Nel 2000 centinaia di anziani hanno chiesto una casa al Comune
«Ma nessuno si indigna per i vecchi di Treviso»
di Franco Manzato
Capogruppo Lega Nord nel Consiglio Regionale Veneto
Treviso (Trevìso) - Sulla vicenda di Treviso a qualcuno forse interessa che, secondo i dati Ater, il 23 per cento delle 12.600 richieste di affitto agevolato nel 2000, porta la firma di anziani veneti con più di 60 anni? C’è forse qualcuno che se la sente, di indignarsi per i circa 500 anziani trevigiani che, pur senza manifestare platealmente davanti al Duomo, hanno chiesto nel 2000, un appoggio dal Comune cui hanno versato una vita di tasse e contributi, per affrontare la spesa dell’affitto? Spesa, intendiamoci, che non si sognerebbero di pagare in ritardo, o di non pagare. Sono 500 persone, un numero che equivale a quello dei neo-girotondisti anti-Gentilini, di cui però nessuno parla.
Non contano allo stesso modo. Ma se qualcuno si ricorda ancora di chi ha creato con inesauribile tenacia la ricchezza del Veneto, il Veneto, quello delle mille opportunità, si alzi. Si alzi dalla poltrona della demagogia a buonissimo mercato, e si indigni. Reagisca con la stessa veemenza con la quale certi buonisti dell’ultima ora si sono elevati davanti alle telecamere di turno per tutelare i diritti e i doveri, le tradizioni e le abitudini... degli altri. Solo quelle degli altri. Purtroppo. Qualcuno si alzi. Non foss’altro per non fare cadere nell’oblio i nostri “veci” e con essi far sprofondare le norme del vivere civile che regolamentano la quotidianità. In modo giusto? Sbagliato? Chi può dirlo. Non ci sono valori assoluti nell’interpretazione del territorio che un popolo dà, c’è semplicemente il frutto di un libero sentire espresso democraticamente. Un sentirsi bene in un certo modo. I cittadini del Veneto, dell’Italia, hanno scelto così, per avere una casa bisogna acquistarla o pagare un affitto. L’immobile va rispettato soprattutto quando se ne ha il possesso senza esserne proprietari. Chi non ha le condizioni per farlo, va aiutato secondo certi criteri. Siano essi anziani, bianchi, neri. Perché qualcuno non si è mai sognato di allungare una “bustarella” ai nostri anziani per aiutarli a pagare l’affitto che affrontano, spesso con una pensione da fame, ma non ha esitato a rispondere alla grintosa richiesta d’aiuto degli immigrati?
Avrebbero anche risparmiato, perché gli anziani veneti mai si sarebbero sognati di accettare denaro, sempre per quel modo di “essere fatti così”, per quel loro libero sentire, che in questo caso avrebbero chiamato... dignità. La dignità di chiedere aiuto sì, ma entro i limiti del decoro. Come quando le giovani coppie venete, pur lavorando, non ce la fanno a comprarsi casa e allora vanno a vivere in affitto, per non pesare ancora sulla famiglia. Per dignità. Per l’educazione a farcela da soli. La stessa educazione sociale che li porta a lavorare in due per pagare lo stesso affitto che gli inquilini del sagrato hanno giudicato troppo alto, tanto da rifiutare. Ma le regole, quelle buone e quelle meno buone, sono uguali per tutti, in questa società. La velata indulgenza con cui alcuni dovrebbero essere irragionevolmente favoriti, dunque, non ha fondamento d’essere. Manca di fondamento giuridico, sociale. E manca di onestà intellettuale chi, da poltrone comode, si aggrappa a pietosi luoghi comuni per trasformarli in spot promozionali a basso costo.




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