Mauro Pili, presidente della giunta
Progetto Corsica o dissalatori, è scontro
Bloccato dalla maggioranza, Pili dirotta a Roma il mega-piano
di Filippo Peretti
CAGLIARI. L'emergenza idrica ha fatto esplodere anche l'emergenza politica alla Regione. Nel Centrodestra, e in particolare tra Mauro Pili e diversi alleati, è esploso lo scontro sui progetti da realizzare. Mentre un numero crescente di partiti si sta schierando a favore dei dissalatori, il presidente della giunta insiste sul «Piano Corsica»: non essendo riuscito a farlo passare in maggioranza, come commissario straordinario lo ha trasferito a Roma e lo ha fatto inserire tra le opere di interesse nazionale.
Il «decisionismo» di Pili ha già creato forti tensioni nel Centrodestra, perchè una grossa fetta di finanziamenti alla Sardegna potrebbe essere assegnata a Roma per un progetto che, alla Regione, non è stato mai né formalmente discusso né tanto meno deliberato.
Ma a prescindere dalla questione politico-istituzionale sulle prerogative del presidente, lo scontro è anche e soprattutto di merito. Il «Piano Corsica» costerebbe alcune migliaia di miliardi di vecchie lire: una o più dighe nell'isola francese, il tubo sottomarino e almeno sei pompe di sollevamento per portare l'acqua nel sud della Sardegna. Oltre che sui costi eccessivi, i contrari al progetto mettono l'accento su due questioni. La prima: per concludere tutto occorrono dieci anni. La seconda: anche in Corsica è arrivata la crisi idrica.
Contro il «Piano Corsica» si è subito schierato l'assessore ai Lavori pubblici, Silvestro Ladu (Pps), il quale - anche nella sua veste di sub-commissario per l'emergenza idrica - vuole invece dare priorità assoluta a progetti meno faraonici e dai risultati più ravvicinati. Sulla stessa posizione ci sono anche i Riformatori di Massimo Fantola, i quali sono stati la prima forza politica della maggioranza a parlare apertamente della soluzione dei dissalatori come priorità (assieme a quella di alcune condotte e a quella del risparmio attraverso la riparazione delle reti).
Decisamente favorevole ai dissalatori, inoltre, si è detto il sindaco di Cagliari, Emilio Floris, di Forza Italia come Pili. Floris ha apertamente polemizzato contro le resistenze del presidente della giunta. Emilio Floris, preoccupato dalla prospettiva di dover aumentare le restrizioni (a Cagliari viene data l'acqua sei ore al giorno), sostiene la tesi dell'urgenza: va bene progettare il futuro, ma occorre trovare assolutamente il modo di risolvere il problema anche nella tragica ma reale prospettiva che la siccità continui a non dare tregua e che nel sud dell'isola a fine anno non ci sia più una goccia d'acqua.
Nel confronto politico si schiera, a favore dei dissalatori, anche il partito Sardistas fondato dal presidente del consiglio regionale Efisio Serrenti. Nell'intervento che pubblichiamo qui a fianco, Mario Carboni, che già nell'89 sulle pagine della «Nuova» sosteneva questa tesi, dice che la soluzione sta nell'acqua di mare. E che, volendo, i dissalatori (ne propone sei in tutta l'isola) possono essere pronti in appena dieci mesi per produrre una quantità d'acqua potabile in grado di servire ben 800 mila abitanti e ridare prospettive di sviluppo al settore agricolo.
Il confronto nella maggioranza di Centrodestra (durissimo, al di là dei toni soft usato dai protagonisti) ha già fatto perdere molto tempo. Mentre l'emergenza idrica richiede decisioni tempestive e non un paralizzante (e miliardario) scontro sui progetti.
http://www.lanuovasardegna.it




Rispondi Citando
