Sono le statistiche ad essere guidate dalle TV, ma sono gli stessi indici di ascolto che assegnano indirettamente i guadagni alle TV attraverso la raccolta pubblicitaria.
E' ovvio che chi ha più risorse economiche da investire ha un palinsesto più ricco e diversificato raccogliendo ascolti maggiori che portano a maggiori entrate pubblicitarie.
All'epoca Berlusconi (sempre operando al limite della legalità ricordiamocelo...) ha investito molto sulle sue TV raccogliendo sempre più pubblicità e quindi sempre maggiori guadagni.
Oggi ha un palinsesto così ricco che innesca un enorme flusso di guadagni ed investimenti che NESSUNA impresa televisiva italiana è in grado di avere.
La presenza a capo del governo del suo proprietario assicurano inoltre una stabilità e politiche di incentivi e sostegno tali da poter offrire ulteriori garanzie sul piano economico dell'azienda.
Con queste condizioni le "statistiche" sono consolidate a favore delle TV del cavaliere e niente e nessuno potrà cambiare la situazione finchè lui resterà al potere.
Tutto ciò è contro le leggi di mercato impedendo di fatto la concorrenza e contro le regole di democrazia della libertà di informazione.
Saluti





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