Giuseppe Gallo preso a calci e pugni, si è rifugiato in municipio
Striscioni e urla di protesta contro le istituzioni
Cercola, funerali del disoccupato
la folla aggredisce il sindaco
CERCOLA (Napoli) - Dolore, lacrime e soprattutto tanta rabbia questa mattina nella chiesa dell'Immacolata di Cercola, dove si sono svolti i funerali di Bernardo Romano. Un gruppo di disoccupati ha urlato slogan contro le istituzioni al termine della cerimonia funebre: "Assassini" e "pagherete caro" ha urlato, la maggior parte dei quali arrivati da Napoli. "Devono sapere che sono stati loro" hanno continuato, e una ventina d loro ha poi aggredito il sindaco di Cercola, Giuseppe Gallo, che si trovava ancora sugli scalini della chiesa, quando è stato colpito con calci e pugni. Protetto da alcuni consiglieri comunali e vigili urbani il primo cittadino è riuscito a scappare, inseguito dagli aggressori, e a rifugiarsi nel cortile del municipio.
Il sindaco è poi riuscito a rifugiarsi negli uffici della direzione della nettezza urbana e successivamente si è allontanato, protetto dagli agenti della Digos e dai carabinieri, da un'uscita secondaria del Municipio. I più esagitati tra i disoccupati, tra cui alcune donne, hanno tentato di sfondare il portone del Comune e soltanto quando in piazza il cordone delle forze dell'ordine ha circondato l'edificio si sono fermati, continuando però a gridare insulti contro le istituzioni. Un altro gruppo di manifestanti, disoccupati di Cercola, non ha partecipato all'aggressione e ha invece difeso il sindaco. "Che c'entra il nostro sindaco è una brava persona ed è da soli due mesi alla guida del Comune".
Erano almeno un migliaio di persone a dare l'ultimo saluto al precario di 47 anni che è morto dopo essersi dato fuoco davanti al municipio di Cercola, disperato per la mancanza di un lavoro fisso. Più della metà non sono riuscite a entrare in chiesa. La moglie, Patrizia Iervolino, è svenuta ed è stata poi portata a braccia all'interno della chiesa. All'esterno una delegazione di diverse liste di disoccupati avevano steso uno striscione con i nomi di altri precari che si sono uccisi negli anni scorsi, sempre per la mancanza di certezze lavorative, tra cui Luigi Pelliccia. Anche quest'ultimo, come Romano, si diede fuoco per protesta e morì, a soli 25 anni, dopo quattro giorni di agonia il 3 giugno dello scorso anno. Sullo striscione campeggia la scritta: "Gli stessi gesti, gli stessi diritti negati".
(30 agosto 2002)
da la repubblica ed. on line




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