Libro svela i retroscena dei traffici umani con destinazione Europa
di Guido Colombo
Osservando una curiosa coincidenza, e cioè il puntuale arrivo di nuovi clandestini non appena il centro di accoglienza di Sant’Anna a Isola Capo Rizzuto tenda a svuotarsi di quelli arrivati in precedenza, sorge il dubbio se si tratti di coincidenze, oppure di una strategia messa a punto dai trafficanti di disperati sulla base delle informazioni fornite da basisti locali. Da questo dubbio prende spunto il saggio “L’invasione silenziosa. L’immigrazionismo: risorsa o complotto?” di Alberto Carosa e Guido Vignelli, recentemente pubblicato dalle edizioni Il Minotauro (via Majorana 221, Roma, tel. e fax 06 5592337, e-mail ilminotauro@tin.it, sito www.ilminotauroeditore.it). I due autori si sono domandati quanto ci sia di programmato nei massicci flussi migratori che stanno snaturando le società europee e che minacciano, in un futuro prossimo, di cancellarle definitivamente. La prima parte del libro, curata da Carosa, è un’analisi sintetica ma precisa del fenomeno immigrazione: da chi è composta (secondo un rapporto della Caritas, per il 37% da immigrati mussulmani); chi la favorisce (sinistre, sindacato, organizzazioni cristiane, magistratura di sinistra); quali danni provoca (crescita esponenziale della criminalità, specie quella più brutale; significativamente viene citato il caso della Danimarca, dove il 50% dei reati è commesso da immigrati); e infine chi ne trae realmente vantaggio (imprenditori senza scrupoli interessati a comprimere il costo del lavoro sfruttando manovalanza in nero, ambienti politici e religiosi alla disperata ricerca di nuovi proseliti). Nella seconda parte tocca a Vignelli spiegarci come questa calamità sia tutt’altro che spontanea. L’autore cita i casi dell’Albania all’inizio degli anni Novanta, quando l’allora governo Berisha inviò ondate di profughi sulle coste pugliesi, allo scopo di liberarsi di contestatori turbolenti e, allo stesso tempo, di ricattare il governo italiano, ottenendo aiuti in cambio della fine degli sbarchi. Ma Vignelli fonda le sue deduzioni anche sulle inchieste della polizia italiana che hanno individuato centrali estere che organizzano gli sbarchi dei disperati sulle nostre coste e, soprattutto, sul sentimento di odio che da sempre anima in particolare i Paesi arabi contro l’Europa, alimentato da secoli di guerre religiose e politiche tra Islam ed Europa e dalla dominazione coloniale. Un sentimento che, leggiamo, nel 1974 fece dire al presidente algerino Houari Bumedien in un discorso all’ONU: «Un giorno, milioni dei nostri abbandoneranno il sud del mondo per fare irruzione negli spazi accessibili dell’emisfero nord, alla ricerca della propria sopravvivenza; e non verremo da amici. Ma non avremo bisogno di combattere: saranno i ventri delle nostre donne a darci la vittoria». Altrettanto indicativo un editoriale del Washington Times, datato 27 gennaio 2001, che spiega come «contrariamente alle previsioni dei politici europei, i figli degli immigrati islamici non solo non si sposano con donne locali, abbandonando i costumi d’origine, ma anzi persino immigrati di terza generazione al momento di prendere moglie, si rivolgono a donne del paese di origine, aumentando ulteriormente le presenze nel paese ospitante».




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