Dopo i ricorsi delle badanti accolto l'appello di tre rumeni in Italia senza permesso di soggiorno. Rigotti soddisfatto
Il giudice grazia tre lavoratori clandestini
Scoperti nel ristorante ed espulsi dalla questura: potranno rientrare


TRENTO. Quando hanno ricevuto il decreto di espulsione hanno preparato le valigie e sono tornati in Romania, ma prima di partire si sono rivolti ad un avvocato ed ora hanno vinto la loro causa in tribunale: potranno rientrare in Italia e chiedere di essere regolarizzati. Ecco la storia di un uomo e due donne rumeni che prima di essere espulsi avevano lavorato un anno in clandestinità.
I fatti risalgono ai primi mesi di quest'anno quando i carabinieri entrarono in un ristorante trentino per un controllo sui dipendenti. In cucina trovarono tre immigrati rumeni senza permesso di soggiorno che lavoravano come aiuti: tempo qualche mese e in giugno dalla questura partì il decreto di espulsione per i tre extracomunitari, tutti sui vent'anni.
I tre giovani prepararono le valigie, ma prima di salire in auto e tornare a casa si rivolsero all'avvocato Andrea Bolner che presentò ricorso in tribunale entro cinque giorni, come previsto dalle norme sull'immigrazione. I tre extracomunitari attesero qualche giorno ma alla fine - alla scadenza dei termini di due settimane previsti dalla questura - partirono per fare rientro in patria.
Ora, a distanza di qualche settimana, hanno vinto la propria battaglia con una sentenza del giudice Corrado Pascucci (lo stesso magistrato che nei mesi scorsi fu protagonista di decisioni analoghe sulla vicenda delle badanti ucraine) che consentirà a loro di tornare in Italia.
Nel ricorso preparato dall'avvocato Bolner gli appelli erano due: in primo luogo contro il decreto di espulsione che non era stato tradotto in rumeno (la lingua degli interessati). In secondo luogo l'avvocato ha sottolineato il fatto che i tre lavoratori erano occupati presso un ristorante trentino e il loro datore di lavoro si era già rivolto all'ufficio provinciale del lavoro per chiedere le autorizzazioni: «Non volevano nascondersi, ma solo regolarizzare la loro posizione» ha sottolineato l'avvocato Bolner. «Si tratta di giovani che vogliono lavorare e meriterebbero il permesso di soggiorno molto più di altri cittadini».
Proprio su questa seconda motivazione il giudice Pascucci ha deciso in maniera favorevole ai tre immigrati: «Fra i principi delle normative sull'immigrazione è riconosciuto quello di solidarietà, previsto dalla costituzione».
La decisione del magistrato consentirà ai tre lavoratori di rientrare in Italia prima dei cinque anni previsti per chi è raggiunto dal decreto di espulsione e ripartire con le procedure burocratiche per essere regolarizzati.
La sentenza ha trovato la piena approvazione dell'associazione degli albergatori trentini. Ecco il commento del presidente Natale Rigotti: «Mi voglio complimentare con il giudice Corrado Pascucci che ha deciso con grande buon senso e intelligenza. Si tratta di una sentenza che gli fa onore e ripaga gli albergatori di tante delusioni: spesso la burocrazia, tutte le pratiche necessarie per assumere un lavoratore straniero, impediscono l'ingresso di queste persone nel mercato del lavoro regolare. La burocrazia rischia di far venire meno la tradizionale ospitalità e il senso di accoglienza dei trentini. Le sentenze come questa oltre ad avere un valore giuridico, dimostrano grande sensibilità sul piano morale e sociale» ha concluso il presidente degli albergatori.