Un eroe dei nostri tempi
"Non ho compreso bene le ragioni per cui della mia legge si debba occupare anche la Commissione Affari costituzionali. Che c’entra la Costituzione?".
Melchiorre Cirami, il terzo re magio del presepe berlusconiano dopo Baldassarre e Gasparri, è passato dal giusto orgoglio per aver dato il suo nome alla
legge salvasilvio alla comprensibile prostrazione per un illegittimo sospetto che circola sul suo conto: aver partorito una norma incostituzionale.
I suoi colleghi magistrati (quelli veri) lo ripetono da due mesi, ma ora lo dicono anche il Quirinale, Marco Follini del Ccd (il partito di Cirami) e persino Filippo Mancuso: non si può sospendere automaticamente ogni processo per 6 mesi appena un avvocato salta su invocando la legittima suspicione.
Nel 1996, infatti, per sbloccare il processo Enimont paralizzato da un’analoga richiesta dei difensori di Craxi, la Consulta stabilì che quella paralisi era incostituzionale.
Riproporla per legge oggi, infischiandosi di quella pronuncia, sarebbe troppo persino per la Casa delle Libertà.
Ma non per Cirami:
"Mi chiedo – dice alla Stampa -
se Follini abbia fatto studi giurisprudenziali".
Un
attacco indiretto anche al ministro Castelli, laureato in ingegneria elettronica?
No, l’apparenza non deve ingannare. Melchiorre, come tutti i giureconsulti di scuola giustinianea, bisogna saperlo leggere tra le righe. Quando domanda "che c’entra la mia legge con la Costituzione?" non fa altro che confessare.
Con la Costituzione non c’entra nulla.
Infatti è incostituzionale.