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    Predefinito Le malattie degli immigrati

    PATOLOGIA DERMATOLOGICA IN IMMIGRATI DI COLORE: PARTICOLARI QUADRI CLINICO-ISTOLOGICI


    A. Morrone, L.M. Muscardin, F. Bartoli, M. Fazio

    Istituto Dermatologico San Gallicano – IRCCS – Roma

    La patologia dermatologica in soggetti di cute scura riveste attualmente un’importanza sempre maggiore, a causa del fenomeno immigratorio dai paesi non appartenenti all’Unione Europea. L’Italia, dalla metà degli anni ottanta, rappresenta una meta per milioni di persone provenienti dai principali paesi in via di sviluppo.
    Il nostro Istituto da molti anni si occupa delle problematiche mediche e sociali legate all’immigrazione. Nell’ambito dell’attività svolta dal Servizio di Dermatologia Tropicale e di Medicina Preventiva delle Migrazioni, presentiamo alcuni quadri dermatologici particolari, sia clinici che istologici, osservati su cute scura.
    Si tratta di dieci pazienti provenienti dall’Africa e affetti rispettivamente dalle seguenti patologie: amiloidosi maculosa, melanoma del dorso, siringomi multipli, cheloidi diffusi, tubercolosa verrucosa, lebbra lepromatosa, lebbra tubercoloide, piede di Madura, donovanosi, leishmaniosi.
    Abbiamo ritenuto opportuno segnalare questa casistica, per la relativa rarità delle dermatosi osservate e perché nei prossimi anni, sempre più frequentemente il dermatologo, si troverà davanti a pazienti di colore.

    Bibliografia
    Morrone A. "Salute e società multiculturale" Cortina Editore, 1995
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI OSSERVATE IN IMMIGRATI EXTRACOMUNITARI PRESENTI A ROMA

    A. Morrone, A. Di Carlo, G. Gentili, A. Maini, F. Bartoli

    Istituto Dermatologico S. Gallicano (IRCCS), Roma

    Negli ultimi 15-20 anni l’Italia si è trasformata in tradizionale paese d’emigrazione, a paese meta di vasti flussi immigratori provenienti in particolare dai paesi del Corno d’Africa e dall’Estremo Oriente.
    Da oltre 12 anni ci interessiamo ai problemi sanitari degli Immigrati irregolari e clandestini, presenti a Roma, con particolare riferimento agli aspetti dermatologici e venereologici.
    Dal 1985 ad oggi abbiamo visitato oltre 23.000 Immigrati provenienti dai paesi in via di sviluppo ( il 48% proveniva dall’Africa, il 21% dall’Asia, il 19% dall’Europa dell’Est ed il 22% dall’America Latina).
    Riportiamo i principali dati relativi all’incidenza della patologia venerea osservata in questo gruppo di pazienti. Sottolineiamo l’importanza di un’attività di prevenzione e cura delle infezioni sessualmente trasmesse, anche in considerazione delle disagiate condizioni ambientali ed igienico-abitative in cui molti di questi pazienti vivono.

    Bibliografia
    Passi S., Morrone A., Picardo M., et al.: G. Ital. Derm. Ven. 1990; 125: 487-91
    Morrone A., Fazio M., Leone G., et al.: Nouv. Dermatol. 1992; 11: 863.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    EPIDERMOMICOSI IN PAZIENTI IMMIGRATI EXTRACOMUNITARI CLANDESTINI: OSSERVAZIONI CLINICO-MICROBIOLOGICHE

    A. Morrone, D. Moretto, F. Bartoli, G. Leone, R. Mercantini, P. Valeri

    Istituto Dermatologico San Gallicano (IRCCS) Roma

    La realtà delle migrazioni ha sempre rappresentato un complesso fenomeno politico e sociale con notevoli implicazioni anche di ordine sanitario.
    Inoltre le migrazioni hanno modificato i vecchi schemi relativi a patologie tropicali, rimescolando agenti etiologici una volta ritenuti peculiari di alcune regioni ed oggi praticamente a diffusione ubiquitaria. Anche la distribuzione geografica dei dermatofiti è notevolmente variata.
    Nel nostro Istituto, da oltre 12 anni, è in funzione un Servizio di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale, in cui vengono trattate e studiate le patologie che più frequentemente si osservano nella popolazione immigrata. All’interno della casistica raccolta e studiata, presentiamo i principali dati relativi alle mucosi superficiali osservate dal 1 gennaio 1985 al 31 maggio 1997, in soggetti immigrati clandestini, con particolare riguardo ai diversi dermatofiti isolati e ai paesi di provenienza degli immigrati.
    Su un totale di oltre 23.000 pazienti immigrati extracomunitari clandestini o irregolari, abbiamo rilevato 1823 casi di micosi. Vengono presentati i rilievi clinici e microbiologici di maggiore interesse.

    Bibliografia
    Morrone A., Passi S., Fazio M. Atti 2° Congresso Internazionale Medicina e Migrazioni. Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma 11-13 luglio 1990

    http://crs.ifo.it/ISG/Migrazioni/abstract/sidev_72.htm
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  4. #4
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    Lebbra, epatite e tubercolosi:
    malattie in arrivo insieme ai troppi clandestini

    Roma
    Aumentano le malattie infettive tra gli immigrati che vivono in Italia, passando da una percentuale del 7 all’11% negli ultimi due anni. Il rischio di infezioni tra la popolazione, dunque, è molto superiore rispetto a soli cinque anni fa. A lanciare l’allarme è il responsabile del Servizio di medicina preventiva delle migrazioni, del turismo e di dermatologia tropicale dell’istituto San Gallicano, Aldo Morrone, in occasione del VI Workshop internazionale Cultura, salute, immigrazione in conclusione a Roma. Tra le patologie maggiormente riscontrate tra gli immigrati, ha rivelato Morrone, figurano le malattie dermatologiche (52%) e quelle infettive (11%), seguite dalle malattie respiratorie (10,7%), dell’apparato digerente (9,2%), ortopediche e traumatologiche (8,6%) e disturbi neuropsichiatrici (4%). L’allarme quindi, ha detto l’esperto, è soprattutto per l’aumento delle patologie infettive, in particolare dell’epatite virale A, B e C e dei casi di lebbra prima piuttosto rari. Ma tra gli immigrati sono in aumento anche le cosiddette "malattie della povertà" dalla tubercolosi alla scabbia, e le malattie sessualmente trasmesse. A far ammalare molti tra gli immigrati sono innanzitutto gli stessi "viaggi della speranza".
    "Lasciano i propri Paesi in condizioni di salute sostanzialmente buone - ha detto Morrone - ma ben diversa è la situazione al loro arrivo in Italia. La maggioranza degli immigrati, oltre il 60%, si ammala infatti proprio durante il viaggio per raggiungere il nostro Paese, affrontato in condizioni spesso disumane, e di questi il 10% arriva in condizioni estremamente gravi". Gli standard di salute degli immigrati in Italia, rilevano gli esperti, segnano dunque un preoccupante peggioramento. Questo, ha spiegato Morrone, "anche perchè sono in costante crescita gli immigrati anziani: oltre 100 mila gli over-60". Esiste dunque un reale rischio-salute determinato dai grandi flussi migratori? "Certamente sì - afferma Morrone - ed è destinato a crescere se si continua ad impedire alla popolazione immigrata il reale accesso alle prestazioni del servizio sanitario nazionale".

    http://www.lapadania.com/1999/novemb...31199p18a2.htm
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Parla il genovese Enrico Nunzi, presidente dell’Associazione Italiana di Hanseniologia
    Sussidio ai malati extracomunitari
    «Lo Stato estende l’aiuto pubblico anche agli immigrati con la lebbra»

    di Gianluca Savoini

    «La politica di Roma sull’immigrazione è quella dello “scaricabarile”: fa entrare tutti e poi se ne lava le mani. E le regioni devono sobbarcarsi i grandi problemi di ordine pubblico e anche sanitari riguardanti gli extracomunitari». Enrico Nunzi è presidente della Società italiana di Hanseniologia e dirige il Centro nazionale del morbo di Hansen (ovvero la lebbra) all’ospedale San Martino di Genova. Dall’alto della sua esperienza, Nunzi accusa il governo di sinistra italiano di lavarsi le mani di fronte agli effetti dannosi dell’immigrazione di massa e incontrollata. «Anzi, il governo ha esteso il sussidio che spetta ai malati di lebbra (25mila lire al giorno) anche agli extracomunitari, malati oggi o che sono stati malati tanti anni fa - spiega lo specialista genovese -. È incredibile! Se un marocchino arriva da noi e dice di aver contratto la lebbra, riceve soldi dallo Stato. E magari non è nemmeno vero che sia ancora affetto dalla malattia».
    Professor Nunzi, la politica di apertura del governo verso l’immigrazione di massa extracomunitaria è dannosa anche dal punto di vista sanitario?
    «È dannosa sotto ogni punto di vista. Riferendomi al settore di mia competenza, quello dei malati di lebbra, mentre sia la regione Liguria che l’ospedale San Martino si sforzano di adottare una linea di intervento equilibrata e che quindi tuteli innanzitutto gli italiani ammalati, lo Stato italiano che fa? Non solo estende il sussidio anche agli immigrati, ma scarica tutti i problemi alle singole regioni».
    Roma li fa entrare e le regioni se li devono tenere?
    «Proprio così. Su case, sanità, lavoro e quant’altro, lo Stato centrale se ne frega. Poi sentiamo i commenti ipocriti di chi dice che molti immigrati vengono trattati come schiavi, sottopagati, a raccogliere i pomodori nel Sud».
    L’equiparazione degli extracomunitari ai malati italiani di lebbra è quindi, secondo lei, inopportuna?
    «È innanzitutto una decisione che crea confusione. Chi paga i soldi per il sussidio esteso agli extracomunitari? La regione. Che però non può recuperare la spesa da nessuna parte. Nel 1991 l’allora segretario generale della Cisl, Franco Bentivogli, scrisse una lettera al Ministro della Sanità (era De Lorenzo) in cui si leggeva che “il verificarsi tra i lavoratori extracomunitari di affezioni del morbo di Hansen (lebbra) ci induce a chiedere l’equiparazione nel trattamento di tali cittadini con quelli italiani, ai sensi dell’art. 1 della legge 943/86. Equiparazione che dovrà riguardare oltre che la tutela sanitaria in senso stretto, l’esenzione del pagamento del ticket, il rimborso spese per viaggi affrontati per motivi di cura, anche le provvidenze economiche previste dalla legge 24 gennaio 1988, n.31”».
    Un bel paese della cuccagna l’Italia, per gli extracomunitari...
    «Sicuramente. Teniamo presente che dopo la quasi scomparsa della lebbra sul territorio italiano alla fine degli anni Ottanta, adesso assistiamo ad un “ritorno” spiacevole del morbo. E oltre il 60 per cento dei nuovi malati è di provenienza extraeuropea. Non si tratta certo di un’epidemia, ma indubbiamente il fenomeno andrebbe controllato meglio».
    Ovvero?
    «Ovvero le regioni dovrebbero poter decidere quanti immigrati accogliere e, se necessario, curare. Invece oggi le regioni non possono mettere becco e gli immigrati sono costretti a vivere in situazioni sanitarie spesso scandalose. Da schiavi».
    Anche i ricongiungimenti familiari sono un bel problema?
    «Altrochè. Non ci raccontino frottole, i governanti. Gli immigrati, grazie anche a queste belle idee, aumentano in Italia di mezzo milione all’anno, portandosi dietro la loro cultura, le loro usanze e anche le loro malattie. Ma la colpa non è loro. È di questo Stato. Adesso arrivano i genitori dell’immigrato che si trova in Italia e che ha preso il sussidio per la malattia e questi genitori, o parenti di secondo e terzo grado, si presentano con vecchi documenti dicendo anche loro di essere malati».
    Sussidio statale anche per loro?
    «Esatto. Il ricongiungimento tra un malato extracomunitario e i suoi familiari costa quindi svariati milioni mensili allo Stato italiano. Moltiplichiamo il tutto per il numero dei richiedenti (che sicuramente aumenteranno) e ci verrà da piangere».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  6. #6
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    Quale sia realmente la situazione sanitaria generale, in Europa e nel mondo, in questi tempi, è un argomento sconosciuto dai più, per la semplice ragione che i media non ne parlano. Notizie vengono date, occasionalmente, dalla televisione e anche dai giornali, ma sono notizie parziali e frammentarie: una visione d'insieme non viene mai data. Nel trascorso di questa conferenza si cercherà di dare proprio una visione d'insieme. Oltre a proporre dei dati statistici inoppugnabili che dimostrano quanto preoccupante sia la situazione, se ne mostrerà la necessaria dipendenza dalla condizione di disfacimento generalizzato nella quale viene a trovarsi il mondo contemporaneo; la quale a sua volta è conseguenza del sistema politico, sociale ed economico usurocratico che lo domina in modo incontrastato a circa mezzo secolo. Una causa importante dell'attuale crisi sanitaria è il degrado ambientale - conseguenza dell'attuale usurocrazia, che viene così, in questo caso, a essere causa di secondo grado del pessimo andamento sanitario. Ma l'andamento finanziario del mondo attuale ne è anche, in qualche caso, causa di primo grado - sfacelo del sistema ospedaliero, mancanza di fondi per vaccinazioni e per combattere i vettori di malattie, ecc.: tutte cose che diverranno chiare nel trascorso di questa conferenza.

    Si incomincerà con il dare dei dati fattuali riguardanti la reale condizione sanitaria globale (1).

    Sta di fatto che - con la possibile ma per niente sicura eccezione del vaiolo (2) - tutti i morbi del passato non solo non sono stati debellati ma imperversano in modo accresciuto nella maggior parte del mondo. Questo viene favorito dalle condizioni antropiche del Terzo Mondo e dal fatto che moltissimi germi hanno sviluppato una resistenza alle medicine e moltissimi vettori agli insetticidi. Nel contempo, le possibilità di contagio sono aumentate in modo impensato (trasfusioni di sangue, aria condizionata, ecc.) e i moderni mezzi di trasporto possono rendere fulminea la diffusione di un qualsiasi morbo - vedi l'AIDS. In ultima - e almeno nel caso dei virus - gli squilibri ecologici ne mettono una varietà crescente in contatto con gli umani; mentre nuovi virus divengono reali, sia per combinazione di virus già esistenti che per mutazione che per 'imitazione'. Il tasso di mutazione dei virus è aumentato di molto negli ultimi tempi, forse in ragione dell'aumentato livello di radioattività ambientale (3). Quando invece si parla di 'imitazione' si intende dire che gli effluvi industriali mettono in circolazione determinati composti organici che, strutturalmente, assomigliano a certi virus oncogenici (produttori di cancro), con tutte le conseguenze del caso - questo però è un punto sul quale non ci si dilungherà.

    Veniamo adesso ai casi specifici.

    Negli anni Sessanta si diceva di avere quasi debellato la malaria, in quanto, con l'uso del DDT, si sarebbe sterminata la zanzara Anopheles che ne è il vettore. Il DDT, adesso si tenderebbe a non usarlo più per via dei suoi catastrofici effetti ecologici, ma comunque le zanzare sono ormai di massima immuni sia al DDT che a tanti altri insetticidi. In ogni caso, nel Terzo Mondo, dopo la decolonizzazione, campagne antimalariche in grande scala non se ne fanno più, mentre solo nell'Asia sud-orientale sono state identificate ben 30 specie di zanzare capaci di trasmettere la malaria: è ovvio che ben difficilmente si potranno sviluppare insetticidi per ognuna di esse (4). Così, dal 1960 al 1975, il numero ufficialmente riconosciuto dei casi di malaria al mondo era salito di un fattore di 2,5 che adesso potrebbe essere salito fino a 10; e recentemente la stampa ha divulgato che almeno il 40% della popolazione mondiale è a rischio. L'80% dei casi conosciuti si danno nell'Africa nera.

    Un'altra malattia, sia pure molto diversa, che ha per vettore una zanzara è la febbre gialla, trasmessa dall'Aedes aegypti. Questa gravissima malattie era ed è endemica nelle zone boscose dei tropici e faceva occasionalmente delle gravi puntate epidemiche nelle zone portuarie del mondo civile causando qualche volta delle migliaia di vittime (Francia occidentale ai tempi di Napoleone, Nuova Orléans nel 1905). Comunque, l'Aedes non sopravvive l'inverno e la febbre gialla non ha mai preso piede nelle zone temperate: ma la cosa potrebbe presto cambiare. Con l'effetto serra - un aspetto del degrado ecologico - e il conseguente aumento delle temperature medie annuali, l'Aedes ha incominciato a migrare e adesso si è stabilito saldamente negli Stati Uniti e in Australia: se quelle zanzare dovessere diventare infette, anche quei paesi sarebbero esposti a epidemie di febbre gialla. In Brasile, invece, si sta dando un altro interessante fenomeno. Sia in Sud America che in Africa il riservorio della febbre gialla sono le scimmie che, a branchi, abitavano e abitano la boscaglia e la foresta. Adesso che la foresta viene distrutta a ritmi galoppanti, branchi di scimmie hanno preso a 'colonizzare' gli immondezzai - le 'discariche' - delle grandi città dove contendono il cibo infetto ai cani, ai ratti e anche a tanti 'umani' che, in guisa tipicamente terzomondiale, rimediano un'esistenza larvale in quegli ambianti. Nel contempo, le zanzare Aedes si riproducono negli immondezzai, dentro nelle acque marce che le piogge accumulano in gomme d'automobile abbandonate e in altri recipienti. Ne è risultato un incremento impressionante nei casi di febbre gialla cosiddetta 'urbana'. Indipendentemente da ciò, la malattia sta acquistando in aggressività a livello mondiale: il numero di casi ufficialmente riportati in Africa sono saliti di un fattore di oltre 30 (e in realtà probabilmente di fino a 1000) - da poche centinaia a molte diecine di migliaia - negli ultimi vent'anni. Oltre il 90% dei casi riportati si danno nell'Africa nera. - L'Aedes, fra l'altro, è uno dei vettori di una malattia virale di recente identificazione, il dengue, una grave forma influenzale causata con tutta probabilità da un virus in origine innocuo divenuto patogeno come conseguenza di una mutazione. Il dengue è endemico in Asia sud-orientale e, a livello mondiale, colpisce diversi milioni di persone all'anno (con occasionali dimensioni epidemiche: Cuba nel 1981, l'India nel 1982) e può essere anche mortale.

    Virus dei quali neppure si sospettava l'esistenza e che si rivelano patogeni vengono sempre di più in contatto con gli umani come conseguenza di squilibri ambientali provocati: soprattutto disboscamenti. I portatori di questi virus sono generalmente roditori, abitanti di boschi che vengono distrutti, per cui essi si vedono obbligati a cercarsi un altro habitat, che spesso viene a essere l'abitazione o la coltivazione umana. Casi gravissimi di virosi emorragiche, spessissimo fatali, si sono dati in questo modo, non di rado con violenza epidemica in certi luoghi. In Africa equatoriale di è sviluppato in quel modo lì il 'Lassa' (dal 1969), adesso endemico nel Golfo di Guinea, e l''Ebola' (5) (dal 1976), quest'ultimo quasi sempre mortale. Sembre che l''Ebola' possa essere adesso trasmesso da determinate zecche africane e ogni tanto fa la sua apparizione fra gli imprudenti che vanno a fare i turisti in certi posti. Fra il 1962 e il 1964 una virosi emorragica analoga colpì oltre la metà della popolazione di una certa zona dell'Amazzonia boliviana, con una mortalità del 50%. - Proprio in Europa, invece, due specie diverse di roditori, scacciati dai loro habitat dalla deforestazione e portatori ognuno di un virus di per sé innocuo, venuti in contatto si scambiarono i virus, dando origine a un terzo altamente patogeno: il quale, sembra, dal 1992 sta causando in Russia quasi 100.000 casi di encefalite all'anno (generalmente non mortali).

    Ma gli squilibri ecologici hanno causato e causano anche altri problemi sanitari. Certe alghe possono fungere da rifugio per virus e batteri patogeni; e il quantitativo di quelle alghe, nei mari del globo, è aumentato a dismisura come conseguenza della contaminazione dei mari - contaminazione fecale e dovuta anche ai concimi chimici -, che ne ha accresciuto a dismisura il contenuto di azoto. Queste alghe furono le portatrici dei batteri del colera che, provenienti dall'Indonesia, attraversarono il Pacifico per arrivare in Sud America e provocarvi l'epidemia del 1991-1994, quando la malattia colpì circa un milione di persone facendo oltre 10.000 morti.

    Veniamo adesso a parlare brevemente dell'AIDS: brevemente per ragioni di tempo e perché sull'argomento c'è un libretto, pubblicato nel 1997, che sintetizza la situazione abbastanza bene (6). È risaputo che l'AIDS (malattia stranissima, dovuta a un retrovirus) si diffuse in modo fulminante da un epicentro situato nell'Africa orientale a partire dal 1975 circa. Nessuno sembra avere un'idea chiara di quale possa essere stata la sua origine. C'è dell'evidenza, venuta a galla negli ultimi anni, che sembra indicare che la malattia esisteva anche prima, ma che pochissimi ne erano colpiti: qui siamo probabilmente davanti a una mutazione che ha reso il virus terribilmente aggressivo. Ed esso, soprattutto in Africa ma non solo lì, sta eseguendo un micidiale lavoro. C'è da credere che forse fino all'80% della popolazione dell'Africa nera sia ormai contaminata, e difatti delle recensioni statistiche venute a galla negli ultimi tempi indicano che l'aspettativa di vita da quelle parti è calata di circa vent'anni: per il 2010, si calcola che la vita media nell'Africa nera - ma anche in Tailandia e in Brasile - sarà di soli trent'anni. In Africa ci sono tanti orfani i cui genitori sono morti di AIDS che, a voler credere a determinati rapporti di testimoni oculari, i babbuini e gli scimpanzè hanno preso ad allevarli - ma anche negli Stati Uniti, la cui popolazione di colore è largamente sieropositiva, 'orfani da AIDS' ce ne sono già oltre 60.000. Le cose vanno in modo analogo in India e in Asia sud-orientale. In India (cifre ufficiali) nel 1989 meno del 2,5% della popolazione era sieropositiva, nel 1991 lo era più del 10%. In Tailandia, il tasso di sieropositività presso le prostitute era salito in 20 mesi (verso il 1990) da meno del 0,1% al 70% - cifre estremamente significative, quando si ricordi (fatto taciuto dai media, in linea di massima) che nel Terzo Mondo la condizione normale della donna - della donna di colore - è quella di essere una prostituta - fatto reale in modo precipuo soprattutto in Africa e in Indocina ma anche altrove. Non è quindi azzardato dire che l'AIDS potrà passare comne una grande scopa sul cosiddetto Terzo Mondo entro qualche decennio. Comunque, dei dati recentissimi provenienti dall'Africa meridionale indicano che là, almeno in certe zone, si registra un calo demografico netto, che certamente non è dovuto a una diminuzione nella natalità. - Sembra che ci possa essere una correlazione fra i fattori genetici che causano la pigmentazione scura della pelle e la sensibilità all'AIDS; ma su di questo difficilmente si potrà trovare qualcosa di pubblicato.

    La considerazione dell'AIDS ci porta in modo naturale a parlare della tubercolosi, perché c'è un'accertata correlazione statistica fra la tubercolosi e la sieropositività, della quale i media, naturalmente, non parlano mai (la tubercolosi è una delle prime infezioni opportunistiche che assalgono il sieropositivo). Nell'Africa nera e in quel suo prolungamento nei Caraibi che è Haiti, almeno il 60% dei tubercolotici sono anche sieropositivi. I giornali spesso parlano in termini allarmistici di come il tasso di diffusione della tubercolosi in Europa stia continuamente salendo e come adesso la malattia minacci di uscire da ogni controllo. Tacciono invece il fatto che anche la tubercolosi, come tante altre malattie, in Europa è quasi esclusivamente di importazione - dal Terzo Mondo -: quest'anno la stampa quotidiana ha pubblicato come il 40% dei magrebini e il 50% degli iberoamericani in Italia siano infetti di tubercolosi. C'è da sospettare con notevole fondamento che un'alta proporzione di questi tubercolotici siano anche sieropositivi. A livello mondiale (popolazione totale vicima ai 6 miliardi), 2 miliardi sono o sono stati infettati dalla tubercolosi e ne muoiono circa 2 milioni all'anno. (Circa il 10% degli abitanti di Nuova York sono tubercolotici).

    In crescita incontrollata sono anche le malattie veneree (oltre all'AIDS); nonostante la diffusione dei preservativi e nonostante che al giorno d'oggi esse siano generalmente curabili. Aumentano in continuazione le varietà di uretrite venerea resistenti agli antibiotici; questo, in gran parte dovuto al fatto che nel Terzo Mondo c'è un vastissimo mercato nero (ma 'nero' soltanto per modo di dire: esso avviene alla luce del sole) di antibiotici che vengono usati all'impazzata; dando così l'opportunità ai germi di assuefarvisi. Nell'Africa nera, il 70-80% della popolazione soffre di sifilide - cioé quelli, oltre a essere sieropositivi sono anche sifilitici. Questo era il caso anche in Arabia, prima che gli antibiotici divenissero disponibili. - In Italia, a voler credere a dei recentissimi comunicati stampa, il 96% dei casi di malattie veneree sono di importazione.

    Potrei continuare, ma questo florilegio credo sarà sufficiente per dare un'idea della reale situazione. A questo punto è il caso di cercare di dare una visione d'insieme e di trarre delle logiche conclusioni.

    Il mondo ancora civile - che include l'Europa e l'Asia nord-orientale, ma solo in senso lato l'America - si trova adesso di fronte e contrapposto, azi, assediato, dal cosiddetto Terzo Mondo, che solo approssimativamente coincide con la fascia tropicale e che in realtà viene a essere l'insieme delle popolazioni di colore. Fino a meno di un secolo fa queste popolazioni costituivano complessivamente forse meno del 20% della popolazione totale del pianeta: adesso ne costituiscono forse il 70%. Questo sbilancio nelle percentuali antropiche viene a essere una conseguenza di quell'autentico disastro storico che fu l'avventura coloniale, eseguita all'insegna del progresso e del cosiddetto umanitarismo - che spesso e volentieri servivano da paravento a dei vili interessi economici -; il che non poteva se non causare lo sradicamento delle genti di colore. Prima, esse mantenevano il loro numero in equilibrio con l'ambiente, e non certo solo perché ci fosse un'altissima mortalità infantile o perché le guerre o le malattie facessero stragi: a quei tempi, esse erano molto meno malsane di adesso. Piuttosto, in modo istintivo, esse limitavano la loro crescita numerica per mezzo di pratiche anticoncezionali nonché con metodi molto più drastici - praticando massicciamente l'aborto e l'infanticidio - pratiche in uso generalizzato in Africa, in Papuasia, in Australia, in Amazzonia fino a tempi relativamente recenti. Venute a cadere le loro ataviche abitudini e con l'aiuto della medicina moderna, esse ne hanno 'approfittato' per riprodursi in modo caotico e sfrenato, fino ad arrivare alla presente situazione. Questa massa pullulante e risentita, incapace di sopperire ai propri bisogni più basici e che sopravvive solo di parassitismo e di carità internazionale, ha anche un bassissimo livello immunologico. Questo, in conseguenza di diversi fattori: denutrizione cronica, pratiche antiigieniche, malattie debilitanti endemiche (per esempio, quasi il 30% della popolazione terzomondiale soffre di problemi intestinali cronici dovuti all'uso di acque contaminate) e, in ultima, una pessima qualità genetica. (Quando si parla di pessima qualità genetica non si intende riferirsi soltanto al fattore razziale, ma anche alla realtà dell'enorme prevalenza di tare ereditarie di tutti i tipi: prova ne sia il pullulare, nel Terzo Mondo, degli storpi, dei ciechi, dei sordomuti, degli idioti, dei tarati congeniti). Questa massa enorme e formicolante a basso livello immunologico è l'ambiente ideale dove si possono sviluppare epidemie (come difatti è già il caso), le quali, il momento che una mancanza di mezzi curativi adeguati o che le condizioni ambientali dovessero ancora peggiorare, potrebbero anche prendere un andamento catastrofico, che non tarderebbe a coinvolgere anche il cosiddetto Primo Mondo.

    Ma il Terzo Mondo è già incistito dentro al Primo Mondo, dove le enclaves extracomunitarie sono ormai dappertutto. E queste autentiche metastasi terzomondiali dentro al tessuto sociale europeo fanno da calamita per tutti i malanni sanitari del Terzo Mondo (8). In riguardo, l'editrice Minerva Medica ha distribuito ai medici, in Italia, un interessante manuale a proposito di 'malattie d'importazione', corredato da illustrazioni più o meno raccapriccianti e con pertinenti indicazioni cliniche, ma che non contiene dati statistici (9). È un fatto ormai perfettamente conosciuto che le comunità omosessuali e di tossicodipendenti costituiscono delle genuine 'nicchie patologiche', rètte da una loro particolare 'ecologia patologica', obbedente a leggi di tipo cibernetico specifiche (una 'cibernetica della patologia') e all'interno delle quali svariati agenti patogeni si sostengono a vicenda dando origine a originali simbiosi (10). Analoga potrebbe essere la situazione delle comunità extracomunitarie in Europa - o magari anche i campi di zingari, dove la mortalità infantile è del 50%. Generalizzando un po' - ma non eccessivamente - ci si può rappresentare tutto il Terzo Mondo come una mega-nicchia patologica.

    Inutile aspettarsi che quelle genti facciano alcunché per migliorare per conto loro la loro situazione (sanitaria, alimentare, ecc.): tutto deve essere fatto per loro. È stato comunque suggerito che con degli investimenti relativamente modesti si potrebbe anche far molto per migliorare il livello sanitario del Terzo Mondo - per mezzo di vaccinazioni, purificazione delle acque, maneggio più razionale delle discariche per le immondizie, ecc. È non è detto che tutte queste cose non varrebbe la pena di farle, non certo per ragioni cosiddette 'umanitarie' ma perché migliorando il suo livello sanitario si ridurrebbero nel contempo i nostri rischi. Ma per queste iniziative 'non c'è denaro' (cioé: chi 'di dovere' non è disposto a elargire fondi per questo tipo di iniziative). La finanziarizzazione dell'economia mondiale, per cui il provento dello sforzo di chi lavora va per direttissima in tasca agli usurocrati e agli speculatori che controllano la finanza mondiale (11), non lascia che ben poco per la tutela della salute. Un po' più avanti si ritornerà sull'argomento: ma comunque già qui si tocca con mano l'effetto del sistema usurocratico internazionale sulla salute delle popolazioni.

    Si vuole concludere menzionando brevemente il problema della preparazione esistente per fronteggiare un'emergenza sanitaria. In altre parole: che cosa si potrebbe fare davanti all'insorgere di un fatto epidemico dalle proporzioni veramente gravi? Questo, credo di averlo dimostrato, è una possibilità del tutto reale e che con discreta probabilità si darà entro i prossimi 15-20 anni. La risposta è che un'evenienza del genere coglierebbe l'Europa impreparata. I quantitativi esistenti e la capacità di produzione di vaccini, di antibiotici e di altre medicine si rivelerebbero quasi sicuramente insufficienti; mentre i danni psicologici spaventosi che l'attuale educazione di stampo 'buonista' sta arrecando ai giovani rende molti di loro irrimediabilmente inadeguati per un impegno sostenuto davanti a qualsiasi emergenza. Ma c'è un terzo fattore, ugualmente importante: lo sfacelo internazionale del sistema ospedaliero, che in Europa viene a essere un'autentica demolizione, perpetrata sotto i nostri occhi nei tempi presenti.

    Del Terzo Mondo non vale neppure la pena di parlare: dopo la decolonizzazione, bastarono pochi mesi perché là non ci fosse più un sistema ospedaliero degno di questo nome. Ma un sistema ospedaliero che assolva una funzione sociale non esiste neppure negli Stati Uniti - come in pieno sfacelo è là ormai da un pezzo l'educazione pubblica. Scuole e ospedali più o meno decenti ce ne sono per coloro che se li possono pagare: chi è povero o non ha un'assicurazione - per qualsiasi ragione; magari perché è senza lavoro - se si ammala o ha un accidente crepa per la strada o va a finire in 'ospedali pubblici' da Terzo Mondo. E questa è la via che il sistema ospedaliero europeo ha imboccata, in nome della 'privatizzazione' e del 'risparmio' - già, i soldi ci sono solo per pagare l'obolo all'usuraio internazionale, non per i servizi sociali o per la tutela della salute dei cittadini che pur pagano le tasse. Di questo passo e con questi governi, entro una diecina di anni si potrebbe essere in condizioni ospedaliere americane - cioé terzomondiali - proprio quando, con forte probabilità, ci sarà bisogno come mai prima di un servizio ospedaliero efficiente e socializzato.


    (1) I dati qui esposti sono stati tratti di masima da un libro pubblicato negli Stati Uniti: Laurie Garrett: The coming plague, Penguin Books, New York, 1995. Trattandosi di un libro americano, e perciò diretto a un pubblico di americani, esso consiste per più del 90% di aneddoti insulsi, pezzi di cronaca avulsi dal loro contesto, barzellette imbecilli e opinioni personali dell'autrice, che a nesuno dovrebbero interessare. Avendo però la pazienza di vagliare il testo (di più di 600 pagine) pagina per pagina per pescarvi l'informazione utile, vi si possono trovare molti dati utilizzabili. Altra informazione è stata ottenuta via INTERNET o dalla stampa giornaliera. L'autore è anche grato al dott. Ferdinando Donolato, dell'associazione CORVELVA (Padova) per alcune utili precisazioni.

    (2) In Africa, l'ultimo caso ufficialmente accertato di vaiolo si diede in Somalia nel 1977. Ma a voler dar credito al personale medico che ancora si avventura nell'Africa nera, il vaiolo è là ancora presente.

    (3) La contaminazione radioattiva è dovuta sia alle scorie radioattive dei reattori che all'uranio che lentissimamente ma continuamente viene messo in circolazione dai gas di scarico risultanti dalla combustione del carbone e del petrolio. Sia il petrolio che, ancora di più, il carbone, contengono una piccolissima percentuale di uranio.

    (4) In India si dette il caso che lo scemare della malaria portò a un corrispondente aumento della leismaniosi, perché la nicchia ecologica lasciata libera dagli Anopheles fu occupata da altre zanzare, vettori di quest'ultima malattia.

    (5) Lassa è un villaggio in Nigeria; l'Ebola è un fiumiciattolo che scorre nella zona di confine fra Congo e Sudan.

    (6) Silvio Waldner, La deformazione della natura, Ar, Padova, 1997.

    (7) In India c'è una categoria di indigenti che rimediano una precaria esistenza come donatori di sangue professionisti: molti di loro sono sieropositivi. - Un'altra malattia che può trasmettersi per trasfusione è il male di Chagas (varietà sudamericana della malattia del sonno africana, originatasi per mutazione del corrispondente protozoo). Ebbene, verso il 1980 risultò che il sangue per trasfusioni era infetto di Chagas per il 20% in Brasile e per il 60% in Bolivia.

    (8) L'autore è al corrente del fatto che le svariate statistiche ufficiali in circolazione nei paesi europei ci descrivono gli extracomunitari come elementi godenti di una salute invidiabile ed eccezionale. Ma quelle statistiche si riferiscono soltanto a quella frangia degli extracomunitari che, presenti legalmente e dispersi in mezzo alle popolazioni civili, ne sfruttano in pieno le infrastrutture - sanitarie, sociali, ecc. - senza arrivare a essere sufficientemente numerosi per incrinarle in modo eccessivo. Quando invece gli extracomunitari arrivano a formare enclaves e a dominare l'ambiente, lì affiora il Terzo Mondo, nel modo più naturale, con tutte le sue problematiche sanitarie, criminali, ecc.

    (9) P. Giovannini e P. Caramello, Patologia infettiva dell'immigrato, Edizioni Minerva Medica, Torino, 1994. Di utile consulta anche: Walter Pasini, Viaggi, salute, sicurezza, Pubblicazione della casa farmaceutica Alfa Wassermann, 1995.

    (10) Studi in riguardo sono stati fatti soprattutto negli Stati Uniti, paese che si presta molto a questo tipo di indagini. Per esempio, a San Francisco (California), i due terzi della popolazione sono omosessuali e quasi tutto il resto sadomasochisti.

    (11) Si intende parlare della truffa del cosiddetto 'debito interno' nei paesi civili e del 'debito estero' in quelli terzomondiali. - In Italia (dati della Lega Nord validi per il 1994), il 56% del gettito fiscale andava a pagare gli interessi del cosiddetto debito interno.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito Statistiche?

    Non vorrei rompere ma quello che scrivi Wolf ha poca o pochissima utilità perchè queste statistiche, sacrosante, nascoste dai media prezzolati e leccaculisti comunque non serviranno a cambiare nulla nella massa acefala che popola la Padania.
    Ti dico questo per esperienza personale, se anche venissero resi noti interverrebero sinistri, cattocomunisti e preti post - moderni per spegnere ogni inizio di incendio ed il popolazzo direbbe: "obbedisco", ergo .................

 

 

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