Due pilastri fondamentali: validi solo contratti
a tempo indeterminato, datori di lavoro che devono presentare
personalmente la documentazione
"No a una sanatoria che rischia di essere la maggiore mai avvenuta nel mondo civile e in tutti i tempi". Lo spiega l'on. Umberto Bossi alla vigilia del Consiglio dei ministri di oggi, durante il quale verrà presentato il decreto che attiverà la nuova legge Bossi-Fini sull'immigrazione. Sarà proprio il ministro del Welfare, Roberto Maroni, a presentare questo decreto.
"Due sono le caratteristiche fondamentali del testo di Maroni - dice l'onorevole Bossi - . Primo: la regolarizzazione riguarderà solo i clandestini impegnati in un lavoro dipendente da almeno tre mesi. Per essi dovranno essere stipulati contratti di lavoro a tempo indeterminato. Secondo: il datore di lavoro deve presentarsi personalmente (o mandare un rappresentante munito di delega notarile) agli uffici postali per consegnare il modulo compilato e sottoscritto e i relativi documenti. Attualmente negli uffici postali vengono ritirati dai clandestini ogni giorno 50mila kit, il Viminale ne ha stampati addirittura 5 milioni, e non si capisce a quale fine".
L’on. Bossi sottolinea come sia assolutamente necessario che il contratto di lavoro sia a tempo indeterminato: «Altrimenti perfino la Caritas, che ha sostenuto in prima persona l’immigrazione clandestina, si trasformerebbe in datore di lavoro. Stipulerebbe con i clandestini contratti a tempo determinato della durata di 15 giorni, così da far ottenere loro il permesso di soggiorno. Poi, passati i 15 giorni, scaricherebbe questa gente sulla società». L’obbligo per i datori di lavoro di presentarsi personalmente negli uffici postali risponde a due necessità. «Prima di tutto - spiega l’on. Bossi - il datore di lavoro risponderebbe penalmente di eventuali dichiarazioni false. Va poi considerato che, se fossero invece i clandestini a presentare la domanda, facilmente essi si “inventerebbero” un datore di lavoro, ottenendo così la ricevuta postale. Poi saremmo obbligati a far numerosi controlli, con il rischio che la solita “mano ignota” faccia scomparire i documenti consegnati negli uffici, così da consentire ai clandestini di dichiararsi vittime di una frode voluta da chissà chi. Sono, questi, rischi da non correre, che si possono e si debbono non correre. I clandestini sono entrati nel nostro Paese contro le nostre leggi e contro la volontà del popolo; devono essere mandati a casa loro democraticamente ma con fermezza, prima che sia il popolo a dover intervenire in prima persona. E manca poco».




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