Il segretario nazionale della Lega Lombarda racconta la sua giornata
da portiere a Chiavenna

«Non lascerò mai la politica per il calcio, non sarà tanto
facile mettermi da parte»
di Maite Manzi

Prosegue il “ritiro” dell’onorevole Giancarlo Giorgetti, segretario nazionale delle Lega Lombarda, a Chiavenna con la squadra del Varese . Lo abbiamo sentito ai microfoni di Radio Padania Libera per capire come passa il suo tempo in questa sua insolita “vacanza”.
Onorevole Giorgetti, ha destato vivo interesse la notizia, apparsa su qualche quotidiano di ieri, che la vedrebbe lasciare la politica, il partito, la presidenza della commissione bilancio alla Camera, qualora il Varese le facesse un contratto. Ce lo conferma?
«Non scherziamo, quella per il calcio è una delle mie grandi passioni, lo sanno tutti, ma sempre dietro alla passione per la politica. Mi fa sorridere che qualcuno pensi di liberarsi di me così facilmente, si sbagliano».
E’ già titolare?
«La strada per arrivare alla maglia da titolare è lunga e lastricata di durissimi allenamenti, ho le gambe che sono due pezzi di legno».
Ci racconti come si svolge la sua giornata tipo. Cosa succede durante un ritiro calcistico?
«Una giornata densa di impegni, la sveglia presto, alle otto, una colazione dietetica, quindi inizia la seduta atletica, poi il pranzo e un po’ di riposo, tempo che io utilizzo per leggere i documenti che mi arrivano da Roma, quindi seduta tecnico-tattica con la palla e poi partita, rientro in albergo, una cena leggera e a dormire, si chiama “ritiro..”.
Le arrivano gli echi di quanto sta accadendo a Roma, girotondi, scontri in aula?
«Io avrei voluto isolarmi qualche giorno, ma, essendo abituato ad alzarmi presto la mattina, prima della sveglia ufficiale sfoglio i giornali e vengo a conoscenza di queste notizie, peraltro prevedibili».
Dopo la pausa estiva la aspetta un settembre degno di impegni politici e istituzionali. Il 15 settembre l’appuntamento di Venezia appare particolarmente importante?
«Subito dopo l’estate deve concretizzarsi la riforma con la devoluzione, ci sarà da lavorare in parlamento, ma prima di tutto è necessario che ci sia una risposta popolare da parte della nostra gente che, in massa, deve spingerci per far arrivare anche a Roma questo desiderio di cambiamento e libertà».
Battaglero come sempre?
«Certo, non dobbiamo certo adagiarci sugli allori e sperare che la bravura dei nostri ministri e dei nostri parlamentari sia sufficiente per ottenere i risultati sperati. C’è sempre bisogno di una spinata fortissima che deve arrivare dalla base, dalla gente».