Cari amici,
alcuni di voi avranno letto l'editoriale del "Corriere della Sera" di ieri in cui Piero Ostellino, con toni di un'insultante grossolanità di cui sino a qualche mese fa non lo avrei creduto capace e con l'uso di accenni psicologico/psichiatrici che non dispiacerebbero ai nostalgici dei regimi totalitari, ha dato un ulteriore giro di vite alla censura verso chiunque non sottoscriva i dogmi dell'ideologia occidentalista che domina nei sedicenti "paesi liberi". Oggi Pierluigi Battista, sul "Foglio", si pone in scia (rincarare la dose sarebbe stato piuttosto difficile), con un duro attacco al libro La paura e l'arroganza curato da Franco Cardini, appena uscito per i tipi di Laterza, in cui, come sapete, sono inclusi anche un intervento a mia firma e uno di Alain de Benoist. Gli argomenti polemici non hanno niente di nuovo, sono gli stessi con cui la quasi totalità dei media ci bombarda da anni, e soprattutto da un anno; quello che colpisce è, anche questo caso, il tono, di assoluta insensibilità al dubbio, alle ragioni altrui, alla riflessione critica.
Come potete immaginare, non me ne stupisco affatto: ho denunciato già nel 1996 l'incombente rischio di una dittatura del pensiero di segno ideologico liberale; non faccio altro, ora, che constatare che non mi ero sbagliato. Dovrei, anzi, assieme a tutti coloro che conservano il gusto dell'indipendenza mentale, rallegrarmi delle prove che questi custodi della nuova ortodossia ci offrono per renderci conto che il fanatismo liberale ha davvero ben poco da invidiare agli integralismi di altro segno. Non posso però non considerare con tristezza che oggi nessun quotidiano "indipendente", nessuna rete televisiva o radiofonica, consente a chi ha idee diverse dai guru dell'American Dream di replicare argomentatamente ai loro punti di vista. L'allineamento dei mezzi di comunicazione alle parole d'ordine degli ambienti "che contano" è arrivato a punte esasperanti. Si può tutt'al più mandare in circolazione una rivista o un libro destinati a capitare fra le mani di pochissime migliaia di persone, ma oltre è vietato andare. Sì, a qualche esemplare di una specie di cani sciolti in via di estinzione, tipo Massimo Fini, è consentito sporgersi un po' dalla gabbia, ma il coro del conformismo è assordante.
Per decenni gli adepti dell'ideologia liberale hanno predicato e inveito contro l'esistenza dei tabù; oggi se ne fanno scudo e ne menano vanto.
Va da sé che, davanti alle obiezioni, costoro usano alternativamente due strategie: la manipolazione o l'insulto. A me è capitato di sperimentarle, di recente, entrambe. Quando ho espresso a Paolo Mieli indignazione perché ogni critica alle politiche dello stato di Israele veniva bollata come atto antisemita, ignorandone la sostanza, mi sono visto rimproverare... di dimostrare, con quella mia protesta, un pregiudizio antisemita. Quando ho pubblicato su "MondOperaio" (grazie a una coraggiosa apertura di Luciano Pellicani) una replica alla propaganda degli "anti-antiamericani" basata su riflessioni e non su slogans, l'ho vista ignorata da tutti, salvo Emanuele Macaluso in un dibattito trasmesso nottetempo da Radio Radicale. Ora, non pretendo certo che a concedere diritto di replica ai dissidenti sia il Corriere della Sera, ormai penosamente avviato a diventare una replica in versione liberalconservatrice de "L'Unità" degli anni Cinquanta (chi pensa che esagero, si faccia una bella collezione degli scritti di certi editorialisti e poi ci rifletta su...); ma che l'intero apparato informativo agisca su questa falsariga, è desolante.
Questo, tuttavia, non vuole essere solo uno sfogo. E' anche un invito a non cedere, comunque. E' ovvio che le sfuriate dei fanatici dell'occidentalismo liberale faranno danni, intimidiranno, indurranno chi ha meno difese psicologiche a zittirsi. Ma tenere in vita voci libere è, oggi, un dovere morale. Non credo di avere mai abusato di questa espressione; ma mai come adesso la sento adatta ai tempi.
Per questo, invito tutti voi a leggere e far leggere un libro come La paura e l'arroganza. Impediamo almeno, a chi vince, di stravincere. Rafforziamo il nostro diritto di minoranza discriminata e diffamata a far sentire una voce difforme. Non alziamo bandiera bianca. Non siamo fatti per questo.
Un cordiale saluto
Marco Tarchi




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