliminati: negli almanacchi comparirà solo eliminati agli ottavi".
- Perché "diciamo così incapacità"? Pensa a complotti?
"Io ritengo si tratti di incapacità. Ma dopo l'eliminazione del Giappone mi son detto: è dura, abbiamo un avversario in più. E non fatemi dire chi. Giocavamo contro il paese ospitante, nel loro stadio: non sta a me dire se è un complotto. Uno dopo tanti anni certe cose le nasa. C'è stata l'incapacità di alcuni dilettanti, segnalinee da campionati senza pressioni. Quando vedi che un segnalinee dall'Oceania, i dubbi vengono. Ho pensato che se avessimo segnato ancora avrebbero tirato fuori dal cilindro chissà cosa".
- Ha sorpreso la designazione di un arbitro ecuadoriano.
"E' vero, ma dovrei indicare una serie di situazioni, come il rigore non dato contro il Brasile. Ieri c'è stato un diverso metro di giudizio: i coreani ci potevano strattonare e non succedeva nulla. Ma io devo solo chiedermi se ho sbagliato".
- Ora, cosa intende fare?
"Bisogna ripartire, prendere atto di quel che è successo e assumere iniziative. Ripeto, assumere nuove iniziative".
- Insomma, non ha la sensazione che possa essere addio?
"Non ho affatto questa sensazione. Ho un contratto, l'ho già discusso da tempo e non ne sono pentito. Non penso tanto a quel che si dice, né al rischio di pomodori al ritorno, ma a quel che 20 milioni di italiani hanno visto. Io non intendo lasciare, poi certe decisioni spettano ad altri. Sono carico di entusiasmo come il primo giorno, e penso già all'Europeo: abbiamo un gruppo valido e non è un traguardo proibitivo".
- A qualcuno è parso eccessivo il fair play Figc.
"E' vero, può sembrare così. Ma il presidente ha già avuto pesanti scambi di opinioni: posso assicurare che ero presente a certe telefonate con persone influenti, Carraro è intervenuto per i canali diretti, e con i massimi esponenti della Fifa è entrato in merito".
- Al di là degli errori arbitrali ha rimproveri personali?
"Un tecnico si mette in causa quando non si realizzano determinate cose. Ma insisto, le sviste sono state pesanti".
- L'accusa è di Italia senza gioco. Ritiene questo Mondiale un fallimento?
"Questo può essere il momento del tutto sbagliato tutto da rifare, e in un certo senso è giusto parlare di anno zero. Però c'è anche qualcosa da salvaguardare. Non saremo stati spettacolari, ma abbiamo proposto flash di gioco. Se poi pensiamo ai 20 passaggi di fila del Portogallo - uscito prima di noi - siamo sulla strada sbagliata".
- Quali sono i rimedi?
"Alla fine contano sempre gli uomini, sono i fuoriclasse a fare la differenza. Non è detto che se studi inglese diventi un poeta. Possiamo alzarci e decidere di fare delle scuole, anche se poi il discorso generazionale è quello che è e certi uomini non si possono clonare. Prendete le ali: il Brasile ha un certo tipo di giocatori, noi no. E sono tre i ct prima di me che hanno fatto determinate scelte. Se poi vogliamo pensare agli schemi, ai disegni, d'accordo: sono belli. Ma a fare i disegni c'è Picasso, Scannavino e Fontana che taglia una tela. Insomma, decidono sempre gli individui".
- Perché Del Piero e Totti non hanno graffiato?
"Di Del Piero non posso dire nulla. Totti veniva da due mesi difficili, dovevo fare di tutto per recuperarlo e questo a volte ha condizionato le scelte. Con Totti in quella condizione soffrivamo a centrocampo. Ma non ha pregiudicato nulla".
- Ritiene ad aver sbagliato a ritardare i cambi con la Corea?
"No. Tutto era programmato per i rigori. Vieri anche spompato si portava dietro tre giocatori: Montella si riscaldava, ma non dite che lui il gol non lo sbagliava: con il Messico è andata diversamente... Poi siamo rimasti in 10, i piani sono saltati. Avrei scommesso che ai rigori passavamo noi. Ora ognuno di noi si prende la sua fetta di colpa".
- Cosa le ha detto Ciampi al telefono?
"Il presidente è stato affettuoso, si è congratulato per l'abnegazione e il cuore dei ragazzi. Ha aggiunto che essendo noi uomini di sport sappiamo che esistono anche queste situazioni. Ciampi non ha specificato, ma le situazioni possono essere gol, eliminazioni, sconfitte, o certe interpretazione. Lo ringrazio a nome dei ragazzi".
Saluti Romani
Daniele - IRRIDUCIBILI




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