Corriere - Ferrarella
Spostamento deciso dalla presidenza del Consiglio
MILANO - Promosso senza averlo mai chiesto: l’aspirazione di tanti dipendenti pubblici si realizza grazie alla presidenza del Consiglio. Ma il destinatario è un «dipendente pubblico» molto particolare: Domenico Salvemini, uno dei più autorevoli «avvocati generali dello Stato» nel distretto di Milano, il giurista che nei processi Toghe sporche (Sme/Ariosto e Lodo Mondadori) incarnava la «parte civile pubblica» contro i magistrati romani accusati di essersi fatti corrompere, tra gli altri, da Silvio Berlusconi e Cesare Previti. Dall’altro ieri Salvemini è stato trasferito da Milano a Brescia per assumervi la carica di capo degli «avvocati dello Stato» di quella città.
L’interessato lo ha appreso da un fax di poche righe inviatogli il giorno precedente, alle cinque del pomeriggio, «con effetto immediato». La decisione è stata adottata dalla struttura da cui dipende l’Avvocatura dello Stato, cioè dalla presidenza del Consiglio. La stessa presidenza del Consiglio che all’inizio dei processi, quando al governo c’era l’Ulivo, affidò all’Avvocatura milanese il mandato di costituirsi parte civile anche contro l’imputato Silvio Berlusconi, ma che nel frattempo, dopo le elezioni del 13 maggio, ha visto insediarsi a Palazzo Chigi proprio il politico Silvio Berlusconi
In novembre, alla prossima udienza dei dibattimenti ora sospesi per problemi di salute di Cesare Previti, l’Avvocatura dello Stato milanese dovrà dunque affidare a un altro proprio rappresentante il patrocinio di queste delicate cause. E per il nuovo arrivato, che dovrà farsi una «cultura» da zero, non sarà facile calarsi nel ginepraio procedurale e nella sterminata mole di questi accesissimi processi, dove anche Salvemini si era più volte trovato a scontrarsi con le difese degli imputati.
Gli avvocati dello Stato, che nei giudizi affiancano il pubblico ministero e le altre parti civili private, entrano in carica dopo un severo concorso nazionale, ma non sono magistrati e non hanno dunque le relative garanzie di inamovibilità. Le loro progressioni in carriera, come nel caso di Salvemini, vengono formalizzate da un decreto del Capo dello Stato che consacra una decisione adottata dalla presidenza del Consiglio, su proposta dell’Avvocato generale di Roma e dopo il vaglio di un organismo che per certi versi ha funzione analoga a quella del Csm per i magistrati veri e propri
Da Roma, ora, viene accreditata una lettura «fisiologica» della promozione di Salvemini, che segnerebbe una «valorizzazione» di un elemento di punta. A rendere delicata la questione è il corto circuito innescatosi da mesi attorno alla duplice figura della presidenza del Consiglio nei cosiddetti processi Toghe sporche. Nel febbraio 2000 infatti lo staff governativo, con l’allora premier Massimo D’Alema, applicò una sentenza della Cassazione secondo la quale, nei processi con magistrati imputati, a sostenere l’interesse pubblico all’«esercizio imparziale della funzione giurisdizionale» non doveva essere il ministero della Giustizia, ma appunto la presidenza del Consiglio «che rappresenta la sintesi politica dello Stato-comunità». Il 13 maggio, quindi, la vittoria elettorale ha fatto sì che Silvio Berlusconi si trovasse nella posizione o di confermare la costituzione di parte civile contro se stesso, oppure di essere l’unico organo a poterla revocare a proprio beneficio. La questione sinora era rimasta in sospeso. Ma ora un «fisiologico» trasferimento con promozione fa cambiare l’avvocato dello Stato che sta rappresentando proprio quella parte civile pubblica




Rispondi Citando