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  1. #131
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    Originally posted by Oasis
    Pare che Pili ne stia combinando di tutti i colori

    Ma quali colori! il giovanotto ha segatura a posto del cervello, non distingue il rosso dal nero, cosa volete che combini... Fa il presidente fantoccio, l'eletto del padrone, che nel nostro caso, in cui anche il padrone è un disonesto col cervello mangiato dai vermi, significa fare lo schiavetto che ride sempre e non sa fare un c....o!

  2. #132
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    Originally posted by brunik
    Ah, ho, capito adesso. I fans di Formigoni erano già dell'Ulivo.

    Vedi, sagace Diabolik, i voti bisogna conquistarli. Ma bisogna anche difendere quelli che si hanno già. All'ACLI mi ha neutralizzato il Maroni, qua invece mi ha surclassato il Berlusca.

    Se tiu non fossi un ottuso pollista forse riusciresti a capire che sta lavorando per riunire il mondo cattolico e portarlo all'Ulivo. Elementare, Diabolik.

    P.S. Vedi Diabolik, quando discuto con te mi diverto molto.Mi sembra di essere Sherlock Holmes quando spiega come stanno le cose a un incredulo Watson. Rileggiti il thread dall'inizio. Io quello che stava succedendo lo avevo capito mesi fa, quando Prodi è arrivato in bicicletta a un convegno.

    Tu non lo hai capito neanche adesso.

    sei mesi dopo... ecco gli effetti del lavoro di Prodi.


    CATTOLICI IN SUBBUGLIO


    Cl stanca del centrodestra


    Panorama, 7/2/2003

    Al Meeting di Rimini: ciellini in ascolto del padre spirituale Don Giussani in video conferenza
    In politica anche quelli che appaiono come punti fermi possono rapidamente trasformarsi in punti interrogativi. E’ quello che sta succedendo, dentro la maggioranza, al rapporto tra Cl e centrodestra; e dentro l’opposizione alla leadership di Sergio Cofferati.






    Che sta succedendo tra Comunione e liberazione e il centrodestra? Negli ultimi tempi la potente organizzazione cattolica appare sempre meno in sintonia con la linea del governo. Prima l’avversione alla riforma Tremonti delle fondazioni bancarie, dove Cl vuole mantenere l’assetto attuale che premia la componente cattolica contro l’avanzata degli enti locali favorita dalla nuova disciplina del Tesoro. Poi le vicende interne della giunta lombarda, dove Cl ha parteggiato per il governatore Roberto Formigoni contro la Lega e la componente più «ortodossa» di FI legata al coordinatore Paolo Romani. E infine il no alla guerra all’Iraq, dove pesa non solo la vocazione del pacifismo cattolico ma anche un filo diretto mantenuto da anni con Baghdad in dissenso con l’embargo occidentale.
    Tenendo conto del peso elettorale ed economico di cui dispone, soprattutto in Lombardia e nel Lazio, l’organizzazione di don Giussani, non è un contrasto che la maggioranza possa prendere sotto gamba. Anche perché nella situazione sono già pronti a infilarsi i cattolici del centrosinistra, le cui posizioni sull’Iraq e sulle fondazioni bancarie coincidono con quelle di Cl. E che già cominciano a dire: «Cari ciellini, arruolatevi nelle truppe prodiane, questo centrodestra non fa per voi».

  3. #133
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    Ok, i lavori proseguono.

    Indiscrezioni Dagospia:

    1. Prodi sta piazzando i suoi uomini nei centri di potere in vista del rientro
    2. Berlusconi vuole cacciare Tremonti
    3. Cossiga vuole togliere la gestione del Tesoro a Tremonti.

    Staremo a vedere.

    VINTI E VINCITORI ALLA GUERRA DELLE GENERALI
    TREMONTI SI DEFILA, ROBERTO POLI NUOVO PRES. DI MEDIOBANCA
    IL CAVALIERE ENTRA NEL SALOTTO BUONO MA PRODI E’ ALLE PORTE





    Cesare Geronzi ha vinto la sua lunga battaglia, essendo riuscito a stipulare una alleanza con il ragazzo-prodigio, amministratore delegato di Unicredito, Alessandro Profumo. Ha vinto con l’approvazione o la complicità o la connivenza o il favore del governatore della Banca d’Italia, che negli ultimi tempi non pensava al altro che a “salvare” Capitalia e il suo presidente e “compagno di pellegrinaggi”, dottor Cesare Geronzi. Sventolando il tricolore, Profumo sta per riuscire nella sua operazione di scalata alle Assicurazioni Generali che ha messo automaticamente in crisi Mediobanca.

    Nelle ultime ore, mentre l’Istituto Imi-San Paolo di Torino si è rifiutato di schierarsi, di salire sul carro del vincitore, anche un antico alleato di Maranghi, il dottor Pesenti, si è schierato con il duo Profumo-Geronzi. Il nuovo presidente di Mediobanca sarà il dottor Roberto Poli, attuale presidente dell’Eni.

    A Maranghi è stato intimato o di accettare una drastica riduzione delle sue competenze o di sgombrare il campo. Pare che quest’ultima soluzione, dato la dignità pari alla testardaggine del Maranghi, sarà la soluzione più probabile.

    A catena dovrebbe seguire presto o tardi la defenestrazione di Bernheim dalla presidenza delle Generali, dato che è fallita l’operazione per assicurare a Bernheim stesso – con l’appoggio dei gruppi francesi Betancourt e Bolleré - una solida presenza in Mediobanca.

    Sembra che il prezzo pagato per l’operazione sia l’accoglimento di Fininvest nel salotto buono della finanza italiana che verrebbe consacrato coll’ingresso di Mediolanum - che appartiene al 50 per cento a Ennio Doris e per l’altra metà al Cavaliere Berlusconi (omonimo del presidente del Consiglio…) – nelle Assicurazioni Generali. L’operazione è andata in porto quando improvvisamente e inaspettatamente è venuta meno la resistenza del ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, che era fortemente critico alla scalata di Generali e da lungo tempo fortemente critico di Antonio Fazio.

    Negli ultimi tempi, la posizione di Tremonti si è fortemente indebolita, ed è sotto osservazione critica da parte del premier Berlusconi che avrebbe addirittura chiesto ai suoi intimi collaboratori di Fininvest - che costituisce il presidio segreto di Forza Italia - indicazioni su un possibile nuovo ministro dell’Economia e Finanze nel rimpasto totale di Governo che si appresterebbe a fare con un fulminante blitz. Sempre che non si risolva invece - anche in conseguenza di un eventuale esito sfavorevole dei processi - a cercare di provocare elezioni anticipate per “sfuggire” alla prova elettorale delle elezioni regionali e amministrative parziali (giugno) ed elezioni europee (prossimo anno). Per la legge del pendolo e per la mancata anche parziale realizzazione del programma della Casa delle Libertà, tali prove elettorali segnerebbero certo una grave penalizzazione del presidente Berlusconi (anche se forse non del suo omonimo Cavaliere…).

    Decisiva sembra essere stata la mediazione dell’Eminenza Azzurrina Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio (e alla presidenza della Repubblica). Che avrebbe ricomposto il quadrilatero Geronzi-Berlusconi-Fazio e lo stesso Gianni Letta.

    Sconfitti nella loro solitaria battaglia, volta a salvare le prerogative del governo e a contenere l’esuberanza mistico-finanziaria del pio Fazio, sono Francesco Cossiga e il suoi alleati Giorgio La Malfa e Bruno Tabacci. Che probabilmente al rinnovo delle commissioni saranno penalizzati con la perdita delle rispettive presidenze. Col nuovo assetto delle Generali tramonta per Cossiga qualsiasi possibilità di evitare lo sfratto.

    Siamo peraltro informati che nei prossimi giorni il senatore Cossiga presenterà un disegno di legge in cui, data l’evidente inutilità o impotenza (politica beninteso…) del ministro Tremonti, si proporrà il trasferimento delle competenze dello stesso e del suo ministero in materia di gestione del Tesoro al governatore della Banca d’Italia e agli organi burocratici della Bankitalia stessa, così che anche la materia del Tesoro, dopo quella delle telecomunicazioni, verrebbe attribuita ad una autorità “indipendente“ sottratta al controllo del Parlamento.

    Naturalmente al massimo tra un anno assisteremo allo scontro epocale tra il ragazzo prodigio Profumo e Cesare Geronzi (da qualche tempo soprannominato da Cossiga: Il Pescecane).

    La cosa più strana è perché il presidente Silvio Berlusconi (evidentemente non adeguatamente informato dal suo omonimo Cavaliere Silvio Berlusconi) non abbia compreso che tutta l’operazione Generali è stata ispirata da Romano Prodi - per fare occupare ai suoi amici, in preparazione del suo ritorno alla politica e quale supporto politico e finanziario alla sua leadership del centro-sinistra contro Berlusconi e Forza Italia, lo spazio di potere lasciato vuoto dalla famiglia ducale di Torino con la morte di Giovanni Agnelli. Non a caso l’operazione Profumo-Geronzi-Fazio ha trovato l’approvazione dei Ds e Popolari e, attraverso Bersani e il giovane Enrico Letta (nipote del più famoso Gianni), dell’Ulivo-Quercia-Margherita.


    Copyright Dagospia.com 5 Marzo 2003

  4. #134
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    Il Financial Times lo rivorrebbe, ma noi non glielo ridiamo. Se lo sono goduti fin troppo all'UE, ora ritocca a noi.


    Giovedì 3 Aprile 2003, 14:51


    Commissione Ue: Pronto a Secondo Mandato? Prodi Smentisce
    (AGI) - Bruxelles, 3 mar - "Non rigetto l'idea. Il fatto e' che non la considero neppure". Cosi' il presidente della Commissione Ue, Romano Prodi replica alle indiscrezioni rilanciate dal Financial Times che gli attribuiscono la volonta' di ricandidarsi per un secondo mandato. Prodi ha anche ironizzato sul fatto che in passato il quotidiano britannico gli avesse attribuito l'intenzione di tornare alla politica italiana, mentre ora quella di restare a Bruxelles. "Io non ho cambiato idea - spiega Prodi - loro si'. Il mio obiettivo e' solo fare bene il mio lavoro e alla fine mostrare quello che ho fatto". Il che vuol dire, secondo l'interpretazione di un portavoce, che "non ha senso parlarne ora finche' la Convenzione sul futuro dell'Europa non avra' definito i poteri del Presidente della Commissione Europea". E, intanto, un altro portavoce della commissione, Reijo Kemppinen, smentisce con decisione le indiscrezioni: "E' una speculazione inconsistente. Quello che ha pubblicato oggi il Financial Times e' una favola".

  5. #135
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    Originally posted by brunik



    Com'è che Berlusconi è sempre con i vincitori?

  6. #136
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    Il Messaggero, Martedì 11 Novembre 2003


    NON CI SARÀ L’ULIVO MA SARÀ LISTA PER PRODI

    di NINO BERTOLONI MELI

    AL MANIFESTO di Romano Prodi seguirà la lista ”Per Prodi”. Si chiamerà così, a meno di ripensamenti sempre possibili, la lista unitaria per le elezioni europee che vedrà schierati insieme sicuramente il trio Ds-Margherita-Sdi più, forse, qualcun altro convintosi per strada. Con il suo documento, Prodi è sceso direttamente in campo. La sua proposta non è più solo un’intervista estiva a un quotidiano e neppure una serie di incontri con alcuni selezionati leader. No, le 55 cartelle diffuse ieri sono la base ideal-programmatica del numero uno della Ue ai suoi partiti e movimenti di riferimento in Italia. Non scioglie (per quanto ancora?) il nodo della sua eventuale candidatura, il presidente della Ue, ma il suo nome c’è, eccome, è lì, in campo, la lista si fa secondo la sua regia, lui l’ha proposta e lui le dà la base programmatica. E in suo nome la lista si farà. La parola ”Ulivo” non si può usare, la denominazione d’origine è controllata da sette partiti. Nel simbolo ci sarà molto probabilmente qualche ramoscello d’Ulivo, un richiamo non guasta, e ci sarà sicuramente il nome di Prodi. Lista ”Per Prodi”. Alcuni nodi restano da sciogliere, e non secondari. Il gruppo a Strasburgo, intanto: l’ex premier dell’Ulivo usa una formulazione generica («Operare in modo unitario nel Parlamento europeo»), fa capire che sarebbe meglio farlo, questo gruppo unico, ma non lo pone come condizione. C’è poi il nodo strategico del dopo, sul quale l’indicazione rimane altrettanto generica e vaga (si parla di un progetto che serve per le Europee «e anche oltre»), né viene mai usato il termine ”riformista” e men che meno ”partito riformista”, si preferisce il termine ”riformatore”. Sul dopo, su un progetto che non debba servire solo a evitare una conta interna al centrosinistra alle Europee, ha puntato e punta molto lo stato maggiore della Quercia. Lo scoglio, ragionano a via Nazionale, verrà superato proprio con le Europee: se la lista unitaria andrà bene, è chiaro che costituirà un potente volano per andare avanti sulla strada del progetto riformista. Come procederanno, adesso, i partiti futuri soci fondatori della lista unitaria in gergo già battezzata del triciclo Ds-Margherita-Sdi?
    Il documento diffuso da Prodi già viene chiamato scherzosamente la ”legge quadro”, o la ”legge delega” o la ”legge ponte”. Il presidente Ue ha parlato, anzi ha scritto, e il suo programma-manifesto è subito diventato il sacro testo delle forze uliviste. Un documento accolto da tutti positivamente, anche da chi già fa sapere che alle elezioni europee si presenterà comunque da solo. Un testo che vuole essere inclusivo, che non chiude la porta a nessuno. Piero Fassino ha colto la palla al balzo, si è consultato con Francesco Rutelli ed Enrico Boselli e i tre leader hanno deciso di convocare a tamburo battente un vertice di tutte le forze dell’Ulivo. Lo scopo è chiaro: sulla base del sacro testo prodiano, vedere verificare sancire chi ci sta e chi non ci sta. E qui aleggia già la prima grana: Antonio Di Pietro è tra quelli che vorrebbero esserci, ma il suo ”vengo anch’io” cozza con il ”no, tu no” dei socialisti dello Sdi. «Che c’azzecca Di Pietro con il riformismo?», dicono i seguaci di Boselli. Un veto che mette in difficoltà settori della Quercia, che ha fette di elettorato che non considera certo l’ex pm alla stregua di un reprobo.
    Il vertice dei leader precederà di un giorno le tre assemblee in contemporanea di Ds-Margherita-Sdi. Lì verrà presa la decisione di procedere sulla lista, dopo di che il treno assai difficilmente potrà più essere fermato. Lo slogan comune sarà ”Uniti per unire”, mentre i documenti che verranno votati conterranno tutti e tre dei dispositivi comuni che prefigurano la lista unitaria. Per chi non vorrà starci c’è pronto il ”lodo D’Alema”: alle Europee anche chi correrà da solo potrà però sottoscrivere un preambolo, un manifesto comune. Spiega Paolo Gentiloni, consigliere principe di Rutelli: «Non è che tutti, entro novembre, devono decidere se stare dentro o fuori. La porta resterà aperta per settimane se non mesi, l’intento di Prodi è di riaprire il processo, non di chiuderlo». Fabio Mussi non è convinto, il leader dell’ex correntone annuncia battaglia: «Questa non è una partenza, è un approdo. E’ inutile girarci attorno, dopo le tre assemblee il messaggio sarà che quei tre partiti e solo quei tre si mettono insieme per la lista. Chiedo: e se a gennaio la situazione precipita e si va alle elezioni anticipate, che succede, ci facciamo cogliere mentre dividiamo l’Ulivo? Lo schema dei riformisti da un lato contrapposti ai radicali dall’altro è esiziale, mette a rischio la tenuta della coalizione». Anche questo nodo riecheggerà nelle tre assemblee. Pedalare sul triciclo non sarà agevole.





 

 
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