Intervista a: Anna Maria Artoni
Intervista
a cura di
Vladimiro Polchi
31.08.2002
La Bossi-Fini va tagliata a pezzi
ROMA «Il decreto annunciato da Roberto Maroni è contrario al Patto per l’Italia e sembra fatto apposta per essere eluso». Anna Maria Artoni, presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, critica senza mezzi termini la proposta del ministro leghista di regolarizzare solo quei lavoratori extracomunitari che hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Perché non le piace la soluzione presentata dal ministro del Welfare?
«L’emersione del lavoro nero non va collegato con i contratti a tempo indeterminato, perché ciò va contro la politica del governo e il Patto per l’Italia che è nella direzione della flessibilità. Le imprese hanno infatti un impellente bisogno di personale, spesso immigrato e chiedono sempre più elasticità e sempre meno irrigidimenti».
E la legge Bossi-Fini risponde a queste esigenze?
«Il decreto del ministro Maroni è un ulteriore irrigidimento della legge, che già prevede una serie di oneri eccessivi per le piccole e medie imprese come l'alloggio garantito per l'immigrato e le spese di rimpatrio. Anche le modalità per l’assunzione sono troppo burocratiche. Si vuole favorire l’emersione dal sommerso, ma in questo modo si rischia per paradosso di rendere più conveniente l’elusione della legge».
Dunque è d’accordo con il deputato dell’Udc Bruno Tabacci, che vede una contraddizione tra riforma dell’articolo 18 e la proposta di Maroni?
«Assolutamente si. Il ministro è del tutto incoerente con il Patto per l’Italia. Da una lato si vuole andare verso la flessibilità, dall’altro si irrigidisce sempre più il mercato del lavoro. Ripeto che le imprese hanno necessita di immigrati e bisogna alleggerire i loro oneri».
Cosa può accadere se passa la proposta di Maroni?
«Si rischia di rendere più conveniente l’elusione della legge rispetto alla regolarizzazione. Ci sono imprese come quelle edili che hanno infatti necessita solo di lavoratori stagionali».
Qual è allora la via da seguire?
«Bisogna puntare a una immigrazione di qualità, facendo accordi bilaterali al fine di selezionare i lavoratori nei loro stessi Paesi di origine. Ci vuole una manodopera che rimane nel nostro Paese, affinché le imprese investano nella loro formazione. Ma tutto ciò manca nella Bossi-Fini».
È preoccupata delle pene previste dalla legge per i datori di lavoro che non approfitteranno della sanatoria?
«Ritengo giusto penalizzare chi favorisce la clandestinità e garantire la sicurezza dei cittadini. Ma per far questo bisogna prima fornire alle imprese gli strumenti adeguati per affrontare gli oneri dell’assunzione: banche dati del personale, contratti a tempo determinato, istituzioni locali che garantiscano all’immigrato una casa. Solo a queste condizioni è giusto comminare pene più severe agli imprenditori che non rispettano la legge».
Ritiene opportuno aver deciso per due sanatorie distinte e parallele?
«Credo sia giusto non fare discriminazioni tra colf e badanti rispetto agli altri lavoratori. Tutti hanno pari dignità ed è giusto non differenziare. Spero dunque che non si faccia una sanatoria solo per le collaboratrici domestiche».
In un recente convegno lei ha proposto di concedere agli immigrati il diritto di voto nelle elezioni amministrative.
«Il futuro deve essere in questa direzione. Se sul territorio abbiamo persone che lavorano e pagano le tasse, perché non considerarli cittadini normali. Bisogna riconoscere agli immigrati diritti e doveri, in modo da responsabilizzarli e garantire nel contempo la sicurezza dei cittadini».
Lei ha anche detto che va superata la sindrome di assedio delle città con maggiore presenza di extracomunitari. Cosa voleva dire?
«Il fenomeno dell’immigrazione non va considerato nell’ottica dell’emergenza. È un elemento strutturale: gli stranieri in Italia continueranno ad aumentare. Dunque non va collegata l’insicurezza con il flusso migratorio. L’immigrato non è un criminale. Va garantita invece una migliore integrazione degli stranieri nel nostro territorio, affinché possano vivere più serenamente nelle nostre città».
Tornando alla Bossi-Fini, mi dia un giudizio complessivo?
«Va tagliata a pezzi. Da un lato ci sono elementi positivi come lo sportello unico. Dall’altro si creano maggiori difficoltà alle imprese nel fare assunzioni. Dunque paradossalmente si va nella direzione opposta di quello che si vorrebbe ottenere. È per questo una legge assolutamente da migliorare».
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