MITROKHIN / Parla Paolo Guzzanti, neo presidente della commissione
che farà luce sui rapporti fra Kgb e Pci
«Non avremo paura di sfogliare tutto “l’album di famiglia” della sinistra»
di Dimitri Buffa
«Adesso si fa sul serio senza guardare in faccia nessuno».
Così il neoeletto presidente della Commissione Mitrokhin, Paolo Guzzanti sintetizza il programma di lavoro dell’inchiesta parlamentare che più sta sul gozzo alla sinistra italiana.
In questa intervista per la Padania, Paolo Guzzanti, ci spiega tutto nei dettagli.
Finalmente si comincia a fare sul serio senatore Guzzanti?
«Qui si parrà la nostra nobilitate... sul serio saranno i posteri a dirlo, di certo martedì si comincia a lavorare sul caso Mitrokhin, dopo tanti anni di silenzi interessati».
Che importanza avrà per la storia repubblicana questa commissione d’inchiesta?
«Se tutto andrà come io spero enorme: verrà mostrata la faccia della luna che è sempre in ombra. L’altra metà. La parte tagliata delle diecimila senza la quale il biglietto non avrebbe valore. Io mi aspetto che esca fuori una storia reale della vita nascosta di questo paese e che si possa ricostruire anche la parte terroristica dell’altra parte della guerra fredda. Spero anche che i partiti della sinistra colgano questa opportunità irripetibile per fare chiarezza con la propria storia. E che non ci mettano i bastoni tra le ruote. Perché altrimenti andrò comunque avanti come un treno, come è mio preciso dovere».
Non teme di fare la fine dell’ex presidente della Commissione stragi? Una vita per la convegnistica di repertorio?
«Dovremo ovviamente evitare di ripetere gli errori della Stragi e soprattutto quelle operazioni propagandistiche sulla storia italiana che non sono servite a nulla e a cui nessuno crede. Ma a quella Commissione io una cosa la invidio comunque...».
Cioè cosa?
«L’archivio cartaceo e informatico fatto di milioni di documenti dentro cui c’è di tutto se solo lo si vorrà scoprire».
Voi li acquisirete?
«Sarà una delle prime cose che metterò all’ordine del giorno martedì. La Commissione Stragi è stata inutile e forse anche dannosa, ma quel lavoro non può finire nel nulla».
Che cosa si aspetta da questa Mitrokhin?
«Che esca fuori una verità non manipolata che spero sia condivisa anche dalla sinistra, che non può uscire dal passato con la rimozione o le furbizie».
Lei pensa che in questa storia dello spionaggio a favore dell’Urss ci sia un po’ il peccato originale della sinistra massimalista?
«Noi oggi sappiamo i legami tra il terrorismo delle vecchie Br e la Cecoslovacchia e il Kgb. Magari in funzione anti berlingueriana visto che il vecchio Pci fu anche bersaglio del terrorismo oltre che parente nel medesimo album di famiglia...».
E le nuove Br, i killer di Biagi e di D’Antona, hanno mantenuto quei legami, come sostiene il vicepresidente del senato Roberto Calderoli?
«Io sono d’accordo con Calderoli, pur ignorando se abbia informazioni più precise. Noto che c’è stata una certa fretta da parte di membri di partiti di sinistra ex comunisti, Ds, Rifondazione, Comunisti italiani ecc., nel dichiarare che le nuove Br non hanno nulla a che fare con le vecchie e questo per recidere quella parentela contenuta in quello che la Rossanda chiamava l’album di famiglia. E noi abbiamo il dovere di indagare senza accettare verità aprioristiche ed “excusatio non petitae” di quanti nella sinistra non vogliono oggi riconoscere parentele scomode».
Lei crede alla veridicità del dossier Mitrokhin?
«Non ci sono dubbi su quelle carte, che ci sono giunte incomplete dall’Inghilterra e in maniera tortuosa come viene pacificamente dato per acclarato dalla relazione del vecchio Comitato parlamentare di controllo sui servizi di informazione e sicurezza allora presieduto da Franco Frattini. Diciamo che le modalità di acquisizione di quelle carte dal servizio britannico da parte dei governi precedenti sarà materia anche della nostra inchiesta...».
Tornerà la polemica sulle sbianchettature?
«Anche questi aspetti molto delicati saranno oggetto di indagini serie e non solo di facili ironie...».
Darete pubblicità a documenti e sedute per evitare gli indegni balletti di indiscrezioni della defunta Commissione stragi?
«È una bella domanda. Per me direi di sì, tranne che per atti che possono compromettere indagini giudiziarie in corso o la sicurezza di Stati. Daremo anche un giro di vite sui consulenti perché vorremmo evitare persone che si fanno da una parte un sine cura e dall’altra si assicurano il libro con rivelazioni sui misteri d’Italia. Non è serio e non è giusto».




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