Tra Duecento e Trecento le navi che solcavano l'Adriatico - una sorta di grande lago per la sua conformazione - portavano merci di ogni tipo ma anche opere d'arte e artisti che cercavano fortuna e commissioni sull'una o sull'altra sponda, spingendosi dalla laguna sino alle isole greche, a Costantinopoli ed oltre, fino ad attraversare poi tutto il Mediterraneo.
La mostra vuole evidenziare, attraverso una serie di preziosissime opere d'arte - soprattutto tavole dipinte, datate a partire dalla seconda metà del Duecento fino alla fine del Trecento, con qualche testimonianza anche più tarda - il formarsi e lo svilupparsi di questa koinè culturale, che significa anche stretto legame tra le popolazioni che abitavano le sponde dell'Alto Adriatico. Si vuole dimostrare il rapporto reciproco tra l'area bizantina e quella veneziana, fino al formarsi, proprio a Venezia, ora ponte tra Occidente e Oriente, di un singolarissimo e unico linguaggio.
Paolo Veneziano ne è straordinario inventore: di lui si riunisce per la prima volta un nutrito numero di opere. Si prosegue a riscoprire poi botteghe e maestri, spesso ancora anonimi, lungo tutto l'arco settentrionale del "Golfo di Venezia". Una cultura straordinaria, inimmaginabile senza gli scambi e i rapporti tra Venezia e l'Oriente e il variegato crocevia Alto Adriatico.
Bizantine sono ad esempio, anche nel primo Trecento, le tipologie dei personaggi, dalla figura asciutta e allungata e dai volti chiusi e severi, di colore scuro. Si tratta quindi di una dipendenza dal mondo bizantino, intravisto prima localmente, ad esempio nel ravennate, poi direttamente con Bisanzio e attraverso le province balcaniche. Questa costante del linguaggio pittorico bizantino, riscontrabile addirittura fino al primo Quattrocento, sarà destinata a mutare quando Venezia acquisisce, soprattutto con la personalità di Paolo Veneziano, un'autonomia figurativa e diventa un grande centro artistico. Saranno allora gli artisti greci o dalmati a venire a Venezia, per aggiornarsi sulle novità linguistiche che cominciano ad essere apprezzate anche in quei luoghi.
Tra i grandi protagonisti del Trecento pittorico italiano, figura di spicco e poi caposcuola della schiera di artisti operanti in laguna, è proprio Paolo Veneziano (notizie dal 1320 al 1362), quel Paulus de Veneciis che così si firma in alcune sue opere. Di lui poco si sa dalle fonti storiche, ma le splendide tavole ne rivelano la squisita sensibilità e l'alta maestria. Attento osservatore del suo tempo e profondo innovatore della pittura veneziana, Paolo desta a vita nuova le forme bizantine, dando volume corporeo e intensità emotiva a quanto era segno e astrazione. Con lui, l'arte si fa racconto, storia, contemporaneità, come già era accaduto con Giotto e con la sua Cappella degli Scrovegni nella non lontana Padova.
L'importanza e il crescente successo di Paolo presso la ricca comunità veneziana sono confermati dalla commissione della "Pala Feriale", opera che, al di fuori delle festività liturgiche, era destinata a coprire la "Pala d'Oro" dell'altare maggiore di San Marco e che lo consacrò indiscusso maestro della nuova pittura veneziana. In essa il Maestro distese linee, cadenze, ritmi, volumi e straordinarie cromìe, insieme a rinnovati temi iconografici: esito così felice ed ammirato, da influenzare da subito e per lunghi decenni i numerosi artisti operanti in laguna, locali e non.
Analogamente a ciò che avveniva nella pittura, anche le cosiddette arti applicate risentivano di questo clima. Un fenomeno di cui la mostra riminese rende conto, proponendo esempi straordinari, pochi dei quali sino ad oggi concessi per mostre temporanee.
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