Caro amico:
ti invio un paio di considerazioni sul revisionismo che rendo aperte per degli eventuali altri interventi.
Un paio di settimane fa sono stato in Val Chisone a visitare quello splendido complesso militare che č il forte di Fenestrelle. Quel forte non fu mai usato per la guerra, poiché era talmente efficiente da scoraggiare qualsiasi attacco. Fu perņ usato come luogo per l'addestramento militare e come prigione fin dal 1700. Non ho potuto non indignarmi di fronte alle menzogne che gli storici ci hanno propinato sull'Unitą d'Italia. Pensa che lģ dentro sono stati "deportati" qualcosa come 4000 soldati dell'esercito Borbonico, colpevoli soltanto di aver combattuto per un'altra bandiera nel tentativo di arrestare l'invasione di uno stato sovrano. Questi valorosi soldati sono morti di stenti tra quelle mura, in mezzo ai delinquenti comuni, legati in catene a trenta gradi sotto zero.
Solo adesso, a distanza di 150 anni, si sta riconoscendo loro l'onore dovuto.
Questa č stata comunque l'unificazione dell'Italia: l'invasione di uno stato sovrano. Lo sradicamento di una popolazione che non desiderava affatto essere "liberata", o che almeno avrebbe avuto il sacrosanto diritto di liberarsi a modo suo piuttosto che finire in mano a dei padroni peggiori dei precedenti.
Ho inoltre saputo che in quel forte l'aspettativa di vita di un prigioniero andava dai 2 ai 4 mesi, non oltre. Lģ sono morte migliaia di persone come nei campi di concentramento dello scorso secolo. Non voglio negare l'esistenza delle camere a gas, dato che non ne ho la competenza, tuttavia non posso fare a meno di riflettere. Come certi storici, non posso fare a meno di chiedermi questo: non era pił o meno la stessa aspettativa di vita di un prigioniero a Treblinca o Dachau?
Se non fossero stata inserita l'esistenza delle camere a gas, strumento di morte immediato, sarebbe davvero sostenibile dire che i Lager e i Gulag erano peggiori di quel forte in mezzo alle montagne?
Me lo chiedo, senza fare affermazioni. Come sai, la mia mente saltella facilmente e non teme i di elucubrare dei perché.
Ciao.
Claude.


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