Santoro: "Io dalla Rai non me ne vado"
Dopo la scomparsa dai palinsesti di Sciuscià, il conduttore minaccia battaglia: "Spero che il 30 il cda ci ripensi, nessuna legge prevede lo spoil system, altrimenti partiranno le denunce".
ROMA - ''Io non me ne vado. Non accetterò risoluzioni consensuali. Spero che il 30 agosto il Consiglio di amministrazione modifichi l'impostazione di Saccà. Se non sarà così mi batterò con tutte le mie forze e in tutte le sedi''. Così Michele Santoro, in una conferenza stampa convocata presso la Fnsi, illustra il contenuto della lettera inviata oggi al direttore generale della Rai che ieri gli ha spiegato che ''nel palinsesto autunnale - riferisce Santoro - non c'è posto per noi''. A difesa del giornalista e del pluralismo, intanto, i due consiglieri di minoranza nel Cda Rai, Luigi Zanda e Carmine Donzelli, scrivono al presidente Saccà parlando di "inaccettabile forma di censura".
''Quello che stiamo subendo è una violenza. Nessuna legge dice che c'è il diritto di spoil system sulla Rai'', aggiunge Santoro che nella lettera a Saccà ribadisce che lui e la sua squadra saranno ''pronti ad andare in onda a partire dalla prossima settimana di ottobre''. ''Se ciò non ci verrà consentito - prosegue - mi batterò
con tutte le mie forze e in tutte le sedi per far valere, insieme ai miei diritti e a quelli dei miei collaboratori, i diritti del pubblico, al quale sono stati in rapida successione sotratti sia Il Fatto di Enzo Biagi che Sciuscià, così come era stato indicato in Bulgaria dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi''.
"Fino a un mese fa la pensavo diversamente - commenta amaregiato il giornalista - Ma oggi dico che resto in Rai finché non mi cacciano. Cosa mi ha detto ieri Saccà? Praticamente le stesse cose che aveva scritto Il Foglio martedì scorso. Di conseguenza il mio gruppo è condannato alla dispersione senza certezza per il futuro. La spiegazione? Nessuna. Solo che i tre direttori di rete non prevedono Sciuscià nel palinsesto. Ruffini? Non ci ho mai parlato. Ma se io devo andare su Raitre, allore poi dovrebbe andarci anche Vespa la prossima volta che cambierà il quadro politico...''.
"Saccà - aggiunge Santoro - mi ha spiegato che non posso andare su Raiuno, perché su Raiuno, per carità, non si può. Non posso andare su Raidue perché il direttore di Raidue, che ha più volte affermato la sua fede leghista, mi ritiene fazioso. L'autonomia di cui parlano tanto è una presa in giro. Qui siamo nell'orribile situazione di farci fare lezione di libertà da Giuliano Ferrara, uno che la libertà non sa nemmeno dove sta di casa. Non lo sapeva prima e non lo sa adesso. Gioire per la chiusura di un giornale non è degno di una persona che ama la libertà ma di uno che pensa solo agli interessi del suo partito".
Quanto alla possibile azione legale "per la Rai e non contro la Rai", Santoro nella lettera a Saccà scrive: "Ti ho già fatto presente con la mia lettera dello scorso giugno il parere del mio legale, Domenico D'Amati, secondo cui, privandomi del mio lavoro, l'azienda si renderebbe responsabile della violazione, oltre che degli obblighi contrattuali, di precise norme di legge che tutelano la mia professionalità e vietano ogni discriminazione di natura politica".
"L'avvocato mi ha anche detto - riferisce Santoro - che le interferenze governative nell'attività di informazione possono configurare una violazione degli accordi internazionali sottoscritti dall'Italia dando luogo a sanzioni da parte dell'unione Europea e che gli amministratori della Rai, in quanto incaricati di pubblico servizio, sono personalmente responsabili della corretta applicazione della nome di legge nella gestione aziendale".
Accompagnato dalla maggior parte dei giornalisti di "Sciuscià" e dai segretari di Fnsi e Usigrai, che annunciano che saranno al fianco del gruppo in tutte le battaglie del caso, Santoro dice a chiare lettere che, se il Cda il 30 agosto non correggeà il tiro di Saccà ("viste anche tutte le dichiarazioni fatte dal presidente e dai consiglieri"), oltre ad adire le vie legali coinvolgerà il pubblico nella sua battaglia: "Chiederò ai telespettatori che ci scrivono di far sentire la propria voce, di chiedere che i programmi che amano vadano in onda. E tra questi cittadini, ve lo assicuro, ci sono anche persone che hanno votato per il centrodestra..."
Quanto alla cancellazione delle repliche di "Sciuscia", Santoro lo definisce "un gesto arrogante". "Come dire: noi questo marchio vogliamo cancellarlo, nonostante registri oltre il 20 per cento di share. Ribadisco, infine, di non aver mai violato alcuna regola - conclude - e di essere pronto a rispettare tutte le regole esistenti andando in onda con Sciuscià Edizione Straordinaria su Rai Due dalla prima settimana di ottobre''.
Dopo le esternazioni del giornalista i due consiglieri del Cda Rai indicati dall'opposizione, Luigi Zanda e Carmine Donzelli, hanno inviato una lettera al presidente dell'azienda, Antonio Baldassarre: "Apprendiamo da notizie di stampa - scrivono - che il direttore generale, Agostino Saccà, nell'incontro avuto con Michele Santoro, avrebbe escluso ogni ipotesi di collocazione di una trasmissione condotta dal medesimo Santoro nel palinsesto autunnale di Raidue e, più in generale, della Rai"
"L'orientamento del direttore generale della Rai - proseguono - ove confermato e non immediatamente corretto dal Consiglio di amministrazione che ne ha pieni poteri, suonerebbe come una inaccettabile forma di censura, come una ferita ad ogni concezione di minimo buon senso del pluralismo e della democrazia comunicativa. Non solo la Rai ha il dovere di utilizzare a pieno le sue migliori risorse professionali, ma l'intera opinione pubblica nazionale ha il diritto di non vedersi privata di uno dei luoghi più intensi e vivaci del confronto politico e ideale. In questo senso, univoco e non controvertibile si è espresso del resto recentissimamente il Presidente della Repubblica nel suo messaggio alle Camere, dal momento che non si vede cosa possa voler dire pluralismo se poi non si ammettono le opinioni diverse dalle proprie".




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