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Discussione: La grande abbuffata

  1. #1
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    Predefinito La grande abbuffata

    Avevano promesso di dimezzare il numero di parlamentari.

    Per ora hanno solo raddoppiato gli stipendi ai portaborse. Piovono soldi sui nostri parlamentari.

    Gnam, gnam.

    La Stampa (Del 26/7/2002 Sezione: Interni Pag. 5)


    AGLI EX PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA SETTECENTOMILA EURO L´ANNO
    L´allegro luglio degli aumenti
    La vita da parlamentare è tornata ad essere un mestiere conveniente

    ROMA

    LUGLIO, col bene che si vogliono, i partiti si sono quintuplicati i miliardi del finanziamento pubblico. Ma sarebbe ingiusto ritenere che la stagione si esaurisca con questa pioggia di soldi. Sia pure parzialmente disturbata dallo sciopero della fame di Mastella, l´elargizione ha messo in ombra almeno tre altri significativi provvedimenti che, varati più o meno alla chetichella in questo stesso provvido luglio, non sembrerebbero esattamente in grado di suscitare il più caloroso consenso da parte di quella che un tempo si definiva l´opinione pubblica. Le tre decisioni - ognuna delle quali ha com´è ovvio comportato dei costi - sono, dal basso in alto: l´aumento di stipendio per i cosiddetti portaborse del Senato; l´aumento di contributi ai gruppi parlamentari sempre del Senato; e l´aumento delle dotazioni agli ex presidenti della Repubblica, che un dispositivo normativo rende definitivamente «emeriti», e come tali meritevoli di uno speciale rango istituzionale, economico (1 miliardo e 400 milioni l´anno), cerimoniale, di spazi, di personale (fino a 16 addetti) e così via, fino alla costituzione di «Quirinalini» a vita.
    A questi provvedimenti se ne potrebbero indicare con facilità degli altri, anch´essi in discussione nella presente ondata estiva, tutti riguardanti maggiorazione di stipendi e contributi ad assessori, consiglieri e portaborse nelle regioni e negli enti locali in giro per l´Italia. Limitandosi a Roma, per quanto riguarda i rami alti della politica varrà giusto la pena di segnalare che la spesa prevista quest´anno per la Presidenza della Repubblica, la Camera dei deputati e il Senato supera in tutti e tre i casi e di un bel po´ quella del 2001. Mentre per quanto riguarda i rami bassi, sono sempre meno bassi: basti pensare che tre mesi orsono i portaborse - figura sintomaticamente demonizzata nel 1991 nell´omonimo film di Nanni Moretti - sono venuti più che allo scoperto organizzando una festa al Gilda, «Assistant night», con mastodontica torta. Tutto questo per dire che dopo traversie e torcibudella l´attività politica è tornata ad essere, se non una pacchia o una cuccagna, un buon affare e comunque un mestiere conveniente. I partiti, o quel che rimane di queste organizzazioni malmesse e di assai dubbia democrazia, si prendono i soldi e continuano a pubblicare a condizioni favorevoli dei giornali che nessuno legge. I deputati e senatori, a gara, si aumentano di continuo gli emolumenti secondo una tecnica di così variegato camuffamento che impedisce di individuare non solo il come e il quando, ma pure il quanto e soprattutto il perché. E tuttavia nessuno protesta più; né ha voglia di imbarcarsi in una lotta contro i mulini a vento del privilegio. C´è stanchezza, in giro, e rassegnazione: facciano un po´ quello che gli pare, tanto... Gli stessi leader non spendono più una parola per cercar di persuadere il loro stesso elettorato che tutto questo è necessario. Al massimo fanno scrivere ai loro collaboratori che all´estero, in Europa, è così, lo fanno tutti, e anche in America. Oppure, più astutamente, alle fruttuose norme e agli indubbi vantaggi che queste comportano gli uffici parlamentari abbinano delle improbabili sanzioni, promesse di multe per gli assenteisti, vaghi deterrenti, pseudo-spauracchi regolamentari che dovrebbero riequilibrare i benefici. Ma la novità è tutta nell´indifferenza. Questa non ha ricadute neutrali, è anzi attiva, a suo modo partecipe del clima. Con qualche azzardo interpretativo si può ritenerla il segno, la prova, la convalida che davvero, stavolta, si è esaurito il ciclo dell´antipolitica. Sono grandi, ma anche piccoli segni, credenze, leggende su un ripristinato grado di libertà che non rende conto . E´ stata appena approvata una legge che dà il diritto ai potenti di girare con le sirene accese senza attendere alle regole del traffico; da Montecitorio e da Palazzo Madama se ne vanno belli belli in giro per l´Italia e per il mondo, al punto che il premier si è potuto permettere di definirle «trasferte turistiche: ma servono davvero?». A Natale è sempre una pioggia di telefonini (618 mila euro di spesa alla Camera, nel 2001 erano 593 mila). Si favoleggia - nel senso che però l´Espresso l´ha scritto - di spese sanitarie fin troppo facili; mentre Panorama ha scritto di misteriosi «portaborse aggiuntivi»; o dei menù degli onorevoli che potrebbero essere passati al vaglio da esperti di Messegué. Il Senato, intanto, ha prodotto dei gadget; e per un soffio, a Montecitorio, pare si sia evitata l´installazione di un «Beauty Center», con tanto di sponsor. Ciò nonostante - o forse anche per questo - il Parlamento ha perso peso. Andreotti, che in genere si tiene alla larga dalle espressioni enfatiche, ha parlato di «svilimento». Può benissimo non essere l´apocalisse, eppure è difficile non pensare a com´era dieci anni fa. Luglio 1992. Anche allora vigeva il finanziamento pubblico; e anche allora, in quel luglio, fu stanziato un aumento per i portaborse e un altro aumento della diaria per i deputati. Anche allora quasi nessuno protestò. Poi nemmeno tre mesi e venne giù il finimondo. Tangentopoli, certo: e in ottobre piazza Montecitorio era già piena di gente, e i deputati avevano paura ad attraversarla per via delle urla, dei fischi, del lancio di ortaggi. Furono spostate ancora più indietro le transenne. Era appunto l´inizio del ciclo rabbioso dell´anti-politica, del si salvi chi può. Ora forse è finito, ma non per questo bisogna dimenticarselo.

  2. #2
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    A Forza Italia si magna e si canta col maestro Apicella.

    Corriere della Sera, 26.7.2002
    FORZA ITALIA / Il presidente del Consiglio a cena a Roma con i deputati azzurri: alleati in crescita. Biondi canta Battisti e Conte

    Il Cavaliere: non siamo più all’apice della luna di miele, ma superiamo il 30 per cento

    Trofie all’astice, branzino e auguri di buone vacanze, All’appuntamento a Villa Miani anche l’immancabile «stornellatore» Mariano Apicella



    ROMA - L’appuntamento è per le nove a Villa Miani, un edificio immerso nel verde alle pendici di Monte Mario. Il Cavaliere ha convocato per un saluto prima delle ferie estive tutti i deputati. E ci arriva sorridendo: «Forza Italia - dice citando l’immancabile sondaggio - è sopra il 30 per cento. La Casa delle libertà ha quindici punti di vantaggio sull’Ulivo». Anche gli alleati, soprattutto An e Lega, sarebbero in crescita. Ma, ammette, non siamo più all’apice della luna di miele. Dei 178 parlamentari qualcuno non c’era, chi impegnato fuori Roma per impegni connessi con il mandato parlamentare, chi perché trattenuto lontano per ragioni politiche come l’attuale sindaco di Palermo, Diego Cammarata, o come il presidente della Regione Molise Angelo Maria Iorio. Alla «sua» squadra il presidente del Consiglio fa trovare un menù semplice e privo di grassi, come piace al Cavaliere, messo a punto dallo chef Vito Donnaloia che da tempo affianca il più noto Michele Persechini, il cuoco personale di Berlusconi. La cena comincia con le trofie all’astice, si prosegue poi con branzino e verdure cotte a vapore e si chiude con un torroncino semifreddo, il tutto bagnato da una Falanghina (un vino bianco del Beneventano)e un Remole (un Chianti). L’appuntamento, definito da uno dei presenti «una cena di lavoro», serve a fare un bilancio di un anno di governo. Proprio per questo, prima di salire a Monte Mario, il Cavaliere ha riunito il comitato di presidenza di Forza Italia. E di cose sulle quali soffermarsi ce n’erano parecchie. A incominciare dalla tenuta della maggioranza che, per ammissione dello stesso Berlusconi, non è ancora in grado di mettersi d’accordo sul nome del futuro ministro degli Esteri. Anche se ufficialmente si è trattato di una riunione fulminea, giusto il tempo di farsi gli auguri per le vacanze e di compiere alcuni adempimenti formali quali l’approvazione del bilancio e di decidere tre commissariamenti (a Cerveteri e a Como).
    Cena di lavoro quella a Villa Miani, certo, ma anche occasione per rilassarsi. E così avviene. Antonio Leone si siede al piano, Roberto Antonione imbraccia la chitarra e Alfredo Biondi prende il microfono. Si canta a squarciagola canzoni italiane: un paio del genovese Bruno Lauzi poi in crescendo da «Acqua azzurra, acqua chiara», di Lucio Battisti, ad «Azzurro» di Paolo Conte.
    Berlusconi, questa volta, si limita a girare per i tavoli, dispensa saluti e in alcuni casi si sofferma a raccontare barzellette. Parla anche di politica, ma niente discorsi ufficiali. Sottolinea l’importanza della missione di Forza Italia e della Casa delle libertà: rendere più libero il nostro Paese.

    L. Fu.

  3. #3
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    Che schifo...viene da sentirsi scemi a fare un lavoro normale dove ti sbatti per otto ore al giorno e guadagni il minimo per sopravvivere...conviene sporcarsi la fedina penale e buttarsi in politica....

  4. #4
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    Brunik..... DS, Rifondazione, Verdi hanno votato a favore.
    L'unico scontento sembra Mastella.
    O forse digiuna pensando che quando gli arriva il prossimo stipendio deve aver posto nello stomaco per poter mangiare di più?

  5. #5
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    gnam gnam

    Corriere della Sera, 24.7.2002

    Lombardia, mille euro in più per lo stipendio dei consiglieri


    MILANO - Di sicuro si sa soltanto quanto costerà alle casse della Regione: due milioni e mezzo di euro per il periodo da agosto a dicembre. Tutto il resto, nella raffica di aumenti e benefici che il consiglio regionale lombardo si è autoapprovato ieri sera, è nascosto dietro a una fitta cortina di fumo burocratese e rinvii alla precedente giurisprudenza. In ogni caso, c’è chi parla di un migliaio di euro netti in più in «busta paga», e chi di cifre ben superiori. La prima delle leve utilizzate è la variazione del rapporto tra lo stipendio di consigliere regionale e quello di parlamentare. Sino a ieri, l’indennità del consigliere era il 65% di quella del parlamentare. L’aula ieri ha invece deciso che debba essere aumentata di un 2% ogni milione di abitanti amministrati. La popolosa Lombardia di milioni di abitanti ne ha nove e rotti: risultato, l’indennità base schizza all’83% di quella di un onorevole. Ma il consiglio si è anche praticato un sostanzioso sconto sui contributi per la pensione e per l’indennità di fine mandato: la trattenuta fino a ieri era del 25%, oggi è del 10%. Anche qui, si è voluto assimilare il trattamento a quello dei parlamentari.
    I Ds si sono dichiarati contrari, così come alcuni esponenti di maggioranza. Tra questi ultimi, Silvia Ferretto (An), Daniele Belotti (Lega) ed Elisabetta Fatuzzo (Pensionati). Ma l’assestamento di bilancio ha previsto anche un ritocco all’insù alla dotazione per il funzionamento dei gruppi consiliari. Cosa, questa, meno invisa al centrosinistra che non gli altri aumenti. La pennellata finale, è stata la richiesta, da parte dell’azzurro Marco Votta, di voto segreto: richiesta accolta.

    M. Cre.

  6. #6
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    E PER TUTTI GLI ALTRI ITALIANI..... FLESSIBILITò, LICENZIAMENTI E CONCERTAZIONE.......
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  7. #7
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    Bruxelles, 19 marzo 2002

    La finanziaria senz'anima di Cuffaro

    PENSIONI E PROMOZIONI - Il prepensionamento dei regionali, i più strapagati e tutelati del mondo, è rimandato al 2004. Anno in cui circa 4000 dipendenti lasceranno il lavoro in età ancora giovane e con assegni mensili da fare impallidire qualunque altro lavoratore. Questi super-privilegiati hanno avuto anche il coraggio, assieme ai sindacati, di contestare questa norma.

  8. #8
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    stasera cena in villa per i 74 anni

    Gnam, gnam.

    Corriere della Sera, 27.7.02
    Cossiga, compleanno in Sardegna con il Cavaliere


    Francesco Cossiga ha compiuto ieri 74 anni, essendo nato il 26 luglio del 1928 a Sassari. Da qualche giorno si trova per un periodo di riposo in Sardegna «nascosto in un posto segreto», dice lui scherzando: «Lo conoscono soltanto il capo della polizia e il direttore dei servizi segreti». Regali per il compleanno? «Nessuno», risponde il senatore a vita con un filo di rammarico nella voce, ma auguri molti, di personaggi sconosciuti e di personalità note. «Il primo a chiamarmi - dice l’ex capo dello Stato - è stato il presidente del Senato Marcello Pera, subito dopo l’hanno fatto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro dell’Interno Beppe Pisanu». Con il presidente del Consiglio Cossiga si incontrerà stasera a cena in una delle ville che il Cavaliere possiede in Sardegna. Ad accompagnarlo sarà il nipote, Piero Testoni, deputato di Forza Italia, giornalista e autore di una biografia politica dello stesso ex presidente della Repubblica.


    ---

    Come nessun regalo: questo l'hanno fatto pensando a te, Cossighino caro: un miliardo e quattrocentomilioni l'anno + 16 maggiordomi.

    E si lamenta pure.

    l´aumento delle dotazioni agli ex presidenti della Repubblica, che un dispositivo normativo rende definitivamente «emeriti», e come tali meritevoli di uno speciale rango istituzionale, economico (1 miliardo e 400 milioni l´anno), cerimoniale, di spazi, di personale (fino a 16 addetti) e così via, fino alla costituzione di «Quirinalini» a vita.
    Stasera altra magnata in una villa di Berlusconi.

  9. #9
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    Gnam gnam.

    Più soldi anche agli ambasciatori. Ghe pensi mi. Tanto non sono soldi miei.

    E poi altra magnata.

    Corriere della sera, 27.7.02

    DIETRO LE QUINTE

    Berlusconi agli ambasciatori: ghe pensi mi, troverò i soldi per la Farnesina

    Il ministro degli Esteri ad interim dà appuntamento entro novembre


    ROMA - Alla fine della conferenza degli ambasciatori che aveva già aperto con fare da conduttore televisivo, Silvio Berlusconi non ha resistito alla tentazione di proporre alla Farnesina il suo modello aziendale. Davanti ai diplomatici riuniti a porte chiuse, prima del pranzo in programma a Villa Madama ha citato Publitalia e ha chiuso i lavori così: «Il nostro segreto è stato che ogni soluzione a un problema trovata da ciascun dipendente veniva dibattuta. Lo facevamo tutti i lunedì. Entro novembre ci rivediamo». Un modo per dire: continuiamo a discutere e a volorizzare gli esempi migliori, innescheremo una forma di emulazione capace di avvicinarci ai successi voluti. Non ha specificato se gli ambasciatori li rivedrà da ministro degli Esteri ad interim, il presidente del Consiglio. All’inizio del discorso aveva assicurato che il suo rapporto con il ministero continuerà per l’intera legislatura, anche con l’arrivo di un suo successore. Ma novembre diventa un’altra data da tener presente nel rebus sulla durata dell’interim cominciato nel gennaio scorso dopo le dimissioni di Renato Ruggiero. Da ricordare, non da considerare un punto fermo. Questi mesi e gli ultimi giorni hanno fornito due certezze: che gli annunci sulla durata possono essere tranquillamente smentiti e che a Berlusconi fare il ministro degli Esteri piace. Fino a quando, forse, lo sa soltanto lui.
    «Vado in vacanza, si fa per dire. E con me viene Giulio Tremonti. Glielo chiedo io di dare più soldi alla Farnesina», ha informato nella sala delle Conferenze internazionali il presidente-ministro. Si riferiva al fine settimana, in Sardegna. L’impegno a spingere il ministro dell’Economia e strizzare il bilancio dello Stato per tirar fuori un po’ più di fondi da destinare alla diplomazia gli serviva per ridurre le preoccupazioni dei diplomatici. Mercoledì si sono sentiti rinviare a data indefinita la promessa riorganizzazione del ministero. Da allora hanno il timore opposto a quello di uno scossone, il sospetto di poter essere dimenticati.
    Ci teneva il Cavaliere, a rassicurarli. E’ bastato che il segretario generale della Farnesina, Giuseppe Baldocci, rivolgesse una domanda sulla inattesa conferenza di novembre. Come faranno gli ambasciatori a pagarsi un’altra volta il viaggio per Roma dalle rispettive sedi? Risposta del Cavaliere: «Mi porto Tremonti, nel weekend. Se dice di no, ghe pensi mi».
    Brezza di Brianza, nella sala e tra i corridoi marmorei della Farnesina. Giandomenico Magliano, direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo, si era sintonizzato talmente tanto sul nuovo clima che nell’elogiare la «cultura risultato» aveva tracciato un bilancio positivo sul proprio settore e aveva affermato: «Parlano i fatti. Ne cito solo sette». Sette. Una frase accolta da una corale risata.
    Berlusconi, del resto, ne aveva deliberatamente suscitate altre. Umberto Vattani, il rappresentante presso l’Unione europea, che non manca mai di sottolineare il proprio appoggio al presidente del Consiglio, si era premurato di far notare di più il suo intervento portandosi una serie di diapositive. Ha proiettato i quadri che farà esporre a Bruxelles, in una rassegna intitolata Europalia, durante il semestre di presidenza italiana dell’Ue. Quando è comparsa una Venere nuda, Berlusconi lo ha interrotto: «Ambasciatore, comincia a preoccuparmi». Risate. Poi l’ex segretario generale della Farnesina è stato riabilitato. «Vattani, devo darle atto che ha recuperato», ha commentato Berlusconi a intervento finito. «Buttano giù la pasta», ha detto a un altro ambasciatore per sollecitarlo a parlare di meno.
    E’ stato Marcello Spatafora, direttore generale per la Cooperazione economica, a passare al Cavaliere una delle palle più facili. La sua tesi: per far funzionare meglio la Farnesina occorre un piccolo segnale, un aumento dei fondi pari a quelli per il G8 più una direttiva di Palazzo Chigi volta a convincere le altre amministrazioni ad accettare una sinergia con gli Esteri. Una direttiva è molto meno del disegno di legge che il governo avrebbe dovuto presentare se la riorganizzazione annunciata fosse arrivata in porto. Berlusconi: «Spatafora ci ha dato coraggio». E giù elogi ai diplomatici, la promessa di semplificare i bilanci di ambasciata come vuole lo Sndmae, il sindacato, l’impegno a ridurre «l’eccessiva burocraticità» che costringe a zig zag tra le norme per comprare «le matite». Poi, tutti a tavola.

  10. #10
    Israele= Paese terrorista
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    Originally posted by GionataPacor
    Brunik..... DS, Rifondazione, Verdi hanno votato a favore.
    L'unico scontento sembra Mastella.
    O forse digiuna pensando che quando gli arriva il prossimo stipendio deve aver posto nello stomaco per poter mangiare di più?
    Ma come mai i destroidi quando si accorgono che i loro partiti fanno delle gran cazzate invece di incazzarsi rispondono sempre che la colpa e' di qualcun altro?????
    Siete vermente ridicoli.

 

 
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