...…scrivono a Il Foglio.

Nel 1989, tredici anni fa, mentre in tutta Europa il comunismo veniva travolto dalla sua bancarotta e dai movimenti di piazza, il Partito Comunista Italiano si preoccupava di non venire travolto dall’apertura degli archivi di stato dei paesi ex comunisti.
E si affrettava a far votare dal Parlamento una legge di amnistia che, abolendo il reato di finanziamento da stato estero, precludesse a tutti i tribunali d’Italia di trascinare in giudizio i suoi dirigenti. Così avvenne, come dimostrò l’ampia inchiesta della procura di Roma, che, accertato che il Pci aveva intascato contributi all’epoca illeciti per centinaia di milioni di dollari da Urrs e Kgb, si rassegnò a constatare la inutilità della documentazione raccolta.
Mai vi fu legge più ad personam, o ad personas, e più tempestiva di quell’amnistia. Sarebbe storia, da destinare alla memoria e all’oblio, se oggi non ci trovassimo di fronte a un uso politico della memoria e dell’oblio. Nel 1989 i cinquantenni che oggi guidano i girotondi attorno a Palazzo Madama e i dirigenti politici che se ne adornano come di un copricapo indiano erano già abbastanza grandicelli per capire quello che stavano succedendo, e si assunsero la responsabilità del sostegno e del silenzio.
Oggi invece gridano in piazza e in aula contro la “legge ad personam” e minacciano una grande manifestazione di massa per impedire al Parlamento, a settembre, di votare la legge Cirami, consentendo così al tribunale di Milano di completare l’opera senza aspettare l’eventuale giudizio della Cassazione sull’equità della processo in corso. Al di là di ogni giudizio sulle polemiche di merito riteniamo suicida l’intenzione manifestata dalla stragrande maggioranza del centro-sinistra di affidare di nuovo a un provvedimento della magistratura la vittoria sul centro-destra, e non ai propri programmi e alla propria capacità d’iniziativa politica. Al di là del giudizio di merito sull’attuale governo Berlusconi, riteniamo devastante per la democrazia e per la stabilità del sistema istituzionale la prospettiva che si ripeta, a distanza di sette anni, la catastrofe di un ribaltone contro il governo scelto dagli elettori, provocato dall’intervento della magistratura.

Vogliamo essere noi, con milioni di altri cittadini, a decidere al momento del voto se il governo Berlusconi ha bene o male operato negli anni in cui ha goduto del mandato elettorale.
Per questo saremmo davvero grati al Foglio se decidesse di promuovere un’iniziativa per introdurre un granello di sabbia democratico nell’ingranaggio che porta a questa nuova, indecente, inconcludente, stagione di ribaltoni.
Nel 1980, il 14 ottobre, una manifestazione di quarantamila persone a Torino segnò la fine dell’uso ideologico delle lotte dei lavoratori e del suo abuso politico.
E’ necessario qualcosa del genere per contrastare, come possiamo, l’uso ideologico e l’abuso politico della giustizia. Una manifestazione a sostegno, attraverso la porta stretta della difesa della legge Cirami, dei diritti politici di tutti.

Marco Taradash Peppino Calderisi


Risponde Giuliano Ferrara.

L’idea è ottima e ben argomentata. Sappiamo, perché non siamo ipocriti, che la legge Cirami è anche ad personam, come spesso accade con le leggi, perfino quando riguardano i censori girotondini di oggi. E sappiamo che rende un servizio giuridico e politico al paese, ostacolando la solita manovretta ribaltonica.
Un “Cirami Day” è nelle cose. Parliamone.

saluti