Financial Times 2 dicembre 2000
Charles Clover delinea la crescente influenza
delle teorie di destra di Alexander Dugin
Sono le piccole cose che tradiscono Alexander Dugin come una formidabile mente di un impero globale. Forse è la barba a punta. Forse è quel mellifluo tono nella sua voce da “molto intelligente, Mr. Bond”. Forse è la mappa che egli ha steso per il suo ufficio di Mosca, che mostra la massa continentale eurasiana punteggiata di frecce, zeppe, sbarramenti, morsetti, pinzette e cerchi.
E forse è perché egli non può resistere a divulgare il suo piano fondamentale: “In linea di principio, l’Eurasia e il nostro spazio, la terra di mezzo, rimane lo scenario della nuova rivoluzione anti-borghese, anti-americana”.
Solo pochi anni fa, Dugin era considerato un pazzo. Egli ancora lo è. Ma oggi egli è un “pazzo molto letto e prolifico, con parecchia influenza”, secondo Dmitri Trenin, analista della difesa al Carnegie Centre di Mosca, il principale serbatoio di cervelli.
Infatti, dopo un decennio di influenza reciproca tra gli intellettuali di destra e l’élite militare e politica di Russia, la filosofia prediletta di Dugin, un’oscura teoria chiamata geopolitica, si è presentata alla periferia della principale corrente di pensiero nei circoli della difesa e della politica estera in Russia.
La geopolitica profetizza un eterno conflitto mondiale tra terra e mare, e dunque, ritiene Dugin, tra US e Russia.
Il suo libro del 1997 “I Fondamenti della Geopolitica”, propugna una rinascita dell’Unione Sovietica (“o dell’Impero Russo, o della Terza Roma, o comunque vogliate chiamarla” dice), e la formazione di un blocco continentale di stati eurasiani antiamericani che dovrebbe eliminare l’influenza degli US dalla massa continentale eurasiana.
Secondo il suo libro: “Il nuovo impero eurasiano sarà costruito sul principio fondamentale del comune nemico: il rigetto dell’Atlantismo, del controllo strategico degli US e il rifiuto di consentire ai valori liberali di dominarci. Questo comune impulso civilizzatore sarà la base dell’unione politica e strategica."
E recentemente, Dugin ha preso maggior vigore nel suo cammino perché gli avvenimenti sembrano comprovare le sue idee.
Il presidente della Russia Vladimir Putin, per esempio, ha un itinerario di viaggio che assomiglia alle cartine del libro di Dugin. Un passo è stata la visita al vecchio alleato di Mosca all’epoca della guerra fredda, l’India, dove egli ha appoggiato il programma nucleare indiano. L’India è stata sottoposta alle sanzioni USA dopo aver testato cinque armi nucleari nel 1998
Putin ha recentemente affermato che la Russia era pronta per “una nuova fase” nelle relazioni con un altro antico alleato della guerra fredda, la Siria. Russia e Cina stanno recentemente tentando di superare qualsiasi altra cosa in nome di una partnership cino-sovietica con echi di blocco da guerra fredda.
Dopo l’estate, Putin ha proceduto con aperture verso la Corea del Nord, la Libia, l’Iraq, una sorta di campionario dei paria internazionali.
Forse la parola “impero” è troppo forte, ammette Dugin, ma tuttavia egli dice: “Già le nostre raccomandazioni si stanno implementando ai livelli più alti. Io penso che il passare del tempo vedrete le nostre analisi sempre più utilizzate”.
Mentre il Kremlino insiste che le sue decisioni sono basate sul “pragmatismo” piuttosto che sulle oscure teorie geopolitiche, ammette che la sua politica estera ha subito un importante cambiamento: le direttive recentemente pubblicate di un nuovo atteggiamento in politica estera emanate dal ministro degli esteri russo descrivono “una forte tendenza verso la formazione di un mondo unipolare sotto il dominio finanziario e militare degli Stati Uniti”, e auspica un “ordine mondiale multipolare”. Esso descrive la forza più importante della Russia come la sua “posizione geopolitica in quanto maggiore stato eurasiano”.
Dugin è rapido a prendere parte dei meriti per queste nuove direttive, e a prima vista egli potrebbe sembrare presuntuoso. Ma quando si esamina l’uomo e i suoi associati, le obiezioni svaniscono.
Prendete il Generale Nikolai Klokotov, che ha retto la cattedra di strategia all’Accademia Militare Russa dello Staff Generale dal 1988 al 1996. Egli è elencato tra i consulenti per Le Basi della Geopolitica.
Dugin è stato anche nominato consigliere chiave di Gennady Seleznyov, presidente della Duma di Stato, la camera bassa del Parlamento russo. E mentre la teoria geopolitica fu bandita durante l’epoca sovietica per il suoi collegamenti con il Nazismo, il partito comunista della Russia ne ha praticamente adottato le idee. Gennady Zyuganov, presidente del partito comunista, ha pubblicato manuale sulla geopolitica intitolato Geografia della Vittoria.
Il principale diplomatico militare russo, il Generale Leonid Ivashov, capo del dipartimento internazionale presso il Ministero della Difesa russo, e cervello della presa di controllo da parte della Russia dell’aeroporto di Pristina in Kossovo lo scorso anno, è uno dei convertiti.
"La scienza della geopolitica è fiorita nel periodo post-comunista, e questa è una naturale, sana, oggettiva risposta alle circostanze”, dice.
Il libro di Ivashov sull’argomento, La Russia e il Mondo nel nuovo Millennio”, pesca abbondantemente dal lavoro di Dugin. Scrive: “L’esperienza del confronto geopolitico tra la Russia e l’occidente non si limita ai sette decenni dell’Unione Sovietica, ma ha una tradizione centenaria”.
"La Russia non può esistere al di fuori della sua essenza di impero, a causa della sua situazione geografica, del suo percorso storico e del destino dello stato.” Scrive Ivashov: “Il primo governo democratico della Russia guardò agli US come a qualcosa di simile a un donatore, o a un partner strategico. Questo è un enorme errore concettuale. Guardate le azioni dietro la facciata delle dichiarazioni pubbliche. Leggete (Henry) Kissinger, leggete (Zbigniew) Brzezinski, e giungete alla conclusione che, sì in qualche modo siamo partners, ma in realtà siamo rivali geopolitici.”
Dugin, per suo conto, iniziò a interessarsi alle teorie geopolitiche nel 1980, dopo essersi diplomato all’Istituto Aeronautico di Mosca. All’epoca le opere geopolitiche erano bandite in Unione Sovietica, a causa dei collegamenti di questa teoria con il Nazismo, così Dugin era considerato un dissidente. Egli lesse avidamente e imparò diverse lingue.
Nel 1991, si unì allo staff del giornale estremista Dyen, pubblicato da Aleksander Prokhanov, all’epoca noto come “l’usignolo dello staff generale” per i suoi stretti legami con i vertici dei generali russi.
Poco dopo il fallito putsch militare dell’agosto 1991, Dugin lasciò Dyen e creò la propria rivista, Elementy, in linea con la filosofia della nuova destra d’Europa. Nel comitato di redazione, comparivano Alain de Benoist e Robert Steukers, due noti intellettuali della nuova destra.
Nel 1992, un summit organizzato a Mosca da Dugin e tenutosi al quartier generale dello staff militare russo, mise insieme generali russi e rappresentanti del movimento di nuova destra, compresi de Benoist e Steukers.
Argomento di discussione fu la formazione di un “blocco continentale” anti-US con Russia, Germania e Francia.
Dugin era "certamente molto vicino ai militari”, ha detto de Benoist, intervistato recentemente sulla conferenza. Egli ha detto di aver declinato ulteriori invito dopo quella conferenza, ammettendo “noi eravamo molto lontani, a parte i concetti”.
Ma l’idea di un blocco continentale – un’alleanza strategica russa con gli stati europei e asiatici – ha attratto da allora numerosi intellettuali, strateghi e politici russi.
A partire dalla metà degli anni 90, Boris Yeltsin, poi presidente della Russia, divenne promotore dell’idea di un “asse Mosca-Berlino-Parigi”.
E le maggiori figure della politica estera di Mosca, iniziando dal vecchio primo ministro Yevgeny Primakov, si sono dedicate a celebrare il Conte Aleksander Gorchakov, leggendario ministro degli esteri del 19° secolo che, in seguito alla disastrosa sconfitta russa nella guerra di Crimea, riportò la Russia alla grandezza attraverso un’alleanza con l’appena unificata Germania.
Il parallelo con la situazione odierna non è stato perduto, dal momento che Putin si è recato a Berlino in giugno e ha definito la Germania unita come “un partner primario della Russia in Europa e nel mondo”.
Le aperture alla Germania e più recentemente alla Francia eccheggiano il desiderio di molti nell’establishment russo di utilizzare una partnership franco-tedesco-russa per inserire un cuneo tra gli US e l’Europa, un progetto cui Germania e Francia mostrano scarso desiderio di partecipare – così lontano.
Ma questo non ferma la riflessione di Dugin sull’ ”asse eurasiano” di Russia, Germania, Iran e Giappone.
"Naturalmente, ciò richiederà molto tempo," egli ammette, e propone di partire dapprima con un asse eurasiano molto più gestibile composto da Russia, India e Cina (secondo il suo testo è impossibile avere Cina e Giappone nello stesso asse eurasiano – bisogna scegliere l’una o l’altra).
Ma, dice: “Sono convinto che con Putin presidente, il processo di consolidamento del nostro spazio geopolitico si stia accelerando, e lo si è già visto in Europa ed in Asia. Tutto dipende se si lavora. Questa è la scommessa del 21° secolo”.




Rispondi Citando