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Discussione: X Tomás de Torquemada

  1. #1
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    Predefinito X Tomás de Torquemada

    Ciao
    volevo sapere se è possibile qualche notizia in piu sul personaggio del tuo nick
    Grazie

  2. #2
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    Predefinito Re: X Tomás de Torquemada

    Originally posted by S.P.Q.R.
    Ciao
    volevo sapere se è possibile qualche notizia in piu sul personaggio del tuo nick
    Grazie
    Molto volentieri, caro S.P.Q.R. ...

    Purtroppo non ho conservato una piccola biografia "revisionista" (rispetto alle antistoriche e macabre leggende che sono state ricamate sul mio illustre "omonimo"...) che io stesso avevo scritto nella vecchia pol.com, su richiesta di Duccio Galimberti...

    Mi limiterò, dunque, a postare man mano taluni contributi altrui che dimostrino un minimo di ragionevolezza rispetto alla vulgata imperante...

    Ciao.

  3. #3
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    Da La Repubblica, 6 settembre 1998

    Intervista al professor Adriano Prosperi docente di Storia moderna a Pisa
    Torquemada? L'uomo che "inventò" l'inquisizione
    di Nello Aiello

    Pisa - Cinquecento anni fa, il 16 settembre 1498, moriva un uomo che fu ed è rimasto un simbolo. Era Tomas de Torquemada, primo Inquisitore di Spagna, organizzatore di un tipo di tribunale che - con alcune varianti - avrebbe operato per secoli anche in Italia. L'anniversario cade in una fase di intensa revisione storica dell'Inquisizione: metodi, effetti, scenario religioso e politico. Non può stupire che anche la figura di Torquemada e la sua leggenda siano oggetto di ripensamento. Resta da vedere in quale misura e su quali dati obiettivi. Lo abbiamo chiesto al massimo studioso italiano dell'Inquisizione, Adriano Prosperi, docente di Storia moderna e contemporanea all'università di Pisa.

    Professor Prosperi, il valore simbolico di Torquemada, sinonimo di efferata durezza repressiva, si va appannando?

    «Direi di sì. Dall'Ottocento romantico in poi, era prevalsa, quasi senza contrasti, la tesi dell'arbitrarietà e della crudeltà dei tribunali dell'Inquisizione. I quali venivano considerati in contraddizione con lo spirito del Vangelo: con la sua indulgenza, la sua inclinazione al perdono, la sua comprensione verso l'errante. Simili stereotipi hanno avuto larga circolazione. Perfino Mussolini scrisse un libro su un esecrando Inquisitore».

    Torquemada incarnava una parvenza quasi demoniaca.

    «Fu lui il primo a formare e gestire un tribunale centrale, di natura religiosa ma al servizio del potere politico. Nel senso che i giudici dell'Inquisizione spagnola, di cui egli era a capo, venivano sì nominati dal Papa, ma su indicazione della monarchia spagnola. Torquemada fu lo strumento straordinariamente duttile ed efficace al servizio di questa operazione voluta da Ferdinando d'Aragona, il Cattolico, e da sua moglie Isabella di Castiglia. A quest'opera Torquemada dedicò la vita. Anche correndo forti rischi».

    Rischi di che natura?

    «Fisici. Nel 1495, ad esempio, venne ucciso a Saragozza Pedro Arbuès, poi elevato agli altari come Santo Inquisitore. Quanto a Torquemada, nei pochi dipinti che lo ritraggono, appare una figura imponente. Con intorno un gruppo di armati a difenderlo».

    Sacre guardie del corpo...

    «Appunto. L'Inquisitore era un uomo ieratico. Severo erga omnes. Nei documenti d'epoca lo si descrive disposto a sacrificare la vita per la sua missione. Ma, si capisce, qualche cautela era d'obbligo. Torquemada operava in base a regole precise da lui stesso dettate. Era suo compito scegliere i commissari dell'Inquisizione da impiegare nelle varie province. Si adoperò a tessere questa rete fino al 1495, tre anni prima di morire. Sul modello spagnolo sarebbe nata nel 1537 l'Inquisizione portoghese. Poco più tardi, nel 1542, quella romana. Del sistema spagnolo si eredita il criterio della centralità: c'è un tribunale principale che dirige le sedi periferiche, la cui azione si può svolgere in maniera mobile o fissa. Cioè mediante personale che lavora sul posto, o attraverso ispezioni o 'visite' predisposte dal centro. Inquisizione equivale a ricerca della verità. Dovunque la si trovi. Ecco la consegna cui Torquemada obbediva».

    Ancora oggi, se è lecito il paragone, l'azione penale è obbligatoria.

    «La differenza sta nella segretezza dei procedimenti. Una formula consueta nei documenti dell'Inquisizione suonava così: 'senza il rumore della litigiosità'. Vietato accogliere denunce anonime. Si scoraggiava la partecipazione della gente ai processi. Si diffidava di tutto ciò che venisse dal popolo. Ogni cosa doveva provenire da Dio. A Valenza, l'Inquisizione arrivò a reprimere - era già il 1620 - un moto di popolo a favore di un presunto Santo. La Gerarchia stroncò questa infatuazione con l'invio di truppe regolari».

    Nel suo libro Tribunali della coscienza, che ha per tema l'Inquisizione nell'Italia della Controriforma, lei sostiene che i tribunali ecclesiastici furono spesso più miti di quelli del potere statale.

    «Nei tribunali civili un certo grado di crudeltà era la norma. Prova regina veniva considerata la confessione. E per acquisirla si partiva dagli indizi. Se essi erano sufficienti, si passava alla tortura. In caso contrario, no. Ciò in teoria. Nella pratica, si sa che la polizia non sempre si attiene alle regole. Quanto all'Inquisizione, essa indagava su reati connessi con convinzioni interiori, segrete. L'eresia era considerata un crimine speciale, per il quale si poteva procedere ignorando le garanzie in uso per i reati comuni. Ai tribunali civili, per infliggere la tortura, occorrevano due testimoni. All'Inquisizione ne bastava uno. L'Inquisizione adopera molto più spesso il carcere d'isolamento, luogo di meditazione e di macerazione. Può tenere il reo recluso sine die, perché si penta. Una piramide di pentiti è il sogno dell'Inquisitore. Un pentito fa dieci nomi di eventuali rei. E presumendo che ciascun reo virtuale, una volta incarcerato, si penta a sua volta, si potrà arrivare a diecimila pentiti. O a centomila rei».

    Centomila?

    «Uno studioso francese, Francois Dedieu, ha calcolato che durante il dominio di Torquemada, per il solo tribunale di Toledo, gli inquisiti erano varie centinaia. Trattandosi di una comunità abbastanza ristretta, si arriva a circa metà della popolazione».

    E le esecuzioni capitali?

    «Qui ci si aggira nell'ordine delle decine. Stando ai calcoli di altri due noti studiosi, William Monter e John Tedeschi (quest'ultimo è un ebreo, non sospettabile di indulgenze) le condanne a morte emanate dall'Inquisizione sono nettamente più rare di quelle irrogate da qualsiasi tribunale penale ordinario».

    Rispetto a quella italiana, l'Inquisizione spagnola stile Torquemada porta con sé almeno una macchia in più: la persecuzione giudiziaria degli ebrei.

    «Fu un'azione sistematica, di grande portata anche economica. I condannati appartengono a comunità ricche e potenti. Perseguitarli può impoverire intere città. Requisendo i loro beni, la struttura capeggiata da Torquemada non solo arricchisce la monarchia, ma si autofinanzia. L'azione antiebraica assume aspetti atroci. Inflessibile è il meccanismo attraverso il quale si ricostruiscono le genealogie dei cristiani spagnoli, divisi in 'vecchi' e 'nuovi'. Basta avere un antenato ebreo per vedersi sistemare nella seconda categoria».

    E i cristiani "nuovi" di quali angherie soffrivano?

    «Chi discende da un convertito è escluso da ogni dignità o privilegio: dall'Ordine dei Cavalieri di Santiago a qualsiasi modesta confraternita».

    Altro che religione. Siamo all'apartheid razziale.

    «Un esempio celebre riguardò il Generale della compagnia di Gesù, diretto successore di Ignazio di Loyola. Si chiamava Diego Laynez. Era già morto quando si scoprì una sua remota origine ebraica. Seguì l'ordine di eliminare dagli Annali della Compagnia persino il suo nome. Che, di fatto, vi figura a stento».

    Ma parliamo dell'Inquisizione italiana. Delle sue diversità.

    «Al vertice della piramide inquisitoriale, in Spagna siede un uomo di fiducia del Re. In Italia, supremo Inquisitore è il Papa. È' lui che priesiede le riunioni della Congregazione del Sant'Uffizio».

    Sant'Uffizio. Che soave denominazione per un organismo orribile.

    «Questo termine, infatti, fu stravolto. I cristiani del Medioevo vedevano nel Sant'Uffizio un organismo pastorale, adibito - diciamo - a 'pascere le pecorelle del Signore'. Contro questo inganno Erasmo da Rotterdam protestò in un colloquio dal titolo Inquisitio de fide, nel quale mimava il dialogo fra l'Inquisitore e il reo. E' l'equivalente di un moderno lavaggio del cervello. L'Inquisitore è capzioso. Si fa più dolce via via che il reprobo dà segni di crollo. Quante più informazioni l'imputato fornisce ai giudici, tanto più sincera appare la sua confessione. E tanto più umano è il trattamento. La legislazione premiale non è mica un'invenzione recente...».

    C'è una reale esigenza di rivedere la storia di tante impostazioni arbitrarie. Ma c'è anche un revisionismo ambulante, strumentale. Non si corre il rischio che allo sdegno tradizionalmente riservato all'Inquisizione subentri un'indulgenza ugualmente irriflessiva?

    «Direi che, in generale, il rischio si è già realizzato. Si è confrontato, antistoricamente, il 'dopo' con il 'prima'. Himmler, poniamo, con Torquemada. E ne è nata l'idea che si possa risolvere i conti del passato, chiudendo ogni 'libro nero'. Tutto consiglierebbe, invece, di andar piano con i perdoni. E' più importante conoscere che perdonare. Non si tratta tanto di chiedere scusa a Giordano Bruno o di riabilitare Galileo, ma di capire il quando, il come, il perché. Studiando l'Inquisizione abbiamo capito quanto sia importante e perenne il tema dell'alterità e della tolleranza. Non per nulla, la storiografia sull'Inquisizione spagnola ad opera di studiosi spagnoli, già molto illustre, rinasce subito dopo la morte di Franco. Un moto di autocoscienza della Spagna moderna, nel momento del suo aggancio all'Europa».

    Papa Wojtyla ha promesso, in occasione del Giubileo, un "mea culpa" in nome della Chiesa sul tema della santa Inquisizione. Non può accadere che venga sommerso da un coro: «Ma no, Santità, non esageri, non stia a fustigarsi, chi glielo fa fare, nessuno è perfetto»?

    «Non è impossibile, ma sarebbe insensato».

  4. #4
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    Grazie

 

 

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