LA SACERDOTESSA DI AMEN-RA
Quando venne sepolta, per settanta giorni (tanto era il tempo necessario al processo di mummificazione) la Terra delle piramidi trattenne il respiro. Il rito chirurgico preparatorio venne rigorosamente rispettato: il rosso bagliore delle fiaccole e quello verdeazzurro delle lampade ad olio popolarono la notte di spettri. Un'equipe di specialisti seminudi sezionò il cadavere: mentre i sacerdoti pregavano, squarciarono la parte addominale con gli scalpelli di pietra. Il cuore, il fegato, i polmoni e i reni furono messi in appositi canopi, la soda nelle cavità interne della salma, affinché i tessuti potessero disidratarsi completamente. Arrivarono poi i mummificatori con balle di finissimo lino e pentole di resina bollente. Il corpo così accuratamente preparato apparteneva a una persona non comune: una sacerdotessa di Amen-Ra che aveva goduto di grandi onori in vita, durante il regno di Akhenaton. Così importante che le venne costruito un piccolo tempio, il "Tempio degli Occhi".
La salma era corredata da manufatti e amuleti. Uno di questi venne posto sotto la testa della sacerdotessa. Il cartiglio recitava: "Svegliati dal sonno profondo in cui dormi e uno sguardo dei tuoi occhi trionferà su ogni cosa che verrà fatta contro di te”. Il corpo venne posto in un simulacro di legno a sua volta racchiuso in un pesante sarcofago: così la sacerdotessa di Amen-Ra venne posta a riposare. E così restò fino a quando, sul finire del 1890, quattro giovani ricchi inglesi in visita agli scavi archeologici di Luxor vennero attratti dall'ottima fattura dei resti della sacerdotessa. Tirarono a sorte su chi dovesse essere il fortunato possessore del sarcofago. L'uomo che vinse fece portare il sarcofago al suo hotel. Dopo poche ore, fu visto camminare verso il deserto, da cui non fece mai più ritorno. Il giorno successivo, uno dei tre inglesi rimasti venne colpito da una fucilata esplosa per errore dal suo servitore egiziano. La ferita fu così grave che si dovette amputargli un braccio. Il terzo uomo tornò in Inghilterra, per scoprire che la banca dove aveva depositato tutti i suoi risparmi era fallita. Il quarto venne colpito da una grave malattia, perse il lavoro e si ridusse a vendere fiammiferi agli angoli delle strade.
Comunque, non si sa come, il sarcofago arrivò in Inghilterra, dove venne acquistato da un uomo d'affari, che (dopo che tre membri della sua famiglia vennero feriti in un incidente stradale e la sua casa fu quasi distrutta dal fuoco) donò la mummia al British Museum. Qui i guai si moltiplicarono: le suppellettili della sala egizia venivano scagliate per aria durante la notte e i guardiani notturni udivano colpi e sospiri provenire dal sarcofago. Uno di loro morì mentre era in servizio e, da allora, gli addetti alle pulizie si rifiutarono di avvicinarsi al sarcofago. Un giorno un visitatore si mise a ridere della cosa e passò uno straccio della polvere sul volto raffigurato sul sarcofago, ma poco tempo dopo gli morì il figlio di morbillo. Le autorità del museo decisero infine di trasferire il sarcofago nello scantinato, ritenendo che in tal modo non avrebbe più provocato danni. Nel giro di una settimana, uno degli operai che effettuarono il trasloco cadde gravemente ammalato, e il supervisore al trasferimento fu trovato morto alla sua scrivania. A quel punto, la stampa iniziò a parlare degli strani avvenimenti. Un giornalista fotografò il sarcofago e, quando sviluppò la foto, il dipinto del volto sul feretro era diventato un volto umano terrificante: il giornalista tornò a casa e si sparò un colpo di pistola alla testa.
Il museo vendette la mummia ad un collezionista privato, che confinò il sarcofago in soffitta. Madame Helena Blavatsky visitò la casa dove era custodita la mummia: qui venne presa da un tremore incontrollato e iniziò a cercare la fonte di "un'influenza maligna di incredibile intensità". Arrivò infine in soffitta e trovò il sarcofago. "Può esorcizzare questo spirito maligno?", chiese il proprietario. "Non esiste esorcismo in grado di farlo. Il male rimane per sempre male. Nulla si può fare a riguardo. La supplico di sbarazzarsi di questa mummia al più presto", fu la risposta.
Ma nessun museo inglese volle la mummia: era ormai ben noto il fatto che almeno venti persone erano andate incontro a disgrazie, incidenti o addirittura alla morte in nemmeno dieci anni. Ma un archeologo americano, testardo e scettico (attribuì gli avvenimenti alle stranezze del caso), pagò una discreta somma perché la mummia venisse trasportata a New York.
Nell'Aprile 1912, il nuovo proprietario scortò il suo tesoro a bordo di una nuova e fiammante nave da crociera della White Star, che avrebbe dovuto compiere il suo viaggio inaugurale a New York: nella notte del 14 aprile, tra scene di terrore inenarrabile, la sacerdotessa di Amen-Ra accompagnò 1500 passeggeri nel loro viaggio verso la morte, nella profondità del gelido Oceano Atlantico.
Il nome della nave era
Titanic.

Catalogato con il numero EA 22542, il coperchio del sarcofago è ancora oggi esposto nella sala 62 del British Museum. E’ conosciuto come “Unlucky Mummy” ed è uno degli oggetti più visitati del museo. Della mummia, però, non c’è traccia.