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Discussione: Roccia o Spada

  1. #1
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    Predefinito Roccia o Spada

    Riassunto dell’Università d’Estate 2006 e di quanto ne potrà uscire di buono. Ma dipende davvero da tutti. Quelli che valgono

    L’UdE 2006 ha tenuto principalmente a mettere l’accenno sul senso e sul significato delle cose, al fine di non confondere azione (rara) con agitazione (diffusa).

    In un’analisi generale, fenomenologica, si è voluto leggere quale spazio e che prospettiva (importante ma comunque limitata) abbia nelle attuali condizioni sociologiche e culturali un partito politico.

    Si è dedotto che solo un sistema di forze che non prescinde dalle forme partito ma che non si esaurisce in esse e che, soprattutto, non strumentalizza le azioni ai risultati sul breve (come invece vuole la logica di partito), ha la possibilità di interagire sulla società, sia per la formazione delle elite (non solo comunitarie), sia per la nascita dell’ autonomia localizzata e radicata, sia per il contagio dell’esempio che, infine, per la strutturazione lobbistica (lobby di popolo).

    Fatte queste premesse strategiche (analisi delle forze e del campo di battaglia) e paragonata la nostra situazione, in quanto italiani ed europei, a quella dei Romani durante le invasioni annibaliche si è determinata la necessità di smetterla di andare a farsi massacrare a Canne ma di imparare da Quinto Fabio Massimo i comportamenti che permetteranno a Scipione di battere, più in là, Annibale a Zama.

    Comportamenti che, se studiati di presso, c’insegnano come i Romani abbiano saputo, dopo Canne, far coincidere la disciplina con l’autonomia dei reparti e persino dei singoli,

    In uno spirito comune e sobriamente mistico.

    Affinché questo spirito venga evocato e un sistema di forze largamente autonomizzato e finalizzato ai tempi medi possa nascere per davvero, sono necessarie alcune prese d’atto delle situazioni stagnanti e vanno prese le necessarie contromisure.

    Innanzitutto la cosiddetta “area” dalla quale dovrebbe partire la controffensiva è preda di mali devastanti. Routinaria e ipnotizzata (risponde a riflessi condizionati, raramente s’interroga su quel che fa e su come lo fa, quasi mai si mette in discussione) è preda di varie patologie. Il suo modo di esprimersi oscilla fra un rassismo di stampo centrafricano (molto più involuto di quelli vigenti nel Corno d’Africa) e un egalitarismo demo/informatico che incoraggia tutti i più meschini sentimenti umani e mira allo sfascio spirituale e morale favorendo la dialettica sofistica.

    È fondamentale restituire a quest’area, o meglio a quanto da quest’area partirà verso destinazioni più elevate, la giusta gerarchia. Che, pavolinianamente intesa, è funzionale ed intercambiabile ma nondimeno centrale ed assoluta.

    La condizione nella quale l’area nel suo complesso, tranne rarissime eccezioni, giace, è infatti preoccupante: le gerarchie, anche quando corrispondano a persone valide in sé, nel modo di essere intese e praticate sono formali e mummificanti. Spesso, spessissimo, sono invertite. La causa di parrocchia prevale generalmente sulla causa comune e sulle stesse onestà e lealtà inducendo in molti casi alla doppiezza, alla menzogna e alla mancanza di parola che, nella filosofia relativistica vigente, trovano comunque giustificazione . La dis-cordia prevale sulla con-cordia e benché ora questo ora quel “sire” si proclami re di tutti la spada sprofonda ogni istante di più nella roccia.

    La concordia non può essere inseguita in quanto i ras e i sottoras benché dicano sempre di essere disposti a perseguirla, di fatto la ostacolano costantemente dandone, ovviamente, sempre la colpa agli altri; e lo fanno non solo trasformando spesso a proprio uso e consumo la lettura di fatti accaduti ma oramai inventandoli anche di sana pianta.

    Se non la si può ottenere, e non lo si può, la concordia può e deve essere imposta. Dai comportamenti e dai fatti.

    I comportamenti sono più importanti dei fatti. Vivere determinate esperienze insieme con lo spirito giusto è molto più formativo e socializzante di qualsiasi proclama.

    Ma vivere come? Senza cercare leggi buddiste o futuribili atteniamoci alla nostra radice reale. Il decalogo della mistica fascista. Solo leggerlo attentamente dovrebbe metterci collettivamente in imbarazzo e fare arrossire i migliori. Solo chi arrossisce davvero quando leggendo il decalogo fa il paragone con se stesso e con l’area è elemento dal quale si potrà ripartire. Gli altri si prega che si allontanino; specie quelli che faranno finta di arrossire per apparire modesti agli occhi altrui.

    Nei fatti, poi, si è prospettata la presenza contemporanea e parallela di tre contenitori corrispondenti alle tre diverse dimensioni cui corrisponde qualsiasi espressione umana o, comunque, indoeuropea.

    Un contenitore sociale nel quale, trasversalmente (e quindi anche da parte dei diversi partiti), si possa agire per l’interventismo quotidiano (strisce blu, acque sociali, problemi derivanti dall’immigrazione o dal degrado ecc).

    Un contenitore culturale che analizzi, ricerchi ma soprattutto orienti recuperando la bussola in un panorama relativizzato. Ed è questo il destino al quale consegnare Polaris

    Infine un contenitore esistenziale di formazione spirituale di verifica continua.

    I tre contenitori, benché intercambiabili, per coesistenza o per travasi, devono divenire tecnicamente autonomi ma spiritualmente gerarchizzati (nell’ordine di valore: esistenziale, culturale, sociale).

    Al fine di rendere tutto questo armonico, partendo da concezioni precise – che qui abbiamo delineato sufficientemente – si deve favorire la nascita di un anello di congiunzione che fornisca la nervatura armonica di tutti gli sforzi che, così, finalmente, potranno avere uno sbocco trasformandosi in sistema di forze.

    Cominciamo.

    Sostanzialmente: ognuno ci metta il suo; da parte nostra abbiamo pubblicato a parte, o pubblicheremo in seguito, più di un richiamo concreto con Polaris, Soccorso Sociale e Mutuo Sociale.

    Essenzialmente: pubblicheremo a breve il decalogo e l’invito a tutti a mettersi in discussione sulla base di esso.

  2. #2
    Barbudo
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    Spada nella roccia

  3. #3
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    wow, che commento intelligente.

  4. #4
    Intellettuale
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    wow, che commento intelligente.



  5. #5
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Non contesto il documento,( ottimo chiaro e propositivo) tantomeno l'iniziativa, semmai come sempre contesto il metodo. Tutto già visto, già fatto, con capo, vice-capo ecc.ecc.


    FARE TUTTI UN PASSO INDIETRO !

    AVERE IL CORAGGIO DI FARE UN PASSO INDIETRO PER IL BENE E L'AVVENIRE DEL PROPRIO POPOLO-NAZIONE.


    RICOMINCIARE DA ZERO !


    FARE QUADRATO !

  6. #6
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    ma che vol dire?

  7. #7
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Citazione Originariamente Scritto da lupo1982 Visualizza Messaggio
    ma che vol dire?


    Vuol dire che:

    contrariamente a quei gruppi o a quelle sette politico-monarchico-familiari-clientelari (di “diritto divino”?) che pretendono rappresentare le nostre idee, noi abbiamo queste uniche e modeste ambizioni:

    1. salvare dalle grinfie dei “soliti noti”, tutti quei giovani in buona fede che, altrimenti – dopo essere stati accuratamente “munti”, “pressati”, “sgrassati” e sfruttati (per permettere a qualche “volpone” di andarsi a “rubare la marmellata”…) – si ritroverebbero, come già molti hanno dovuto sperimentare, con la proverbiale “mano davanti” e l’altra “dietro"…;

    2. spiegare loro la differenza che esiste, tra “giocare a fare a rivoluzione” e tentare veramente e concretamente di farla;

    3. fare capire loro che tra i sogni e la dura realtà, c’è sempre un vuoto strutturale che bisogna prioritariamente colmare o riempire, con le proprie capacità, competenze e responsabilità;

    4. insegnare loro che – nella vita (qualunque sia o possa essere lo scopo che si persegue) – per acquisire capacità, competenza e responsabilità, è necessario preventivamente apprendere; per apprendere, bisogna anticipatamente ed adeguatamente studiare e sacrificarsi; in altre parole: investire precauzionalmente e pazientemente su sé stessi, prima di andare ad “insegnare” o ad “investire” sugli altri;

    5. apprendere loro un mestiere o una professione che corrisponda alla loro natura ed alle loro predisposizioni, in maniera tale che – qualora la politica non riesca a fornire loro sufficienti soddisfazioni – non debbano maledire il giorno che si sono avvicinati alle nostre idee o che ci hanno incontrati o conosciuti;

    6. apprendere loro a conoscersi, ad auto-gestirsi ed a collaborare con gli altri, sia per sperimentare individualmente il significato ed il senso del vero cameratismo che per gettare collettivamente le basi di quei presupposti che, un giorno, si trasformeranno inevitabilmente nell’immancabile materializzazione dei loro sogni e delle loro ambizioni;

    7. apprendere loro la generosità, la dedizione, l’abnegazione, il senso del dovere e quello del sacrificio; in una frase: apprendere loro ad amare la propria Patria come sé stessi, dedicando la propria vita e la propria esistenza alla propria Stirpe, al proprio Popolo-Nazione ed alla propria Civiltà.





    La “mentalità, la qualità, la metodologia, la consistenza”.

    Tutti ne parlano e noi, cerchiamo di renderle intelligibili.



    1. La mentalità

    La mentalità, purtroppo, è quella che noi giovani e meno giovani abbiamo ereditato dalle varie “sette” extraparlamentari e partiti degli anni ’70 e ’80.

    Quattro "imbecilli" si impadroniscono di una “sigla”; riempiono gli organi statutari con i loro amici e cortigiani; cominciano con il dire: “io sono il capo, tu il vice-capo, tu il sotto-vice-capo, ecc.”; continuano dicendo: questo è il “programma”, questo lo “statuto”: concludono intimando: “chi non la pensa come il “capo” e come noi, ecco la porta!”.

    Con questo genere di mentalità, naturalmente, non si va da nessuna parte. Escluso il mero obiettivo di andare semplicemente a fare gli “sgabelli”, per permettere a qualche furbacchione di “andarsi a rubare la marmellata”.

    Che mentalità, invece, dovremmo avere, per non incorrere nei suddetti “vicoli ciechi”?

    E’ sufficiente essere ciò che si è o, se si preferisce, essere coerenti con le idee che pretendiamo affermare o rappresentare: avere, cioè, ben chiaro nella mente che gli uomini (volenti o nolenti), sono tutti differenti, per natura e costituzione. E nella loro differenza, sono tutti unici, originali ed irripetibili.

    Per diventare “complementari”, è necessario fare una prima cernita: selezionare gli onesti, respingere e marginalizzare i disonesti. Soprattutto, i disonesti in senso politico!

    Senza entrare nei dettagli, diciamo che per disonesti in senso politico, intendiamo tutti coloro che, normalmente, parlano bene e razzolano male.

    Quando qualcuno di questi ultimi, è preso in flagranza di delitto di disonestà, non ci debbono essere remissioni di peccati. Deve essere schifato ed allontanato dall’ambiente. Immediatamente. Da tutti gli altri.

    Non è accettabile, infatti, che si continuino ad accettare tra di noi dei personaggi che, nel corso delle ultime elezioni politiche – con estrema facilità, disinvoltura e leggerezza, e senza interpellare nessuno – si sono permessi il lusso di passare, da una posizione anti-sistema, a quella di appoggio incondizionato (e gratuito?) ad una parte di quest’ultimo. Per poi, tentare di ripassare – dopo il loro flop elettorale e come se nulla fosse avvenuto – da una posizione favorevole ad una parte del sistema, a quella, di nuovo, di opposizione pura e dura nei confronti di quest’ultimo. Ed in certi casi, tentando addirittura di riproporsi ai militanti e simpatizzanti della cosiddetta Area, come “attori neutri” o “vittime innocenti” della sconfitta o come possibili “(ri)federatori” del nostro mondo politico.

    In questo caso, non è più una questione di idee, di scelte, di visioni del mondo. E’ solo ed esclusivamente disonestà politica.
    Tanto più che quelle loro “scelte di campo”, i “gentlemen” di cui sopra, le hanno prese autonomamente, da soli, senza realmente interpellare nessuno, se non i loro più fidati e scodinzolanti tirapiedi!

    Chiarito questo, possiamo senz’altro passare all’altro concetto fondamentale: quello della qualità.






    2. La qualità




    La qualità del nostro ambiente – inutile nascondercelo – è estremamente scadente.

    Come sappiamo, nessuno, negli ultimi 61 anni, all’interno delle diverse “congreghe” che hanno formato e formano il nostro mondo politico, si è mai preso la briga di dialogare con i propri militanti. Chiedere loro, ad esempio, quali erano o sono i loro sogni e/o le loro ambizioni nel campo della politica; cosa avrebbero voluto diventare e con quale impegno; cosa avrebbero voluto apprendere, per diventare più efficaci, ecc.

    Da 61 anni, invece, i militanti e gli aderenti che si sono avvicinati e continuano ad avvicinarsi al nostro mondo politico, sono stati e sono semplicemente utilizzati come manodopera gratuita e meri “numeri”: manodopera per andare ad attaccare i manifesti; manodopera per organizzare o fare le campagne elettorali; “numeri” da allettare ed adescare, in vista di qualche Congresso; “numeri”, da impiegare in qualche manifestazione, ecc.

    La qualità, infatti, sottintende capacità e sacrificio.

    Si può apprendere agli “altri”, ciò che non si sa per se stessi?

    Ecco, dunque, la necessita imperiosa – prima di andare a “fare politica” o di scendere in piazza, per partecipare a delle elezioni o a delle manifestazioni – di prepararsi adeguatamente e responsabilmente, nel campo dove, per natura, ognuno è più portato.

    Nulla nasce dal nulla. Non basta, infatti, la buona volontà, per apprendere ciò che non si sa.

    Se domani, qualcuno, per puro caso, ci regalasse il “Potere”, nel più sperduto paesino dei nostri Appennini, chi metteremmo come Sindaco, chi come Assessore al traffico, chi come assessore alla Sanità, chi a dirigere la locale filiale della Cassa di Risparmio, ecc.?

    Vista l’impreparazione che regna nel nostro ambiente, saremmo semplicemente costretti a restituire quel “Potere”, a chi ce lo ha spensieratamente e generosamente regalato!

    Ecco, allora, una nostra domanda: a cosa serve credere di combattere per la Rivoluzione, quando alla fine del “tunnel” – ammesso e non concesso che qualcuno riesca davvero ad organizzarla – saranno altri, e non noi, che andranno ad occupare i posti di prestigio dello Stato e della pubblica Amministrazione?

    La vogliamo finire o no, di comportarci come la “bassa forza” (senza soldo) delle “rivoluzioni” altrui? La vogliamo finire o no, di “portare acqua” a questo o a quel “mulino”, prima di averla primariamente ed essenzialmente portata a noi stessi?

    Domandiamoci: come mai, fino ad oggi, all’interno della nostra cosiddetta Area, con tutti gli intellettuali di cui disponiamo, nessuno si è mai preso l’obbligo o l’incarico di reclutarli, per organizzare dei veri e propri corsi di politica, di economia, di scienza del sociale, di pubbliche relazioni, ecc.?

    Per quale motivo, uomini di estrema cultura ed esperienza – che potrebbero essere utili a questo scopo – sono sistematicamente “dimenticati” o “messi tra parentesi” negli organigrammi delle Sette che pretendono rappresentarci?

    Ecco, allora, un altro criterio di selezione: chi mette – tanto per fare un esempio banale - un barattolo della colla o una bomboletta spray nelle mani di un aderente o di un militante, prima di averlo istruito e “corazzato” adeguatamente, è un disonesto. E, come tale, deve essere disprezzato e scacciato dall’ambiente. Ancora una volta: senza sconti o eccezioni!

    E qui arriviamo all’argomento della metodologia.






    3. La metodologia



    La “metodologia” – per chi non lo sapesse – altro non è che “l’impiego coerente e rigoroso di un determinato metodo”.

    Quale metodo dovremmo seguire o mettere in pratica, per sperare di realizzare, un giorno, la nostra "Rivoluzione di azione e pensiero "?

    a. Prima di tutto, ogni adepto deve apprendere a conoscere se stesso; se non ci riesce da solo, altri più istruiti e/o preparati e/o più “ferrati” nel campo, debbono aiutarlo ad auto-identificarsi, ad auto-conoscersi, per potersi analizzare, valutare e stimare. Se l’adepto non sa chi è, che cosa vale, che cosa vuole, dove vuole arrivare, per quali strade, con quali mezzi, è un adepto inutile alla causa della Rivoluzione italiana. Sarà utile soltanto ai “soliti noti” che – come sappiamo - preferiscono furbescamente “cavalcare la schiena dei loro camerati”, piuttosto che la “tigre di Evola”!

    b. Una volta auto-conosciutosi (o aiutato a tale scopo, per potersi auto-conoscere), ogni adepto deve essere culturalmente preparato, istruito, nei campi che sono consoni o conformi alla sua natura e/o alle sue predilezioni. Chi lo deve preparare?

    Chi, in quel campo, ne sa più di lui. Coloro che “sanno” (in quel campo), debbono insegnare a chi non sa. E chi avrà appreso, in quel campo, dovrà apprendere a coloro che, in quel campo, ancora non sanno. Ognuno, insomma, allo stesso tempo, deve essere l’alunno ed il maestro di tutti gli altri. O si cresce tutti insieme o non si è. Basta, dunque, con i “monoculi in terra caecorum”!

    c. Quando la conoscenza sarà stata diffusa a tutti i livelli, le migliori intelligenze, le maggiori capacità (campo, per campo), i più validi ed efficaci ingegni, saranno sotto gli occhi di tutti. A quel punto, la Gerarchia nascerà da sola, spontaneamente e responsabilmente. E sarà volontariamente e concordemente rispettata.

    d. Quando un mondo politico, al suo interno, possiede una classe dirigente preparata, capace e responsabile; possiede una gerarchia spontanea ed unanimemente riconosciuta ed accettata; possiede ugualmente, al suo esterno, le “chiavi di volta” di qualsiasi conquista del potere, elettorale o insurrezionale.

    Ecco, quindi, un altro criterio di selezione: chi, in questo momento, propone - ai membri dell’attuale cosiddetta Area - altre“attività” diverse da quelle enunciate nei sopraindicati punti “a”, “b”, “c” e “d”, deve essere immediatamente denunciato, smascherato ed allontanato dai nostri ranghi, come traditore della nostra causa e/o irresponsabile avventuriero e/o provocatore.

    In questo momento, infatti, il nostro mondo politico è culturalmente al più basso della sua parabola discendente che è iniziata 61 anni fa. Chi afferma il contrario, è un bugiardo, un irresponsabile, una “quinta colonna”, un prezzolato e/o è contro di noi. Decidete voi: si può continuare ad andare a concorrere con delle “Ferrari”, a Maranello - e sperare di vincere -avendo esclusivamente a disposizione soltanto qualche “bicicletta” o qualche “monopattino”?

    Si può continuare a prendere in giro i nostri Camerati, dicendo loro: “forza Camerati stringiamo i ranghi che la rivoluzione s’avvicina…”, quando elettoralmente si allineano risultati da prefisso telefonico e quando non si è nemmeno in grado di organizzare una banale manifestazione unitaria? Peggio ancora: quando non si è in condizione di fare proseliti o di allargare minimamente la nostra area diconsenso?

    Questo ci permette di introdurre l’ultimo argomento: quello della consistenza.





    4. La consistenza



    La “consistenza”, se vogliamo, può essere paragonata ad un “ponte”: quello che normalmente congiunge o dovrebbe collegare le rive opposte del “fiume” della vita e dell’esistenza. Nel nostro caso: la riva del sogno e dell’ambizione di ciascuno di noi, a quella dell’effettiva trasformazione di quei sogni e di quelle ambizioni in realtà concrete, tangibili e dimostrabili.

    Il “ponte” in questione, è rappresentato dalla “misura” della nostra intelligenza, delle nostre capacità, della nostra responsabilità.

    Ora, se la “misura” o la “lunghezza” del “ponte” di cui disponiamo, non corrisponde alla “distanza” che separa le due rive, possiamo avere una qualunque speranza di realizzare quell’opera, senza che quest’ultima sprofondi nelle acque della nostra inevitabile delusione e frustrazione?

    I Latini dicevano: Ut sementem feceris, ita metes (volgarmente detto: come si semina, si raccoglie…).

    Cosa si è seminato, fino ad oggi?

    Chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere e qualche “fatterello” improvvisato, artigianale e dilettantesco. Il tutto corredato, dalla più assoluta incapacità, incompetenza ed irresponsabilità dei “dirigenti” e la più sconcertante ingenuità ed immaturità dei militanti e degli aderenti.

    Cosa potremmo raccogliere, di diverso, da ciò che normalmente raccogliamo ogni giorno? Per rendersene conto, basta farsi un“giretto” all’interno di qualche sezione delle diverse Sette che pretendono rappresentare il nostro mondo politico o nel contesto di uno qualsiasi dei forum di discussione d’area che animano le pagine internet.

    La vita insegna che si può diventare ciò che si vuole.

    Volere è potere.

    Prima, però, è necessario impegnarsi, allenarsi, sacrificarsi, “cecarsi” sopra ai libri, per apprendere, prima di pretendere di potere realmente andare ad insegnare o a reclutare.

    Per avere la speranza di potere realizzare un’autentica Rivoluzione di azione e di pensiero, non basta “correre” con le gambe. E’ indispensabile, soprattutto, “far correre” il cervello!

    E’ il “lavoro” più duro, ne conveniamo…

    E’ più facile, infatti, “giocare” a quelli che si dilettano “giocare alla Rivoluzione” che prepararsi e sacrificarsi coscienziosamente e responsabilmente in silenzio per quello scopo, per avere una qualunque speranza di poterla realmente fare.

    La fondatezza delle nostre idee e l’attendibilità del nostro impegno, ne dipendono.

    Se saremo capaci di prepararci e di allenarci per “irrobustirci”, diventeremo sicuramente solidi, resistenti, tenaci. In una parola: invincibili. Altrimenti, resteremo quello che purtroppo già siamo: il nulla farcito di niente, con la puerile e bambinesca pretesa di essere o di rappresentare comunque qualcosa!

    Insomma, per intenderci: o avremo il coraggio, oggi stesso, di abbandonare momentaneamente e responsabilmente “l’arena politica-politicante”, per andarci a preparare ed a forgiare i nostri spiriti prima della sempre sperata (e, fino ad ora, mai accerta possibilità di) rivincita, o dovremo semplicemente rimettere l’orologio, per sapere a che ora o in che giorno, mese, anno, in un prossimo futuro, scompariremo definitivamente dalla faccia della Storia.

    Non ci sembra, per ora, che la Storia e la cronaca, ci offrano altre alternative.

  8. #8
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    aridaje co ste cazzate.
    ma cambia repertorio no?
    queste non fanno più ridere.

  9. #9
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Io non dico che vai raccontando cazzate, troppo facile...




    Perché tutto questo?

    Per il semplice motivo che non si può continuare a "gettare nella mischia" generazioni e generazioni di militanti, senza avere prima fornito loro le
    "armi" culturali e politiche necessarie, sia per potersi difendere, sia per poter tentare di competere adeguatamente e degnamente con i nostri
    avversari, sia per cercare di conquistare realmente il potere.

    Io non voglio distoglierTi dai Tuoi utopistici e giovanili sogni di "unità".

    Prova pure, se Ti fa piacere?

    Non dimenticare, però, che esclusa qualche persona come Te, all'interno di quell'Area, non c'è nulla da unire poiché è semplicemente il nulla,
    contornato dal niente!

    Per rendersene conto, tra i Tuoi più fidati Camerati, poni questa domanda: Se domani mattina con un incantesimo - ci regalassero il potere, chi
    metteremmo non come Ministro, ma come Assessore ai Lavori pubblici di un Comune di 1.000 abitanti? Chi metteremmo, nello stesso Comune,
    come Assessore alla Sanità? Chi metteremmo, come Assessore all?Agricoltura? Chi metteremmo, come Assessore al Traffico? Chi metteremmo,
    come Presidente della Camera di Commercio? Chi, come Presidente dell?Ufficio del Turismo? Chi, come Presidente della Cassa di Risparmio, ecc.?

    Davanti allo sbalordimento ed al silenzio dei Tuoi Camerati, capirai da solo, speriamo ancora meglio, il motivo per cui ci siamo decisi a tagliare il
    "cordone ombelicale" con i suddetti micropartitini ed a fondare il "Quadrato Romano".

    Quando avrai capito, sai dove trovarci.

    Saluto Legionario !

  10. #10
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    unità?
    ma chi ha parlato di unità?
    deliri?

 

 
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