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Risultati da 1 a 10 di 15

Discussione: Marco Tarchi

  1. #1
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    Predefinito Marco Tarchi

    leggendo un articolo di Marco Tarchi tratto dal numero 253 di Diorama, leggo la seguente dichiarazione " reputo il multiculturalismo la soluzione meno peggiore alle tensioni delle società multietniche". Cosa intende Tarchi con questa frase e con questa definizione? Sentite di poterla sottoscrivere?

    PS visto che TALUNI ,qui dentro, mi ritengono un provocatore o un perditempo metto anche l'url http://www.diorama.it/
    Eternal_Summer

  2. #2
    Canon
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    ho visto che scrive sulla rivista di Adolfo Urso Charta Minuta.

    Sulla via del tramonto di fieri ardori giovanili?

    Qualche tempo fà da qualcuno grande sentivo dire che Urso era un camerata buono in gioventù.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Canon
    ho visto che scrive sulla rivista di Adolfo Urso Charta Minuta.

    Sulla via del tramonto di fieri ardori giovanili?

    Qualche tempo fà da qualcuno grande sentivo dire che Urso era un camerata buono in gioventù.
    Tarchi che scrive su una rivista di Adolfo Urso?
    Mi suona strano, a meno che non abbiano preso un suo articolo da un'altra parte. Da anni Marco Tarchi non scrive su riviste di destra o d'Area, a meno che non lo si interpelli per temi specifici, legati al suo mestiere di politologo.

  4. #4
    Canon
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    Citazione Originariamente Scritto da daimon
    Tarchi che scrive su una rivista di Adolfo Urso?
    Mi suona strano, a meno che non abbiano preso un suo articolo da un'altra parte. Da anni Marco Tarchi non scrive su riviste di destra o d'Area, a meno che non lo si interpelli per temi specifici, legati al suo mestiere di politologo.
    Penso come politologo allora.Ora non ricordo il sito della rivista,penso la si trovi facilmente su google.

  5. #5
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    leggendo un articolo di Marco Tarchi tratto dal numero 253 di Diorama, leggo la seguente dichiarazione " reputo il multiculturalismo la soluzione meno peggiore alle tensioni delle società multietniche". Cosa intende Tarchi con questa frase e con questa definizione? Sentite di poterla sottoscrivere?


    personalmente no, dal momento in cui reputo il multiculturalismo il male e non una soluzione.
    la dichiarazione di Tarchi sta a dire piuttosto che litigare (tensioni delle società multietniche) è meglio trovare e far emergere tutte le cose che più o meno ci accomunano, così a definire una pax indotta e frutto di situazioni compromissorie.

  6. #6
    Cuore Nero
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    mah...dipende da come si struttura questo multiculturalismo.
    di certo (e purtroppo) fermare l'immigrazione e chiudere le frontiere non è possibile ad oggi.
    si può urlare quanto si vuole ma il fenomeno immigrazione può solo essere limitato e governato.

  7. #7
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    Dalla sua affermazione mi sembra che sottenda il giudizio negativo per la società mutlietnica, tuttavia, visto che ci viviamo, meglio il multiculturalismo, piuttosto che l'integrazione ed il tentativo forzato di appiattire tutte le culture su di un'unica grande cultura...

    è un po' come il gioco della torre... se devo buttare l'integrazione o il multiculturalismo... butto la prima. Ma se non si riesce a debellare la società multietnica, piuttosto, mi butto io.

    Cmq andrebbe letta nel contesto dell'articolo... magari il senso si capisce meglio.

  8. #8
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    Per capire Marco Tarchi, leggete questo interessante articolo...




    Recensione del libro: Il «Fascismo» (di Tarchi)

    Se si escludono, la facile e gradevole lettura dell’elaborato e le lapidarie ed inadeguate quattro paginette di formale ed apolitica conclusione, l’ultimo sforzo accademico-letterario di Marco Tarchi («Fascismo: teorie, interpretazioni e modelli», Ed. Laterza, Roma-Bari, 2003), si riduce ad essere un semplice e ben articolato «inventario». O più esattamente: un impersonale e ragionato «catalogo» di sommarie e schematiche recensioni (oppure, se si preferisce, un calibrato ed asettico cocktail di «pagine gialle», informatissima «guida Monaci», scolastico «Bignami» ed agevole «baedeker» per universitari ripetenti o fuori corso), a proposito degli infiniti ed infruttuosi tentativi fino ad ora ingloriosamente registrati ed accumulati dall’Intellighenzia del mondo, sia per tentare d’interpretare e catalogare il «Fascismo» e gli altri (?) «Fascismi» che per giungere ad una qualsiasi, accettabile e concorde definizione di quello che, per loro, sembra ancora essere un astruso ed indecifrabile fenomeno.

    Nessuna incidenza, infatti, sembra avere, nella suddetta opera, il forzato tentativo di Tarchi - negli otto punti del suo tacitiano epilogo - di rilanciare (attraverso quel suo cartesiano e politically correct “punto di partenza”…) il dibattito storico-politologico-sociologico sul «Fascismo», per potere, in qualche modo, facilitare e favorire un’erudita ed univoca formulazione di un suo possibile ed incontrovertibile identikit.

    Diciamo che da un uomo di ben digerita e comprovata cultura e d’annosa ed incidentale (o intenzionale?) esperienza politica come Tarchi (che, tra l’altro, oltre a certi suoi frustrati e giovanili “amori” per quel fenomeno, aveva perfino avuto la fortuna di discendere dal Camerata Angelo che era stato Ministro dell’Economia corporativa e della Produzione industriale, negli anni della Repubblica Sociale Italiana), mi sarei aspettato di meglio e di più. In tutti i casi, molto di più di quanto avrebbe potuto comunque esibirci e dettagliarci un qualunque aspirante allievo di Zbigniew Brzezinski o di Hanna Arendt.

    Mi sarei aspettato, ad esempio, che avesse ampiamente ed impietosamente ridicolizzato l’insieme (fatta eccezione, naturalmente, per Zeev Sternhell e Renzo De Felice che, in proposito, sembrano aver senz’altro avuto qualche brillante ed inattesa illuminazione/intuizione) di quei vanagloriosi e grevi «maestri» di giudizi gratuiti ed infondati, deferentemente enumerati nel suo lavoro. In particolare, ricordando loro che il «Fascismo» di Mussolini - non solo non ha mai avuto niente (o poco) a che vedere con gli altri « Fascismi storici » (a cui, per le ragioni extra-storiche, extra-politologiche ed extra-sociologiche che conosciamo, si continua soggettivamente ed arbitrariamente ad affibbiare quel nome!), ma - non poteva, in nessun caso, essere studiato ed analizzato a partire esclusivamente dai tratti salienti (l’ideologia, la dottrina, i programmi politici, economici e sociali, la struttura istituzionale, le componenti sociologiche e culturali, i miti, i riti, le forme allegoriche, gli archivi di Stato, le realizzazioni pratiche, ecc.) che identificano e caratterizzano semmai i sistemi politici, economici, sociali e culturali dei suoi diretti avversari. A maggior ragione, quando - per tentare di focalizzarlo, inquadrarlo e definirlo - lo si vorrebbe addirittura dissecare ed analizzare con gli strumenti messi a disposizione dalle Scienze Sociali (come se l’uomo e la sua natura fossero delle entità scientifiche che possono irrefutabilmente e scientificamente essere analizzate!), utilizzando - nell’inevitabile e pedissequo esercizio di comparazione (a me, all’Università, avevano insegnato che si possono comparare soltanto i fenomeni comparabili!) - le medesime chiavi di lettura o gli identici parametri di valutazione che continuano ad essere forniti dalle idee e/o dai sistemi che il «Fascismo» aveva rapidamente e drasticamente renvoyé dos-à-dos e politicamente, economicamente, socialmente e culturalmente sbaragliato e sconfitto (in tutti i casi, «ridotto al lumicino» o immancabilmente «messo alle corde»!); idee e/o sistemi ai quali, i «dotti personaggi» menzionati nel succitato «vademecum», con indefessa e paradossale adorazione dei soliti restrittivi «dogmi illuministi» di tutte le parrocchie, continuano testardamente e ciecamente ad abbeverarsi, per tentare di circoscriverlo, comprenderlo ed etichettarlo, nella speranza, un giorno (chissà?), di poterlo in qualche modo magari pure esorcizzare!

    Sfortunatamente per loro, però, il «Fascismo» non si lascia mai interamente «fotografare» o «imbrigliare», né tanto meno «fissare», «immortalare» e «descrivere», all’interno di nessuna possibile «costruzione» o «rappresentazione» intellettuale.

    Prima di essere, infatti, ciò che i sopraindicati personaggi vorrebbero ardentemente che fosse (« ideologia », « dottrina », « programmi », «regime», «strati sociali d’adesione», «riti», «miti», «allegorie», «documentazione archiviale», «realizzazioni pratiche», ecc.), è soprattutto uno « stato d’animo ». E’ un « modo di essere », di « esistere », di « agire ». E, simultaneamente, un « metodo » ed uno « stile » di vita e di lavoro : un maniera positiva e dinamica, cioè, di procedere all’interno della realtà, nonché una maniera volontaria ed energica di percepire, affrontare e risolvere le problematiche all’interno della società.

    Il «Fascismo» – se proprio lo volessimo assolutamente definire – è semplicemente la Storia che va verso la Storia. E’ la dinamica della vita che si proietta verso la vita. E’ il senso dell’ordine che crea e rinnova ogni tipo e specie di ordine. E’ il dovere che restituisce importanza e virtù al diritto; la disciplina che rende tangibile ed usufruibile il compendio di qualsiasi libertà; la gerarchia che esalta, organizza e premia i giusti meriti e le reali competenze. E’ la giustizia che ristabilisce il valore di ogni equità e di ogni giustizia terrena; la solidarietà che partorisce altruismo, abnegazione e cameratismo; la collaborazione che produce pace sociale e rimette vigore, sostanza e dinamicità all’unità della famiglia, della società e dello Stato. E’ il coraggio che raggiunge sistematicamente ogni meta; la potenza del volere che traduce nel concreto le giuste aspirazioni ed i desideri morali dello spirito; l’incoercibile forza della speranza che infrange e fa svanire nel nulla le rinunce o le astensioni di ogni possibile viltà o debolezza. E’ insomma fede e ragione, passione e buon senso. Fede irremovibile che travalica spiritualmente ogni intendimento umano, e semplice ragione che riconduce i sogni al senso della loro effettiva e possibile realizzazione. Passione irrefrenabile che sconfina idealmente al di là del mondo del sensibile, e quieto ed equilibrato buon senso che assicura l’attuazione costante di ciò che nella sua essenza è praticamente reputato necessario o indispensabile. Esso, in fine, è sinonimo di fedeltà, di lealtà e di onestà. Sinonimo di puntualità, di precisione e di correttezza. Sinonimo di senso dell’onore, di fermezza nella parola data e di estrema dedizione agli imperituri principi del vivere civile.

    In altre parole, il «Fascismo» è - e resta - l’espressione della società del « fare » che si oppone con tutte le sue forze alla società del « dire »; è - e resta - la manifestazione della società del «realizzare» che aborrisce e contraddice la società del «promettere» o del «dilazionare»; è - e resta - la sintesi della società dell’ « essere » che rifiuta, avversa e schernisce la società del « sembrare » o quella del semplice « apparire ».

    Peccato che nemmeno un Marco Tarchi l’abbia capito…

    Se nel corso della sua esistenza fosse stato più attento e meno distratto dall’inevitabile «corsa alle sedie» di qualunque velleità accademico-meritocratica, il nostro caro Marco - forse, con qualche patente di “ufficiale perbenismo” in meno - avrebbe senz’altro intuito che l’occasionale dittatura di Mussolini ed il formale aspetto del suo storico regime (il PNF, la Milizia, la GIL, le sfilate, i fez, i gagliardetti, i saluti romani, gli alalà e qualche «calcio nel culo» a chi in quel momento lo aveva senz’altro meritato), altro non furono che delle accidentali o fortuite digressioni. Delle digressioni epocali e circostanziali che nulla in definitiva aggiungono o tolgono al «Fascismo tout-court», all’essenza vitale del suo preciso ed inimitabile «stato d’animo», del suo dettagliato ed incomparabile « modo di essere », di « esistere » e di « agire » o del suo particolare ed ineguagliabile « metodo » e « stile » di vita e di lavoro, così come i calzari, le toghe ed i cimieri piumati d’Atene, di Sparta o di Roma, oppure gli illuminati o tirannici governi di Pericle, di Licurgo o di Cesare - nell’illusoria e fugace contingenza della Storia - nulla possono aggiungere o togliere allo «stato d’animo», al « modo di essere », di « esistere » e di « agire » o al « metodo » ed allo « stile » di vita e di lavoro che furono dei nostri illustri antenati o all’insuperata armonia, assennatezza e magistralità che continuano tuttora a sprigionarsi ed a diffondersi dal significato e dal senso dell’originaria filosofia greca o del primordiale diritto romano.

    Alberto B. Mariantoni

  9. #9
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    Bé...
    se si tratta di discutere le opinioni di Tarchi sulla dicotomia multiculturalismo/multietnicità, esprimendo parere favorevole all'una o l'altra opzione, allora credo che il dibattito possa essere profiquo.

    Viceversa, se si tratta di scoprire l'acqua calda discutendo le scelte in base alla presunta appartenenza d'Area di Tarchi, stupendosi ancora che non ragioni da uomo della destra radicale o di qualsiasi destra, riportando una recensione di una pubblicazione di destra radicale per segnalare che Tarchi non ha opinioni di destra sul fascismo, allora siamo fuori strada.
    Tarchi non si considera "di destra" da almeno 20 anni, ed ha espressamente dichiarato che pur non sentendosi neppure di sinistra, è la destra a schifarlo di più. Le sue posizioni su europeismo, società, democrazia e multiculturalità sono quanto di più distante da qualsiasi pensiero di destra.
    Lo stesso vale per De Benoist, che sull'ultimo numero di Diorama (n. 277) ribadisce l'inefficacia di ogni destra e la sua incapacità di stare nell'ambito delle idee. Due frasi su tutto:
    - "Mi considero un uomo con idee di sinistra e valori di destra";
    - "L'uomo di destra ha soprattutto convinzioni, non idee".

    Riguardo al razzismo, sia Tarchi che De Benoist si dichiarana contro ogni razzismo, sia discriminatorio e sia assimilatorio. Inoltre rifiutano la logica che vede l'immigrazione come una forma di colonizzazione. De Benoist, in quanto europeista, si distanzia dal nazionalismo di Le Pen, auspicando un federalismo democratico, e imperiale, europeo.
    Rifiuto di ogni razzismo significa riconoscere che l'affermazione dell'identità non comprende l'esclusione. Che l'americanizzazione è molto più pericolosa, sia per gli autoctoni che per gli allogeni, dell'influenza culturale islamica. Soprattutto, come dice De Benoist nel Diorama 277, il nazionalismo e l'identitarismo esasperati portano all'ossessione per il proprio interesse, trasformando l'individualismo dell'Io nell'individualismo collettivo (Noi), quindi un'ideologia razzista non permette di uscire dal soggettivismo.
    Potete ben capire perché Tarchi e De Benoist, senza cadere in una esaltazione acritica dell'immigrazione, siano comunque più favorevoli al multiculturalismo.
    Di qui si apre tutto il loro interesse per i neocomunitaristi americani, ma è un'altra storia.

  10. #10
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    Il tarchismo è una vacua chiacchiera intellettualistica (nel senso deteriore).

    Voleva "influenzare le mentalità collettive" con delle rivistine lette da 30 persone. Da 20 anni continua a ripetere ossessivamente "non sono di destra, non sono di destra".
    L'esito finale di tutto ciò: ha dichiarato pubblicamente di votare DS (o Verdi, non mi ricordo).
    E sarebbe uno anti-sistema ? Uno che non solo vota, ma vota un pilastro del sistema ??

    Completamente inutile.
    Non ragioniam di lui.

 

 
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