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precisazioni
Prima di lasciare questo forum, e detto per inciso a Drugo Lebowsky che sono nato nel '53, sono battezzato e le vittime del nazismo non pesano in nessun modo sulla mia coscienza di cattolico, anche perché i peccati sono personali, devo fare una precisazione a proposito delle cifre fornite da Walter Sanning. Come ho già scritto, egli desume dai registri del Comitato Internazionale della Croce Rossa la cifra di 289.597 decessi nei campi di concentramento tedeschi, di cui vi risparmio la tabella particolareggiata (Auschwitz, p.es., 56.086). Egli aggiunge: "E' verosimile che gli ebrei costituiscano circa la metà del totale. Tuttavia bisogna notare che questo totale non rappresenta tutti i casi. I campi di Chelmno, Belzec, Sobibor e Treblinka sono lasciati fuori dal conto, così come le vittime morte nei ghetti. Infine, si osserverà che secondo gli 'Sterbebucher' (registri mortuari), i decessi sopravvenuti ad Auschwitz fino alla fine del 1943 raggiungono essi soli il numero di 66.000, e che gli Americani fissarono a 25.000 il numero dei detenuti morti nel campo di concentramento di Dachau solo durante la guerra. Stimato in modo realistico, il numero delle vittime dev'essere stato dunque almeno due volte più elevato di quello dei decessi registrati ad Arolsen. D'altra parte, secondo indicazioni recenti, il numero delle vittime registrate nominalmente si eleverebbe a 450.000. La parte degli ebrei in questo numero è indubbiamente la più importante, ma resta per ora impossibile da precisare. In ogni caso, la messe della morte è stata grande". Saluti cattolici
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Citazione:
Originally posted by DrugoLebowsky
scusatemi se mi intrometto nella vostra discussione di ottimo livello.
A monte di tutte le considerazioni che si possono fare sul negazionismo, ce n'è una, quella principale: visto che i milioni di ebrei (e non solo ebrei) morti nei vernichtungslagern (si scrive così?) pesano sulla coscienza civile di quest'epoca, chi vuole riportare in auge il nazismo non ha altra argomentazione che NEGARE tali morti. Dire "abbiamo ucciso 6 milioni di ebrei e ne andiamo fieri" sarebbe troppo pure per un David Irving, ed allora si cerca di spingere l'opinione pubblica (senza speranza, per ora) verso la negazione di tali uccisioni pianificate, al fine di fare tabula rasa ideologica.
Strano, allora, che il primo, e per molti anni unico [praticamente sino al testo dello statunitense A. Butz che è del 1977], studioso revisionista sia stato Paul Rassinier, socialista, membro della resistenza, arrestato e torturato dalla Gestapo e poi internato per 18 mesi, sino alla fine della guerra, nei lager di Dora e di Buchenwald. Eh sì, davvero strana questa origine del revisionismo olocaustico per potersi prestare allo scopo di "riportare in auge ecc".
Cordialità
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X Pfb
Andato a casa di mia madre
Trovato libro di Otto Friedrich
Rabbrividito
Conclusione: se questa è la storiografia olocaustica, mi permetto di consigliare un deciso e urgente ri-orientamento nelle letture
Cordialità