_LINGUA BLU,
KUILES ACCUSA
«Soldi disponibili,
ma i pastori non lo sanno»

di Silvia Sanna

SASSARI. «Quei soldi sono stati stanziati due mesi fa, ma i pastori non ne sapevano nulla». Dai responsabili di Kuiles, comitato di lotta pastori e allevatori, arrivano accuse pesantissime a sindacati e Regione, «complici in un piano che mira a distruggere la categoria degli allevatori».
Gavino Sale e Giovanni Masia puntano il dito contro le associazioni di categoria, «colpevoli di ostacolare l'erogazione degli indennizzi a favore dei pastori i cui allevamenti sono stati decimati dall'epidemia di lingua blu». In ballo ci sono 35 milioni di euro (circa 67 miliardi di lire), da suddividere comune per comune. «Gli elenchi con i singoli importi - ha spiegato Gavino Sale - sono pronti già dal 28 maggio, data a partire dalla quale i soldi potevano essere ritirati da pastori e allevatori. Ma la Regione, invece di darne comunicazione ai Comuni, ha preferito informare esclusivamente i sindacati di categoria. Il 6 giugno scorso, le associazioni di categoria hanno avvisato i pastori che la domanda per accedere ai contributi va presentata entro il 5 agosto. Perchè aspettare tanto, dal momento che i soldi sono già disponibili? Inoltre - ha proseguito Sale - i sindacati pretendono il pagamento di una tassa, che oscilla dai 10 ai 40 euro, senza la quale la domanda non può essere presentata. Un comportamento assurdo, che mira a danneggiare i pastori. Per questo abbiamo deciso di opporci e di andare avanti da soli».
La strada da seguire è quella percorsa dal comune di Olmedo, unico in Sardegna ad avere già incassato i contributi: oltre 400 milioni di lire suddivisi il mese scorso tra una trentina di pastori. «È sufficente scaricare il modulo della domanda dal sito Internet della Regione - ha spiegato il sindaco Luigi Ruju - compilarlo e presentarlo in Comune. In questo modo i nostri allevatori hanno ricevuto i soldi in tre giorni».
I responsabili di Kuiles invitano i pastori sardi a seguire l'esempio di Olmedo «evitando di passare attraverso i sindacati - ha spiegato Giovanni Masia - che invece di aiutarci stanno agendo da nemici della categoria».
E nemica della zootecnia sarda è anche la grande distribuzione, «che immette sul mercato l'85 per cento di carni provenienti dal continente e dall'estero - ha affermato Gavino Sale -. Ora basta: pretendiamo che nell'isola si vendano carni sarde».