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  1. #91
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    amarezza: cosa non si fa per due sedie

  2. #92
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    Qual è il guadagno di Veltroni - Soltanto una manovra di sopravvivenza per il Pd
    Quando il cinismo è l'altra faccia del buonismo

    di Widmer Valbonesi*

    Le elezioni politiche hanno sentenziato una vittoria schiacciante a favore del Popolo della libertà e una sconfitta molto dura per il PD e per la sinistra. La sfida era per il governo del paese e, avendo Veltroni annunciato una grande rimonta - e poi chiesto un voto utile solo per il PD - oggi si ritrova con un pugno di mosche e senza quegli alleati di governo che, se volessero usare il suo cinismo, dovrebbero mettere in crisi tutte le amministrazioni locali e giocare un ruolo di sinistra antagonista e alternativo in tutto il paese.

    Veltroni, esibendo nel dopo elezioni i dati sulla curva dei consensi, a riprova della rimonta del PD, dimostra palesemente che quella giocata non è stata una partita per conquistare il governo, ma una cinica manovra di sopravvivenza del suo nascituro partito. Il contrario di quell'immagine di buonismo e di altruismo che voleva dare di sé. Lui e il suo partito sapevano benissimo come stavano le cose; e l'appello al voto utile era solo il lucido coltello piantato alla gola degli elettori di sinistra che credevano di essere determinanti per un'impresa inesistente e che, alla fine, ha provocato in buonafede il suicidio politico dell'intera sinistra. Veltroni, in effetti, quando dice che il PD è avanzato, dice una bugia, sapendo benissimo che se si somma il 31,3 dell'Ulivo all'1,7% dei radicali (che assieme allo SDI avevano avuto nella Rosa nel pugno il 2,6%) si ottiene quel 33% che il PD ha avuto in questa tornata. Di diverso c'è che la sinistra nell'Unione aveva avuto il 49,8% mentre oggi il PD più Di Pietro ottiene il 37-38%, e quindi di fatto non costituisce nessuna alternativa possibile al blocco di PDL e Lega.

    Veltroni ha giocato una partita maggioritaria e bipolare con la preoccupazione non di vincere, ma di ottenere un risultato decente per il suo partito, consumando cinicamente la morte di PSI e della Sinistra radicale, cioè gli unici che sono alleati con lui in periferia e con cui divideva il governo del paese. Ne valeva la pena? Io credo che quando non si ha il coraggio di rivendicare le proprie origini e si cerca di mascherare le proprie responsabilità nel governo del paese, si compiono un'azione deleteria per la democrazia e un inganno verso gli elettori. Essendo questi più maturi di quello che il grande affabulatore buonista credeva, lo hanno punito in due modi. Astenendosi o premiando il giustizialismo di Di Pietro e l'antiberlusconismo che egli rappresenta; oppure esprimendo un voto di protesta e premiando la Lega per aver sollevato il problema degli immigrati clandestini, fenomeno sottovalutato dalla sinistra, pur essendo il problema della sicurezza una delle massime preoccupazioni di tutti gli italiani.

    Le lacrime di coccodrillo postume sui destini della Sinistra Arcobaleno dimostrano di cosa sia capace il cinismo cattocomunista di cui si nutre il PD. Si può cercare di trasformare la sinistra con la dialettica e con un ragionamento sui mutamenti della società - come faceva Ugo La Malfa - e non liquidarla con una scelta di schema elettorale e poi col finto pietismo, quasi a offrire un riparo per il futuro. E' quello che i comunisti avevano fatto col PSI del riformista Bettino Craxi. Ucciso per la sua politica, che poi è stata abbracciata per sopravvivere, senza fare un'autocritica e cercando di distruggere gli ingombranti eredi del socialismo riformista.

    Boselli ha offerto lealtà per il governo del paese e nelle amministrazioni periferiche, ed è stato ripagato col ricatto di sciogliersi o morire. Il PD corre il rischio che quelli che sono stati giudicati inutili, e che saranno costretti a fare politica al di fuori del Parlamento, assumano un ruolo di movimentismo accentuato nei confronti di tutti i livelli di governo del paese, e quindi anche contro quelle amministrazioni periferiche governate col PD, che sono state il dato di una sinistra di governo e non di lotta. L'orgoglio potrebbe mettere in crisi le roccheforti rosse.

    Del resto è difficile capire perché queste debbano essere tenute in piedi. Per consentire ai dirigenti del PD di essere spocchiosi, vergognandosi delle loro origini, o addirittura arroganti con i loro alleati di sinistra, e invece disponibili con Berlusconi per un duetto bipartitico che sarà illusorio dopo i risultati elettorali? Non è peregrina l'idea di una sinistra radicale che si organizza come partito di lotta contro i governi e i detentori del potere, fin dalle prossime elezioni europee dove si voterà col proporzionale, e anche nei prossimi appuntamenti elettorali amministrativi. Il giudizio di Veltroni sulle elezioni è stato disarmante, come quello di un pugile suonato che, perso l'incontro, detta le condizioni per la rivincita e dà pagelle a chi ha vinto. La realtà è che il PD era e rimane l'equivoco della politica italiana. Un velleitarismo che non ha radici culturali e storiche definite e che si presenta come sintesi dei riformismi italiani, senza un'autocritica seria, è molto peggio del rivendicare una propria storia e muoversi verso il necessario aggiornamento culturale legato ai cambiamenti della società. Far credere di essere ciò che non si è stati è la cosa peggiore per accreditarsi come innovatori, ed è ciò che è capitato a Veltroni, senza che se ne sia accorto, chiuso nella corazza spocchiosa di primarie fasulle, senza veri concorrenti, scelto dagli apparati di partito e dai poteri forti. Forse la strategia elettorale adottata era la carta della disperazione; ma che a non accorgersene siano stati prevalentemente coloro che non sono mai stati né comunisti né democristiani, la dice lunga su come questa operazione fosse solo una grande manovra di potere in cui sistemare qualche ambizione ma priva di qualsiasi progettualità politica.

    Se poi l'unica progettualità si riduce a qualche parlamentare in più senza la credibilità di una prospettiva di governo, occorre prendere atto del fallimento e ricominciare da capo. Avere distrutto le forze riformiste e di sinistra nel paese, credendo di prenderne il posto, è quanto di più illusorio potesse capitare, ma soprattutto ha impoverito il confronto pluralistico che quelle culture producevano in termini progettuali e che un mero disegno di potere inaridisce sempre di più. Il PD ha sacrificato la sinistra credendo di sfondare al centro, invece non ha sottratto un voto ai centristi né tanto meno alla destra moderata, e quindi rimane un partito acefalo. Lo sfondamento al centro, che era l'obiettivo strategico dichiarato, non solo non c'è stato, ma ha costretto Veltroni ad un rapido ripiegamento verso la solita demagogia antiberlusconiana o verso il pericolo istituzionale rappresentato dalla Lega. La realtà è che avere la testa e il corpo nella cultura di sinistra cattocomunista e la mente verso le democrazie anglosassoni è una contraddizione troppo grande per non essere evidente all'opinione pubblica.

    La mia impressione è che verranno le notti dei lunghi coltelli e che è più facile che una parte del PD, quella ex democristiana, cominci a guardare verso il centro per costruire quel polo moderato che può far comodo e da sponda anche a Berlusconi, soprattutto se la Lega facesse, e non farà, quello che Veltroni vorrebbe: cioè destabilizzare il governo. Anche perché è difficile e puerile pensare che gli amici di Prodi accettino passivamente di essere i capri espiatori dell'insuccesso dovuto più che altro all'ambiguità e alla velleità di un disegno politico. Che tristezza constatare che la storia passa dalla sconfitta di Waterloo di Napoleone Bonaparte alla disfatta di "Walterloo" per opera del bonapartista Berlusconi.

    *segretario regionale Pri Emilia - Romagna

    tratto da http://www.pri.it/new/17%20Aprile%20...oniCinismo.htm

  3. #93
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    La Voce di Romagna

    Una buona volta, per favore, qualcuno sa spiegarmi i motivi secondo i quali a Ravenna, e non è solitario caso ( per esempio Sansepolcro, in provincia di Arezzo, ci sono dei repubblicani, iscritti al P.R.I., in contro tendenza con tre congressi nazionali, la segreteria nazionale e la direzione nazionale, oltre al Consiglio Nazionale, insomma, il 95% del partito?
    Intendiamoci, nessun pregiudizio, solo dibattito. Ciascun individuo può pensarla come meglio crede.
    Questo mio intervento vuole essere motivo di dibattito sul perchè si debba preferire gli ex comunisti, le ACLI, la CISL, la UIL e la CGL, le posizioni radicali, la socialdemocrazia, le paura ataviche, retaggio dello scorso secolo verso la ricerca ed il progresso, ai postulati della storia repubblicana.
    Resta fermo il concetto che dalla parte destra c'è il berlusconismo ( ovvero il successo del manager, dell'imprenditore diventato ricchissimo); ci sono coloro che provengono dalla destra ex fascista, ci sono cattolici tradizionalisti, e ci sono i leghisti. Per questi ultimi vale un discorso a parte.
    Ritengo che ci siano punti di contatto tra la Lega (spurgata dalle armi della propaganda) e il repubblicanesimo, il quale prevedeva sia la forma federale che quella unitaria; quest'ultima prevalsa nella Costituzione repubblicana. Ma c'è forse un repubblicano, almeno tra i mazziniani, che può definirsi soddisfatto di come questa nostra italiana sia la forma che auspicavamo?
    Obiettivamente la Casa della Libertà ci ha ospitato, ascoltato e agevolato. Non siamo MAI stati disconosciuti.
    Che fine hanno fatto quei parlamentari i quali, dismesso lo stemma dell'edera dal bavero della loro giacchetta, si sono orientati verso la Bindi, Parisi, Marini, Veltroni, Rutelli, Angeletti, eccetera?
    Adesso, poi, che nel dopo elezioni, la destra nostalgica e la sinistra di lotta, non hanno ottenuto il consenso democratico parlamentare, insistere sulle posizioni assunte nel passato dagli altri, mi sembrerebbe assurdo e non utile.
    Insomma, se a Ravenna vogliono stare con chi credono, sono liberi di farlo; ricordino però che se sono presenti nel PRI, devono solo confrontarsi con chi non la pensa come loro; insomma, la devono smettere di demonizzare chi non è dalla loro parte ... quel modo di giudicare e punire ... è finito, per sempre.

    Renato Traquandi
    - Arezzo - (repubblicano, pacciardiano, mazziniano, convinto e pertinace)

    tratto da http://it.groups.yahoo.com/group/Rep.../message/15814

  4. #94
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    PIANO DEL TRAFFICO: L'IMPEGNO DEI REPUBBLICANI PRODUCE BUONI RISULTATI

    RAVENNA - “Il PRI ha insistito in tutte le sedi affinchè il Piano del traffico trovasse, con le associazioni del commercio e dell’artigianato, con gli operatori del centro storico oltrechè con i cittadini, una comune visione, una tempistica concordata e sedi di discussione adeguate prima di assumere qualsiasi decisione; ci fa piacere, affermano Paolo Gambi e Alberto Fussi (capogruppo e consigliere del PRI) assieme al vicesindaco Giannantonio Mingozzi, che questo sia stato l’impegno introduttivo della relazione dell’Assessore Maraldi”.

    “Altrettanto positivo è il nostro giudizio sui 3 temi che abbiamo posto e che vediamo sostanzialmente accolti: Piazza Kennedy la cui eventuale riconversione ad altro uso va strettamente correlata alla realizzazione di nuovi parcheggi e posti auto da reperire nel centro storico e in città; circa la nostra proposta di liberalizzare e rendere gratuiti i parcheggi e l’accesso al centro storico nella fascia oraria dalle 17 in poi, si è convenuto di sperimentarla, in periodi, giornate e orari da concertare con le associazioni del commercio e dell’artigianato, con modifiche dei livelli tariffari o la gratuità della sosta serale al centro storico".

    “Infine, concludono Gambi, Fussi e Mingozzi, per la Caserma Dante Alighieri, l’intenzione è di considerarla pienamente dentro al nuovo piano parcheggi e faremo il possibile affinchè si trovino soluzioni analoghe anche per il trasferimento delle Carceri, finalizzato a reperire ulteriori soluzioni per le auto”.

    tratto da http://www.racine.ra.it/partiti/pri-...ima_pagina.htm

  5. #95
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  6. #96
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    Registro delle Unioni Civili

    Iniziativa in Consiglio Comunale in collaborazione con il PRI
    Anche a Cesena in arrivo il Registro delle Unioni Civili

    mercoledì 17 maggio 2008 - La proposta che il Gruppo Consiliare del PRI presenterà al Consiglio Comunale di Cesena.

    UNA NUOVA IDEA DI FAMIGLIA

    Il 12 maggio è una ricorrenza importante per le famiglie italiane. Si tratta dell’anniversario del referendum sul divorzio, giorno in cui gli italiani sancirono con il loro voto il principio per cui a fondamento della famiglia doveva esserci una libera scelta di amore e non un’imposizione di legge. La famiglia cessava allora di rappresentare per lo stato un interesse superiore a quello degli individui che la compongono.

    A quella vittoria laica contribuirono in modo determinante milioni di elettori cattolici, senza il cui voto, espresso in contrasto con le indicazioni del Vaticano, non sarebbe stato possibile raggiungere la maggioranza favorevole al divorzio.

    L’approvazione referendaria del divorzio nel 1974 provocò altre conquiste civili che determinarono in pochi anni una vera e propria rivoluzione politica, culturale e sociale. La riforma del diritto di famiglia, che sanciva finalmente l’eguaglianza giuridica tra i coniugi, fu approvata dal parlamento l’anno successivo, nel 1975. Nel 1978 il Parlamento depenalizzava l’interruzione volontaria di gravidanza sotto la spinta delle disobbedienze civili e del referendum promosso dai radicali.
    Quella stagione di grandi conquiste civili e sociali ha contribuito a determinare anche nel nostro paese mutamenti profondi nei costumi e nella mentalità. La famiglia oggi non è più fondata sulla riproduzione, a prescindere dal riconoscimento o meno delle unioni omosessuali. Dal 1975 ad oggi si è passati da 2,4 a 1,4 figli per donna, dato che rende l’Italia uno dei Paesi con il più basso tasso di natalità al mondo. La dimensione media della famiglia è scesa da 3,35 a 2,6 componenti. Il risultato è che soltanto il 43% della famiglie italiane è rappresentato oggi da genitori con figli.

    La bassa natalità non rappresenta di per sé un segno di progresso sociale. In Italia, anzi, è uno dei segni più evidenti dell’incertezza economica in cui vivono milioni di persone, dell’assenza di adeguati servizi sociali e di una ancora non conquistata parità tra uomo e donna nella conduzione della vita familiare e nella partecipazione al lavoro.

    Tuttavia, è anche il segnale più evidente della trasformazione antropologica subita dalla famiglia, la quale non trova più fondamento nella necessità biologica della riproduzione, ma nella qualità delle relazioni affettive e nella condivisione dell’intimità. La stessa etimologia della parola famiglia, dall’italico famel, che significa “casa”, rimanda a una dimensione relazione e non biologica o riproduttiva: la casa, il luogo dove risiedere, convivere, e realizzare progetti di vita affettiva.

    La famiglia considerata come naturale, quella eterosessuale, mononucleare, con figli, rappresenta soltanto una delle forme assunte dalla famiglia nella storia dell’umanità, e oggi nella società contemporanea. Il riconoscimento univoco del concetto di “famiglia naturale” disconosce le conquiste affettive di milioni di persone, e rischia di racchiudere, costringere anche la realtà della “famiglia tradizionale”, rispetto alle sfide che deve affrontare quotidianamente, negli stretti confini di una scontata normalità.

    Il riconoscimento delle unioni civili rappresenta un provvedimento fondamentale per proseguire quel processo di abbattimento delle barriere discriminatorie nei confronti delle “diversità”, una rivoluzione culturale avviata a vantaggio di tutti i cittadini con la conquista del divorzio. Ma si tratta soprattutto di un provvedimento a favore della coesione della società. Nel momento in cui consentiamo di regolamentare legami, infatti, consentiamo alle persone di assumersi responsabilità, in particolare responsabilità degli altri. I legami affettivi in Italia assumono svariate forme e riguardano: coppie non sposate con figli a carico, studenti e lavoratori che convivono, anziani che dividono un appartamento, giovani coppie in cerca di stabilità economica. Un registro di unioni civili, istituito presso un apposito ufficio comunale, sarebbe per tutte queste persone un utile mezzo di riconoscimento e di tutela sociale. Anche e soprattutto per quelle coppie che nel proprio futuro non escludono di contrarre il vincolo del matrimonio.

    Dobbiamo affermare con forza il principio per cui occorre che le famiglie si fondino sempre più non su una definizione astratta e ideologica com’è quella di famiglia naturale, troppo spesso strumentalizzata per legittimare politiche di stampo fondamentalista e oppressivo, ma sul dialogo, sullo sviluppo delle qualità relazionali ed emotive, sulla parità a prescindere dal sesso, sulle forme plurali che le relazioni affettive assumono per conciliare l’amore con l’imprescindibile autonomia e libertà degli individui che lo animano e gli danno corpo. Il riconoscimento delle unioni civili, delle unioni tra omosessuali, il compimento della vittoria del referendum sul divorzio con l’accorciamento dei tempi necessari ad ottenerlo, rappresentano conquiste civili da assicurare alle famiglie italiane, per rispettare la loro verità, e difendere l’inalienabile libertà individuale anche nel campo, fondamentale per la realizzazione personale e morale, delle scelte affettive.

    DELIBERA PER L’ISTITUZIONE DEL REGISTRO DELLE UNIONI CIVILI

    IL CONSIGLIO COMUNALE

    Premesso che il fenomeno del “Unioni Civili”o “Unioni di fatto” può trovare un sicuro fondamento costituzionale negli articoli 2, 3 e 29 della Costituzione, in quanto l’unione civile non si pone in contrasto con la famiglia così come riconosciuta e garantita dalla Costituzione all’articolo 29, posto che “la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” e pertanto, nel riconoscere e sottolineare il valore e l’importanza della famiglia non esclude all’evidenza il sorgere o l’esistenza di atti e formazioni sociali (previste e tutelate dall’articolo 3 della Costituzione), le cui finalità siano ritenute meritevoli di tutela e non contrastanti con i principi costituzionali;
    Considerato che già da tempo è stato ritenuto che l’ambito di operatività e quindi di riconoscimento e tutela costituzionale dell’articolo 2 Cost., si estende sicuramente alla fattispecie della “famiglia di fatto” dal momento che, come rilevato dalla Corte Costituzionale, “un consolidato rapporto, ancorché di fatto non appare, anche a sommaria indagine, costituzionalmente irrilevante quando si abbia riguardo al rilievo offerto a riconoscimento delle formazioni sociali e alle conseguenti, intrinseche manifestazioni solidaristiche (art. 2 Cost.)”(2 – Corte Cost. 18/11/1986, n.237);
    ¬Considerato altresì che, ancorché la creazione di un nuovo status personale non può certamente che spettare al legislatore statale, deve riconoscersi al Comune, in proposito, la possibilità di operare in materia nell’ambito dei principi e delle regole fissate dalla legislazione statale e per le finalità ad esso assegnate dall’ordinamento;
    Rilevato, pertanto, che fermi restando i registri previsti dalla legge e dal regolamento anagrafico, il Comune possa istituire uno o più elenchi per fini diversi ed ulteriori rispetto a quelli propri dell’anagrafe, organizzati secondo dati ed elementi obbligatoriamente contenuti nei pubblici registri anagrafici;
    Considerato, pertanto, che l’iscrizione in tali elenchi particolari non viene affatto ad assumere carattere costitutivo di status ulteriori e quindi riconoscimento di poteri o doveri giuridici diversi da quelli già riconosciuti dall’ordinamento agli stessi soggetti, ma solo un effetto di pubblicità ai fini ed agli scopi che l’Amministrazione Comunale ritiene meritevoli di tutela
    Ritenuta, pertanto, l’opportunità per motivi innanzi espressi di disporre la tutela, presso un apposito ufficio, di un elenco dove iscrivere, seguendo la distinzione operata dalla legge, le persone legate da vincoli non “legati” (matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela) ma solamente da “vincoli affettivi”;
    Visto il parere favorevole di regolarità sotto il profilo intrinseco e formale espresso ai sensi dell’articolo 53 della legge 142/90 e successive modificazioni;

    DELIBERA

    1. Per le motivazioni esposte in premessa ed al fine di consentire il pieno sviluppo della persona umana, di istituire un elenco delle Unioni Civili presso un apposito Ufficio comunale, individuato dalla Giunta entro 30 giorni dalla data di esecutività della presente deliberazione;
    2. Di dare atto che l’elenco di cui è innanzi cenno non ha alcuna relazione o interferenza con i registri anagrafici e di stato civile o alcuna connessione con l’ordinamento anagrafico o di stato civile;
    3. Di fissare i seguenti criteri ai quali la Giunta dovrà attenersi nel regolare la tenuta dell’elenco:
    a) L’iscrizione nell’elenco può essere richiesta da:
    Due cittadini maggiorenni non legate da vincoli di matrimonio, parentela, adozione, tutela, ma da vincoli affettivi o per motivi di reciproca assistenza morale e/o materiale coabitanti da almeno due anni ed aventi dimora abituale nel Comune di Cesena;
    b) Le iscrizioni nell’elenco avvengono solamente sulla base di una domanda presentata congiuntamente dagli interessati all’Ufficio comunale competente e corredata dalla documentazione relativa alla sussistenza dei requisiti sopra indicati;
    c) Il venir meno della situazione di coabitazione e di dimora abituale nel Comune di Cesena o della reciproca assistenza morale e/o materiale produce la cancellazione d’ufficio dall’elenco, la quale avviene altresì dietro richiesta di una o di entrambe le persone interessate;
    d) Per i fini consentiti dalla legge ed alla richiesta degli interessati, l’Ufficio comunale competente attesta l’iscrizione nell’elenco.

    FGR-Romagna

    tratto da http://www.fgr-fc.it/unioni_civili.htm

  7. #97
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    Riceviamo da Paolo Montesi

    Lettera della Federazione Giovanile Repubblicana Romagnola indirizzata al Consigliere comunale Antonella Celletti (GdL) in replica al suo invito a "rileggere Mazzini"...

    COMUNICATO STAMPA 21 maggio 2008

    Cara Celletti… l’esule genovese firmerebbe per il Registro delle Unioni civili

    "Essa (la Famiglia) è la culla dell'Umanità. Come ogni elemento della vita umana, essa deve essere aperta al Progresso, migliorare di epoca in epoca le sue tendenze, le sue aspirazioni."

    Sorpresi da alcune risposte pubblicate sui giornali del consigliere Antonella Celletti (GdL), i giovani repubblicani sono corsi a “riaprire i libri che loro appartengono”.
    Gioia della Patria! Era tutto come prima. A quanto pare quindi, nessuna svista. La Famiglia, lo scrive proprio l’esule genovese, deve adattarsi al mondo in cui si vive, fare sue le istanze civili, cambiare con l'uomo, per poter conservare la sua missione.
    Perchè, secondo Mazzini, la Famiglia non è un fine, ma un mezzo, attraverso il quale arrivare al pieno compimento di sé stessi. Mazzini utilizza questo nucleo della società, per proiettare dentro di esso la nascita di tutte le virtù che compongono il cittadino. Inoltre, non può sorprendere che Mazzini usi questo ambito per tutelare due delle figure più discriminate del suo tempo: le donne ed i bambini. compito della famiglia è quindi quello di Educare: "In nome di ciò che è più sacro, non dimenticate che voi avete in cura le generazioni future, che avete verso quell'anime che vi sono state affidate, la più tremenda responsabilità che l'essere umano possa conoscere: voi dovete iniziarle, non alle gioie o alle cupidigie della vita, ma alla vita stessa, ai suoi doveri, alla Legge Morale che la governa."
    La Donna, quindi: Mazzini, memore degli affetti della madre, essa non è solo "guardiana del focolare", ma vera e propria parte integrante della Famiglia, e della Patria; tutte le forze devono essere spese per emanciparla, distoglierla da quello stato di subalternità che ha caratterizzato tutte le epoche passate:
    "Oggi, la metà della famiglia umana, la metà con la quale noi cerchiamo ispirazione e conforti, la metà che ha in cura la prima educazione dei nostri figli, è, per singolare contraddizione, dichiarata civilmente, politicamente, socialmente ineguale, esclusa da quell'Unità. ... . L'emancipazione della donna dovrebb'essere continuamente accoppiata per voi con l'emancipazione dell'operaio. (dei discriminati)"

    Dopo questo breve riassunto… dove abbiamo sbagliato?

    A nostro avviso, Mazzini opererebbe nella società odierna a sostegno di “tutte” le famiglie… anche quelle non (ancora) riconosciute dallo status del matrimonio. E diffonderebbe in Patria ciò che già ebbe modo di vedere in altre Nazioni d’Europa.

    Ufficio stampa Federazione Giovanile Repubblicana
    F.G.R. della Romagna

  8. #98
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    [mid]http://midivari.altervista.org/Liscio/Raul%20Casadei%20-%20Romagna%20Mia%20.mid[/mid]
    Riceviamo da Paolo Montesi

    La invito a dare diffusione alla nostra petizione on-line a sostegno della delibera per l’istituzione del Registro delle Unioni civili a Cesena, da estendere in seguito ad altri Comuni della Romagna.
    Firmate per sostenere l’iniziative dei giovani repubblicani.
    Grazie

    clicca http://firmiamo.it/unionicivili

    Paolo Montesi
    Segr. FGR-Romagna
    info@fgr-romagna.it

  9. #99
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    PRI/ Mingozzi e Gambi: "Sicurezza, avanti così"

    RAVENNA - "Per il PRI non si tratta di contrapporre sicurezza a immigrazione, bensì applicare normative di legge e provvedimenti duraturi che diano risultati concreti per la tranquillità dei cittadini di Ravenna città e del forese, con regole chiare anche nei confronti degli immigrati, controlli e sanzioni", affermano Giannantonio Mingozzi e Paolo Gambi.

    “Il grado di convivenza civile , che va mantenuto alto nella società ravennate, dipende anche dal rispetto della legalità e dalla capacità di reprimere comportamenti arroganti e lesivi dell’altrui libertà e del decoro cittadino; per questo concordiamo con il Sindaco quando sottolinea l’importanza del coordinamento fra le varie forze di polizia per l’ordine pubblico ed una presenza sempre più efficace della stessa polizia municipale”.

    “Non dimentichiamo, aggiungono Mingozzi e Gambi, che non è solo il centro storico meritevole di attenzione, ma occorre estendere a tutte le frazioni del forese controlli ed interventi: per questo motivo il PRI avvierà incontri in tutte le principali frazioni, da S. Pietro in Vincoli a S. Alberto, da Castiglione a Piangipane e Mezzano, per disegnare una mappa realistica dei bisogni di sicurezza e delle problematiche di ordine pubblico nel forese e proporre interventi conseguenti in Giunta e Consiglio".

    “Nessuna confusione, aggiungono gli esponenti del PRI, tra illegalità e criminalità ma una presenza del Sindaco, della Giunta e del Comune che sia di aiuto effettivo ai cittadini che si sentono più esposti; nel contempo incentivare i locali pubblici e gli operatori del commercio ad aperture serali più frequenti che consentano di avere più cittadini in città; anche per questo vale la nostra proposta dei parcheggi gratuiti dalle 17 in città, che potrebbe favorire una presenza dei fruitori più accentuata”.

    “Infine, non sosteniamo solo il Sindaco e le iniziative della Giunta, ma apprezziamo anche la disponibilità al dialogo espressa dal centro destra (consigliere Costa a parte, che è sempre patetico nei suoi riferimenti al PRI) perché la sicurezza dei cittadini non ha colore politico, non consente strumentalità e non vive sull’ottimismo di facciata, ma richiede un paziente e fermo lavoro di presenza delle istituzioni e del Comune in particolare (anche oltre le funzioni che gli sono proprie) che il Sindaco sta interpretando con tutto il nostro impegno e collaborazione”.

    tratto da http://www.ravennanotizie.it/index.p...17241&Itemid=2

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