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    Predefinito San Galgano e la spada nella roccia

    Esiste davvero una spada conficcata in una roccia: è quella di San Galgano e si trova nella Rotonda di Montesiepi, a Chiusdino (Siena), nella piccola cappella di un'abbazia senza tetto e con un prato come pavimento: un pezzo di Bretagna in terra toscana. E anche la spada, del XII secolo, ricalca quella arturiana, la cui leggenda si stava diffondendo in Europa esattamente in quegli anni.
    Luigi Garlaschelli, ricercatore del Dipartimento di Chimica organica dell’Università di Pavia e responsabile della sperimentazioni del CICAP, ha dato il via circa due anni fa a un'approfondita ricerca storico-scientifica per scoprire le origini della misteriosa spada appartenuta a San Galgano.




    Dal sito www.antikitera.net

    Scavi archeologici mirati potrebbero presto svelare il mistero che circonda una spada sepolta in un’abbazia toscana. Conosciuta come la "Excalibur” toscana, si dice che la spada sia stata infissa in una roccia nel 1180 da Galgano Guidotti, un cavaliere medievale che rinunciò alla guerra e ai beni mondani per diventare un eremita. Costruita in sua memoria, l’evocativa abbazia gotica di Montesiepi, presso Siena, preserva ancora la spada in una piccola cappella. Dalla roccia sporgono solo l’impugnatura e pochi centimetri di lama, nella forma di una croce.

    “La spada è stata considerata un falso per molti anni, ma la nostra datazione del metallo, effettuata nel 2001, ha indicato le sue origini medievali. La composizione non mostra l’uso di leghe metalliche, e lo stile è compatibile con quello delle spade del XII secolo” ha dichiarato Luigi Garlaschelli, ricercatore dell’Università di Pavia. Entro l’estate, Garlaschelli spera di scavare l’area attorno alla spada, alla ricerca del corpo del cavaliere. Infatti, analisi con radar di penetrazione del suolo hanno rivelato la presenza di una stanza di 6 piedi e mezzo per 3 sotto la spada.

    “Potrebbe essere la tomba di Galgano, cercata per circa 800 anni” ha dichiarato Garlaschelli, il quale ammette che comunque lo scavo non potrà svelare un altro dei misteri che circondano la spada, e cioè se effettivamente la “Excalibur” toscana sia più antica della leggenda di re Artù.
    Se la spada risalisse realmente al 1180, decenni prima del primo riferimento letterario alla “spada nella roccia”, si potrebbe ipotizzare che il mito celtico di re Artù e della sua spada abbia avuto origine in Italia, dopo la morte di Galgano.

    “Ulteriori evidenze potrebbero giacere sotto la roccia, ma i collegamenti arturiani sono praticamente impossibili da provare. Rimarrà uno dei molti misteri che circondano San Galgano. Nel frattempo, siamo tutti ansiosi di vedere i risultati di questo scavo” ha dichiarato Maurizio Cali, presidente dell’associazione “Progetto Galgano”.




  2. #2
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    Predefinito

    Nato (forse) nel 1148 a Chiusdino, Galgano Guidotti era un cavaliere arrogante e presuntuoso e conduceva una vita dissoluta, fino a quando gli apparve in sogno l'Arcangelo Michele. Ebbe così inizio la conversione del giovane, che si mise a predicare per Siena e dintorni. Un giorno, mentre passava presso Montesiepi, Galgano fu disarcionato dal suo cavallo. Qui, un’altra visione gli suggerì di rinunciare alle cose materiali, ma Galgano obiettò che sarebbe stato difficile come dividere una roccia in due con una spada. Per dimostrare quel che diceva, colpì una pietra con la sua spada: invece di rompersi, la lama penetrò nella roccia come fosse burro (secondo un’altra leggenda, invece, Galgano - con gesto simmetrico e opposto a quello arturiano - conficcò la spada nella roccia in segno di rinuncia alla violenza, formando una croce con l’elsa). Tra la disperazione della madre e della fidanzata Polissena e lo scherno degli altri Cavalieri, Galgano decise di vivere da eremita in quel luogo, dove rimase fino alla morte, avvenuta per stenti nel 1181.


    Quasi ogni aspetto della storia di Galgano Guidotti da Chiusdino è avvolto dal mistero e dalla mancanza di documenti che ne attestino l'effettiva esistenza. Non ci è pervenuto nulla di contemporaneo al periodo nel quale egli sarebbe vissuto ed esistono diverse ipotesi sia sulla data di nascita che su quella della morte.
    Tutto ciò che viene narrato della vita di Galgano è contenuto in biografie successive alla sua scomparsa, nessuna delle quali ci è peraltro pervenuta nella stesura originale. Unici dati certi sono gli edifici sorti nel luogo della sua conversione e l'esistenza di un culto storicamente documentato.
    Tutto il resto è più correttamente definibile leggenda, anche se gli aspetti storici che ne scaturiscono sono estremamente significativi e la scheda biografica che emerge dal confronto delle fonti ci presenta un personaggio che evoca miti di portata universale.
    Ad ogni passo della sua leggenda è possibile respirare atmosfere in grado di condurci sulle tracce di Artù, alla ricerca del Graal, a fianco di pellegrini e crociati, al galoppo con Templari e cavalieri di ogni sorta, alle origini di una nuova spiritualità, alla magia del gesto, al simbolo e al mistero. Finora, ancora nessuno è riuscito a risolvere l'enigma, a dirci se Galgano sia veramente esistito e se le leggende abbiano un fondamento storico. Ci sta provando il professor Garlaschelli. Vedremo…

  3. #3
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    Predefinito San Galgano e la spada nella roccia

    La leggenda di San Galgano
    di Moreno Macii

    Chi per avventura o per diletto attraversa la Valle delle Merse ,dal mare verso Siena non può che rimanere affascinato dalla bellezza e dal fascino primitivo che questi luoghi sanno trasmettere,al punto tale che anche con poca fantasia ci si può facilmente immaginare di essere ancora nel Medioevo. Appena usciti dalla valle si apre ai nostri occhi una magnifica valle verdeggiante, con alla sinistra Chiusdino. Ed è qui che inizia la nostra leggenda.Si narra che Guidotto e Dionisia della famiglia dei Guidotti (nobili) vivevano agiatamente nel loro castello dal quale potevano vedere la valle delle Merse e sarebbero stati felici, ma un cruccio turbava la loro serenità. Benché Dionisia fosse già arrivata avanti con gli anni non aveva avuto figli, e questo per loro era di grande turbamento tanto che la donna era sempre a pregare affinché il buon Dio gli facesse la grazia. Finalmente nell'anno 1148 ebbe i natali un fanciullo di nome Galgano. Guidotto era pieno di gioia finalmente le loro preghiere furono ascoltate, fece vestire tutti a festa e bardare i cavalli con le monture più belle, per salire alla pieve dove venne battezzato. Galgano crebbe e diventò un ragazzone spensierato e libertino amava cavalcare ed andare a caccia. Aveva amici per tutta la maremma. A Civitella vi trovò anche la fidanzata,Polissena Brizzi.


    Immagine tratta dal sito http://it.wikipedia.org/

    Galgano nel pieno degli anni ignorava i consigli materni dedicandosi ad ogni capriccio che la sua giovane età gli permetteva. Dionisia si disperava: "il figlio che abbiamo tanto desiderato altro non è che un grande peccatore" Guidotto consolandola: "crescerà e metterà la testa a posto" Dionisia non smetteva di pregare l'Arcangelo Michele perché riconducesse il figlio sulla retta via, nel frattempo Guidotto morì. Galgano non versò una lacrima. Nel sonno però fece un sogno che lo turbò, il mattino seguente raccontò tutto alla madre:"madre vi ho sognata per mano ad un Angelo con le ali d'oro ed in mano una spada, e vi diceva di vestirmi da cavaliere perché dovevo andare con lui" Figlio- disse- non può che essere una buona cosa l'aver visto S.Michele,al quale sia tuo padre che io siamo sempre stati devoti. In seguito Galgano si comportò come se nulla fosse accaduto, ma dopo qualche anno l'Arcangelo apparve di nuovo:"Seguimi!-gli disse e lo condusse sino al fiume ove vi era un ponte stretto e lungo oltre il quale un prato bellissimo e pieno di fiori. Oltrepassandolo gli sembrò di entrare dentro il Monte Siepi ove ad aspettarlo vi erano i dodici Apostoli.Galgano era smarrito non riusciva a capire,d'un tratto gli apparve la visione di Cristo crocefisso e domandò cosa significasse, gli Apostoli risposero:"è ciò che è stato ed è, e dovrà tornare quando il mondo finirà" Galgano ancora non capiva il significato di quelle visioni ed al risveglio raccontò tutto alla madre.

    Una mattina di primavera visto che ormai era da tempo che non vedeva l'amata Polissena decise di andarla a trovare per decidere i modi per le nozze .E mentre cavalcava assorto nei suoi pensieri ecco che gli si para davanti l'Arcangelo, avvolto da una luce abbagliante ad ostruirgli la strada, la spada alzata e gli occhi dai quali sembrava uscire una luce irreale . Il cavallo impaurito disarciona Galgano, si rialza e rimane immobile senza dire una parola, assorto tira fuori la spada che si va ad infilzare nella roccia formando una croce con l'elsa, l'Arcangelo scomparve, i rami degli alberi formarono una cupola sopra la spada . Dal quel momento Galgano diventò un eremita devoto al Signore.


    Immagine tratta dal sito http://upload.wikimedia.org/

    Ma il Maligno non poteva stare a guardare, mentre gli si sottrae un peccatore ed allora spinse la madre ad andare a trovarlo per cercare di convincerlo a ritornare e sposarsi, confidando nel fatto che una volta abbandonata quella vita di penitenze sarebbe tornato a peccare come e più di prima. Ma Dionisia non ebbe successo, ed allora si mise in cammino verso Civitella dove abitava Polissena che alla vista della donna sussultò di gioia: "dové Galgano? "Mia cara, - rispose Dionisia - Galgano non è più lo stesso! adesso fa l'eremita, se vieni con me può darsi che cambi idea" Raggiunto il luogo dove viveva non lo trovarono lo attesero per molto ma invano, tornando al castello chiedevano ai contadini se l'avessero visto:"stamane, all'alba era in cammino coi piedi ignudi verso Roma". Il Maligno vistosi al perso, circuì una manciata d'omini convincendoli a smantellare quella spada che formava una croce, inutilmente gli uomini si accanivano contro quella roccia che sembrava indistruttibile e faceva rompere i loro attrezzi allora si accanirono contro la spada con una ferocia inaudita e si calmarono solo quando la spada si ruppe . Quando Galgano tornò dispiaciuto si mise a pregare cosi intensamente e con devozione che una volta fatti ricombaciare i pezzi rimasti essi si saldarono per sempre Fu così che anche Polissena si convinse a dedicare la sua vita al Signore ed alla vita di clausura. Il male era cosi sconfitto.

    La notte del 3 dicembre 1181 Galgano morì appoggiato alla sua croce che possiamo ammirare nella chiesetta sorta attorno ad essa. Questa vuol essere solo un indicazione quindi non me ne vogliano tutti quelli ben più documentati di me, se qualcosa ho tralasciato.

    http://www.castellitoscani.com/itali...algano_leg.htm

    Dal sito http://www.castellitoscani.com/

 

 

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