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  1. #101
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    Predefinito ERO UN BALILLA - SUL FIUME PO . AGOSTO 46

    Quel giorno 30 luglio 46 arrivamm a Pavia e dopo l'ulima conca doppia scendemmo nel Ticino.Il campo quella sera lo piantammo in Borgo Ticino , il gruppo di case che fronteggia Pavia e dal quale
    si ha la vista panoramica di questa citta' di impronta
    Longobarda che visitammo come il giorno prima avevamo visitata la Certosa di Pavia , abbazia viscontea tra le piu' sontuose d'Italia.

    Daghela a lur la carne grasa ( datela a loro la carne grassa )
    ci grido' una donna di Borgo Ticino volendo con cio' significare che noi eravamo in sostanza dei privilegiati. e in realta' alla fine era proprio cosi'.Di Pavia ricordo il ponte Vecchio distrutto daegli aerei alleati e le cui rovine si vedono ancora ogg a monte del ponte ricostruito.

    Il mattino dopo entravamo nel Po' al Ponte della Becca e qui devo fare una divagazione necessaria su che cosa e' il fiume Po'.
    Il Po non e' solo un fiume.E' un mondo a parte per lo piu' ignorato
    dagli italiani che a male pena lo hanno intaevisto dal treno o dall'
    austostrada quando lo attreversano.Il mondo del Po' e' dato dal
    fiume stesso e da una striscia di terra larga qualche chilometro
    o a volte poche centinaia di metri.In detto mondo entrano a
    male pena le sue citta' rivierasche tipo Mantova.Cremona,Ferrara.

    E' un mondo fatto di grandi prospettive ,di argini, golene e spiagge deserte.L'effetto che ha su chi lo accosta magari per caso e' quello sentirsi respinto se non si hanno quelle
    caretteristiche umane peculioari di chi vive sulle sue rive.Animo rude e facile a infiuammarsi ma sostanzilmemnte generoso e
    pieno di umanita',ESTEMISTA E PRUDENTE ALLO STESSO MODO

    Questo mondo lo ha ben descritto Guareschi ma anche il pittore Naif Ligabue poer il quale la zona del Po e' l'unica che abbia prospettive di dimensioni americane e forse per questo e per la sua gran massa d'acqiua spaventa specie chi non ha dimestichezza con lui.E' un ambiente che ha avuto tanta parte nella nostra letteratura , nella pittura, nella musica ed anche nella vita spirituale con le grandi Abbaazie di San Benettto Po e di Pomposa.Resta un ambiente " isolato " dai gradni argini maestri
    una spoecie di enclave misteriosa e solitaria,un mondo a se'e on dico piu' altro.D'inverno nebbia nebbia e ancora nebbia.

    Il cambio di dimensioni dal Ticino al Po' lo notammo subito cpme
    notammo anche subito degli strani " lavoranti " che sulla riva
    facevano uno strano lavoro.Cribbiavano della sabbia e poi la facevano passare insiema acqua su un grande piano inclinato di legno per poi trattare la sabbia residua in una grande padella piatta sopra al fuoco.Ci spiegarono che cercavano l'oro le cui
    pagluizze provenienti dalla zona di Pestarena nella Valle Anzasca abbondavano venedo gettate a riva dalla corrente.

    L'oro allora costava ben 900 lire al grammo e cosi' quello che raccoglievano a fine giornata bastava a tenere in piedi le loro
    famiglie.l'ORO CE' ANCORA MA DI CERCATORI NEPPURE L'OMBRA OGGI.

    Nella zone che attraversammo i segni della guerra c'erano ma non erano molto rilevanti dato che la guerra era passata senza
    sostarvi.I danni maggiori erano dati dal fatto che non esistevano piu' ponti stradali ed erano stati riattati solo pochi ponti ferroviarii di cui l'unicoi rimasto pressocchje' intatto era il ponte della Becca.Al posto dei ponti stradali vi era un quantita' di ponti di barche sorvegliati da addetti ,ponti che venivano aperti in caso di necessita' di navigazione.

    La gente del Po ricordava soprattutto gli ultimi giorni di guerrra
    con la ritirata dei tedeschi che utilizzavano tuttii i mezzi possibli
    per passare il fiume,financo cavalcando le vacche e usando gli armari a mo' di barche.Lungo le rive magari nascoste dalla
    vegetazione quanita' di munizioni abbandonate di tutte le specie.
    Capitava di andare a fare i propri bisogni e di ritrovarsi su cataste di proiettili di cannone o di mitragliera pesante.Il peggio pero' erano le mine.Specie nel Delta era moltissimo il terreno ancora minato e un volta senza saperlo mettemo le tende proprio vicino ad uno di quei campi e fummo avvertiti del pericolo solo al mattino dopo da uno sminatore che faceva il suo lavoro e che attese che il primo di noi uscisse e mentre stava per mettere i piedi
    nel campo minato ci diede una voce.

    Anni dopo vidi a Ravenna una grande targa a ricordo di tutti gli sminatori caduti in quel pericooso lavoro.Erano diecine e diecine di nomi.

    .....e per loro torno' a fiorri la terra !

    Stava scritto in fondo alla grande lapide e nel ricordo di quello sminatore che quel mattino ci aveva evitato un pericolo gravissimo mi resto' impressa per sempre.

    SEGUE

  2. #102
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    Predefinito Re: ERO UN BALILLA - SUL FIUME PO . AGOSTO 46

    Originally posted by Ferruccio
    Il mattino dopo entravamo nel Po' al Ponte della Becca e qui devo fare una divagazione necessaria su che cosa e' il fiume Po'.
    Il Po non e' solo un fiume.E' un mondo a parte (...)
    Grazie per la bellissima (come sempre...) descrizione, caro Ferruccio... Anche se dal profondo Sud, ho sempre avvertito il fascino del grande Po...

    Ciao.

  3. #103
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    Predefinito ERO UN BALILLA 1946 SUL FIUME PO

    E' certo che la discesa del Po fino a Venezia fu una bellissima avventura ma era una avventura ben divesra da quelle che avevamo vissuto fino al'anno prima e che tanto ci avevano
    influenzato negativamente fino a renderci degli autentici disadattati in tempo di pace.

    Quando era il nostro turno sulla barca ci godevamo sempre mutevoli panorami fluviali.Ci colpiva come colpisce ancora il grande silenzio che incombeva sul Po dovuto ai grandi argini maestri e ai boschi sopratutto di pioppi che filtravano i rumori di fondo ieri come oggi.

    Sul fiume quasi nessuno, solo qualche pescatore mentre essendo il Po in periodo di magra lasciava scoperte grandi isole o spiagge di sabbia bianca ornate da resti di alberi che assumevano l'aspetto di sculture moderne.Pochi allora gli uccelli che invece oggi sono tornati sul fiume tipo aironi bianchi e grigi,garzette,cavalieri d'Italia etc..Penso che propabilmente se li fossero mangiati tutti negli anni di fame delle guerra.

    Un giorno fummo " distratti " da una personaggio inconsueto.
    Una prostituta " fluvale " che doveva avere come clienti gli addetti
    alla ricomparsa navigazione per trasporto materiali poveri ci segui' per un buon tratto incitandoci a servirci di lei e illustrando anche le sua capacita' e bellezze anche tirandosis le
    sottane.Saltellava sulla riva e ci chiamava " umanciu' "
    proprio come nel film Amarcord fa il personaggio della Volpina
    allupata perenne.

    Il sacerdote che era con noi faceva finta di niente ma poi incitava ad accellerare la remata. Un giorno e fu l'unico di tutto il viaggio
    fino a Venezia si levo' un vento esattamente da ovest che ci
    accompagno' per tutta la mattinata.Cosi' potemmo alzare un alberetto di cui era dotata la barca ed innlalzare una primitiva vela quadra.Quel mattino non si remo' e fummo spinti dal solo vento.Comunque quando si stava sulla barca i contatti con
    l'ambiente umano di quei posti era molto poco cosa invece che avveniva quando era il turno di andare in bicicletta o nella squadra .....annonaria o in quella di assistenza logistica
    alla barca.

    Potemmo vedere cosi' diversi paesi e frazioni e cascine e parlare con la gente.La guerra aveva lasciato tracce e vi era grandfe
    poverta' anche se con un provvedimento molto criticato dagli agrari c'era stata l'imposizione di braccianti sulla base della superficie della aziende agricole cosa che da un lato aveva reso
    difficile la vita delle predette aziende ma aveva pero' tolto dall'indigenza molti che altrimenti non avrebbero sdputo come
    cavarsela.Di buono c'era che essendo tutte zone la cui
    economia era basata sull''agricoltura il cibo non scarseggiuava e questo era gia' qualche cosa a paragone con le grandi citta' dove
    la situazione non era poi cambiata gran che rispetto al periodo di guerra e dove ce'ra ancora la borsa nera.

    Ricordo perfettamente che non appena arrivammo all Po per la prima volta da sei anni vedemmo il pane bianco sottoforma di quei pani a forma di doppio cornetto o di luimaca
    fatto di grando duro e che era ed e' bianchissimo.La prima volta che noi lo potemmo avere tra le mani lo giravamo e rigiravamo tra le mani.Del pane bianco noi quasi non avevamo piu' i memoria.La
    prima volta addirittura si fece silenzio.Neanche fosse stato un meteorite piovuto sulla terra da chissa' quale mondo.

    Comuqnue quando si andava in biciletta i contatti con le gente sia sulla riva sinistra che sulla riva destra del fiume erano frequenti.
    Erano per lo piu' zone di " sinistra " ma sempre fummo accolti bene ed aiutati nei rifornimenbti di acqua , verso il Delat anche di legna da bruciare che in quelle zone scarseggiava.

    Un giorno incontrammo un tipo di tragjhetto molto
    primitivo detto a " pendolo ".Consisteva di una cima molto
    robusta e lunga quasi un kilometro agganciata ad un' ancora ben sistemata.La lunghezza della fune permetteva ad una barca
    con l'aiuto del timone opportunamente manovrato di spostarsi da una riva all'altra.Era un traghettamento molto lento ma aveva il
    pregio di non avere bisogni di motore.Roba arrivata a noi probabilmente da centinaia per non dire migliaia di anni prima.

    Andava tutto bene salvo il fatto che avendo il prete che era anche il nostro capo sbagliato totalmente i suoi calcoli ci
    accorgemmo che i soldi che avevamo portato erano insufficineti
    pertanto fummo costrette a ridurre i nostri acquisti di cibo
    all'essenziale.Cio' ci provoco' tra l'altro quello che doveva essere un inizio di scorbuto da mancanza di vitamine che solopoteaavno
    venire dalla verdura fresca e dalla frutta che avevamo abolito.Personalmente rimediai fermandomi quando ero di turno
    in biccletta nelle cosidette "anguriere."
    Era capanne fatte di frasche ingiallite e seccate dal sole dove si potevano mangiare angurie ed anche i meloni.C'erano della
    panche e qualche volta anche i tavoli.Le angurie erano sistemate in cassoni pieni d'acqua che veniva cambiata qualche volta al giorno e cosi' le angurie stavano un poco piu' fresche.
    Oggi le auguriere sono pressocche' scomparse e quelle che sopravvino campano abbastanza male malgardo siano sistemate in tuttaltro modo che quelle di allora.La gente reputa di perdere
    in immagine frequantandolw.Magari comperano le angurie ma pochi si siedono.Cosi' e' qui da noi.

    Un giorno alla sosta del pranzo, mentre stavamo sulla riva destra del Po dopo Ferrara mentre bighellonavo mi imbattei in quello
    che doveva essere una volta un natante.Consisteva in un
    barcone grande collegato ad un'altro barcone piu' piccolo da un qualche cosa come una ruota.Stavo chiedendomi che cosa potesse essere stato dato che stava a secco ed aveve l'aspetto malandato avendo ormai la vernice ed i calafati in condizioni
    miserevolie quando un contadino dietro di me grido' in dialetto
    ferrarese:

    Questo e' l'ultimo mulino de Po.Ragazzi , guardatelo bene !
    Non lo vederete mai piu' !

    Capii allora che cosa era quello strano natante abbadonato.Anni dopo venni a sapere che quello era stato veramente l'ultimo mulino del Po e precisamente quello appartenuto al Senatore
    Arlotti di Ferrara,gran commerciante di granaglie che aveva voluto conservare almeno un mulino in funzione.Era stato proprio su
    quel mulino fluviale che Riccardo Bacchelli si era impratichito
    su tutto quanto riguardava la molitura e sulla nomenclatura delle
    varie parti dei mulini fluviali e sulle manovre che esso comportava sia per lavorare che per spostarsi.Seppi anche che pocho tempo dopo da quando lo avevo visto il mulino era stato bruciato per la paura che sollevandosi a causa di una delle fequenti piene
    andasse a danneggiare qualche ponte di barche.Peccato non sia
    stato smontato e salvato:oggi avremmo un importante ricordo del mondo contadino e della nostra storiaa compresa l'iniqua tassa sul macinato che cosi' malamente aveva influenzato la vita sociale nell''800 in quelle zone gia' cosi' critiche..Mi raccomando.chi non lo ha letto vada a comperare " Il Mulino del PO e mi ringraziera'.E' meglio di un gran libro di
    storia patria e certi personaggi come Scacerni e Dosolina non li
    dimentichera' mai piu'.

    Aggiungo che il Sen Arlotti non pote' vedere la fine di quel
    mulino.,Fu fucilato a Ferrara nel Gennaio del 44 da un gruppo di fascisti repubblicani per vendicarsi dell' uccisione del Federale Guagnellini.Il Sen. Arlotti era un antifascista e' vero ma l'uccisione
    di Guagnellini era stata opera di comunisti ed era avvenuita del quadro della loro strategia di attizzare la guerra civile puntando
    proprio sulla reazione degli estremisti che avevano perfettamente abboccato all'amo.Guagnellini era un moderato e per questo anche fu tolto di mezzo.Scusate la digressione ma quando ci vuole ci vuole.

    Segue


    Un saluto a tutti.

  4. #104
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    Predefinito ERO UN BALILLA 1946 - SUL FIUME PO

    Avrete forse notato come parlando del Po non ho menzionato ne' Guareschi ne' Peppone ne' Don Camillo.Perche' ? Perche' nel 46
    pochi conoscevano Guareschi ed i suoi personaggi gli stavano ancora nella penna.Questo Vi fa capire di quanto anni fa sto parlando.

    Intanto che procedevamo vcerso Venezia notavamo come lo
    Stato Italiano non era gran che presente.Soprattutto facevano difetto i carabinieri specie in Emilia.Qui si sembrava si fosse quasi al Soviet.

    In proposito Vi racconto un episodio fortemente comico.Eravamo
    a Ponte Lagoscuro pochi chilometri da Ferrara quando ci venne voglia di visitare uno zuccherificio.Chiedemmo e ci fu consentito.
    Fummo ricevuti dalla Direzione che ci accolse in uno stanzone.
    La Direzione era composta da un Direttore piu' alcune altre persone.Piu' che una Direzione normale era un Soviet e sopra
    aveva grandi ritratti di Marx. Engels, Lenin,Stalin.Mao no perche' allora nessuno lo teneva ancora presente.

    Noi eravamo come sempre accompagnati dal nostro prete che pero' vestiva pure lui uan divisa da scout e pertanto non era riconoscibile come sacerdote..

    Il "Direttore " accogliendoci prima della visita intavolo' discorso con il nostre prete e dopo alcuni convenevoli gli fece alcune domande tanto per rompere il ghiaccio trasudando anche
    una certa curiosita' su cosa realmente noi fossimo.

    Ad un certo punto gli butto' li tanto per " inquadrarlo ": che cosa Le piace di piu' nella vita ?
    Le piace mangiare bene ? No rispose il nostro Capo.

    Silenzio ...sorpreso dell'interlocutore e quindi altra domanda:
    allora Le piace il vino ? No rispose ancora il nostro.

    Silenzio prolungato, pieno di interrogativi e di preoccupato
    stupore da parte del " Direttore " e dei suoi collaboratori.Quindi altra domanda:
    allora Le piace fumare......no non fumo fu la risposta.

    A questo punto il silenzio si fece ancora piu' .....silenzio mentre gli astanti cominciavano a tradire nelle espressioni una certo
    disgusto.A questo punto la domanda risolutiva :.
    ma allora se a Lei non piace mangiare bene,non piace il vino, non piace il fumo vuol dire allora che almeno va matto per le donne !

    Noi eravamo li che ascoltavamo una tale inquisizione e ci chiedevamo come sarebbe andata a finire.

    La riposta fu ancora negativa.A questo punto il silenzio si fece tombale e prolungatissimo finche' Capo del Soviet sbotto' ad alta voce:

    Scusi ma Lei allora cosa sta al mondo a fare ?

    Dopo Pontelagoscuro raggiungemmo la grande conca di Volta Grimana ,ancora presidiata dagli inglesi e raggiungemmo Chioggia
    incrociando sia l'Adige che il Brenta.Chioggia ci accolse con una fila si escrementi uimani che galleggiavano sul filo della corrente e che mi vidi sfilare sotto la prua.

    Chioggia era ( ed e' ancora ) bellissima.Una cittadina di pescatori
    e di ortolani nella frazione di Sottomarina quandoi non era ancora stata sommersa dagli albergjhi.Allora era poverissimama intatta
    ed era un grande spettacolo vedere i canali e la laguna ed il
    marei ngombri di pescherecci e di paranze con le grandi vele coloratissime ognuna diversa dalle altre.I pescherecci non avevano nella quasi totalita' un motore e solo qualche anno dopo ebbero i primi diesel a un cilindro slolo..Erano svedesi .

    Sembravano dei grossi funghi e per farli partire dovevano introdurre da una valvola una piccola carica di esplosivo con miccia che scoppiando provocava la partenza del motore.
    Ve lo immaginate ?

    Dovevano fare tutto a vela o a remi compreso l'arrivo con il pescato quando in assenza di vento prendevano il canale di ingresso dal mare in laguna con spreco di tempo e fatica enormi.La vita dei pescatori allora non era gran che diversa da
    quella dei pescatori di duemila anni prima !

    In laguna su potevano i vedere ancora delle grosse imbarcazioni da carico con i pennoni e le vele.Velieri magari varati cinquanta e e piu' anni prima seppur con motore ausiliario venuto dopo.

    Le case avevano i tipici colori lagunari e lungo le calli sedute sui gradini di casa una quantita' di donne lavorava al tombolo.
    Una di loro intonava una canzone di quell'epoca e tutte
    seguivano e la canzone si spargeva come un gigantesco domino
    per tutte le calli di Chioggia.Altri tempi , altro mondo , altra Italia !

    SEGUE

  5. #105
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    Predefinito Re: ERO UN BALILLA 1946 - SUL FIUME PO

    Originally posted by Ferruccio
    La riposta fu ancora negativa.A questo punto il silenzio si fece tombale e prolungatissimo finche' Capo del Soviet sbotto' ad alta voce:

    Scusi ma Lei allora cosa sta al mondo a fare ?
    E a quel punto come č finita? Il prete che ha risposto?

    Ciao.

  6. #106
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    Predefinito Re: Re: ERO UN BALILLA 1946 - SUL FIUME PO

    Originally posted by Tomás de Torquemada


    E a quel punto come č finita? Il prete che ha risposto? :D

    Ciao. :)

    Caro Tňmas ,

    ho scritto " la risposta fu negativa ".Il prete disse no, non vado a donne.Ti assicuro che il " soviet " lo squadro'anzi ci squadro' veramente male dopo di che il capo sbotto'come ho detto: ma Lei che cosa sta al mondo a fare ? Forse aveva pensato.Questi qui sono....dei c..............

    Comunque fu una scena veramente da Peppone e Don Camillo.

    Un saluto e buona domenica.

  7. #107
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    Predefinito Re: Re: ERO UN BALILLA 1946 - SUL FIUME PO

    Originally posted by Tomás de Torquemada


    E a quel punto come č finita? Il prete che ha risposto? :D

    Ciao. :)
    Scusa Tňmas, non avevo capito bene la tua domanda.Il prete non rispose nulla e all'ultima domanda del "Commissario del Soviet" segui' solo il silenzo e la facce stupefatte degli astanti come ho detto prima..

    A quel punto cosa vuoi riospondesse il nostro prete.Avrebbe dovuto tradirsi e dire chi era ma non lo fece.Scusa la mia disattenzione.

    Un saluto e buona domenica.

  8. #108
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    Predefinito Re: Re: Re: ERO UN BALILLA 1946 - SUL FIUME PO

    Originally posted by Ferruccio


    Scusa Tňmas, non avevo capito bene la tua domanda.Il prete non rispose nulla e all'ultima domanda del "Commissario del Soviet" segui' solo il silenzo e la facce stupefatte degli astanti come ho detto prima..
    Eh! Eh! Immagino davvero che scena...

    Grazie e buona domenica anche a te.

  9. #109
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    Predefinito ERO UN BALILLA - VERSO VENEZIA

    A Chioggia restammo due giorni e tre notti.Aevvamo messo le tende sulla spiaggia in laguna lato di Sottomarina.Allora n'n vce'ra neppure l'omnbra della esplossione di costruzioni, di alberghi in particolpare.Sttomarina era tutta ortaglia e questo era il lavoro dei " marinanti " cosi' ci chaimano gli abitanti di quella frazione di Chioggia,in eterena contrapposizione con i pescatori di Chioggia.

    Molte la baruffe dentro le faimose osterie e non per nulla Chioggia e' la protagonista delle famose " Baruffe Chiozzotte " di Goldoni che e

  10. #110
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    Predefinito ERO UN BALILLA - VERSO VENEZIA

    A trovare trame per le sue commedie Goldninon faceva molta fatica.Se le trovava tutte le mattine in triibunale.

    A Chioggia notammo che il dialetto era un poco diverso dal solito
    dialetto veneto.Cio' era dovuto alla guerra con Genova di duecento anni fa prima quando Chioggia era stata occupata dai Genovesi per almeno ventanni e cosi' la loro permenenza per via di matrimoni etc.aveva finito per modificare anche la lingua.Poi i genovesi erano stati sconfitti dai Veneziani.

    Tramite conoscenze del nostro prete sia a pranzo che a cena eravamo ospiti del locale Isituto dei Salesiani.Quando andavamo
    la'' incrociavamo una piccola folla di ragazzi e ragazzini che venivano aiutati e rifocillati dai Padri Salesiani

    Erano ragazzi ormai senza piu' famiglia conseguenza della guerra soprattutto quella combattuta tra Rimini e le Valli di Comacchio.
    Quei ragazzi non avevano piu' nulla e l'unica risorsa per loro erano i salesiani che davano loro da sopravvivere e cercavano di fare loro scuola.Il loro dormitorio erano vecche imbarcazioni in disarmo ancorate sulla parte finale del canale San Domenico
    la' dove non ci sono pescherecci.Erano burci,maone,vecchi pescherecci,tartane le cui stive erano state tranutete in dormitori.Figurarsi il freddo e l'umido in inverno!

    Ricordco che tale massa di ragazzi era molto turbolenta e manesca tanto che all'ingresso i Padri Salesianoi avevano fatto affiggere un manifesto che vietava l'ingresso con in tasca armi ta da taglio e bastoni.Pensandoci sento ancora oggi una stretta al cuore.Questo anche era l'Italia del 1946 !

    Il giorno 16 Agosto vcerso le ore 10 partimmo con la barca per Venezia.Io avevo chiesto l'onore di stare in barca invece che in bicicletta per arrivare a Venezia dalla laguna.Sperimentammo che la laguna e' in sostanza un prato allagato perche' subito ci
    arenammo e cosi' imparammo che li' si dovevano serguire i canali
    navigabili segnalati da briccole.Costeggiammo cosi' i murazzi e passammo davanti a Pellestrina ,e San Piuetro in Volta lasciando
    sulla destra il relitto del transatlantico Conte di Savoia.

    Arrivammo a Venezia passando tra la Giudecca e l'Isole di San
    Giorgio e quasi un motoscafo americano ci sfascia perche' a causa
    della sua velocita' eccessiva ci spalanco' l'acqua sotto e ci mando' a sbattere sul fondo.

    L'approdo fu al ponte delle Paglia ( quello che fronteggia il Ponte dei Sospsiri ) ed io notai sul libro di bordo:Ore 16.20 arrtivati a Venezia.Poi andammo alla Chiesa di San Francesco dove trovammo i nostri ciclisti.Ci restammo con le tende nel cortile tre giorni durante i quali giravamo per Venezia anche in barca facendo sghignazzare i veneziani dato che noi remavamo come solito da noi e cioe' con i remi a coppia il che signiifcava che ogni tanto remavamo sui........muri.Le gente ci guardava dai ponti:
    eravamo il divertimento di tutta Venezia.

    Non dimentichero' mai mentre ci avvicinavamo a Veenzia
    il sorgere all'orizzonte porima del Campanile di San Marco e poi del resto come se un invisibile martinettio idraulico lentamente facesse sollevare gli edifici piu' alti di Venezia fino a che Venezia di fu davanti per intiero.Non c'e' modo migliorre di arrivare a Venezia ma oggi i vaporetti per Chioggia sono stati abolti e ci si
    va in filobus con traghetto ad Alberoni e a Malamocco.
    Passati tregiorni ci spostammo con la barca all'Isola di Mazzorbo
    vicinissima Burano ma ogni tanto tornavamo a Venezia tutto a remi.Avevamno messe le tende in un forte della marina della Ia Guerra Mondiale i cui cannoni da 380 avevano tuonato per mesi durante le battaglie del Piave.

    Visitammo cosi' Murano.Burano e il convento di San Francesco al Deserto ed anche Torcello.In laguna c'erano solo pescatori e silezio.Indimenticabile !Burano e bellissima .Oggi poi hanno
    restaurato tutto financo hanno priěbito usare i parabordi di plastica e rimesso in funzione gli ormeggi con bastoni infilati obliqui nel fondo su cui la barca appoggia la modanatura metallica del bordo.Sempre tante le donne che lavoravano ( oggi non piu')
    al tombolo e al canto di canzoni popolari come gia' avevamo visto a Chioggia.Stesse anche la canzoni .Oggi i pizzi venduiti vengiono dalla Cina salvo quelli fatti ancora a mano che costano un occhio
    a dir poco.

    Comunque da allorav sono sempre rimasto moltolegato a Chioggia ma anche a Venzia ed alla sua laguna.Che bello e' il paese in cui viviamo Certe volte ho l'impressione che in fondo non lo meritiamo.



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