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Discussione: Il Ponte e il Pozzo

  1. #1
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    Predefinito Il Ponte e il Pozzo

    Il Ponte di Messina sarà un affare per le cosche. Lo dice la direzione antimafia
    di ch.cener.

    «Esistono elementi concreti sotto il profilo investigativo per affermare che la 'ndrangheta si sta preparando ad approfittare dell'affare miliardario costituito dalla realizzazione del Ponte sullo Strettola 'ndrangheta si sta preparando». Lo sostiene Alberto Cisterna, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia e componente del Servizio appalti della Dna.
    E l'allarme sembra fondato. Fin da quando fu annunciata la realizzazione del Ponte - ponte utilizzato come slogan propagandistico pre-elettorale da parte del Governo Berlusconi - c'erano state preoccupazioni, soprattutto in merito alle modalità con cui sarebbero stati indetti gli appalti. Ora gli inquirenti sembra abbiano gli elementi per parlare di possibili ingerenze mafiose.
    Secondo la Dna, infatti, molte cosche calabresi starebbero per entrare «in cordate di impresa che potranno avere parte negli appalti al momento in cui saranno chiamate dal general contractor». Tra queste, in primis quelle che si occupano di attività legate all'edilizia (e già denunciate nel rapporto sulle Ecomafie da Legambiente): gli Alvaro, gli Iamonte, i Latella, i Libri, i Molè, gli Araniti, i Garonfolo ma anche i Raso - Gullace - Albanese, i Bellocco, i Serraino e i Rosmini, oltre alla potente cosca dei Piromalli. Il pericolo reale denunciato dagli inquirenti è che queste cosche mafiose «possano comprare o entrare in società pulite già costituite nel centro nord e in particolar modo nei grandi distretti industriali del nord Italia», e poi aggiudicarsi gli appalti. «Un modello comportamentale - ha affermato Cisterna - aggiornato alle esigenze di una grande opera infrastrutturale, che porterà le cosche a trovare un accordo per guadagnare tutte del grande affare».
    Ma non sarà soltanto il settore del cemento armato, dei prodotti edili e dei trasporti, dove la 'ndrangheta è tradizionalmente forte, ad appetire le cosche. «Penso che tutto l'indotto farà gola alla 'ndrangheta – sostiene il procuratore Cisterna - dal catering per gli operai agli alloggi, dai trasporti sui cantieri e tutte le forniture che non sono oggetto di appalto: il cemento, il cibo, il ferro».
    L'affare miliardario della realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina sta attirando anche altre organizzazioni mafiose, e c'è chi dice che anzi sia già provata la “compartecipazione” di Cosa nostra siciliana al tavolo della spartizione. «Già esistono contatti tra siciliani e calabresi per spartirsi l'attività estorsiva. Poi già due volte gli agrigentini sono venuti in Calabria per mettersi d'accordo con i Piromalli. In quell' occasione, la torta da spartire era il porto di Reggio Calabria», fanno sapere gli inquirenti .




    Meglio il pozzo
    di Elio Veltri

    In Sicilia gli agricoltori sono scesi in piazza perché manca l’acqua e sono a rischio anche gli animali e i raccolti. Totò, vasa-vasa, di cognome Cuffaro, presidente del governo regionale siciliano, ora chiede l’intervento dell’esercito per controllare la rete idrica. L’ultima volta che aveva parlato dell’acqua che manca, lui che è anche commissario del governo alla sete, aveva detto che le navi che trasformano l’acqua del mare in acqua dolce e potabile, non ci sono.
    È stato tutto uno scherzo. Anche l’incontro del 16 maggio con il capo del governo, sempre sorridente e pronto a promettere miracoli, nel quale l’ineffabile e furbacchione Totò aveva preannunciato l’arrivo delle navi al largo delle coste siciliane, pronte a dissetare gli assetati corregionali e a permettere una doccia ai più fortunati, era una sceneggiata. Contrordine, si cambia: «Quelle navi il mio governo - ha detto Totò - non le ha mai chieste, costa troppo dissalare l’acqua del mare e la Regione non se lo può permettere e non vuole sciupare denaro».
    In Sicilia bisogna scegliere: il Ponte o l’Acqua. Ogni governo di buon senso sceglierebbe l’acqua. Ma chi si accorgerebbe in giro per il mondo se venisse costruito qualche acquedotto in più e se venissero scavati un po’ di pozzi o completata qualche diga dove l’acqua c’è?
    Diciamo la verità: non se ne accorgerebbe nessuno. Del ponte più grande del mondo, invece, ne parlerebbero tutti. Berlusconi vuole il suo ponte mussoliniano in modo che i giornali e le televisioni ne parlino e lo intervistino. Il governo ha promesso strade, autostrade, ferrovie e quanto altro per la modica cifra di 47 miliardi di euro.
    Ma il vero monumento, scrive Piero Bianucci, sulla “Stampa”, che il «presidente operaio» vuole lasciare ai posteri, «la sua grande muraglia cinese» è il ponte di Messina.
    D’altronde, in Sicilia, le tradizioni contano e anche le abitudini della mafia. La mafia sulla sete dei siciliani campa da sempre. Sulla costruzione del ponte si ingrasserebbe ancora di più. Considerato lo stravolgimento della legge Merloni riguardante l’aumento della quota di subappalti voluto da Lunardi e il ripristino della licitazione privata che permette alle amministrazioni di invitare le ditte di fiducia, voluto da Cuffaro, le imprese mafiose hanno una corsia preferenziale sia per il reperimento dell’enorme quantità di materiale necessario che per i lavori di costruzione del ponte. Insomma, alla mafia vanno bene entrambe le cose: la sete dei siciliani e la costruzione «del ponte di gomma».
    Il governo, invece, dovrebbe scegliere secondo una scala di priorità, tenuto conto delle risorse disponibili e dei bisogni reali e urgenti dei cittadini. Ma se la corsa al ponte è corsa all’immagine e alla propaganda, la sete dei siciliani può attendere e si farà di tutto per accelerare i lavori della megaopera di regime. Considerato, però, che il paese ha già conosciuto tragedie come quella del Vajont, dovuta a dissennatezza e alla volontà di favorire gli interessi dei soliti noti, è necessario che l’opposizione si attrezzi e vigili sui contenuti del progetto riguardanti la sicurezza, la spesa complessiva dell’opera, i costi di gestione e di manutenzione. Tutte cose per le quali la fretta è cattiva consigliera.
    Il governo e il nuovo presidente della società concessionaria, Giuseppe Zamberletti, sono già stati allertati dai risultati delle ricerche di studiosi dell’Enea e di alcune università ed è bene che ne tengano conto. Fabrizio Antonioli e Stefano Sylos Labini, geologi dell’Enea, insieme a Luigi Ferranti, del dipartimento di scienze della terra di Napoli, hanno condotto una ricerca sulle coste calabrese e siciliana con il sistema satellitare Gps (global positioning system) e hanno concluso che in un secolo le due coste si allontanano di un metro. Altri studiosi come Anzidei e collaboratori dell’Istituto nazionale di Geofisica, diretto dal prof. Boschi, sono pervenuti alle stesse conclusioni.
    Il “Giornale” (30 maggio) ha scritto che il ponte meritandosi l’appellativo di «ponte di gomma», assorbirà oscillazioni fino a sette metri. Se così è, non si capisce perché i dati molto più prudenti pubblicati dai ricercatori dell’Enea siano stati contestati e per quale ragione il presidente dell’Enea avrebbe negato ai suoi ricercatori il consenso a partecipare a una nota trasmissione Rai di informazione.
    La verità è che di fronte ai dati pubblicati, Lunardi e Zamberletti dovrebbero procedere con i piedi di piombo. Gli studiosi dell’Enea, infatti, consigliano di monitorare con scrupolo i luoghi sui quali vengono costruiti i piloni del ponte, per evitare in futuro amare sorprese.
    I dati geologici devono essere certi perché solo così si potranno evitare costose varianti in corso d’opera, costi di gestione eccessivi, ma, soprattutto, non si correranno rischi per il passaggio dei treni ad alta velocità.
    Anche il prof. Majowieschi, in una intervista a l’Unità, ha richiamato l’attenzione sui «rischi che riguardano i piloni e i possibili spostamenti fra le due coste e le sollecitazioni a cui vanno soggetti dai binari e dal passaggio dei treni i giunti saldati».
    Per concludere: oggi è l’acqua la priorità assoluta in Sicilia e nelle altre regioni meridionali e non dovrebbe essere difficile capirlo, anche perché il rischio di manifestazioni di massa di cittadini arrabbiati e assetati che hanno votato per il Polo è a portata di estate. Quanto al Ponte sullo Stretto, un progetto di tali dimensioni, considerato da una parte consistente del paese né prioritario né necessario, non può essere varato alla garibaldina per mere ragioni di immagine. Perciò farebbe bene l’Autorità di vigilanza, prevista dalla legge Merloni, ad attivarsi in maniera preventiva, per non doverlo fare quando i buoi saranno scappati dalla stalla.


    Morale:
    Il Ponte fa "audience" (e mazzette, e consenso, e "cappotti".); il Pozzo, NO!

  2. #2
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    Si, si, vabbe'... scommetto che se si decidesse di rifare tutto l'impianto idrico gli sciacalli di sinistra sarebbero di nuovo qui a rompere dicendo che "il neo impianto idrico è un affare per le cosche"... qualunque cosa è un affare per le cosche, quindi restiamo al livello dell Zimbabwe, ottimo modello di riferimento dei cessi sociali.

    Ma che me ne frega? Ora non facciamo delle opere pubbliche per paura di questo o di quello, vero? Intanto abbiamo un'infrastruttura, il resto non è una novità, ma solo discorsi strumentali.
    Non fare il pone non farà tornare l'acqua, e poi i finanziamenti per i km di tubature che mancano sono separati, l'uno non esclude l'altro.

    Con la realizzazione del ponte gli effetti su occupazione e settori produttivi saranno più che ottimi:

    Il numero medio degli occupati diretti negli otto anni di cantiere sarà pari a circa 4.600 unità annue (2.600 per l'opera di attraversamento e 2.000 per i collegamenti stradali e ferroviari); l'indotto occupazionale sull'intero sistema economico locale e nazionale sarà di 9.250 unità annue per l'intera durata dei cantieri.

    Più ancora, durante tutta la gestione dell'opera saranno impegnate circa 500 unità tra l'esercizio e la manutenzione, con un indotto di ulteriori 450 unità medie per anno, che darebbero occupazione a quanti oggi sono impiegati nell'esercizio dei traghetti.

    Si deve rilevare che detta occupazione nella fase di esercizio non deve essere considerata come sostitutiva del personale attualmente impegnato nel traghettamento: esperienze passate (Lisbona, Istanbul) confermano come, anche in presenza di un ponte, l'attività dei traghetti sia stata parzialmente mantenuta con diverse forme e modalità operative.

    Il notevolissimo contenuto tecnologico del progetto e la dimensione dell'intervento prefigurano importanti possibili ricadute per vari settori produttivi, non solo in termini di occupazione e ricavi, ma anche in termini di rivitalizzazione e rilancio d'immagine in ambito internazionale per:

    - siderurgia ed industria dei semilavorati metallici;
    - carpenteria metallica;
    - montaggi meccanici;
    - opere civili;
    - trattamento dei terreni;
    - opere marittime;
    - opere stradali;
    - impiantistica.

    Un incentivo anche per il risollevamento idrico dell'acqua.
    Opportunità unica e di grande valore, che può fin d'ora essere utilizzata in ambito internazionale con vantaggi economici e di prestigio.

    SI AL PONTE, NO ALLO SFASCIMO RETROGRADO DI SINISTRA.
    2010:

  3. #3
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    Già!
    Però la Legge Merloni è stata abolita, però Cuffaro ha modificato i margini e le procedure d'appalto, però "con la Mafia bisogna convivere", però..........

  4. #4
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    Predefinito Col Ponte le autobotti arriveranno prima......


    La task force della sete
    autobotti per il Sud
    Il piano del governo in cinque punti annunciato da Fini: 500 milioni di euro per gli agricoltori e una catena di cisterne. Alemanno: "Chi ha bisogno d'acqua non deve rivolgersi alla mafia"

    NON più!
    Adesso ci pensa il governo.

  5. #5
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    Originally posted by Ichthys
    Si, si, vabbe'... scommetto che se si decidesse di rifare tutto l'impianto idrico gli sciacalli di sinistra sarebbero di nuovo qui a rompere dicendo che "il neo impianto idrico è un affare per le cosche"... qualunque cosa è un affare per le cosche, quindi restiamo al livello dell Zimbabwe, ottimo modello di riferimento dei cessi sociali.
    Probabile, ma almeno le tubature servono, il ponte... NO e ci costate voi terroni siciliani, ben 9000 miliardi con questa cazzata. Avete le dighe con le crepe, buffoni, tornatevene in Africa!

    CONTRO GLI SPERPERI E I MANTENUTI DEL SUD, NO AL PONTE!

  6. #6
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    Predefinito Re: Col Ponte le autobotti arriveranno prima......

    Originally posted by MrBojangles

    La task force della sete
    autobotti per il Sud
    Il piano del governo in cinque punti annunciato da Fini: 500 milioni di euro per gli agricoltori e una catena di cisterne. Alemanno: "Chi ha bisogno d'acqua non deve rivolgersi alla mafia"

    NON più!
    Adesso ci pensa il governo.
    Ma in questo momento storico, non coincidono?

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Col Ponte le autobotti arriveranno prima......

    Originally posted by yurj


    Ma in questo momento storico, non coincidono?
    A conferma: è stato arrestato un consigliere di F.I. ad un summit mafioso.

  8. #8
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    Era lì per caso.

    Eppoi scommettiamo che dietro c'è un giudice comunista aderente a MD?

    Chiediamo gli elenchi!!!!!!!!!!!!!11

  9. #9
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    Predefinito

    Gli elenchi sono pubblici.
    Quello degli iscritti alla Loggia P2 te lo posso dare anche io. Altri ne puoi trovare nelle varie Procure; alla voce "pregiudicati".

  10. #10
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    Originally posted by yurj


    Probabile, ma almeno le tubature servono, il ponte... NO e ci costate voi terroni siciliani, ben 9000 miliardi con questa cazzata. Avete le dighe con le crepe, buffoni, tornatevene in Africa!

    CONTRO GLI SPERPERI E I MANTENUTI DEL SUD, NO AL PONTE!
    Ma piantala di dire stronzate, è la Sicilia ad essere creditore e non debitore.

    Tu levati dalla palle e ritirati nei tuoi territori barbarici a rifare capanne di sterco come facevano i tuoi antenati che si dipingevano il viso come i selvaggi... moda ripresa dai cessi sociali.

    Finanziare il ponte è il minimo che questo sporco stato possa fare dopo che deruba la Sicilia del suo petrolio per passarlo a voi barbari, mantenuti e figli di papà che giocate ai comunisti.

    Infatti il PETROLIO di terra, è di proprietà ESCLUSIVA della SICILIA, a norma dell'art.14 dello STATUTO di AUTONOMIA del 1946, estratto nei GIACIMENTI sull'isola di SICILIA.
    Secondo i DATI dell'AGIP del 1985, ilpetrolio estratto sul territorio dell'Isola ammontava a 993.044 tonnellate (4 milioni di BARILI) per un valore di 130 milioni di DOLLARI.
    L'ELETTRICITA' prodotta in SICILIA bruciando olii di scarto della raffinazione del PETROLIO è tale secondo i DATI pubblicati dall'ISTAT nel 1992:

    SICILIA Produzione 1992: 20 miliardi di Kwh; Consumo 15 miliardi; ATTIVO 5 miliardi di kwh (ASPORTATO)

    SICILIA Prod. 1982 14 mld Kwh Cons. 10 mld ATTIVO 4 mld di kwh (ASPORTATO)
    CALABRIA 1982 9 mld Kwh 2 mld ATTIVO 7

    LOMBARDIA 1992 PASSIVO 9 miliardi di Kwh
    PIEMONTE 1992 PASSIVO 10 miliardi di Kwh, ecco dove finisce l'energia che inquina la Sicilia.

    Voi barbari siete in passivo e noi dobbiamo pagare per voi!

    La SICILIA deve incassare le tasse per il petrolio estratto da compagnie petrolifere sul territorio dell'Isola,
    art. 14 e art. 36 STATUTO AUTONOMIA e non subire il saccheggio da parte della malavita padana che bivacca a Roma.

    Solo lo stabilimento ISAB di Priolo dovrebbe versare alla SICILIA, art.36 dello STATUTO di AUTONOMIA, 36.000 miliardi di lire ogni anno di tasse sui prodotti petroliferi importati e raffinati.

    LA SICILIA E' L'UNICO PAESE D'EUROPA AD AVERE RISORSE ENERGETICHE, SUL PROPRIO TERRITORIO, SUPERIORI AI PROPRI CONSUMI E RISORSE FINANZIARIE, SOLO DALLA RAFFINAZIONE DEL PETROLIO, 4 VOLTE SUPERIORI AI PROPRI BISOGNI... e ci dobbiamo sentiamo dire dai polentoni che il ponte non si deve fare perché a pagarlo sarebbero loro!

    Ma levatevi dalle palle, al momento giusto vi butteremo fuori insieme ai vostri degni compari rasta terzomondisti a continuare coltivare pidocchi in Afghanistan.

    PONTE SUBITO, CHIUDIAMO I CESSI SOCIALI, AL ROGO I SOCIAL FORUMS.
    2010:

 

 
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