da www.lastampa.it :
" UNA STRADA CHE S´È RICONGIUNTA, DOPO AVER INTRECCIATO QUELLE DI COLLETTI, PLACIDO, SAVELLI, MUGHINI...
In seguito presero strade diverse; uno fu abbagliato da Craxi, il regista creò
da un foglio di nome «Soviet» e corre lungo trent´anni di sinistra «eretica»?
ROMA FLORES & Moretti: il nuovo sodalizio della sinistra dei girotondi. Esagerazione. Non riguardo al sodalizio, beninteso, ma nel senso del «nuovo». Anche una trentina d´anni fa Paolo Flores d´Arcais e Nanni Moretti formavano infatti un sodalizio. Quando Moretti non era ancora un famoso regista e gli mancava ancora qualche anno per diventare uno splendido ventenne e Flores d´Arcais era un neo-laureato in filosofia in procinto di diventare assistente di Lucio Colletti, il sodalizio si era già ritrovato anche in quel disordinato pulviscolo che era la sinistra extra-parlamentare romana: grumo di affetti e di passioni politiche, di entusiasmi giovanili e di assolutismi dogmatici in cui gli attuali leader del girotondismo nazionale incrociarono un pezzo di mondo (romano, molto romano) che toccherà negli anni a venire cinema e giornali, riviste e aule universitarie, pasticcerie rinomate e quartieri borghesi da Prati a Monteverde. Un piccolo mondo antico, oramai, e che pure ha fatto da scenario politico ed esistenziale all´educazione sentimentale degli amici e sodali destinati a diventare, qualche lustro più in là, i due dioscuri della protesta girotondista. Il sodalizio di Flores & Moretti (romano, molto romano) si chiamava «Soviet». Che poi era il nome, a cavallo tra i Sessanta e i Settanta, della testata di un gruppo denominato «Nuclei comunisti rivoluzionari» , per gli habitué del movimento studentesco (romano) soltanto e più sbrigativamente «Nuclei». Il fatto è che, per divergenze dottrinarie oramai immerse nell´oblio e che anche il cronista più scrupoloso farebbe fatica a ricostruire, i «Nuclei» si scissero in due: i «Nuclei di Flores» e i «Nuclei di Russo». Quelli di Russo si chiamavano così perché facevano riferimento a Franco Russo, uno dei leader più famosi del movimento studentesco romano. Quelli di Flores facevano informalmente capo a Paolo Flores d´Arcais. Nanni Moretti cominciò a familiarizzarsi con l´abc della politica e dell´ideologia sulle pagine di «Soviet», dei «Nuclei di Flores». La rivista e il gruppo avevano fama di eretici e, a differenza della stragrande maggioranza dei gruppi dell´extra-sinistra, non erano maoisti. Anzi, erano trotzkisti . Tanto che per deviazione «trotzkista» il giovanissimo Flores aveva subito un processo politico nella Fgci in cui militava ed era stato espulso, raccontano le cronache, con provvedimento controfirmato dall´allora arcigno Renato Nicolini, in seguito profeta dell´«effimero» (romano). Nel sodalizio si leggeva e si studiava molto. E non fu un caso che l´intero gruppo dirigente di «Soviet» nutrisse un´autentica venerazione per lo spirito caustico e poliedrico di Beniamino Placido, un intellettuale totalmente alieno dalle diete culturali allora imperativamente imposte al movimento e che il giovane Moretti chiamerà per interpretare il conte zio in Come parli frate, un cortometraggio in super8, libero rifacimento dei Promessi sposi, che mise in luce le doti cinematografiche del futuro regista di Ecce bombo. Nella sinistra extraparlamentare (romana) quelli di «Soviet» erano considerati degli snob rompiscatole («no, il dibattito no»). Avevano praticamente in appalto una casa editrice come la Savelli (di Giulio, anch´egli in odore di trotzkismo, oggi centrista, area Udc, e di Dino Audino). Si permettevano addirittura di eleggere a loro maestro Lucio Colletti il quale, ancor prima di rompere con il marxismo in un´intervista politico-filosofica alla «New Left Review» - poi tradotta da Franco Moretti, fratello maggiore di Nanni, finissimo storico e critico della letteratura che insegna in America e cura la grande opera einaudiana sulla storia del romanzo - si era fatto interprete di un marxismo tutt´altro che ortodosso. E fu fatale che, nella risacca del movimento, gli artefici di «Soviet» cominciassero a frequentare compagnie di affini per carattere irregolare, e talvolta bizzarro. Per Flores d´Arcais, per dire, non poteva esserci cosa più naturale che l´incontro con Giampiero Mughini. Mughini portava occhiali con la montatura bianca, alla Wertmuller. Era stato il creatore di «Giovane critica», una delle riviste più vivaci del sessantottismo. Era stato tra i fondatori del «manifesto», rompendo però con il giornale di Luigi Pintor non si ricorda bene se ventiquattro o quarantott´ore dopo il varo del primo numero in edicola del nuovo quotidiano. Mughini si prese con Flores e ne scaturì un´opera devastante per il senso comune della sinistra di allora, Il piccolo sinistrese illustrato, pubblicato dalla SugarCo di Massimo Pini, socialista, craxiano, oggi di area An, la stessa casa editrice in cui Flores curerà a lungo una collana assieme a Luciano Pellicani, oggi direttore di «Mondoperaio», socialista fischiato dalla piazza girotondista lo scorso marzo. Anche con Moretti, si prese Mughini, con due memorabili interpretazioni in due film morettiani come Ecce bombo e Sogni d´oro, opera quest´ultima in cui si prendeva molto in giro la televisione, la stessa televisione che frutterà all´ex direttore di «Giovane critica» una vasta e meritata popolarità. Peraltro, Nanni Moretti era notoriamente molto severo con i suoi attori. La comparsata di Paolo Flores d´Arcais in Io sono un autarchico fu un autentico disastro e il regista ex sodale di «Soviet» e futuro sodale di girotondi decise di soprassedere e di non insistere (lo stesso accadde con il modernologo e post-modernologo Alberto Abruzzese). Per i suoi film preferiva Paolo Zaccagnini, critico musicale del «Messaggero» di cui la leggenda narra che fu posto dal regista amico di fronte al dilemma: compartecipazione ai futuri ma aleatori utili ovvero cifra forfettaria, miserrima ma sicura. L´attore, scettico, rispose cifra miserrima ma sicura e invece il film fu un successone, incassò un sacco di soldi creando in Zaccagnini il perenne rimpianto della mancata compartecipazione. Molti ragazzi romani parteciparono ai film di Nanni Moretti (tra i quali, in Ecce bombo, il nostro Augusto Minzolini, allora dalla rigogliosa capigliatura) ma con Paolo Flores d´Arcais ci fu solo una prima ed ultima volta. Ma Flores aveva iniziato la sua lunga marcia destinata a incontrare molte delusioni: la rivista «Il Leviatano» (con Savelli, Ernesto Galli della Loggia e Pialuisa Bianco), la folgorante scoperta di Craxi (e di Martelli), la direzione del Centro Culturale Mondoperaio (direttamente finanziato dall´allora amministratore del Psi Rino Formica), il folgorante ripudio di Craxi (e di Martelli), l´avvicinamento e poi l´allontanamento con la Rete, con il Pds, con i Verdi, con Di Pietro (che non vuol far parlare il 14 settembre). Dopo una fase addirittura garantista ai tempi del caso Tortora, con la rivista «MicroMega» distillerà fascicolo dopo fascicolo l´essenza filosofica del giacobinismo giustizialista, ma sempre con quel tono di intransigentismo ideologico che costituisce, al di là dell´apparente volteggiare irrequieto da una parrocchia all´altra, il vero tratto di continuità tra il Flores di «Soviet» e quello dei girotondi. Con molti amici di un tempo i rapporti si sono irrevocabilmente chiusi. Le strade intraprese sono state tante, e spesso divergenti. Ma nella conferenza stampa in cui è stata presentata la manifestazione del 14 settembre, era difficile non percepire una consonanza tra Flores e Moretti (a cominciare dall´accento, molto romano) confermata sin nei minimi dettagli. Altro che «nuovo» sodalizio. Si sente l´aria di quel milieu (molto romano) che sembra lontano un´era geologica ma che, nel bene e nel male, ha fatto da cornice alla maturazione di un frammento della sinistra italiana. Anche in piazza, naturalmente, luogo-simbolo, chissà, anche della nostalgia.
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Cordiali saluti.




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