MILANO. L'autobiografia non autorizzata di Cofferati lanciata come scoop a puntate da il Giornale di famiglia. Dove si svela il suo passato misterioso: giovane di provincia, figlio di un operaio e pure nipote di un contadino.
Il segretario della Cgil aveva capito tutto, in anticipo. Del resto, è un astuto cinese, con una tattica di battaglia rapida e diabolica. Almeno da quello che si legge su il Giornale di giovedì 8 agosto 2002. "Sergio Cofferati, l'uomo dalle cinque vite" titola a pagina 3. L'articolo è una "biografia non autorizzata" in cui si promette di svelare a puntate il passato scabroso e misterioso del leader della Cgil. La prima preoccupazione di Luca Telese, che firma il pezzo, è quella di spiegare perché lo chiamano "il cinese". Tre spiegazioni: cinese è la sua tattica di battaglia, ossia Cofferati non cerca lo scontro frontale (ma non si sosteneva il contrario?), ma fa cadere il nemico nella sua stessa trappola. Cinese perché gli piace la Cina (è lo scoop del Giornale). Leggiamo: "Cofferati non è sempre stato un serioso e moderatissimo dirigente riformista sindacale come accredita la leggenda che lo circonda, ma ha avuto una giovinezza movimentista - e come - nella Milano rovente degli anni '70. Le simpatie per la cina di Mao e per le rivoluzioni globali sono un vento che ha attraversato la sua generazione e il movimento di cui ha fatto parte". Ossia: Cofferati ora è un serio e moderato dirigente sindacale (ma non si sosteneva il contrario?) con una leggenda che lo circonda, prima era un giovane che andava in manifestazione: prova ne è il fatto che aveva vent'anni negli anni Settanta e abitava dalle parti di Milano. Terza e ultima soluzione al mistero ("e forse la più vicina al vero" commenta incerto Telese): cinese per i suoi tratti somatici. Ma il segreto di Cofferati deve essere ancora svelato. Il giornalista alla fine ce lo dice: ha scoperto che prima del 1994, anno in cui Cofferati diventa leader della Cgil e i media iniziano a parlare di lui, del cinese non si sapeva nulla. "La dimostrazione più lampante di questa non irrilevante verità, la si può trovare nell'archivio di qualsiasi agenzia fotografica. Cofferati 'da giovane' non esiste: una sola foto lo ritrae trentenne, pochi rari scatti non esattamente databili ce lo consegnano più o meno identico a com'è ora". Il che significa, da una parte che Cofferati, se deciderà di candidarsi alle prossime elezioni, non potrà stampare un opuscolo con centinaia di foto sulla sua vita, a meno di non rispolverare i suoi album personali, dall'altra che il segreto scabroso che si cela dietro l'uomo è che non ha cambiato sesso né ha mai avuto una cresta da punk né si tingeva i capelli, ma, guarda guarda, assomiglia proprio a quello che è oggi. Che scellerato! E' anche di umili origini, prosegue Telese: "Viene dalla provincia della provincia: Sesto e Uniti, Cremona. Figlio di un operaio, nipote di un contadino, diventato oste". Nonostante anche Telese non abbia scoperto niente di più di questo insiste, e insinua che di Cofferati non si conoscano "i particolari più aspri" della sua vita perché lui stesso ha scelto cosa far divulgare sul suo conto. Poi si passa la paragone illustre (o "grande" per usare l'aggettivo scelto dall'articolista): "In questo, la storia del Cinese ha degli aspetti di similitudine con il suo grande avversario Silvio Berlusconi, altro grande e fortunato "autodidatta" della comunicazione
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