Quel giorno 30 luglio 46 arrivamm a Pavia e dopo l'ulima conca doppia scendemmo nel Ticino.Il campo quella sera lo piantammo in Borgo Ticino , il gruppo di case che fronteggia Pavia e dal quale
si ha la vista panoramica di questa citta' di impronta
Longobarda che visitammo come il giorno prima avevamo visitata la Certosa di Pavia , abbazia viscontea tra le piu' sontuose d'Italia.
Daghela a lur la carne grasa ( datela a loro la carne grassa )
ci grido' una donna di Borgo Ticino volendo con cio' significare che noi eravamo in sostanza dei privilegiati. e in realta' alla fine era proprio cosi'.Di Pavia ricordo il ponte Vecchio distrutto daegli aerei alleati e le cui rovine si vedono ancora ogg a monte del ponte ricostruito.
Il mattino dopo entravamo nel Po' al Ponte della Becca e qui devo fare una divagazione necessaria su che cosa e' il fiume Po'.
Il Po non e' solo un fiume.E' un mondo a parte per lo piu' ignorato
dagli italiani che a male pena lo hanno intaevisto dal treno o dall'
austostrada quando lo attreversano.Il mondo del Po' e' dato dal
fiume stesso e da una striscia di terra larga qualche chilometro
o a volte poche centinaia di metri.In detto mondo entrano a
male pena le sue citta' rivierasche tipo Mantova.Cremona,Ferrara.
E' un mondo fatto di grandi prospettive ,di argini, golene e spiagge deserte.L'effetto che ha su chi lo accosta magari per caso e' quello sentirsi respinto se non si hanno quelle
caretteristiche umane peculioari di chi vive sulle sue rive.Animo rude e facile a infiuammarsi ma sostanzilmemnte generoso e
pieno di umanita',ESTEMISTA E PRUDENTE ALLO STESSO MODO
Questo mondo lo ha ben descritto Guareschi ma anche il pittore Naif Ligabue poer il quale la zona del Po e' l'unica che abbia prospettive di dimensioni americane e forse per questo e per la sua gran massa d'acqiua spaventa specie chi non ha dimestichezza con lui.E' un ambiente che ha avuto tanta parte nella nostra letteratura , nella pittura, nella musica ed anche nella vita spirituale con le grandi Abbaazie di San Benettto Po e di Pomposa.Resta un ambiente " isolato " dai gradni argini maestri
una spoecie di enclave misteriosa e solitaria,un mondo a se'e on dico piu' altro.D'inverno nebbia nebbia e ancora nebbia.
Il cambio di dimensioni dal Ticino al Po' lo notammo subito cpme
notammo anche subito degli strani " lavoranti " che sulla riva
facevano uno strano lavoro.Cribbiavano della sabbia e poi la facevano passare insiema acqua su un grande piano inclinato di legno per poi trattare la sabbia residua in una grande padella piatta sopra al fuoco.Ci spiegarono che cercavano l'oro le cui
pagluizze provenienti dalla zona di Pestarena nella Valle Anzasca abbondavano venedo gettate a riva dalla corrente.
L'oro allora costava ben 900 lire al grammo e cosi' quello che raccoglievano a fine giornata bastava a tenere in piedi le loro
famiglie.l'ORO CE' ANCORA MA DI CERCATORI NEPPURE L'OMBRA OGGI.
Nella zone che attraversammo i segni della guerra c'erano ma non erano molto rilevanti dato che la guerra era passata senza
sostarvi.I danni maggiori erano dati dal fatto che non esistevano piu' ponti stradali ed erano stati riattati solo pochi ponti ferroviarii di cui l'unicoi rimasto pressocchje' intatto era il ponte della Becca.Al posto dei ponti stradali vi era un quantita' di ponti di barche sorvegliati da addetti ,ponti che venivano aperti in caso di necessita' di navigazione.
La gente del Po ricordava soprattutto gli ultimi giorni di guerrra
con la ritirata dei tedeschi che utilizzavano tuttii i mezzi possibli
per passare il fiume,financo cavalcando le vacche e usando gli armari a mo' di barche.Lungo le rive magari nascoste dalla
vegetazione quanita' di munizioni abbandonate di tutte le specie.
Capitava di andare a fare i propri bisogni e di ritrovarsi su cataste di proiettili di cannone o di mitragliera pesante.Il peggio pero' erano le mine.Specie nel Delta era moltissimo il terreno ancora minato e un volta senza saperlo mettemo le tende proprio vicino ad uno di quei campi e fummo avvertiti del pericolo solo al mattino dopo da uno sminatore che faceva il suo lavoro e che attese che il primo di noi uscisse e mentre stava per mettere i piedi
nel campo minato ci diede una voce.
Anni dopo vidi a Ravenna una grande targa a ricordo di tutti gli sminatori caduti in quel pericooso lavoro.Erano diecine e diecine di nomi.
.....e per loro torno' a fiorri la terra !
Stava scritto in fondo alla grande lapide e nel ricordo di quello sminatore che quel mattino ci aveva evitato un pericolo gravissimo mi resto' impressa per sempre.
SEGUE




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