... nel forum MedioOriente,
ha cancellato il thread "I Centri Sociali scatenano la Caccia all'Ebreo."
La sinistra informa, eccome, i suoi elettori !
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Giorgio


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Giorgio


____________________________________________Originally posted by GiorgioB
... nel forum MedioOriente,
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Giorgio
Tipico esempio di solidarietà tra "compagni":vedrà,caro signore,che anche questo,come il corteo romano dei kamikaze anti-Israele,verrà bollato come "dettaglio secondario"...


http://www.lapadania.com/2002/aprile...42002p06a4.htm
I sindacati, la Margherita e i Ds hanno abbandonato la marcia
che si è rivelata un inno ai palestinesi e un attacco a Israele
Una manifestazione della sinistra kamikaze
di Francesca Morandi
E dire che si fanno chiamare pacifisti. Tutto ciò che sono riusciti a concludere ieri è stato portare una nuova guerra all’interno di una sinistra già divorata dagli scontri intestini. Doveva essere un corteo nel nome di “due popoli, due Stati” quello partito ieri da piazza della Repubblica alle 150 a Roma a sostegno della pace in Medio Oriente. Doveva essere una sfilata della sinistra unitaria e «in doppio petto». Si è trasformato invece in un inno ai palestinesi e in un atto di accusa verso Israele e Stati Uniti. E nello spettacolo di una opposizione che non è in grado di gestire la propria anima massimalista che finisce sempre con il prevalere, guastando la “festa”. Ad aprire la cosiddetta “Marcia per la Pace nei Territori”, un gruppo di giovani con il volto coperto da kefiah, passamontagna e l’equipaggiamento da kamikaze hanno scandito slogan contro Sharon e contro Bush. Poco più in là altri manifestanti sopra un camion sul quale era stato issato un carro armato israeliano di cartapesta hanno fatto eco ai compagni. A far cornice a un panorama già abbastanza chiaro per quanto riguarda colori politici e ideologie, un tripudio di bandiere palestinesi, di Cobas, Disobbedienti e No-global. Molti i cartelli contro “l'occupazione dei Territori e la politica di Sharon” e striscioni tipo “Intifada fino alla vittoria”. Di fronte a un tale scenario, i sindacati di Roma e Lazio hanno ritirato la loro adesione e poco dopo anche la Margherita romana ha annunciato il suo dietro-front dalla piazza. I segretari generali dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, Stefano Bianchi, Stefania Vannucci e Alberto Sera hanno osservato «con preoccupazione che un pacifismo a senso unico rischia soltanto di esacerbare gli animi in un momento così delicato: la pace non ha né padroni né bandiere». La Margherita ha seguito a ruota affermando che «il ritiro dell’adesione da parte dei sindacati ha cambiato le condizioni per le quali avevamo aderito alla manifestazione». I Ds erano invece presenti in Piazza della Repubblica ma, vista l’aria che tirava, se ne sono ben presto tornati a casa ancor prima che la marcia cominciasse. «È una sconfitta» ha dichiarato Gavino Angius. Altri dirigenti nazionali e locali del partito, hanno lasciato il luogo del raduno spiegando che «la manifestazione, a questo punto, ha perso il suo vero valore». «Sono comparsi slogan e parole d’ordine che miravano a giustificare il terrorismo in nome della sofferenza di un altro popolo» ha dichiarato deluso Piero Fassino. «Credere di poter acquisire la pace determinando appunto una strategia politica fondata sulla sopraffazione è una scelta sbagliata» ha aggiunto il leader Ds. I rappresentanti della Fiom hanno frattanto continuato a camminare per poi ritirarsi dal corteo neanche a metà del tragitto. A quel punto pure altri esponenti Cgil, che avevano partecipato a livello individuale, hanno via via lasciato la manifestazione. Le notizie delle defezioni sono, nel frattempo, giunte all’orecchio di Vittorio Agnoletto, che imperterrito proseguiva dritto senza fermarsi e senza guardarsi alle spalle nella paura di non trovarvi che quattro gatti. «La rottura mi sembra grave e disastrosa» ha commentato il leader dei no global. Intanto, sempre a Roma, un gruppo di circa 200 rappresentanti della comunità ebraica hanno contestato con un presidio al Portico d’Ottavia «il pacifismo unilaterale» espresso dal corteo in corso nella stessa città. Palpabile la rabbia e la tensione tra i manifestanti presenti. Al raduno si è aggiunto anche il deputato della Lega Nord Mario Borghezio. «L’accoglienza degli ebrei romani è stata molto cordiale, tanto che uno degli esponenti della comunità mi ha addirittura offerto un caffè» ha raccontato Borghezio. «La mia non è stata una iniziativa politica - ha continuato -. Mi trovavo nella zona e, una volta compreso il senso della manifestazione, ho voluto compiere un gesto di doverosa solidarietà nei confronti di tutte le vittime del terrorismo». «La mia sosta, durata solo alcuni minuti, ha voluto anche significare una presa di posizione nei confronti di quella sinistra che ha lacrime solo per i morti di una parte dimenticandosi delle sofferenze dell’altra, che subìsce un terrorismo criminale». «Le nostre posizioni relative al diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese rimangono tuttavia le medesime» ha concluso.


http://www.cuntrastamu.org/speciali/isrpal2/ottavia.htm
Interviste dal quartiere ebraico di Roma
Le voci delle persone comuni nel quartiere ebraico di Roma.
articolo e interviste di Enrico Natoli
L'atmosfera è un po' tesa quando arrivo al Portico d'Ottavia, nel cuore del quartiere ebraico di Roma, a due passi dal Campidoglio. C'è un centinaio di persone in strada, qualche bandiera israeliana appesa. Le facce sono serie, le persone sembrano guardare con diffidenza chi - come il sottoscritto - non riconoscono. Mi presento a un paio di persone chiedendo loro un'intervista. Niente da fare. Poi, a forza di chiedere, di provare, qualcuno inizia a parlarmi. Arriva intanto la notizia che i DS, la Margherita e i tre sindacati hanno tolto l'adesione alla marcia di oggi perchè troppo dichiaratamente unilaterale. C'è soddisfazione per questa scelta politica.
Qui sono tante le persone che dichiarano di essere nate politicamente "a sinistra" e che oggi sono difese unicamente dalla destra. "Roba da non crederci", dicono, riservandosi di decidere poi nell'urna elettorale come valutare questa realtà dei fatti.
Non ho trovato una persona che mi abbia detto di appoggiare senza riserve le scelte di Sharon, ma al di là delle valutazioni personali quello che colpisce un semplice cittadino come me è il "senso di accerchiamento" che sembrano provare molte persone.
Rimango a parlare per una decina di minuti con un signore di bell'aspetto, sui quarantacinque anni, il quale quasi si commuove quando mi racconta di Gerusalemme e dell'aria mistica e "diversa" che si respira lì, così come ad Assisi: "Anche se hai una religione diversa, lo sai che è così: che in questi posti esiste qualcosa che non ti sai spiegare...". Eppure, questo signore dice che si è stufato del fatto che Israele è considerato l'unico responsabile di tutte le disgrazie dell'area mediorentale, e che ha una gran voglia di sfogarsi. "Ma insomma, se qualcuno ti aspetta sotto casa tutte le mattine per insultarti, dopo un mese glielo dai una cazzotto, no? Ebbene, io mi sento così".
Tensione un po' ce n'è, anche se si capisce che questi "cazzotti" non voleranno. Si commentano con amarezza ma soprattutto rabbia i volantini che provengono dal corteo "filopalestinese". Il quotidiano Libero (che personalmente non trovo tanto obiettivo e forse non vuole neanche esserlo, ndr) è esposto un po' ovunque. Il titolo pressappoco è: "Israele ci restituisce Agnoletto, purtroppo". Alla faccia dell'appello del Presidente del Consiglio quando diceva che "Bisogna abbassare i toni"... comunque, questa è un'altra storia. Mi auguro che le interviste riportate qui servano a far capire il punto di vista di queste persone.
Un uomo
Siamo qui a presidiare la piazza, gli ebrei di Roma ma non solo, in gradita compagnia delle forze di polizia che gentilmente si sono prestate anche loro in nostra difesa e in difesa del luogo.
Siamo molto, molto soddisfatti del fatto che le compagini sindacali e alcune politiche hanno ritirato l'adesione alla manifestazione di oggi, al corteo esclusivamente filopalestinese, quindi non un corteo pacifista. Il corteo sarà quindi il solito corteo di noglobal, spacifisti, che tendono solamente a colpevolizzare un'unica parte: Israele, come al solito.
A Novembre abbiamo partecipato alla marcia per la pace. Abbiamo lamentato la mancanza di simboli israeliani insieme a quelli palestinesi, in rappresentanza dei due popoli. Cosa si può fare da qui in avanti per avvicinare la popolazione comune?
Una piccola rettifica: mi sembra che a quella manifestazione - a cui non ricordo se abbiamo partecipato o solo assisitito - qualche bandiera israeliana portata da veri pacifisti (i Verdi, i Radicali) ci fosse. La verità è che queste bandiere sono state prese e bruciate dai soliti spacifisti, noglobal. Cosa si può fare... purtroppo gli animi sono surriscaldati per quel che riguarda le compagini in campo e le componenti ebraico-islamiche dell'Europa e anche in Italia. Quello che si può fare è cercare di risvegliare l'opinione pubblica Italiana, riportandola ad una realtà che non è così completamente demonizzabile dalla parte israeliana. Israele non può essere vista come unica responsabile di atti sanguinosi, azioni sanguinarie... è un ritornello che veramente ci ha stancato.
Personalmente sono ebreo, di sinistra, sono sempre stato di sinistra, ho militato da giovane in diversi partiti anche extra-parlamentari. Poi piano piano mi sono reso conto che la sinistra ha fatto una gran fatica. Anche se devo dire che le posizioni di molti DS, come Fassino, Fiano di Milano, come i Viktor Magiar, nostri, di Roma, hanno contribuito al ritiro dell'adesione alla manifestazione di oggi. Le coscienze si devono indirizzare verso la necessità di creare questo stato Palestinese, nel quale Israele abbia la certezza matematica di frontiere sicure.
La popolazione Italiana, come tutti gli Europei, si deve rendere conto di questa forte e stringente necessità degli israeliani e degli ebrei nel mondo, che hanno in Israele l'unico baluardo statuale esistente. Debbono capire il sentimento di paura e di aggressione anche psicologica che evidentemente provoca un atteggiamento di riaggressione.
In questo momento il governo Israeliano rappresenta efficacemente il popolo Israeliano, quello che ha paura di uscire di casa perchè può finire vittima di un attentato?
Beh, per quel che riguarda la risposta militare sicuramente sì. Abbiamo visto in questi giorni che l'adesione alla azione governativa è cresciuta, anche a più del 60-70% che è la cifra riportata dagli ultimi sondaggi.
Israele ha bisogno di sicurezza: se lo devono mettere in testa le cancellerie europee, se lo devono mettere paesi come l'Italia, dove all'interno ci sono troppe spinte all'interno di questo "terzomondismo".
I Palestinesi hanno tutto il diritto di pretendere e di avere uno Stato, questo è certo, ma non sulla pelle dei civili. Il dialogo si fa con le parole e non con le bombe. Oggi la reazione militare israeliana è una risposta alla richiesta di sicurezza dello stato di Israele.
A questo punto si inserisce un uomo che contesta l'eguaglianza tra azione militare e azione terroristica. L'uomo che intervisto risponde così:
- Se usano i kamikaze come arma militare avranno la risposta dall'esercito. Una dinamica di tipo militare è quella di ieri, dove uno sharid, un martire, o chiamatelo come volete si è fatto esplodere in mezzo a un gruppo di soldati israeliani.
- Ma non è un'azione militare, è un'altra cosa. Io non sono d'accordo sulla reazione di tipo militare che ha avuto Israele, con tutto il rispetto per il popolo israeliano. Perchè un atteggiamento di questo tipo provoca un'escalation.
- Amico mio, io le rispondo come ebreo, come qualcuno che vive nei propri geni una storia millenaria di persecuzioni, di rischio di estinzione, dunque sono sicuramente di parte. Però le dico: non posso neanch'io rispondere perchè bisogna andare lì e vivere. Bisogna andare lì con dei figli che non possono uscire. Si ricordi: Israele è un paese democratico, un paese di tipo occidentale, svolge una vita come quella che fa lei. Come si fa a vivere con la paura addosso?
- Amico mio, come mi ha detto lei, sono solidale col popolo israeliano come con tutti i popoli del mondo. Quello che contesto è la risposta israeliana. Secondo me una risposta pacifica al terrorismo avrebbe portata a una non escalation militare.
- No, questo assolutamente no. Questo che lei dice è stato smentito dai fatti. Quando Rabin ha attuato questo tipo di comportamento, Rabin portava avanti la pace sotto le bombe. Questo voi lo dimenticate troppo facilmente. Le bombe sono continuate a scoppiare nonostante dopo Rabin sia venuto Peres, poi Barak, fino ad oggi.
Marco Mieli
Cosa fate oggi? Un presidio, una protesta?
Un presidio no, perchè noi abbiamo piena fiducia nelle forze dell'ordine qui presenti. E' un segno di protesta contro la vergognosa disinformazione che si sta facendo sulla drammatica, tragica situazione mediorentale. E' un grido d'allarme e di dolore contro la disinformazione. Qui nessuno vuole la distruzione e l'umiliazione dei palestinesi.
Tutti siamo d'accordo su "Due popoli, due stati", ma che sia veramente questo. Qui nessuno è contento di ciò che sta facendo Sharon perchè quando muore un palestinese è uguale a quando muore un soldato israeliano.
Quando parliamo di soldati, ricordiamoci che stiamo parlando di ragazzi di 18-20 anni che hanno ancora tutta la vita davanti.
Credendo nella pace come un valore, siamo un po' disperati. Quando c'è Israele di mezzo, da una parte e dall'altra spesso si alzano i toni, si giunge all'esasperazione dei gesti, dei concetti, delle azioni conseguenti. Come si esce da questo schema?
Israele è un paese come tutti gli altri. Non è una riparazione alla shoah, cioè alla distruzione del popolo ebraico. Sono duemila anni, dalla diaspora, che ogni preghiera finisce con la frase "le-shanabà bi-ieruscialaiym" (ringrazio Marina Morpurgo di Diario per avermi inviato la trascrizione esatta, ndr), cioè "L'anno prossimo Gerusalemme". Questo è il nostro motto, chiamiamolo così.
Faccio una breve sintesi del sionismo, che tanti paragonano al razzismo, ma non è così. E' vergognoso che ci sia questa interpretazione. Il sionismo è un movimento di liberazione del popolo ebraico. Dopo l'affare Dreyfuss Teodoro Herzl chiese se era giusto creare uno stato ebraico. Dove, se non in Palestina, visto che gli ebrei da duemila anni rivolgono le loro preghiere a Oriente, verso est, verso il cosiddetto Muro del Pianto, verso l'unico pezzo rimasto del Tempio di Salomone?
Il movimento sionista è nato nel 1900, ben prima dell'avvento di Hitler al potere e della Shoah. Quindi lo stato di Israele non è una riparazione alla Shoah, è un paese come tutti gli altri: ci sono brave persone, ci sono delinquenti, prostitute, i ladri. Ricordiamoci che Israele è l'unica vera democrazia in tutta l'area mediorentale, anche l'Egitto che sembra all'avanguardia coi diritti umani, in realtà è ancora indietro: gli omosessuali, ad esempio, vengono ancora segnalati e arrestati. Nel Parlamento Israeliano ci sono parecchi parlamentari arabi. Il tenore di vita degli arabi in Israele è al di sopra rispetto a quello che hanno negli altri stati. Quando si parla di Israele, quindi, chiediamo di parlarne in modo obiettivo. Questa obiettività finora non c'è stata.
La seconda Intifada è una vera e propia guerra civile. La prima è stata quella dell'87 combattuta con le pietre, quella di oggi è combattuta con gli esplosivi, con i kamikaze, con le mitragliatrici. Qualsiasi altro stato democratico avrebbe reagito come reagisce Israele oggi in salvaguardia della vita dei propri cittadini. Ricordiamoci: i kamikaze non si possono giustificare come atto di terrorismo. Al limite, potrebbero essere giustificati quegli atti che colpiscono i soldati nei Territori Occupati, ma non quelli nei caffè di Tel Aviv, di Gerusalemme. Non quelli davanti a un albergo dove si sta festeggiando la Pasqua, un momento solenne nella storia ebraica.
Questo terrorismo non va mai giustificato. Questo dovrebbero ricordare le forze politiche che condannano Sharon oggi.
Vedo una costante enfatizzazione nelle notizie riguardanti Israele e gli ebrei. Israele ha diritto di vivere, tutti gli stati arabi nelle loro cartine geografiche riportano Israele come "Entità sionista", quindi con un disprezzo enorme.
Questo di cui parli riguarda principalmente Israele. Tu sei di Roma, vivi a Roma. Come influiscono questi fatti nella tua vita di tutti i giorni?
Io non mi sento minacciato personalmente, come successe cinquanta anni fa. Però provo un disagio forte, che non avevo mai provato. Non per me stesso: soprattutto per i miei figli. Io ho due figli piccoli, quando li vedo la sera sono preoccupato per loro. Un terzo figlio, in questo momento, vorrei averlo ma allo stesso tempo non vorrei perchè ho paura per il mio futuro.
Se dovesse succedere qualsiasi cosa, sono pronto a morire non come quelli, che chiamo miei fratelli, morti nella Shoah che sono stati mandati al macello -faccio un ragionamento per assurdo-, ma con le armi in pugno. Io oggi mi sento solo. Se Israele - Dio non ascolti le mie parole - verrà distrutta, nove persone su dieci penserebbero che "ce la siamo cercata".
L'altro giorno stavo al lavoro, una signora anziana mi ha detto: "Io ho odiato i tedeschi per quello che hanno fatto agli ebrei, ma sapesse quanto odio gli ebrei per quello che stanno facendo ai palestinesi". Ecco, questa relazione ebrei-nazisti e palestinesi di oggi-ebrei di ieri è una cosa abominevole.
I palestinesi devono ringraziare Allah tutti i giorni: se subissero anche un millesimo di quello che è stata la Shoah nazista... loro forse non lo sanno quello che è stato. Dunque, molta solitudine. Preoccupazione no, perchè confido nella democrazia Italiana.
La storia è maestra di vita, quindi può insegnarci a non far accadere quello che è successo. Magari può succedere qualcosa in altre forme. Comunque io mi sento solo. Come comunità ebraica siamo soli perchè difendiamo Israele. Questo signore qui davanti a me si chiama Pietro Terracina, ha avuto la famiglia sterminata nei campi nazisti, è rimasto solo a 17 anni. Oggi lui è qui con noi per combattere la disinformazione. Io tutti i giorni scrivo lettere ai giornali, non ricevo quasi mai risposta, però qui oggi posso farmi sentire.
Nel nostro sito ospitiamo molto volentieri una voce come la tua.
Io il tuo sito non l'ho mai visto, ora che so che esiste l'andrò a visitare spesso. Esistono dei siti come www.informazionecorretta.com che prende gli articoli pubblicati dai quotidiani italiani e li corregge secondo quello che esiste davvero. C'è anche www.israele.net, che è un sito che fa informazione corretta.
Dall'altra parte, vatti a guardare www.radioislam.com, un sito vergognosamente antisemita, in cui scrivono anche giornalisti Italiani - quello di "avvenire" c'è sicuramente -, dove ci sono ancora i Protocolli dei Savi di Sion, cioè una carta scritta ai tempi degli Zar, che è ritornata fuori oggi!
C'è anche il sito dei riservisti dell'esercito Israeliano che si rifiutano di operare ancora nei territori Occupati. Che ne pensi di loro?
Io non posso giudicare nè quelli che rifiutano di combattere, nè quelli che combattono. Io vivo qui, ho degli amici giù che hanno lasciato le famiglie per andare a combattere, e quella è guerra vera. Si spara e si muore a trenta, venti, dieci, cinquanta anni.
Non giudico queste persone, come non giudico chi ha lasciato Israele facendo finta di andare in vacanza.
E' come le lingue straniere: chi vuole imparare una lingua straniera deve andare sul posto, così per giudicare una questione come quella israelopalestinese, o quella della bosnia, o quella cecena bisogna andare lì.
Dunque, provo il massimo per i riservisti che hanno rifiutato.
Ho provato pochissime volte la sensazione di morire, e credimi, non è una sensazione bella. Ringrazio Dio tutti i giorni per la pace che ho qui, ma provo pena per i parenti e amici che ho in Israele.
Il signor Arafat sta riuscendo a fare ciò che gli eserciti arabi non sono riusciti a fare in cinquant'anni di storia dello stato di Israele. Sta distruggendo lo stato ebraico, lo sta divorando dall'interno come un cancro. Torno a ripetere, io non sono a favore della politica di Sharon, io sono per "Due popoli, due stati".
Una premessa importante che avremmo dovuto fare è che se siamo qui oggi e solo ed esclusivamente perchè Israele ha sempre vinto le guerre che è stato costretto a combattere.
Si avvicina un signore: "E non le ha vinte contro quattro inermi indifesi, ma contro gli eserciti! Mi sono spiegato?".
Ti dico una frase di un signore molto anziano che vive in Israele, costretto ad emigrare nel '38 nell'allora Palestina mandataria a causa delle leggi razziali: "Ricordiamoci che combattere per Israele non è la stessa cosa che combattere per qualsiasi altra nazione." L'Italia, al pari della Francia, quando sono state occupate sapevano cosa avrebbero perso. In israele non c'è alcun dubbio: la prima guerra persa sarà la distruzione, la seconda Shoah. E' un destino che nessuna nazione può condividere.
Perchè è così?
Perchè risorge l'odio per l'ebreo. L'odio antico, l'odio mai sopito.
Nel '38, quando uscirono le leggi razziali, c'erano persone che neanche sapevano di essere ebree. Primo Levi, ad esempio, era un ebreo laico, non celebrava le festività. In quanto ebreo, però, fu spedito nei campi di sterminio. Questo è l'odio.
Nei paesi arabi c'è un odio antisemita, importato dall'Europa, che è qualcosa di vergognoso.
Ieri sera a Sciuscià Magdi Allam, uno dei giornalisti più equilibrati insieme a Tahar Ben Jalloun, ha detto chiaramente una cosa che doveva far sobbalzare tutti i pacifisti come la signora Morgantini, Luca Casarini da Gerusalemme o quel Bettin.. ha detto chiaramente che il Mufti della Mecca ha affermato "di distruggere gli ebrei - o come ci chiamano, gli "yahud" - ovunque essi si trovino". Questo è gravissimo. E ricordatevi che dopo gli ebrei verranno i cristiani. Perchè noi siamo i "cugini", i cattolici sono gli "infedeli".
Interviene ancora il signore di prima:
E' giustificato il comportamento del signor Bin Laden che promette 100.000 dollari per ogni occidentale ucciso?
Saddam Hussein ha dato 25.000 dollari a ogni famiglia palestinese che ha un "martire" come li chiama lui, i terroristi suicidi. Sharon è venuto sei mesi dopo l'inizio della seconda Intifada. Ricordiamoci che Barak aveva offerto quello che nessun capo di stato israeliano aveva offerto prima.
Dal '48 al '67 negli stessi territori che oggi i palestinesi reclamano, compreso il muro del Pianto che allora era in mano giordana, agli ebrei era vietato l'accesso. I giordani ci facevano la pipì sopra al Muro del Pianto, in segno di disprezzo.
Dopo la guerra dei sei giorni, a Gerusalemme per prima cosa sono state cosegnate al Mufti le chiavi della Moschea. C'è il massimo rispetto.
In Israele le tre religioni monoteiste hanno il massimo rispetto, cosa che non accade in altri posti. In Israele vivono tre milioni di arabi. I paesi arabi dal' 48 si sono svuotati. Il signor Viktor Magiar, consigliere comunale dei DS, è un rifugiato libico. Lui conosce i pogrom arabi...
Sentendoti dire queste cose, è evidente che c'è una ferita ancora aperta. Ma non sei stanco di fare questi discorsi?
Il mio sogno sarebbe quello di gridare con la bandiera Israeliana dalla cima del colosseo... mi sento impotente. Ecco perchè scrivo tanto ai giornali, questa è la mia rabbia. Io sono stanco del mio silenzio, ma sono anche stanco di urlare perchè nessuno mi ascolta. Se potessi queste parole che ho detto a te le ripeterei dal palco di piazza del Popolo... io quei ventimila che sono scesi in piazza nell'altra manifestazione li giustifico, perchè capiscono quello che leggono. Ecco perchè ritorniamo al discorso della disinformazione. Oggi, se c'era un'informazione corretta, invece che essere ventimila per la Palestina, sarebbero stati ventimila per "Due popoli, due stati". Ma loro non vogliono, perchè anche la manifestazione del 9 marzo non è stata pacifica. Perchè molti ebrei di Roma - magari gli stessi che in due giorni, in quarantotto ore sono stati cacciati via dalla Libia - leggono i titoli dei giornali arabi, e leggono "Della Palestina vogliamo tutto" oppure "Israele va distrutto".
Come nel '91, quando Israele non rispondeva agli Scud: "Pace vera, pace vera, Israele sottoterra" oppure "No alla guerra, no alla guerra, Israele sottoterra". Questi erano gli slogan.
Israele e gli ebrei sono bravi, belli e simpatici solo quando non rispondono: quando alzano la loro voce per far valere i propri diritti, allora non va bene.
Israele disattende le risoluzioni dell'ONU? E' vero.
Peres che è una "colomba", ha detto: "Israele non sta combattendo una guerra di prestigio, di facciata, ma per la propria sopravvivenza".
Eppure prima dicevi che non sei particolarmente d'accordo con Sharon, come molte altre persone che ho sentito. Ma chi è allora che appoggia Sharon?
La seconda Intifada è iniziata a settembre del 2000. Tutti dicono dopo la visita di Sharon alla spianata delle Moschee, ma questo lo sanno anche i bambini che è una falsità. Era già stato preparato tutto a tavolino quando il signor Arafat, rifiutando gli accordi di Camp David, ha preferito una guerra contro gli israeliani - più conveniente dal punto di vista mediatico - piuttosto che una guerra civile, col rischio della sua morte stessa, perchè avrebbe fatto la fine di Sadat.
Ricordiamoci che l'unico capo arabo che è riuscito a fare la pace con Israele è stato Sadat, ed è morto per questo. Però Egitto ha ottenuto la restituzione dei territori occupati, del Sinai. Nel Sinai c'è una città, Yamit, in cui abitavano cinquantamila persone; Israele l'ha smantellata per restituire tutto all'Egitto. E lì c'erano pozzi di petrolio, quindi a Israele forse conveniva più tenere il Sinai che occupare la Cisgiordania. Israele ha dimostrato che se si vuole la pace, fa la pace. Ma non può stare in una posizione di debolezza.
Ti faccio un esempio pratico: si torna ai confini del '67, Israele si ritira dai territori Occupati, si smantellano tutte le colonie esistenti: e se poi continuano a lanciare bombe?
E la vergognosa richiesta di quattro milioni di profughi nello stato di Israele? Qualcuno dovrebbe dire ad Arafat: "Bello, te li riprendi a casa tua". Il mondo è pieno di profughi.
Nel '48 settecentomila ebrei arabi dalla Siria, dall'Iraq e dall'Egitto sono partiti in quarantott'ore! Io ho una zia che nel '67 è partita in tre giorni, e ha lasciato tutto lì...
Mi state raccontando cose che fanno continui riferimenti al passato. A me sembra che la seconda guerra mondiale - e voi sembrate darmi la conferma - abbia lasciato in sospeso troppe questioni, che non si sia ancora conclusa...
Il problema da porsi oggi forse è: se tu che sei ebreo hai davanti un palestinese, come gliela proponi questa benedetta pace, a prescindere da quello che dice lui?
Il signore anziano: Io gliela tenderei la mano, per vedere se la vuol fare davvero questa pace.
Nel '2000 gliel'hanno tesa la mano, il problema è che quelli hanno tentato di tagliarla.
Mi parli di ferite per le quali ci vorranno anni perchè siano riemarginate...
Io parlo a titolo personale. Se fossi a capo del governo farei questo, un'utopia:
- chiamerei i rappresentanti dei coloni e direi: Cari amici, avete sei mesi per tornare nei confini del '67. Se volete tornare, bene, altrimenti restate sotto l'Autorità Palestinese: come ci sono gli arabi israeliani, ci saranno gli ebrei palestinesi.
- Dopo cinque mesi, chiamo tutti gli ambasciatori europei e dico: da qui a trenta giorni mi ritiro da tutti i Territori Occupati, da Gerusalemme. Il primo sassolino, non la prima bomba: il primo sassolino che viene tirato, vado in Palestina e distruggo tutto.
Ma in questo modo non si dà troppa voce in capitolo al terrorismo?
Beh, questa è la mia soluzione. Se loro dicono: ""Finchè c'è l'occupazione, ci sarà il terrorismo", allora io mi ritiro dentro i confini. A quel punto il terrorismo non ha più ragione di essere.
Ma in realtà io che faccio questo discorso sto qui, sono tranquillo. Lì c'è l'odio vero. Da una parte e sicuramente anche dall'altra.
Però ricorda che nell'82 Peace Now Israeliana ha portato in piazza 400.000 persone. In Israele esiste un movimento pacifista, anche se oggi forse sono rimasti pochi. Dall'altra parte vedo solo bandiere israeliane bruciate, messe a far da teppetino, manifestazione della "jihad" con uomini imbottiti di tritolo...
Io spero che anche questo che tu dici sia frutto della massiccia disinformazione di cui tu parlavi.
Non lo so. Visto che navighi in Internet, ti segnalo www.radioislam.com, i siti iraniani, tutti quelli libici... poi mi vieni a dire se i paesi islamici la vogliono fare la pace con Israele. Ti ricordo ancora che nei libri di questi paesi non ci sono le cartine di Israele.
Se tu vieni una volta in sinagoga non sentirai mai una parola di odio, anche dopo gli attentati di dicembre in cui morirono quaranta persone, il rabbino capo Toaff pronunciò dei salmi di pace.
In confronto al Mufti della Mecca che parla di sterminio degli ebrei... nelle loro televisioni ci sono ancora le leggende medievali sulla Pasqua, secondo le quali il pane azzimo viene fatto col sangue dei bambini! Non ti parlo di singoli o piccoli siti internet, ti parlo di informazione di Stato.
Ricordiamoci Assad, il figlio Bashar, non Afez, che ha detto quando il Papa visitò la Siria, che gli ebrei sono deicidi. Addirittura Forattini ha fatto una vignetta vergognosa, in cui un carrarmato entra nella mangiatoia e Gesù chiede: "Mica vorrano farmi fuori un'altra volta?"
Grazie a Giovanni XXIII, che è stato un Papa eccezionale, nel Concilio Vaticano II del '66 siamo stati "sdoganati", per dire una parola che si usa in politica, dall'accusa di essere deicidi, perfidi giudei.
Ora rivediamo queste cose, ci accusano di dissacrare i luoghi sacri della cristianità, ma guardate che i palestinesi che sono nella Chiesa della Natività sono entrati con la forza.
Addirittura padre Ibrahim, quando parlava l'altro giorno dalla Chiesa, non diceva "Gli israeliani ci assediano", ma "gli ebrei ci assediano", e lo ha ripetuto tre volte. Un padre francescano, eh?
Giorgio Heller, 35 anni
La prima domanda è proiettata verso il futuro. Cosa ti aspetti che succederà adesso per risolvere questa situazione?
Spero che i palestinesi - non voglio fare come loro, che ci dividono in israeliani buoni e cattivi... i palestinesi: perchè la pace si deve fare con tutti, non si può fare una pace a metà - capiscano che la pace è un qualcosa che serve a tutte e due i popoli perchè secondo me non l'hanno capito. Lo dimostra il fatto che piangono come eroi le persone che mandano a uccidere altre persone.
E questo non è fare una guerra, è contro natura, vuol dire non esserci proprio col cervello. una cosa è fare una guerra, una cosa è fare una lotta di resistenza. i palestinesi non fanno una lotta di resistenza. Questa è una cosa che viene sicuramente da anime disperate, perchè io non sto dicendo che la loro situazione sia tranquilla per prendere decisioni. Ma sicuramente ci dev'essere qualcosa che fa scattare una moolla nei loro cuori, perchè non si può pensare di continuare ad uccidersi per uccidere.
L'opinione pubblica internazionale, i governi, fanno più danni che altro? Ho l'impressione che ci siano silenzi colpevoli, oppure spesso si vanno ad aggiungere parole pericolose, che allontanano il processo di pace. Che ne pensi?
L'unico modo per aver i titoli per certificarsi mediatori è quello di essere equilibrati. Chi parte con pregiudizi e ignoranze non può avere questi titoli. Mi dispiace dire questo, perchè questo sbaglio lo sta facendo anche l'Europa, che avrebbe tutti i titoli democratici per mediare. Ma non sta mediando, e sappiamo tutti il perchè: l'Europa è molto dipendente dal petrolio arabo e anche se di queste cose non si parla nel tg e negli approfondimenti, sono cose da cui non si può prescindere per capire i motivi per cui non si agisce in maniera forte ed equilibrata.
Hai fiducia nella comunità Internazionale? Credi al ruolo dell'Onu nella funzione di interlocutore e mediatore equilibrato?
Sai, se si parte dal presupposto che nel consiglio di sicurezza dell'Onu siede la Siria, che mi sembra che quasi tutto l'occidente ha qualificato come un paese che finanzia e supporta il terorrismo internazionale, è difficile riconoscere nell'Onu un interlocutore.
Poi si scende nell'oggi: vedo che il partito di Rifondazione Comunista oggi parla delle risoluzioni dell'Onu, le stesse che rifiutava quando si trattava di dare appoggio all'intervento in Afghanistan.
Noi come cittadini cerchiamo di proporre la pace a partire dalle nostre vite, che ci sembra il massimo che possiamo fare. A tutt'oggi, però, ci sembra che chi decide effettivamente se la pace si faccia o meno stia fallendo, sia da una parte che dall'altra. Non ci sembra che la politica di Arafat sia convincente per garantire una pace duratura, nè quella di Sharon. Così come non ci sembra adeguata la posizione di Comunità Europea e Stati Uniti. Sei d'accordo su questo? Se sì, ma da chi deve venire questa decisione di dire "Rimettiamoci al tavolo, come persone civili", per parlare di come costruire una pace duratura?
Guarda, quello che tu dici è talmente giusto e talmente sotto gli occhi di tutti che mi fa pensare che la pace forse qualcuno non la vuole. Ora è capire dov'è questa persona che non vuole la pace. Torno a ripetere, gli interessi economici fanno la ragione vera per cui non si arrivi a questa pace. Ma nessuno mai ce lo dirà, ovviamente. Interessi economici, che diventano poi interessi politici e purtroppo non vedo luce all'orizzonte. Purtroppo vedo un gran buio.
Tu vivi a Roma da sempre?
Sono nato a Roma, mia madre si vanta di avere in famiglia generazioni e generazioni di romani, mio padre un po' meno, ma comunque...
E questa situazione si riflette nella tua vita di tutti i giorni?
Guarda, io sono un consigliere della Comunità Ebraica, ma non sono mai stato chiuso solo all'interno della Comunità. Conosco tante persone, mi conoscono come persona, come romano... come romanista! Io sono stato sempre rispettato da tutti in quanto persona. Non posso dire di sentire un'atmosfera strana attorno a me. Sento certamente qualcosa di antiebraico, ma personalmente no.
Non c'è aria di attentati come è successo a Marsiglia?
Io spero di no. Certo nessuno ce lo avvertirà mai prima. A me fa ridere chi dice che sente il clima da attentato, oppure che sente che non succederà niente. La storia ci insegna che nessuno avverte prima... qualcuno che vorrebbe fare qualcosa di sbagliato c'è sicuramente, però io mi auguro che questo non succeda.
L'ultima domanda è forse un po' superficiale, fatta a tremila chilometri di distanza, senza avere quindi la percezione esatta, sulla mia pelle, di ciò che avviene oggi in Israele. Se tu avessi davanti un palestinese cosa gli proporresti, cosa gli diresti, avresti qualcosa da dirgli?
Guarda, io purtroppo la percezione ce l'ho, perchè ho una sorella che vive a Nethanya, con quattro figli. il marito l'ha conosciuto quindici anni fa all'Hotel Park, quello che è stato fatto saltare in aria con ventisei morti la settimana scorsa.
Tu hai detto che questa è una domanda superficiale, e purtroppo non lo è.
Io ti dò una risposta superficiale, gli direi: "Facciamo la pace".
Spengo il registratore. Giorgio ha le lacrime agli occhi, si scusa perchè si è commosso. Mi racconta delle liti al telefono con sua sorella che manda i figli a scuola con l'autobus. "Sei matta? E' troppo pericoloso!" le dice lui. La risposta è tanto inevitabile, forse, quanto angosciante: "Che altro dovrei fare? Dobbiamo continuare a vivere, qui".
Alla fine, il dramma del popolo Israeliano di oggi forse si trova più in queste ultime righe che non in pagine e pagine di accuse reciproche, di accordi falliti e fatti fallire, di carrarmati, di bombe, di estremismo religioso, di sbagli fatti da una parte e dall'altra. Chi ha i mezzi per fermare l'odio lo faccia, da subito: questa può essere la nostra unica richiesta.
Noi cittadini non possiamo restare indifferenti e accontentarci di risposte facili, dove l'una o l'altra parte fa da vittima e gli altri sono carnefici. Ancora una volta, non si tratta di appiattire le differenze, non si tratta di dire sono tutti uguali. Non siamo tutti uguali, c'è poco da fare.
Ma credo che sia fondamentale che tutte le persone non direttamente coinvolte nella vita quotidiana dalla tragedia israelopalestinese e che si occupano di questa situazione non gettino ulteriore benzina sul fuoco. In questo hanno una resposabilità cruciale i giornalisti e tutti coloro che diffondono le informazioni.
Chi può inizi a ragionare, a confrontarsi davvero con chi sta "dall'altra parte" perchè la pace, come dice saggiamente Giorgio, l'ultima persona intervistata, si deve costruire con tutti, anche - e forse soprattutto - se l'interlocutore non ci piace.


http://www.shalom.it/11.01/U.html
Il discorso del Presidente Paserman in occasione della cerimonia commemorativa del 16 ottobre
"Mai come ora dalla parte di Israele"
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Promossa in collaborazione con la Comunità di S. Egidio, si è tenuta anche quest'anno la fiaccolata commemorativa in ricordo delle prime deportazioni avvenute a Roma il 16 ottobre 1943.
Nell'occasione il Presidente della CER, Leone Paserman, ha tenuto un breve discorso che pubblichiamo integralmente.
"Mai come in questi tempi così difficili, sento il desiderio di ringraziare gli amici della Comunità di S. Egidio per avere voluto anche quest'anno rinnovare questa fiaccolata in memoria della prima grande razzia degli ebrei romani ed avere così ancora una volta voluto testimoniare con coraggio la loro fratellanza, nonostante il raffreddamento ultimamente sopraggiunto nei rapporti ebraico-cristiani, che mi auguro vengano presto riavviati.
La nostra Comunità Ebraica ha passato momenti molto dolorosi nel corso della sua storia; oggi viviamo come tutti la psicosi e la paura che attanagliano l'intera società occidentale, a causa dell'attentato alle torri gemelle di New York, ma noi ebrei ben conosciamo il pericolo del terrorismo palestinese che ci costringe da 30 anni, dalle Olimpiadi di Monaco del 1972 a difendere le nostre sinagoghe con la presenza della polizia e dei carabinieri- cui rinnovo il nostro ringraziamento per il loro impegno e il loro spirito di servizio-; conosciamo cosa significhi vivere con l'incubo di dover evacuare le nostre scuole o di blindarle con grate odiose.
Ora ci aspetta una sfida più difficile: quella di non lasciare solo Israele.
Siamo stati per secoli il capro espiatorio di tutti i misfatti che avvenivano in Europa; anche oggi è presente la tentazione di attribuire la responsabilità indiretta di quanto è accaduto negli Stati Uniti allo Stato d'Israele, colpevole semplicemente di non volere accettare il proprio suicidio politico e la propria sparizione come stato indipendente ebraico, unico stato democratico del Medio Oriente.
Persino il Presidente del Consiglio, per scusarsi di una sua infelice espressione sulla superiorità della civiltà occidentale e nel tentativo di riparare l'offesa gratuita portata al mondo islamico, si è affrettato a sostenere la causa di uno stato palestinese; anche noi auspichiamo uno stato palestinese e ci rammarichiamo che questo non si sia costituito subito nel 1948, parallelamente alla costituzione dello Stato d'Israele, in attuazione della risoluzione delle Nazioni Unite, o nei 19 anni che trascorsero dopo, fino al 1967, quando quelli che ora vengono definiti "territori occupati", compresa Gerusalemme, erano si occupati, ma dall'Egitto e dalla Giordania.
Non possiamo ignorare la storia; dobbiamo andare alle radici del conflitto; e non possiamo nemmeno privilegiare un pragmatismo contingente a scapito dei nostri valori morali fondamentali.
Quello che è successo a Durban, un mese addietro, è stato un campanello d'allarme che in pochi abbiamo avvertito. Non tanto l'aberrazione di equiparare il Sionismo al razzismo, Israele all' apartheid, quanto l'acquiescienza ed il silenzio di gran parte del mondo; ancora una volta dobbiamo essere grati alla grande democrazia americana che non ha esitato a reagire con la massima energia e ad abbandonare la Conferenza sbattendo la porta, in difesa dei principi etici universali, impedendo che venisse commesso un crimine ideologico non meno orrendo.
E' nostro dovere difendere Israele con tutte le nostre forze e la prima battaglia in cui tutti abbiamo il dovere di essere coinvolti è quella contro i Media.
Devo con rammarico ribadire la mia accusa, in primo luogo contro la Rai, contro la faziosità di giornali come Il Manifesto, Liberazione e La Repubblica che ci danno spazio quando c'è da criticare il Governo Berlusconi e ce lo negano quando vogliamo difendere Israele.
E' molto imbarazzante, dover vedere difese le ragioni d'Israele da uomini di AN ed assistere impotenti alle esternazioni antisemite ed antisioniste, perchè oggi dopo Auschwitz, l'antisemitismo è l'antisionismo, di Bertinotti, di Agnoletto e Casarini. Se questa è la sinistra che ci difende dai rigurgiti neofascisti e ci pugnala alla schiena su Israele non ho dubbi con chi dobbiamo stare: con tutti coloro che dimostreranno di essere, mai come adesso, dalla parte d'Israele.
Lo dissi in un mio appello prima delle elezioni e lo ribadisco ora più che mai. Non svenderemo mai la nostra battaglia in difesa d'Israele per fare quella antifascista e non svenderemo mai la nostra battaglia antifascista per difendere le ragioni d'Israele. Il passaggio è stretto e i due argomenti non sono contrapposti, dobbiamo solo saperlo ben ricordare a chi dichiara di voler essere nostro amico.
A voi giovani, che in buona fede confluite nelle ONG, nel movimento no-global. e sostenete anche tante buone cause, giunga quindi questo monito: lottiamo insieme per la pace, per la giustizia, per il progresso ed il benessere dei popoli, di tutti i popoli, ma nel rispetto reciproco, contro il ricatto del terrore; il dramma di cinque milioni di israeliani che ogni mattina si svegliano con l'incubo di incontrare la morte in pizzeria o in discoteca a causa di un kamikaze palestinese merita lo stesso rispetto delle migliaia di vittime dell'attentato alle torri gemelle di Nuova York. Negare il diritto all'autodifesa, ad Israele od agli Stati Uniti, o chiedere solo ad Iraele le concessioni necessarie per risolvere definitivamente il conflitto con i palestinesi, senza che sussistano le condizioni minime di sicurezza che garantiscano la pace, è da parte dell'Italia e dell'Europa ingiusto ed inaccettabile. Significa soltanto consentire una nuova Shoà, in Israele e fuori d'Israele.
Nessun uomo libero può permetterlo. Noi per primi. Mai più."
Leone Paserman
Come ti ho già spiegato sul Principale, il tuo topic non è stato cancellato, ma solo unificato ad un'altro, uguale al tuo e aperto prima del tuo.Originally posted by GiorgioB
... nel forum MedioOriente,
ha cancellato il thread "I Centri Sociali scatenano la Caccia all'Ebreo."
La sinistra informa, eccome, i suoi elettori !
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Giorgio
http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=15091
Per il resto, il tuo topic, per il titolo che hai scelto, avrebbe potuto anche meritare la censura, poichè prendeva un singolo episodio di violenza, commesso da alcuni delinquenti o imbecilli, trattandolo come fosse una campagna nazionale di un intero movimento. E' come se l'aggressione ad Agnoletto fosse stata titolata: "Gli ebrei scatenano la caccia al no-global".
D'altra parte, per restare in tema di caccia, anche nel modo di fare i titoli è possibile capire in quali schieramenti ed in quali culture politiche, è presente e prevalente la pessima abitudine di praticare la "caccia alle streghe".
R.


La tua azione mi fatto solo sorridere,
ma non mi è piaciuto che tu mi abbia definito diffamatore e frustrato.
L'equilibrio sta soprattuto nel fatto di dover riconoscere la reltà così com'è, senza aggiungerci nulla.
Non si può ostinatamente infierire contro un popolo, come quello israeliano, che chiede solo di esistere, di vivere, anzi di sopravviere, e esaltarsi in battute di caccia per soli interessi politici locali, vestendosi per di più anche da Kamikaze palestinese.
Nulla vieta ai palestinesi di sentirsi umiliati ed offesi,
è vero e non l'ho mai negato !
Ma nessuno, nessuno si deve permettere di usare la propria ideologia antisionista comunista per esercitare il proprio populismo a danno di un popolo che soffre.
Bisogna solo cercare una mediazione che permetta ai due popoli di convivere liberamente e tranquillamente, ma non intrommettersi eccitando gli animi più bruti.
Se volevi essere equilibrato dovei lasciare proprio quel titolo
e ricorda che essere moderatore del forum MO significa anche questo:
agire con equilibrio per NON OFFENDERE POPOLI CHE SOFFRONO VERAMENTE !
saluti e buon animo


...ebreo, non potendo far molto di più, ho firmato sul modello Irpef di quest'anno la casella relativa all'8 per mille a favore della religione ebraica.
Lo considero un modesto ma concreto segno di solidarietà.
saluti


____________________________________________Originally posted by mustang
...ebreo, non potendo far molto di più, ho firmato sul modello Irpef di quest'anno la casella relativa all'8 per mille a favore della religione ebraica.
Lo considero un modesto ma concreto segno di solidarietà.
saluti
Ben fatto davvero,caro Mustang:anch'io ho convinto i miei a devolvere l'Otto per Mille all'UCEI.
E non immagini neppure quanti "gentili" abbiano fatto altrettanto...![]()
Ti ho definito solo "diffamatore". Non "frustrato".Originally posted by GiorgioB
La tua azione mi fatto solo sorridere,
ma non mi è piaciuto che tu mi abbia definito diffamatore e frustrato.
Vedi che aggiungi sempre qualcosa? Di falso.
Non c'è nessun equilibrio nell'attribuire ad un intero movimento, un fatto violento commesso da quattro idioti.Originally posted by GiorgioB
L'equilibrio sta soprattuto nel fatto di dover riconoscere la reltà così com'è, senza aggiungerci nulla.
R.