Risultati da 1 a 4 di 4

Discussione: Amartya Sen

  1. #1
    Grande Capoccia
    Data Registrazione
    12 Apr 2002
    Località
    la capitale
    Messaggi
    524
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Amartya Sen

    Amartya Sen è un economista indiano premio nobel 1998 . Molto interessanti le sue idee.

    NOBEL AD AMARTYA SEN: L'ECONOMISTA
    CHE HA RIDEFINITO I CONCETTI DI RICCHEZZA E POVERTA'

    La scienza economica applicata all'uomo
    E' un premio Nobel per l'eudemonia, piuttosto che per l'economia, quello che la Reale accademia delle scienze di Svezia ha assegnato all'indiano Amartya Sen. Un premio alla scienza delle relazioni economiche di Aristotele, piuttosto che a quella di Adam Smith: a chi teorizza la ricerca della qualità della vita, piuttosto che la ricerca, un po' autistica, della quantità di danaro.
    Non si deve però equivocare. Il premio Nobel per l'economia quest'anno non è stato assegnato a un filosofo poco realista. Ma a un rigoroso economista, con una teoria economica coerente. E con una ricetta difficile, ma essenziale per lo sviluppo economico (eudemonico) del terzo mondo. Una teoria e una ricetta che sono alla base di quell'indice dello sviluppo umano che le Nazioni unite, a partire dal 1990, ritengono essenziale per ogni programma di crescita economica e sociale in ogni parte del mondo.
    Amartya Sen è nato nel 1933 a Santiniketan, in India. A 23 anni era già docente a Calcutta. Etc,etc,. All'inizio del 1998 è di nuovo al Trinity College, questa volta in qualità di rettore.

    Che cos'è il benessere delle nazioni

    Nel corso di questi anni e di questi trasferimenti ha trovato il modo di impegnarsi sia nella ricerca, astratta, dei fondamenti dell'economia sia nelle ricerche, pragmatiche, sulla definizione articolata di povertà e sulle cause delle carestie. Diventando uno dei collaboratori più influenti del Programma per lo sviluppo delle nazioni unite. L'insieme di queste attività ha portato Amartya Sen a elaborare quell'originale e attualissimo pensiero sulla welfare economics, sull'economia del benessere diffuso, che gli ha meritato, appunto, il premio Nobel.
    Amartya Sen diventa noto negli ambienti dell'economia teorica all'inizio degli anni settanta, con due libri: Collective Choice and Social Welfare (1971) e On Economic Inequality (1973). Nel primo libro si misura con il famoso paradosso di Kenneth Arrow e l'impossibilità di fondare e di regolare le scelte collettive di welfare sulla base di condizioni, o assiomi, che tengano conto di cinque diverse tipologie, tutte legittime e ragionevoli, in cui si esprimono le preferenze e i diritti degli individui. Nel secondo libro Amartya Sen si misura con il fatto che, ogni qual volta si cerca di quantificare l'ineguaglianza economica, ci si imbatte in parametri non economici, che attengono a valori o a giudizi soggettivi.
    E' dopo aver incontrato queste due impossibilità (operare scelte sociali che siano del tutto esenti da contraddizioni logiche e fattuali con le preferenze individuali; giungere a una definizione puramente quantitativa di povertà), che Amartya Sen inizia a elaborare la sua critica ai fondamenti dell'economia classica.
    L'homo aeconomicus attribuito ad Adam Smith non esiste. La sua presunta razionalità, che coincide con la ricerca del massimo interesse materiale, è pura e riduttiva astrazione.
    Insomma, Amartya Sen ribalta il noto argomento proposto da Adam Smith nel 1776: non è solo per l'interesse specifico del macellaio, dell'oste e del panettiere che ogni sera si cena. Non è (solo) l'interesse personale, come sostengono le teorie economiche classiche, la forza motrice delle relazioni economiche tra gli uomini. Al contrario l'uomo agisce, anche in base a impulsi di giustizia, umanità, generosità, senso civico, piacere. Insomma l'uomo cerca di migliorare la qualità della sua vita, che non coincide sempre e totalmente con la quantità del suo conto in banca. Anzi, come sosteneva Aristotele, l'uomo con la sua ragione cerca (o, almeno, dovrebbe cercare) l'eudemonia: che non è esattamente la felicità, bensì la realizzazione di sè, l'appagamento. In questa ricerca, razionale, dell'eudemonia, la ricchezza è uno strumento, non il fine.
    Se l'uomo è motivato, nelle sue relazioni economiche, da una costellazione, anche contraddittoria, di impulsi diversi e non solo dall'interesse specifico, allora non può essere il prodotto interno lordo l'unico strumento di misura della ricchezza di una nazione. Il benessere collettivo, lo sviluppo umano, deve essere misurato da un più vasto insieme di parametri, che tengano conto della qualità della vita, non solo dell'insieme quantificabile di beni materiali. Si può essere ricchi e avere una cattiva qualità della vita. E i poveri possono avere una qualità della vita molto diversa tra loro, anche quando hanno il medesimo, misero reddito. E' partendo da queste premesse teoriche che è nato l'ISU, l'Indice dello sviluppo umano, che ha consentito al Programma per lo sviluppo delle Nazioni unite di riformulare la classifica del benessere delle nazioni.
    I cittadini dello Sri Lanka e della Guinea, per esempio, hanno un medesimo reddito medio pro capite: 900.000 lire l'anno. Ma nello Sri Lanka la speranza di vita è di 71 anni, mentre in Guinea è di 44 anni. In Sri Lanka la mortalità infantile è del 24 per mille, in Guinea del 135 per mille. In Sri Lanka l'89 per cento delle persone adulte sa leggere e scrivere. In Guinea la percentuale non va oltre il 27. Non c'è dubbio che la qualità della vita in Guinea è decisamente peggiore che in Sri Lanka. Questa differenza non è colta da un indice basato solo sul PIL pro capite. Nelle classifiche in base al prodotto interno lordo, Guinea e Sri Lanka risultano affiancate nelle posizioni di coda. La differenza, al contrario, è colta da un indice, l'ISU appunto, che tiene sì conto della ricchezza, ma anche dei parametri sanitari e dei parametri culturali. Nelle classifiche in base all'ISU, la Guinea resta in una posizione di coda: al centosettantatreesimo posto. Mentre lo Sri Lanka sale quasi a metà classifica, e si colloca al novantesimo posto.

    La libertà e la ricchezza

    Povertà e ricchezza vanno, dunque, ridefinite. E con esse, sostiene Amartya Sen, vanno ridefinite le politiche di welfare, tese a redistribuire la ricchezza e a perseguire il benessere collettivo. Il welfare va fondato sul concetto di eguaglianza. Ma intesa nel senso, eudemonico, di eguali possibilità date ai cittadini di perseguire i propri scopi. Questo concetto di eguaglianza tiene conto delle differenze individuali e concede poco alle ideologie totalizzanti. Anche perché, nella ricerca dello sviluppo umano, oltre all'eguaglianza, c'è un altro elemento irrinunciabile: il concetto di libertà.
    Amartya Sen distingue due tipi di libertà: la libertà negativa, che è il poter fare tutto ciò che non è proibito; e la libertà positiva, che consiste nel poter fare tutto ciò che serve per realizzare se stessi. Una società che ricerca lo sviluppo umano deve assicurare entrambi i tipi di libertà ai propri cittadini.
    Che cosa può mai avere a che fare questa dimensione politica ed etica con l'economia? La connessione è strettissima, sostiene Amartya Sen. Molto più stretta di quanto non si ritenga. Per esempio, le carestie non si verificano, tanto, per una mancanza di cibo, quanto per una mancanza di libertà.
    La carestia del 1974 in Bangladesh si è verificata in un periodo in cui era massima la disponibilità di cibo. Mentre nessuna carestia, sostiene Amartya Sen, si è mai verificata in un paese democratico dove esiste un libero parlamento, un'opposizione istituzionale, una stampa indipendente.
    L'ultima carestia in India si è verificata nel 1943, sotto la dominazione inglese. Morirono tre milioni di persone. Non perché mancasse il cibo, ma perché gli inglesi non riuscirono a garantire l'accesso al cibo esistente a milioni di persone. Nell'India democratica, sia pur poverissima, non si è mai registrata alcuna carestia. Perché le opposizioni, la stampa, il rischio di perdere le elezioni sono una minaccia sufficiente a tenere in allerta i governi. Al contrario in Cina negli anni cinquanta, nel corso del "grande balzo in avanti" voluto da Mao, si è verificata una carestia di dimensioni inaudite, con trenta milioni di vittime, senza che nessuno se ne accorgesse. La mancanza di opposizione e di libera stampa ha impedito che le informazioni circolassero e che il governo di Pechino modificasse rapidamente le sue rigide e astratte decisioni. La libertà e le istituzioni democratiche, dunque, sono elementi altrettanto essenziali del mercato per lo sviluppo economico e, quindi, umano. La mancata crescita economica in Africa, per esempio, è conseguenza anche della mancata affermazione delle libertà democratiche.
    La libertà, tuttavia, non è solo democrazia politica. E' anche, e in primo luogo, mancanza di discriminazione etnica e sessuale. Ed è, anche, sviluppo culturale. La ricerca, eudemonica, della realizzazione personale passa attraverso l'emancipazione etnica, sessuale e culturale. Una emancipazione da perseguire anche quando riguarda persone che vivono con serena tranquillità la propria condizione di discriminazione. Come avviene, per esempio, per molte donne in India. In questa ricerca dello sviluppo umano che ribalta valori consolidati, i paesi in via di sviluppo non devono temere una presunta subalternità alla cultura occidentale. La conoscenza, la scienza, la libertà non sono valori occidentali. Sono conquiste universali dell'uomo.
    Mercato, democrazia, libertà: la ricetta che Amartya Sen propone ai paesi del terzo mondo per perseguire un sano sviluppo economico e umano, è priva di fronzoli e, soprattutto, di autocommiserazione. Non chiede aiuti esterni, ma fa leva solo su forze interne. E' una ricetta così essenziale da apparire universale. L'eudemonia, nella interpretazione di Amartya Sen, è, forse, un'indicazione valida per trovare la chiave della riforma della welfare economics e impedire la crescita della povertà anche negli opulenti paesi dell'occidente industrializzato

    Colui che irrise i martiri del comunismo

  2. #2
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    20 Aug 2009
    Messaggi
    10,473
     Likes dati
    0
     Like avuti
    4
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Oddio quant'è impegnativo...

    Come si calcola l'ISU?

  3. #3
    Grande Capoccia
    Data Registrazione
    12 Apr 2002
    Località
    la capitale
    Messaggi
    524
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Si hai ragione, è un po' impegnativo. Cercherò un testo più corto.
    Colui che irrise i martiri del comunismo

  4. #4
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    20 Aug 2009
    Messaggi
    10,473
     Likes dati
    0
     Like avuti
    4
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Mi basterebbe che mi si spiegassero alcuni termini tecnici e alcuni concetti che non sono sicuro di essere riuscito a capire...

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 34
    Ultimo Messaggio: 27-05-13, 13:51
  2. Sviluppo è Libertà: recensione critica del lavoro di Amartya Sen
    Di Rodolfo (POL) nel forum Destra Radicale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 01-09-02, 20:12
  3. Amartya Sen - Ambiente, prima lotta alla povertà
    Di Roderigo nel forum Sinistra Italiana
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 14-08-02, 11:56

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito