Riassunto dell’Università d’Estate 2006 e di quanto ne potrà uscire di buono. Ma dipende davvero da tutti. Quelli che valgono
L’UdE 2006 ha tenuto principalmente a mettere l’accenno sul senso e sul significato delle cose, al fine di non confondere azione (rara) con agitazione (diffusa).
In un’analisi generale, fenomenologica, si è voluto leggere quale spazio e che prospettiva (importante ma comunque limitata) abbia nelle attuali condizioni sociologiche e culturali un partito politico.
Si è dedotto che solo un sistema di forze che non prescinde dalle forme partito ma che non si esaurisce in esse e che, soprattutto, non strumentalizza le azioni ai risultati sul breve (come invece vuole la logica di partito), ha la possibilità di interagire sulla società, sia per la formazione delle elite (non solo comunitarie), sia per la nascita dell’ autonomia localizzata e radicata, sia per il contagio dell’esempio che, infine, per la strutturazione lobbistica (lobby di popolo).
Fatte queste premesse strategiche (analisi delle forze e del campo di battaglia) e paragonata la nostra situazione, in quanto italiani ed europei, a quella dei Romani durante le invasioni annibaliche si è determinata la necessità di smetterla di andare a farsi massacrare a Canne ma di imparare da Quinto Fabio Massimo i comportamenti che permetteranno a Scipione di battere, più in là, Annibale a Zama.
Comportamenti che, se studiati di presso, c’insegnano come i Romani abbiano saputo, dopo Canne, far coincidere la disciplina con l’autonomia dei reparti e persino dei singoli,
In uno spirito comune e sobriamente mistico.
Affinché questo spirito venga evocato e un sistema di forze largamente autonomizzato e finalizzato ai tempi medi possa nascere per davvero, sono necessarie alcune prese d’atto delle situazioni stagnanti e vanno prese le necessarie contromisure.
Innanzitutto la cosiddetta “area” dalla quale dovrebbe partire la controffensiva è preda di mali devastanti. Routinaria e ipnotizzata (risponde a riflessi condizionati, raramente s’interroga su quel che fa e su come lo fa, quasi mai si mette in discussione) è preda di varie patologie. Il suo modo di esprimersi oscilla fra un rassismo di stampo centrafricano (molto più involuto di quelli vigenti nel Corno d’Africa) e un egalitarismo demo/informatico che incoraggia tutti i più meschini sentimenti umani e mira allo sfascio spirituale e morale favorendo la dialettica sofistica.
È fondamentale restituire a quest’area, o meglio a quanto da quest’area partirà verso destinazioni più elevate, la giusta gerarchia. Che, pavolinianamente intesa, è funzionale ed intercambiabile ma nondimeno centrale ed assoluta.
La condizione nella quale l’area nel suo complesso, tranne rarissime eccezioni, giace, è infatti preoccupante: le gerarchie, anche quando corrispondano a persone valide in sé, nel modo di essere intese e praticate sono formali e mummificanti. Spesso, spessissimo, sono invertite. La causa di parrocchia prevale generalmente sulla causa comune e sulle stesse onestà e lealtà inducendo in molti casi alla doppiezza, alla menzogna e alla mancanza di parola che, nella filosofia relativistica vigente, trovano comunque giustificazione . La dis-cordia prevale sulla con-cordia e benché ora questo ora quel “sire” si proclami re di tutti la spada sprofonda ogni istante di più nella roccia.
La concordia non può essere inseguita in quanto i ras e i sottoras benché dicano sempre di essere disposti a perseguirla, di fatto la ostacolano costantemente dandone, ovviamente, sempre la colpa agli altri; e lo fanno non solo trasformando spesso a proprio uso e consumo la lettura di fatti accaduti ma oramai inventandoli anche di sana pianta.
Se non la si può ottenere, e non lo si può, la concordia può e deve essere imposta. Dai comportamenti e dai fatti.
I comportamenti sono più importanti dei fatti. Vivere determinate esperienze insieme con lo spirito giusto è molto più formativo e socializzante di qualsiasi proclama.
Ma vivere come? Senza cercare leggi buddiste o futuribili atteniamoci alla nostra radice reale. Il decalogo della mistica fascista. Solo leggerlo attentamente dovrebbe metterci collettivamente in imbarazzo e fare arrossire i migliori. Solo chi arrossisce davvero quando leggendo il decalogo fa il paragone con se stesso e con l’area è elemento dal quale si potrà ripartire. Gli altri si prega che si allontanino; specie quelli che faranno finta di arrossire per apparire modesti agli occhi altrui.
Nei fatti, poi, si è prospettata la presenza contemporanea e parallela di tre contenitori corrispondenti alle tre diverse dimensioni cui corrisponde qualsiasi espressione umana o, comunque, indoeuropea.
Un contenitore sociale nel quale, trasversalmente (e quindi anche da parte dei diversi partiti), si possa agire per l’interventismo quotidiano (strisce blu, acque sociali, problemi derivanti dall’immigrazione o dal degrado ecc).
Un contenitore culturale che analizzi, ricerchi ma soprattutto orienti recuperando la bussola in un panorama relativizzato. Ed è questo il destino al quale consegnare Polaris
Infine un contenitore esistenziale di formazione spirituale di verifica continua.
I tre contenitori, benché intercambiabili, per coesistenza o per travasi, devono divenire tecnicamente autonomi ma spiritualmente gerarchizzati (nell’ordine di valore: esistenziale, culturale, sociale).
Al fine di rendere tutto questo armonico, partendo da concezioni precise – che qui abbiamo delineato sufficientemente – si deve favorire la nascita di un anello di congiunzione che fornisca la nervatura armonica di tutti gli sforzi che, così, finalmente, potranno avere uno sbocco trasformandosi in sistema di forze.
Cominciamo.
Sostanzialmente: ognuno ci metta il suo; da parte nostra abbiamo pubblicato a parte, o pubblicheremo in seguito, più di un richiamo concreto con Polaris, Soccorso Sociale e Mutuo Sociale.
Essenzialmente: pubblicheremo a breve il decalogo e l’invito a tutti a mettersi in discussione sulla base di esso.




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