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Discussione: Cattolici e no-global

  1. #1
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    Predefinito Cattolici e no-global

    Estratto da un articolo pubblicato sull’ultimo numero di Famiglia Cristiana, p. 49, di Alex Zanotelli, missionario comboniano

    Dopo aver citato alcuni incontri internazionali svoltisi negli ultimi mesi, e dopo aveli dichiarati tutti falliti. Dopo aver gridato ad una militarizzazione dell’economia, l’autore scrive:

    “Se questo è il quadro, è evidente che la contestazione che andò in scena a Genova fu giusta, in quanto toccava punti vitali del sistema mondiale. Che in quell’occasione siano state commesse gravi violazioni dei diritti umani è un dato di fatto. Come è chiaro che il Governo ha cercato di gettare fango sull’immagine dei no-global. Dall’altra parte, però, è necessario che questo stesso movimento avvii una seria riflessione sugli errori commessi. Ci sono state infiltrazioni di elementi violenti, non solo i black block (solo poche centinaia anche per Alex Zanotelli missionario comboniano? Piacerebbe saperlo). E anche il linguaggio va rivisto: espressioni militaristiche, quali “sfondare la linea rossa”, non sono consone.

    Il rischi è che l’opinione pubblica pensi al movimento come a quelli che “sfasciano le vetrine”, mentre il 98 per cento degli aderenti è autenticamente pacifista (Probabilmente anche per Alex Zanotelli missionario comboniano i facinorosi che hanno messo Genova a ferro e fuoco erano solo pochissime centinaia, magari infiltrati dalla polizzia)…

    …va fatta chiarezza fra le diverse anime che compongono il movimento, da quella cattolica a quella lillipuziana, da quella di sinistra a quella dei centri sociali e delle frange anarchiche. E, soprattutto, dovremo parlare di società civile…

    … Questa società civile è un soggetto politico (con la P maiuscola, e non centra con i partiti) e dovrà arrivare a scrivere un proprio manifesto…

    … In quanto forze civili, Chiesa e sindacati dovranno dare il proprio contributo…

    La lotta per dare scacco matto all’impero del denaro non dovrà mai rinunciare a una discriminante: la non violenza attiva, come ci è stata insegnata da Gesù, Gandhi e Martin Luther King (avete letto bene).

    Infine, è importante che l’azione del movimento sia ispirata e stimolata da figure morali, che sono altra cosa rispetto ai portavoce, capaci di indicare la via, e che si fondi su una propria (sic!) spiritualità ecumenica. Altrimenti si appiattirà sulla logica materialistica del sistem che cerca di scardinare.”


    Non si sa se “dopo una seria riflessone sugli errori commessi”, ma Luca Canarini, alto rappresentante dei no global italiani, spalleggiato sostanzialmente dal collega partenopeo Caruso, ha già “fatto chiarezza”.

    Il nostro infatti domenica 21 a Genova ha parlato di “sovversione sociale”, di “conflitto permanente”, di un movimento che “non può essere non violento”.


    Non ha mancato inoltre di far sentire la sua voce uno dei simboli dell’area cattolica no-global, don Vitaliano della Sala: “Sono d’accordo con Canarini quando parla di eversione. E anche quando dice che il movimento non può non definirsi non violento. Io sono non violento ma cerco di capire i disoccupati organizzati di Napoli che invece praticano la violenza. In ogni caso, attaccare un McDonal’s è cosa diversa dalla violenza delle Br”.

    E ancora: “Credo che si debba discutere sino a in certo punto ma poi, anche con azioni simboliche, bisogna agire. C’è o no l’Azione cattolica”.

    Per la felicità di Alex Zanotelli missionario comboniano.


    Un saluto


    Theophilus

  2. #2
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    Predefinito Cattolici e antiglobal

    Riporto questo interessante articolo di Rino Cammilleri sui rapporti tra cattolici e no global

    "Il Giornale", 5.9.2001



    Non dà alcuna soddisfazione far da cassandra, profeta-in-patria e inascoltato vate. Quando poi il patatrac succede, a che serve il fregiarsi dell'inane "io ve l'avevo detto"?

    Giusto la sera prima del fatale 19 luglio volai a Roma per partecipare a un dibattito televisivo, in diretta e in prima serata, su Sat 2000, la televisione satellitare dei vescovi italiani.

    Alla mia destra, Lucio Caracciolo, lucido e acuto direttore della rivista LiMes; alla mia sinistra, il presidente delle Acli, Bobba. Alle nostre spalle, un economista e un sociologo.

    L'argomento, facilmente intuibile, verteva sulla partecipazione della cinquantina di sigle cattoliche alle manifestazioni anti-G8 del giorno appresso a Genova. Le sigle di cui sopra avevano stilato un manifesto in cui esprimevano le ragioni della loro presenza. Poiché l'impressione mediatica che se ne ricavava era che quella fosse la posizione cattolica tout court, su iniziativa del settimanale Tempi era stato diffuso un altro manifesto, nel quale parecchi intellettuali cattolici prendevano le distanze dal primo.

    Tra i firmatari, nomi noti come Gianni Baget Bozzo, Pietro Gheddo, Antonio Socci. C'era anche il mio. Ovviamente, dal momento che fanno più notizia le Acli e Nigrizia, solo pochi quotidiani ripresero l'avvento di questo secondo manifesto; così, quel che c'era dentro finì con l'apparire come frantumato in una giustapposizione di posizioni personali. Pazienza.

    Fu per questo che, dopo essere stato intervistato uti singulo su Avvenire, decisi di accettare l'invito televisivo, sebbene oberatissimo, e proprio in quel momento, di impegni. Naturalmente, fu un dialogo tra sordi, né speravo in qualcosa di diverso.

    Il manifesto delle cinquanta sigle (lo chiamerò così per brevità) aveva una caratteristica che balzava subito agli occhi: la sua totale a-cattolicità, nel senso che i punti trattati e la loro esposizione potevano benissimo venire sottoscritti da qualsiasi persona fornita di generica "buona volontà".

    Appelli alla fratellanza, alla riduzione degli armamenti, alla remissione del debito terzomondiale, auspìci di un supergoverno planetario, di introduzione di tobintax, pacifismo, solidarietà, accoglienza. Insomma, a me sembrava più che altro la "religione dell'umanità" di bensoniana memoria, tanto cara a Comte e ai sansimoniani.

    Lodevole iniziativa, certo, di quelle che cercano più "ciò che unisce" guardandosi bene dal solo accennare a "ciò che divide". Ma che hanno come esito il pastiche che finisce più che altro col confondere le idee di quelli che si vuol rappresentare.

    Un altro punto che non mancai di sottolineare è questo: la redazione del manifesto delle cinquanta sigle non fu praticamente preceduta da alcun dibattito, e il più ampio possibile, all'interno del mondo cattolico, al quale l'iniziativa fu presentata per così dire a cose fatte, con l'appuntamento a Genova già preso.

    E dire che, tra i cattolici, non sono pochi quelli ai quali un supergoverno mondiale evoca temibili suggestioni anticristiche. Non solo: un ultrapotenziamento dell'Onu (come auspicato nel manifesto di cui sopra) non assicura affatto che il problema del terzomondo non venga affrontato col solito sistema dei preservativi e dei ricatti prima-la-pillola-poi-il-cibo, tanto invisi ai cattolici. Ancora: le manifestazioni di piazza le hanno inventate i comunisti; i cattolici dovrebbero avere (ed hanno) altri modi di far sentire la loro voce.

    Altrimenti si finisce dove si è finiti: ad accorgersi, a tre mesi di distanza e dopo che ci è scappato il morto, che ci sono "troppi comunisti fra gli antiglobal" (come titolava ieri il Giornale). C'erano anche prima, ma figurarsi se cinquanta sigle danno retta a qualche cattolico ritenuto (superficialmente, va detto) "di destra".

  3. #3
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    Predefinito LE VERGOGNE DEI COMBONIANI

    CARO THEO,

    NON SONO UN LETTORE ATTENTO DI "FANGHIGLIA CRISTIANA" MA TI RINGRAZIO PER LA RISEGNALAZIONE DELL'INTERVENTO DI "PADRE" ZANOTELLI, COMBONIANO IMPAZZITO SULLE VIE DELLA "TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE".
    POVERO MONSIGNOR COMBONI: CHISSà CHE LACRIME DAL CIELO A SENTIRE ZANOTELLI E A LEGGERE "NIGRIZIA".


    GUELFO NERO

  4. #4
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    Predefinito

    GRAZIE, CARO LEPANTO, PER LA SEGNALAZIONE.
    QUI, ALDILà DELLE FORTI E VIGOROSE DIVERGENZE, SEI SEMPRE IL BENVENUTO.
    TI RINNOVO ANCORA LA MIA STIMA: NON TE LA PRENDERE PER CERTI ATTACCHI GRATUITI.

    UN SALUTO CON AMICIZIA


    GUELFO NERO



 

 

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