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Risultati da 1 a 10 di 89

Discussione: L'Emilia

  1. #1
    ora ltd poi lti
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    Predefinito L'Emilia

    Carissimi forumisti,
    sull'esempio dell'ottimo lavoro effettuato dal bravissimo Sant'Eusebio nel thread dedicato alla Romagna, vi invito a postare in questo thread le immagini (mettete, se volete, anche solo i link, per non appesantire la visualizzazione) delle città emiliane. E' chiaro che ognuno può proporre quelle relative alla propria città che gli sono più care e che meglio pensa la identifichino.

    Grazie e a presto.
    ps: non esitate a scrivere i Vs. dubbi o altre proposte.

    lsu

  2. #2
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    Va bene, comincio io…

    PIACENZA

    Piazza Cavalli è dal secolo XIII il cuore politico-economico della città e deve il suo nome alle due statue equestri in bronzo dei duchi Farnese che qui si ergono alle spalle dell'imponente mole del Palazzo Gotico. Sull'antica piazza si affacciano edifici d'epoche diverse come, appunto, il Palazzo Gotico, al quale fanno da contrappunto il Palazzo del Governatore (1787), ed il Palazzo del Collegio dei Mercanti (1676/1697), che ora è la sede dell’amministrazione comunale e si trova sul lato est del Gotico.


    Palazzo Gotico



    Sorge nel 1281 per iniziativa di Alberto Scoto, capo dell’Università dei Mercanti e potente signore della città, che lo destina a sede del Governo. Il Palazzo Gotico presenta una struttura architettonica assai originale, frutto della contaminazione di due generi: gotico e romanico. Alla struttura gotica con archi a sesto acuto nel piano inferiore è sovrapposta, nel piano superiore, una struttura realizzata con forme romaniche che presenta archi a pieno centro, sei finestroni a tutto sesto con prestigiose decorazioni in terracotta, merlatura ghibellina e torrette in cotto; all'interno del palazzo si estende un profondo porticato a due navate. Sulla facciata tra la quarta e la quinta finestra si trova, in una nicchia, una statua raffigurante Maria con il Bambino (XIII secolo) detta Madonna di Piazza, copia dell’ originale che è conservata presso il Museo Civico. Nella torretta centrale della merlatura ghibellina si trova il “campanone” utilizzato in passato per adunare il popolo in Piazza. Sulla destra infine è possibile osservare la torretta alta più di 40 metri denominata "Lanterna".


    I due monumenti equestri



    Sono opera di Francesco Mochi e raffigurano Ranuccio Farnese (1620), sulla destra, in costume romano e con lo scettro e suo padre Alessandro (1625), sulla sinistra, avvolto in un fluttuante mantello e in sella ad un irruente cavallo. Questo è considerato il capolavoro del Mochi che con quest’opera supera la staticità del monumento di Ranuccio anticipando la dinamica barocca.


    Palazzo del Governatore



    Edificato nel 1787 su progetto dell’architetto piacentino Lotario Tomba, deve la sua denominazione al fatto che fu sede sino al 1860 degli uffici del governatore della città. L’edificio si sviluppa in senso orizzontale e presenta due ordini di finestre, separate da paraste, le quali hanno un’altezza modesta, quasi a mantenere un tono volutamente “dimesso” nei confronti dell’imponenza di Palazzo Gotico. Sulla balconata posta alla sommità del Palazzo, sono presenti statue di divinità mitologiche e vasi decorativi; la facciata sinistra è caratterizzata da una meridiana solare che segna giorni e mesi dell'anno, sulla destra vi è invece un calendario perpetuo collocato nel 1793 dal fisico piacentino G. F. Barattieri di S. Pietro.Dallo sviluppo.

    Filmato.


  3. #3
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    Duomo



    Fu costruito in un prolungato arco di anni (1122-1340 ca.) e proprio per questo ha una sua originalità che lo distingue dalle cattedrali romaniche delle altre città padane. La facciata, in marmo rosa di Verona nella parte inferiore e in arenaria nella parte superiore, è a capanna con gallerie cieche di sottili colonnine, riprese in orizzontale nella parte mediana. Due pilastri semicilindrici le dividono in tre campi verticali evidenziando il grande rosone centrale. I tre ingressi sono sormontati da piccoli portici a due colonne (protiri). Sulla sinistra si eleva l'alto campanile romanico-lombardo completato nel 1341 da Pietro Vago. Le finestre superiori e gli arconi trasversali seguono una tecnica gotica, mentre le arcate inferiori sono a semicerchio romanico. Gli affreschi del tiburio sono del Guercino (1626); quelli del santuario sono di Ludovico Carracci e di Camillo Procaccino, le testimonianze più alte della pittura barocca a Piacenza.

    Filmato.


    Basilica di Sant’Antonino



    Si presenta con una grande torre ottagonale posta all'incrocio dei due atrii di ingresso. Si sa per certo che la Basilica fu fondata nel IV secolo e dedicata a Sant'Antonino Martire, protettore della città. Nel corso dei secoli la struttura fu oggetto di ammodernamento e di ricostruzioni (IX e XI sec.). Primaria importanza artistica hanno gli affreschi sopra la navata centrale risalenti al secolo XI (visibili solo con autorizzazione). A destra la Cantoria d'organo in legno dorato con il prodigioso movimento di figure e le quattro tele raffiguranti episodi della vita di S. Antonino di R. De Longe il pittore fiammingo stabilitosi a Piacenza nel 1690 al quale si deve la diffusione della migliore pittura barocca sia nelle chiese sia nei palazzi. Lungo il fianco destro della Basilica si estende il Chiostro, cui è annesso un archivio ricco di documenti, tra i più antichi d'Europa.


    Teatro Municipale



    E’ un palazzo elegante con facciata neoclassica costruita nel 1830, con doppio porticato coperto da terrazze. Fu progettato dall'architetto Lotario Tomba (1803) e decorato nell'interno da Alessandro Sanquirico, lo scenografo della Scala. Il Teatro Municipale fu inaugurato nel settembre del 1804 e rimpiazzò quello precedente della Cittadella che andò distrutto da un incendio nel 1798. La sala, enorme, è disposta a tre quarti di ellisse per una migliore acustica, e conta quattro ordini di palchi e tre gallerie. Nel corso dei restauri è stato ricavato, all'interno, un moderno Salone per Convegni ed Incontri culturali; sempre all'interno è presente un Museo con numerosi documenti del passato.


    Palazzo Farnese




    Voluto da Margherita d'Austria, moglie del duca Ottavio Farnese (e pagato dai piacentini...), il palazzo Farnese doveva rappresentare la reggia ducale del Rinascimento Piacentino. Al progetto lavorarono dapprima Francesco Paciotto e successivamente Jacopo Barozzi detto il Vignola. La sua costruzione iniziò nel 1558 e fu definitivamente sospesa nel 1602 per mancanza di fondi e per la lontananza della duchessa. L'edificio in cotto, si innalza con aspetto severo in 3 piani più seminterrato. L'ingresso principale sulla Piazza Cittadella conduce attraverso un ponte levatoio in un vasto cortile con nicchie e logge. Sullo scalone d'onore che porta al salone del trono si apre un cancello del '600 in ferro battuto con l'emblema dei gigli farnesiani. Attualmente il Palazzo è stato restaurato ed ospita il Museo Civico suddiviso in Archeologia, dove sono custoditi mosaici, capitelli, anfore, statue e frammenti antichi, e il preziosissimo "Fegato Etrusco"; in Armeria, dove sono conservati più di 400 pezzi originali fra armi ed armature e in Pinacoteca, dove sono presenti tele e dipinti di ragguardevoli artisti e il famoso il "Tondo" del Botticelli.Nei sotterranei è stato allestito il Museo delle Carrozze che ospita gli esemplari più belli delle famiglie patrizie di Piacenza.


    Cittadella Viscontea



    Della Città Viscontea oggi rimane la parte ovest con la porta, le due torri angolari e il mastio con il loggiato settecentesco.
    In origine, l'opera voluta da Galeazzo Visconti era un complesso a forma quadrangolare con quattro torri cilindriche, un mastio centrale e un collegamento alle fortificazioni. Venne costruita dal 1315 al 1373 come base del sistema di difesa della città, per poi essere in parte abbattuto nel 1500 a favore del Palazzo Farnese.

    Filmato


    La chiesa della peste



    Per chi volesse concedersi una passeggiata lungo l'argine del Po, è da segnalare un edificio sacro, ai margini della frazione di Borgotrebbia, in posizione appartata e molto suggestiva. Si tratta della chiesetta del Camposanto Vecchio. Anche a Piacenza la peste di manzoniana descrizione del 1630 falciò migliaia di vittime, di cui 20mila vennero sepolte in zona golenale. Nel 1639 la Confraternita della Beata Maria Vergine del Suffragio costruì in quei luoghi desolati e umidi un oratorio, terminato l'anno seguente.
    Per l'instabile e insalubre struttura del terreno, ben presto il manufatto rovinò, ma la Confraternita lo ricostruì nel 1735-'36, riunendo nella cripta le ossa dei defunti. Alluvioni, vandalismi, furti, trascuratezza e profanazioni di ogni genere ne hanno, negli ultimi decenni, ridotto a mal partito le strutture e gli arredi.
    Nota polemica: oggi la chiesa offre un ben misero spettacolo. Sia per la memoria storica che per la singolarità dell'ubicazione, fra campi e boschine sulla confluenza di Trebbia e Po, l'elegante costruzione meriterebbe sicuramente più attenzione.


  4. #4
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    Ehi, vuoi la guerra? Con i tuoi post metti in secondo piano il thread dedicato alla Romagna
    Ehehhe, belle foto comunque

  5. #5
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    Silvia ma non mi lasci fare niente a me hai fatto tutto tu io coso metto di Piacenza?

  6. #6
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    Bobbio Provincia di Piacenza La Storia


    La zona di Bobbio era già abitata nell'Età della pietra e viene successivamente popolata da insediamenti liguri. Ai liguri subentrarono i Galli e poco dopo Bobbio entrò definitivamente nell'orbita Romana. Il nome della città deriva dal torrente che lambisce l'abitato da sud.

    Nel 614, il monaco irlandese Colombano giunge con i suoi discepoli a Bobbio il cui territorio gli è stato donato dal re longobardo Agilulfo. Questa donazione ha anche una valenza politica in quanto Bobbio controlla la grande carovaniera, la via del sale, che da Piacenza, lungo la Valtrebbia raggiunge Genova, caposaldo dei Bizantini. A Bobbio, Colombano trova solo una chiesetta semidiroccata, dedicata a S.Pietro, e la restaura. Egli ha più di settant'anni, è stanco e forse malato: muore il 23 novembre 615 e i suoi discepoli lo seppelliscono nella chiesetta di S.Pietro. A reggere la comunità conventuale si alterneranno in qualità di Abati vari monaci seguaci del Santo. Il convento si popola rapidamente: già nel 643 conta centocinquanta monaci. Attorno al convento sorgono le prime case abitate da civili. L'Abbazia di Bobbio, con le sue scuole, la sua Biblioteca, il suo Scriptorium, la sua organizzazione economica, diventa rapidamente anche una potenza politica. Alla Corte Longobarda i monaci godono di una tale considerazione che spesso le crisi politiche sono da loro risolte o provocate. I possedimenti dell'Abbazia in età longobarda si estendono in tutta l'alta Italia.

    Nel giugno del 774, Carlo re dei Franchi, si impadronisce di Pavia e pone fine al Regno Longobardo. Pochi giorni dopo i monaci bobbiesi ricevono nuovi vasti beni in dono e vengono così tacitati dal nuovo signore. Bobbio apriva ai Franchi la strada verso la Liguria e verso l'Italia media. La soggezione arricchisce il Monastero di Bobbio, che diventa monastero imperiale, ma ne compromette l'autonomia che aveva sotto i Longobardi. In questo momento Bobbio possiede beni in Valtrebbia, val Staffora, val Tidone, val d'Aveto, in Liguria, nel Monferrato e nelle Langhe, arriva fino alle porte di Torino, Attorno al Lago di Garda, da Salò a Bardolino, sui Laghi di Mantova, a Piacenza, Ravenna, Genova, Lucca e Pavia. L'Abbazia è ormai un ricco feudo. Il sistema curtense raggiunge in Bobbio la perfezione. La curtis non è un organismo chiuso, come si legge nei vecchi libri di scuola. L'eccedenza dei suoi prodotti viene scambiata con altri paesi. Sui fiumi e sui laghi dell'Italia Settentrionale corre una flotta di una quarantina di navi, che fanno spola da un porto franco all'altro. A Monticelli d'Ongina, sul Po, vi sono vasti magazzini, a cui arrivano carichi di sale e di pesce e da cui partono carni salate e affumicate. Sui monti di Bobbio vengono allevati cinquemila suini, centinaia di vacche e pecore. Queste ultime servono soprattutto per la produzione della pergamena, usata nello scriptorium, dove si copiano sistematicamente opere di scrittori latini antichi.

    Bobbio crea una sua scrittura inconfondibile e le miniature dei suoi codici si richiamano alla cultura irlandese. Tale cultura si ritrova anche nelle magnifiche transenne in marmo che ornano l'antica basilica protoromanica edificata dall'Abate Agilulfo a partire dal IX° secolo. Ricordiamo i più famosi codici di Bobbio che hanno permesso la conservazione dei testi trascritti: il De Republica di Cicerone, attualmente nella Biblioteca Vaticana, il Virgilio della Laurenziana; il Plauto della Capitolare di Verona; le Lettere di Seneca a Lucillo della Queriniana, il Codice Purpureo dei Vangeli. I codici superstiti sono conservati all'Ambrosiana, alla Vaticana, alla Nazionale di Torino, a Parigi, a Madrid, a Berlino e in altre importanti biblioteche del mondo.

    Nel 1014 l'Abate ottiene la dignità e la giurisdizione episcopale e nasce così la diocesi autonoma di Bobbio, che da borgo monastico sale al rango di città episcopale. Nei primi tempi vescovo e abate sono la stessa persona, poi le due cariche vengono affidate a persone diverse operando anche una divisione dei beni. Da questa decisione inizia la decadenza di Bobbio. Le lotte intestine tra abate e vescovo, aggiunte ai conflitti derivanti dai nuovi soggetti nascenti, i Comuni, porteranno rapidamente al declino la città trebiense.

    Nel 1230 Piacenza occupa Bobbio; dominio che prosegue fino alla conquista Viscontea di tutta l'area lombarda. Bobbio, staccata da Piacenza e aggregata a Voghera, si orienta verso l'ambito di influenza pavese.

    Nel 1387 è data in feudo ai Dal Verme, i quali la terranno, salvo qualche breve interruzione, fino alla metà del '700 quando, in seguito alle Guerre di Successione, passa ai Savoia. Da questo momento la storia di Bobbio si identifica con quella dello Stato Sabaudo. Elevata a capoluogo di Provincia, Bobbio ne segue le vicende fino alla costituzione del Regno d'Italia, quando viene incorporata nella provincia di Pavia. Nel 1923, chiede ed ottiene il passaggio a Piacenza, riprendendo a guardare alla naturale direttrice geografica della sua vita, la valle della Trebbia.

    (testo estratto da uno studio del prof. Enrico Mandelli)




    Il Ponte Gobbo


  7. #7
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    Originally posted by Il Piacentino



    Silvia ma non mi lasci fare niente a me hai fatto tutto tu io coso metto di Piacenza?
    Doppio sob! Hai ragione, sono costernata…
    Veramente l’idea era quella di postare qualcosina, tanto per iniziare, ma poi sono stata presa dal sacro furore e non ho più saputo fermarmi...
    So che la mia megalomania è imperdonabile ( ), ma credo che potrai consolarti con la provincia di Piacenza: in fondo Bobbio, Castell’Arquato, Rivalta, Vigoleno, Vernasca, Grazzano non hanno nulla da invidiare alla città…

  8. #8
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    Originally posted by Sant'Eusebio
    Ehi, vuoi la guerra? Con i tuoi post metti in secondo piano il thread dedicato alla Romagna
    Ehehhe, belle foto comunque

    Ma no, non è vero... La Romagna è bellissima e il tuo thread spettacolare (senza filmati però… )…


  9. #9
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    Originally posted by Silvia



    Ma no, non è vero... La Romagna è bellissima e il tuo thread spettacolare (senza filmati però… )…

    silvia non ti preoccupare mi sono già buttato sulla provincia

  10. #10
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    Castell'Arquato Provincia di Piacenza

    Palazzo Ducale



    Fu costruito nel 1292 da Alberto Scoto; ne dà testimonianza un'iscrizione posta nella fontana del Montaguzzo, a livello delle fondamenta. Il palazzo denota rifacimenti di epoche posteriori, come le finestre, di impronta quattrocentesca, che si aprono nella facciata sud-est. Secondo un cronista sconosciuto esso fu adibito anticamente ad abitazione del Giudice, venne ceduto dalla comunità a Bosio II, il quale vi apportò modifiche e ampliamenti, servì poi ai suoi successori come abitazione saltuaria. In esso inoltre, a detta di E.Ottolenghi, fu ricevuto nel 1543 il pontefice Paolo III Farnese in occasione della visita alla figlia Costanza. Il vasto locale al pino terreno è stato recentemente "restaurato", alzando il piano del pavimento di circa 80 cm., ed adibito ad esposizione.Dal locale, prima delle recenti modifiche, partiva un cunicolo in direzione del vicino Torrione che doveva costituire una struttura di collegamento tra i due edifici


    La collegiata di Santa Maria Assunta



    L'origine presunta della chiesa di S.Maria è, secondo il Campi, il 758. Dopo il terremoto del 1117 essa fu ricostruita e consacrata nel 1122. La chiesa si presenta a tre navate, con copertura a capriate,un accesso frontale mediano in facciata ed uno sul lato nord circa al centro di quel fianco. La lunghezza è di m. e la larghezza è di 15m., le colonne sono sette per parte, costruite in pietra arenaria e aventi un metro di diametro. La torre campanaria, datata XIII sec., è eretta sulla navata inferiore di sinistra, subito dopo la campata prima dell'abside e non fa parte del progetto originario. Nel 1293 sorge, di fronte al fianco nord della chiesa, il palazzo Pretorio decentrato così il punto di gravità del sistema urbanistico dalla piazzetta antistante la facciata della chiesa, al lato nord di quest'ultima. Le manomissioni più incisive avvengono durante il '700, secondo gli scritti di E.Fava, in cui asserisce che l'interno della chiesa era completamente intonacato come anche i capitelli e le colonne; le monofore furono sostituite da comuni finestroni rettangolari; il tetto a capriate venne nascoto da una volta incorniciata di stucchi. Nel 1730 per ordine dell'arciprete C.Rugarli, viene abbattuto il muro perimetrale di sinistra per costruirvi tre cappelle. Verso la prima metà del '900 l'edificio ecclesiastico subisce notevoli restauri, dovuti all'interessamento dell'arciprete E. Cagnoni. Nel 1899 si scoprono gli affreschi quattrocenteschi della cappella di S.Caterina. Nel 1911,1912 e 1913, vengono ricostruite la loggetta di S.Giovanni e la quarta absidiola contenente una vasca ad immersione dell'VIII sec. Nel 1917-1919 furono inoltre ripristinate all'esterno le absidi minori. Negli stessi anni fu anche modificata la facciata principale, chiudendo una finestra sul lato sinistro e sostituendo il rosone preesistente con una bifora. Nel 1923 furono rifatti alcuni archi di sostegno e nel 1927 furono restaurate le finestre del coro. Nel 1935 venne infine rimesso in luce l'originale soffitto a capriate che era coperto dalla volta settecentesca. La cappella dedicata a S.Caterina d'Alessandria venne costruita ai primordi del '400. I dipinti, di autore ignoto e sicuramente di scuola toscana, rappresentano: alle pareti l'intero ciclo della Passione di Gesù, al centro le esequie della vergine e la sua Gloria. Purtroppo all'inizio del 1700 la cappella, come tutta al chiesa, subì lo scempio dell'intonaco. Nel 1899 un professore dell'Accademia di elle Arti del Brera scoprì le pitture e con il lavoro paziente ed abile di diversi anni le restaurò. La cappella di S.Giuseppe è stata costruita nel 1630, sull'area di una più antica cappella, per la cessata peste di manzoniana memoria. E' dedicata a S.giuseppe, Patrono del Borgo; in stile barocco a stucchi e dipinti illustranti, nella volta, la vita del Santo. I quadri laterali, rappresentanti lo Sposalizio di Maria e la nascita del Bambin Gesù, sono opere del piacentino Giacomo Guidotti. La pala dell'Altare, la Sacra famiglia, del 1720 circa, è di un pittore romano il cui nome non è noto. SIa l'altare che la balaustra sono di marmi pregiati. Il chiostro fu costruito sul finire del XIII sec. o all'inizio del XVI sec. E' un affascinante mistico angolo d'arte. Qui gli antichi canonici condussero, fino al XV secolo, una vita in comine.


    Palazzo del Podestà



    Costruito nel 1293 da Alberto Scoto. Al nucleo centrale duecentesco si aggiunsero, verso la metà del 400, due corpi avanzati: la loggia dei "notari" e un'ala prospiciente la piazza. La scala esterna era già esistente alla fine del '200 ma ad essa furono aggiunti il parapetto e la corporatura. A tre piani, tutto in cotto, architettato a vaste profondi archi acuti, sormontato da una corona di merli a coda di rondine, finestre a sesto acuto illeggiadrite da fini merlettature e fregi anch'essi in cotto, lo sovrasta una torre a pianta pentagonale le cui pareti settentrionali accolgono due grandi orologi. Quello prospiciente la piazza era già presente nel 1630, dipinto dal Guidotti. All'interno è rimasta pressoché intatta la grande sala consigliare con il soffitto a cassettoni e la decorazione. Il Palazzo ebbe carattere polifunzionale: servì per il disbrigo delle attività amministrative e di giustizia; fu sede di edifici comunali ed attualmente è sede dell'Enoteca comunale, vi si svolgono convegni e ospita, nella loggia dei Notari, mostre d'arte.


    Il Torione Farnese



    L'edificio presenta l'originale carattere delle costruzioni militari cinquecentesche; la pianta è di forma pressoché quadrata con quattro baluardi agli angoli, un salone centrale delimitato da robusti muri e comunicante con tre piccoli locali ottagonali posti nei baluardi e con una scala a chiocciola in latterizio posta nel rimanente baluardo. I piani sono quattro, l'ultimo dei quali è formato da una stanza ellittica contorniata dalla loggia. Le origini di questo monumento sono poco chiare. L'unico studio sull'argomento è quello di L.Dodi che, citando documenti presenti nella Biblioteca di Piacenza, ipotizza che la costruzione fu iniziata da Bosio II Conte di S.Fiora nel 1527-1535, successivamente sospesa e ultimata per ordine di Sforza Sforza tra il 1545 e il 1575.

    Continua.........

 

 
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